UOMINI PRIMITIVI

La storia dell’uomo è la storia del suo adattamento all’ambiente Terra e delle trasformazione che è riuscito a operare. Gli animali, viceversa, si limitano a raccogliere ciò che trovano in natura. Ma il primo carattere distintivo dell’evoluzione umana rispetto alle altre specie animali è la stazione eretta. 6 milioni di anni fa negli spostamento pre-ominidi hanno cessato di appoggiare qualche volta le nocche, iniziano la loro camminata a due gambe, in modo eretto, anche se ancora molto curvi sulla schiena. Perché? Nella colonna vertebrale non è avvenuta invece una mutazione rapida come nel cervello e la colonna non sostiene efficacemente il corpo eretto. Infatti ancora oggi il 40% della popolazione accusa mal di schiena. Ingegneristicamente la nostra colonna vertebrale non è peseta. L’evoluzione della volontà intellettiva non ha corrisposto in parallelo all’evoluzione ossea.
Tra il 1997 e il 2001 sono stati scoperti un certo numero di frammenti datati tra i 5,2 e i 5,8 milioni di anni che sembrano fare parte di una nuova specie, l’Ardiphithecus ramidus kababba. Le notizie emerse su questa nuova (presunta!) specie sono troppo rare e confuse per fare delle valutazioni attendibili.
Il primo ominide di cui abbiamo notizie certe è l’Ardipithecus ramidus vissuto in Africa centrale circa 4 milioni e mezzo di anni fa. La scoperta di questo altro ominide venne fatta da Tim White ed i suoi allievi Berhane Asfaw e Gen Suwa, tra il 1992 e il 1993 ad Aramis in Etiopia. Oggi sappiamo con certezza che erano simili alle scimmie sia fisicamente che nel comportamento, i canini erano l’unico carattere particolare, le dimensioni minori permettevano un alimentazione diversa. Il pasto degli Australopithecus ramidus era costituito da frutti, germogli, fusti teneri e foglie fresche. La specie successiva è nota con il nome di Australopithecus anamensis, di cui sono state trovate numerose tracce in Kenia dalla équipe di Meave Leakey. Tutti i fossili sono datati con sicurezza tra i 4,17 - 4,7 milioni di anni fa. I tratti di questa specie sono considerati a metà tra la scimmia e l’uomo, infatti i lineamenti del cranio sono estremamente primitivi e molto simili ai resti fossili delle altre scimmie, ma anche in questo caso i molari sono più grandi e lo smalto di cui sono costituiti è più resistente. Il resto del corpo presenta delle caratteristiche più avanzate, la tibia che è stata ritrovata quasi intera, (mancante soltanto del terzo centrale), lascia pensare per la sua forma che questi ominidi potessero essere. Gli Autralopithecus anamensis erano dotati di molari più grandi con lo smalto più consistente, che risultavano fortemente usurati da una masticazione prolungata, questo significa un ampliamento della dieta che comprendeva anche semi e frutta secca. Si suppone che si servissero di fosse per conservare bulbi, tuberi e radici infatti le particelle minerali avrebbero potuto contribuire ad usurare ulteriormente i denti.
Nel 1974 ad Hadar in Etiopia, nella regione di Afar, Donald Johanson e Tom Gray rinvennero il corpo di un Australopithecus, risalente a circa 3,2 milioni di anni fa. Questo esemplare è stato inserito in una specie definita afarensis, vissuta in Africa centrale tra i 4 e i 2,9 milioni di anni fa. L’esemplare ritrovato era femmina, di altezza approssimativa di 1,07 m, 25 anni di età ed il peso di 27 kg. I maschi della stessa specie erano probabilmente alti 1,35 metri e pesavano circa 45 kg, il loro peso era maggiore di una volta e mezzo rispetto a quello delle femmine. L’Australopithecus afarensis che è una specie intermedia, avrebbe potuto oscillare tra l’andatura semibipede e l’andatura eretta, ma si è in parte emancipato dalla vita sugli alberi, utilizzandoli forse unicamente come riparo notturno. Le opinioni dei paleoantropologi su questo argomento sono anche discordanti, per gli americani Jack Stern e Randall Susman, gli arti inferiori degli Australupithecus afarensis erano prensili anche se in grado di camminare in posizione eretta, come indicato dalle mani e i piedi lunghi, incurvati e molto muscolosi. Un altro ricercatore americano, Bruce Latimer pensa che Lucy, era un bipede perfettamente adattato, e anche se dipendeva ancora dagli alberi, riteneva che gli arti inferiori fossero del tutto organizzati per camminare in posizione eretta, ne era una prova l’orientamento della caviglia simile a quella umana e questo fa pensare che il piede era mono flessibile. I vantaggi apportati dal completamento della andatura eretta sono notevoli: una maggiore manualità degli arti superiori, la possibilità di guardare più lontano grazie agli occhi frontali che consentivano una visione tridimensionale. La testa dell’uomo è posta sopra la colonna vertebrale, ciò consente allo scheletro di sostenere una testa molto pesante, permettendo così anche l’evoluzione di un grande cervello. In posizioni semieretta raggiungeva un livello di circa 1.30 m. Aveva le mani libere e molto probabilmente se ne servivano per procurarsi e usare certi elementi naturali, come bastoni, foglie, cortecce. Ogni gruppo di afarensis domina un territorio la cui estensione è simile a quello dei moderni scimpanzé: 10 miglia quadrati, limitato da fiumi e montagne. Ma che cosa ha costretto una scimmia a camminare retta sulle gambe? La verità è che camminare sulle gambe è diventato un tratto distintivo della nostra specie per una ragione sorprendente: il sesso. Solo in un’epoca più recente (3-2.5 milioni di anni fa), pare che gli austrolopiteci abbiano iniziato a usare le pietre per spezzare o tagliare altri oggetti.
Il periodo paleolitico (2 milioni a 10.000 mila anni fa) fu l’epoca delle grandi glaciazioni che, alterandosi a periodi più caldi, imposero nuove forme di adattamento, stimolando nell’uomo la continua scoperta di nuove tecniche di sopravvivenza. Dalle prime pietre rozzamente scheggiate, si passa alla lavorazione raffinata di pietra, avorio e osso per costruire altri strumenti più precisi: arpioni, lance, asce, frecce, coltelli, trapani. L’economia, in questa fase, era un’economia di prelievo, fondata sulla caccia, la pesca e la raccolta. All’interno di un gruppo umano, avenne una prima forma di divisione del lavoro in base al sesso: le donne si occupavano del raccolto, gli uomini della caccia e della pesca. Gli animali carnivori erano esclusi. I metodi di caccia erano fondati sia sulla forza fisica, sia sull’astuzia: venivano preparate delle trappole, scavando fosse in cui venivano fatte cadere le prede. Gli antropologi chiamano bande i gruppi di venti a cinquanta individui da cui erano composte le società umane. Il nomadismo era una caratterista fondamentale di questa comunità. Uno dei più grandi problemi relativi all’alimentazione è come evidente il deterioramento delle scorte accantonate per i tempi difficili. Per quanto concerne carni e pesci, già dal Mesolitico si utilizza ciò che la natura mette a disposizione; così tra i metodi spontanei di conservazione i popoli nordici adottano il freddo, mentre al sud il sole garantisce l’essiccamento. Intorno a 2.5 milioni di anni fa l’austrolopitecus afarensis diede origine, per cause ancora sconosciute, a specie diverse: da un lato discesero altri austrolopiteci, che poi si estinsero, dall’altro derivò invece l’homo habilis, il primo ominide che possa essere classificato sotto il genere homo, che è appunto quello a cui appartiene anche l’umanità attuale.
In un periodo compreso tra i 3 e i 2,5 milioni di anni fa la sua comparsa in Africa del Sud un altro tipo di Australopithecus denominato Africanus, fisicamente non molto dissimili dagli Australopithecus Afarensis. Le caratteristiche che distinguevano le due specie erano molto esigue, l’Australopithecus africanus aveva i molari più grandi e questo gli permetteva come vedremo in seguito di avere una dieta più amplia.
Le guance degli austrolopitechus boisei, dai potenti muscoli, la mascella enorme e i molari grandi il quadruplo dei nostri fanno sì che possano mangiare le piante più dure. L’ultimo esemplare in ordine temporale di cui siamo a conoscenza è l’Australopithecus garhi di cui abbiamo alcuni frammenti di cranio e della mascella superiore completa di denti, scoperti nel 1997 da Yohannes Haile - Selassie a Bouri in Etiopia, datati 2,5 milioni di anni fa.
Ma le sorprese non sono finite qui, nel 1999 ad ovest del Lago Turkana in Kenya, sono stati trovati i resti di un nuovo ominide. E’ battezzata con il nome di Kenyantropus platyops. I resti datati tra i 3,5 e i 3,2 milioni di anni.

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