RELIGIONE E POLITICA

La pacificazione di Augustea (1555) aveva sancito la fine dell’unità religiosa dell’Europa. Sul piano politico, l’uomo che incarnò nel modo più compiuto lo spirito della Controriforma fu il re di Spagna Filippo II d’Asburgo (1556-98), figlio di Carlo V e di Elisabetta di Portogallo. La Spagna, per il lusso della sua aristocrazia e per rifornire le colonie, consumava più di quanto produceva: era quindi costretta a importare beni (persino i cereali), “bruciando” all’estero le sue enormi risorse monetarie. Dura fu la persecuzione delle minoranze religiose, sia pure converite. Alla persecuzione degli ebrei, che aveva portato alla loro espulsione nel 1502 ad opera Isabella di Castiglia, seguì proprio con Filippo II, quella dei moriscos, i musulmani convertiti. Nel Mediterraneo, egli riprese in grande stile la guerra contro i turchi.
Nel 1543 gli fu affidato dal padre il governo del paese come reggente. Sposò in prime nozze la cugina Maria Emanuela, figlia di Giovanni III di Portogallo, dalla quale ebbe il figlio Don Carlos. Rimasto vedovo nel 1545, sposò per volere del padre la non più giovane regina d’Inghilterra, Maria Tudor, detta la Cattolica o la Sanguinaria. In quell’occasione (1554) gli fu conferito dal padre il titolo di re di Napoli e di Sicilia. Nel 1554 Carlo V abdicò e Filippo ebbe piena sovranità anche su Spagna, Paesi Bassi e sulle colonie americane. I Paesi Bassi costituivano un complesso territoriale assia eterogeneo. Le singole province erano divise da profondi contrasti economici e da differenze culturali e linguistiche, ma tutte sopportavano male la presenza spagnola. L’attrito con la corona era causato dal pesante fiscalismo imposto da Filippo II, dalle arroganti ingerenze del governatore spagnolo nelle questioni interne e infine da motovi religiose, dato che la popolazione del nord era quasi tutta calvinista. Nel 1566 le masse popolari si diedero a saccheggiare chiese e conventi massacrando preti e monache. Il re inviò allora nella regione il migliore dei suoi generali, Fernando Alvarez de Toledo, terzo duca d’Alba, che represse la ribellione con spietata ferocia. Ma ormai la rivolta aveva assunto i connotati di una vera guerra nazionale, apertamente appoggiata dai nobili, anche cattolici, che non approvavano i metodi spagnoli. Tra essi i rivoltosi scelsero come loro capo il più prestigioso dei nobili dei Paesi Bassi, Guglielmo I di Nassau, che nel 1572 fu nominato stathounder delle province del Nord (Olanda, Zelanda, Utrecht) ormai praticamente sottratte al dominio spagnolo. Nel 1576 insorsero anche le province del Sud, che con quelle del Nord andarono a formare l’Unione di Gand. Solo il nuovo governatore inviato da Filippo II, Alessandro Farnese, salvò in parte la situazione. Facendo leva sui sentimenti cattolici delle province del Sud e promettendo il rispetto delle autonomie locali, nel 1579 il Farnese riuscì a spezzare l’Unione di Gand: nel sud si formò l’Unione di Arras, cattolica; nel Nord l’Unione di Utrecht, protestante, che si costituirà poi in Repubblica delle sette province Unite, indipendente dalla Spagna e destinata a un grande avvenire. In cambio conseguì l’unità politica della penisola iberica facendosi riconoscere nel 1538 re del Portogallo.
Il calvinismo aveva conosciuto in Francia una notevole diffusione, soprattutto, anche se non esclusivamente, tra la borghesia mercantile e nella parte meridionale del paese (Parigi era invece quasi totalmente cattolica). Si può considerare che alla metà del secolo circa il 20 per cento dei francesi fossero calvinisti. Con la morte del re Enrico II, nel 1559, per la giovane età o la debolezza dei tre figli del sovrano, succedutisi sul trono tra il 1559 e il 1589, le redini dello stato furono tenute dalla moglie di Enrico, Caterina de’ Medici. Nel 1562 Caterina concesse agli ugonotti (calvinisti francesi) una libertà religiosa quasi completa: ma nello stesso anno il massacro di Vassy, perpetrato dai cattolici ai danni degli ugonotti, aprì una guerra civile che sarebbe durata fino al 1598. In un susseguirsi di complotti, assassini e stragi (24 agosto 1572, quasi tutti i capi ugonotti vennero massacrati), la Francia precipitò nel caos e nell’anarchia, mentre Filippo II di Spagna, con l’intento di ridurre sotto il suo controllo la monarchia francese, entrava nel paese. La complessa e sanguinosa vicenda si risolse con Enrico IV di Borbone (1589-1610), che l’ultimo sovrano legittimo, Enrico III, aveva designato suo successore prima di morire assassinato. Enrico era un ugonotto e come tale mai sarebbe stato accettato dalla Francia: si convertì dunque al cattolicesimo (25 luglio 1593). Enrico IV riuscì a presentare il potere del monarca come il solo capace di far cessare le guerre civili e di pacificare il paese. Nel 1598, il sovrano emise il fondamentale editto di Nantes, che garantiva agli ugonotti libertà di culto e concedeva a questi ultimi il controllo di un centinaio di città fortificate autonome (la più importante era La Rochelle). A partire dal 1610, con l’assassino di Enrico Ivad opera di un fanatico, la Francia piombò nuovamente in una situazione di grave instabilità, anche per la giovane età del legittimo successore, Luigi XII. Ma nel 1624 divenne primo ministro il cardinale duca di Richelieu che impresse una spinta decisiva alla realizzazione dell’assolutismo. Richelieu impegnò una lotta a fondo contro i signori feudali e rafforzò il controllo dello stato nelle province. Il primo ministro diede vita a una vera e propria guerra contro le piazzeforti autonome che l’editto di Nantes aveva concesso agli ugonotti. In seguito alla morte di Richelieu (1542) e di Luigi XIII (1643), poiché uigi XIV aveva solo cinque anni, il potere fu di fatto esercitato dal primo ministro, il cardinale italiano Giglio Mazarino. (1660-61). L’assolutismo di Luigi XIV, salito al trono nel 1661, si dispiegò in tutti i campi della vita pubblica. Il suo celebre motto <>, condensa efficacemente il programma di questa concezione politica. Mirando a realizzare l’uniformità religiosa del paese, perseguito gli ugonotti: li escluse dagli uffici pubblici, ne limità la libertà di culto; da ultimo, con la revoca dell’editto di Nantes, ne decretò l’esplusione del paese (1685).

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