IL PERIODO CAVALLERESCO DI RODI

Nella storia di Rodi l’epoca cosidetta Cavalleresca va dall’anno 1308 all’anno 1322, in cui le sorti della città e dell’isola furono strettamente legate all’Ordine Cavalleresco dei Giovanniti che operarono nel seno della controversa vicenda delle Crociate. Come tale l’isola di Rodi divenne il punto nodale dei traffici dei Cristiani verso la Terra Santa. L’Ordine Cavalleresco dei Giovanniti ebbe origine l’anno 1048 in Terra Santa ed aveva all’inizio finalità del tutto spirituali e filantropiche rivolte soprattutto in favore dei pellegrini che visitavano i luoghi della vita e della morte di Gesù. I Giovanniti vennero in seguito conosciuti anche con il nome del luogo in cui governarono e nella storia li troviamo anche con il nome di Cavalieri di Rodi e Cavalieri di Malta. Come già accennato i Cavalieri prevennero al possesso di Rodi dopo la caduta di San Giovanni d’Acri nelle mani dei Musulmani. L’isola di Rodi che in quel momento, pur facendo parte della grande Koinè Bizantina, risultava, come già detto, una terra assai sguarnita e perciò alla mercè di tutti gli avventurieri che frequentavano il mare Egeo. Il Gran Maestro Foulque de Villaret prese accordi con l’Ammiraglio corsaro genovese Vignolo de Vignoli, concertando un’azione comune contro l’isola di Rodi. La spedizione vista dal Villaret come una passeggiata invece andò a finire come un’avventura visto che il Gran Maestro dovette penare quasi tre anni per venirne a capo. Con tutto ciò furono alquanto fortunati, perché trovandosi in quel momento l’Imperatore Bizantino Andronico Il Paleologo impegnato nella difficile campagna di Siria ed in altre contese non fu in grado di distogliere dal suo esercito le forze necessarie da inviare alla difesa di Rodi. Il Villaret si rivolse al Papa Clemente V che assurdo ma vero, con la bolla del 5 settembre 1307 diede l’investitura dell’isola al Gran Maestro Giovannita. Come è del tutto evidente il rescritto del Pontefice Romano non aveva alcun valore giuridico in quanto concedeva l’investitura di una terra assolutamente estranea alla sua sovranità ma tali formalità di natura, per così dire, burocratica durante il burrascoso periodo crociato rappresentavano solo un inutile eufemismo. Al Pontefice interessava solo il fatto di vedere sorgere un nuovo Stato cristiano in un punto assai caldo dell’area mediorientale; un nuovo baluardo della frontiera della cristianità. La città di Rodi continuò, comunque, a resistere all’invasore e solo il 15 agosto del 1808 si arrese al Villaret ma alla condizione della salvezza della vita e dei beni di ogni cittadino. Autoconvocatosi nel convento di Rodi, pilotato soprattutto dai suoi avversari, lo destitui dalla carica, eleggendo al suo posto il cavaliere fra Maurizio de Pagnac. La stragrande maggioranza della popolazione che viveva nell’isola era di religione Ortodossa, ma nel Concilio di Firenze (1474) partecipò il Metropolita di Rodi Nataliel il quale aderì all’unione con la Chiesa di Roma. La Chiesa Ortodossa dell’isola ritornò allo scisma solo dopo l’occupazione Ottomana quando riconobbe nuovamente la supremazia ‘del Patriarcato Ortodosso di Costantinopoli.

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