MARINO I,
della Val Teverina (882-884)
Nativo di Gallese ( in Val
Teverina - l'attuale provincia di Viterbo) fu consacrato il 16
dicembre 882. La leggenda vuole che la sua dedidizione alla
chiesa fosse iniziata all'età di 12 anni. Con papa Leone IV
divenne suddiacono, mentre con Nicolò Magno divenne legato
pontificio a Costantinopoli e partecipò al concilioche condanno
Fozio e le sue dottrine seccessioniste, successivamente
arcidiacono e vescovo di Cere (antico nome di Cerveteri ), dove
svolse l'altissimo incarico di tesoriere del papa e della Chiesa
romana.
Con l''impero d'occidente disfatto e quello d'oriente sull'orlo
di esserlo, Marino I non incontrò grandi difficoltà sul piano
politico. Qualcuna invece la incontrò sul piano del diritto
canonico, in quanto ma, non si seppe mai dove, da chi e quando,
il pontefice avrebbe dovuto avere radici romane, se non di
nascita, quanto meno già gerente di qualche chiesa o qualche
istituzione presente all'interno delle mura.
Fozio tornò a cavalcare la diatriba tra Chiesa orientale e Roma
ottenendo l'appoggio imperiale di Leone IV e di suo fratello
Alessandro i quali, per stabilire definitivamente la supremazia
di Bisanzio su tutta la comunità cristiana o quantomeno poter
ottenere l'agognata indipendenza ortodossa, scatenarono gli
"alleati" turcomanni e saraceni già insediati in più di qualche
città fortificata del meridione d' Italia .
Ma la risposta fu altrettanto ferma: Carlo il Grosso, imperatore
d'occidente intervenne a difesa dei teritori pontifici ordinando
a Berengario conte di Spoleto di invadere il ducato e di
catturare il duca Guido, alleato degli imperiali d'oriente e poi
arginando tutte le varie scorribande con il proprio esercito.
L'unica impresa saracena riuscita fu l'incendio del monastero di
Montecassino.
Marino I morìil 15 maggio 884 e fu sepolto in San Pietro.
A Venezia fu eletto doge Giovanni II Parteciaco ( 881-887).
ADRIANO
III, romano (884-885)
Nato a Roma nei pressi di via
Lata, Adriano III fu eletto il 17 maggio 884, tra tumulti di
ogni sorta dovuti alle solite fazioni filo-germaniche e
filo-franche. La leggenda vuole che Il pontefice simpatizasse
per i franchi e che per mettere ordine tra tutti fosse stato
costretto a far accecare un certo Giorgio capo della fazione
filo-germanica e genero di Gregorio sovraintendente del palazzo
pontificio con Marino I, anch'egli di quel partito
precedentemente ucciso in circostanze misteriose. Mentre la
figlia Maria, moglie di Giorgio fu portata in strada nuda e
perscossa con la verga per le vie della città.
La leggenda attribuisce inoltre ad Adriano III la promulgazione
di due decreti derivati dalle " decretali pseudosidoriane"
medianti i quali stabilì che l'elezione pontificale avenisse in
completa autonomia dall'impero e quindi senza la presenza di
legati imperiali, nonchè alla morte di Carlo il Grosso la corona
dovesse passare di diritto ad un principe italico.
Con la morte di Carlomanno re di Francia alla fine dell' 884 ,
Carlo il Grosso, al fine di rimettere ordine all'interno del
proprio impero convocò la dieta di Worms , invitando anche il
pontefice.
Dopo aver affidato formalmente il governo di Roma al vescovo
Giovanni di Pavia, Adriano III si mise in viaggio per
raggiungere l'imperatore ma a settembre dell' 885, giunto a San
Cesario presso Modena morì. Le spoglie furono sepolte nel
monastero di Nonantola.
STEFANO
V, romano (885-891)
Nacque nella zona di Lata a
Roma da Adriano di nobile famiglia. La sua consacrazione avvenne
piuttosto frettolosamente pochi giorni dopo la morte del
predecessore Adriano III, nel settembre 885 e senza attendere
l'approvazione imperiale, nonostante Roma fosse retta dal
vescovo Giovanni di Pavia nella duplice veste di legato
imperiale. Le rimostranze di Carlo il Grosso furono inizialmente
pesanti, infatti inviò immediatamente il suo cancelliere
Liutvardo con il decreto di deposizione del neo eletto pontefice
il quale fu però intercettato dai legati pontifici inviati dal
pontefice che lo convinsero della legittimità delle elezioni.
Il papato di Stefano V fu funestato da moltissimi episodi di
violenza, saccheggi e depredazioni sia dall'esterno ma anche dal
proprio interno. Il popolo sempre più affamato non vedeva l'ora
che morisse un papa per poter dar sfogo alle proprie
rivendicazioni, quasi sempre impunemente quando ci fosse nella
vacanza del soglio, per quanto breve questa potesse essere.
Fin dai primi mesi di pontificato Stefano V fu costretto a
misurarsi con i saraceni che si rifecero vivi dai loro covi sul
fiume Garigliano, anche se furono sconfitti quasi subito sul
Liri dalle truppe di Guido da Spoleto (riabilitato per
l'occasione!).
D'altro canto negli altri territori le cose non andartono
meglio, proprio per la sete sempre più grande di potere dei
feudi o anche semplici vassalli, determinatasi con il
disfacimento dell'impero carolingio, infatti le scorrerie si
moltiplicarono soprattutto con la destituzione (novembre 887),
il confino in un convento italiano e la morte di Carlo III il
Grosso, avvenuta nel gennaio 888.
L'assemblea di Treviri stabilì che il successore di Carlo III
fosse il nipote Arnolfo ma in effetti la Francia andò ad Oddone
conte di Parigi, la Provenza a Bosone, la Borgogna a Rodolfo, le
terre germaniche rimasero ad Arnolfo mentre nella penisola
italica si ebbero grossi scontri tra Berengario marchese del
Friuli e Guido duca di Spoleto e Camerino.
Berengario riuscì a farsi incoronare re d'Italia nei primi
giorni dell'888, approffitando dell'assenza di Guido che
rientrato in Italia dalla Francia dove si era recato. Ma tra i
due ebbe la meglio Guido che rientrato in fretta e furia
sconfisse pesantemente il rivale proprio a Pavia (889) e gli
strappò la corona reale , per indossare successivamente quella
di imperatore a San Pietro nel febbraio dell'891.
Corona imperiale che si rivelò molto fragile all'interno di
enormi interessi contrapposti e sostenuti da eserciti ben più
forti e consistenti.
Agli inizi dello stesso anno morì anche Fozio già patriarca a
Costantinopoli deposto dall'imperatore Leone VI ed il 14
settembre si spense anche Stefano V che fu sepolto in San
Pietro.
Dopo la morte di Giovanni II Parteciaco (881-887) , a Venezia si
succedettero: Pietro I Candiano (887) e Pietro Tribuno
(888-912).
A Bisanzio si insediò Leone VI, il quale non si sprecò certo per
il suo popolo ma preferì un'agiata corte. Di lui si narrò che
fosse talmente preso dall' idea di stupire i potenti da proporsi
egli stesso ingegnere: "Il trono era sorvegliato da due leoni
d'oro che ruggivano muovendo la lingua e sferzando il suolo con
la coda, ed innanzi ad esso era posto un platano d'oro, sui cui
rami erano poste svariati uccelli di molte specie, sempre d'oro,
che cantavano. Questi automi erano mossi da un sistema di pompe
idrauliche. Forse il primo ad applicare quanto aveva teorizzato
Erone di Alessandria nei suoi libri "Pneumatica" e "Mechanica".
Lo stesso trono era dotato di un meccanismo che gli permetteva
di sollevarsi in brevissimo tempo a grande altezza da terra,
sempre nell'intento di stupire gli ambasciatori stranieri (a
quanto ci riferisce Liutprando da Cremona. Anche nei giardini
del Sacro Palazzo esistevano automi: "capre di bronzo che
raspavano con i piedi mentre un pastorello le mungeva, tori di
rame che agitavano la testa e che muggivano". Da alcune fontane,
nei giorni di festa, era fatto sgorgare vino misto a miele e
spezie. Un altro edificio compreso nella cittadella imperiale
era il Boukoleon, un piccolo palazzo che si affacciava sul Mar
di Marmara e che era stato la residenza di Giustiniano, che
aveva il soffitto della camera da letto imperiale interamente
d'oro. In un'altra stanza, interamente rivestita di porfido, le
Imperatrici mettevano al mondo i loro figli, perciò detti
Porfirogeniti. Non mancavano neppure le attrezzature sportive:
un ippodromo coperto ("kaballarios"), una piscina (nella quale
pare fosse stato assassinato Romano III Argiro) ed un campo da
polo ("tzyganisterion"), un gioco importato dalla Persia e che
era diventato il preferito dalla nobiltà bizantina. Infine, un
prolungamento del Palazzo era costituito dal "kathisma", la
tribuna imperiale che si affacciava nel grande Ippodromo, dalla
quale il sovrano aveva un contatto diretto, ma sicuro, con il
popolo. Nelle gradinate alla sua destra stavano seduti gli
esponenti (demoti) della fazione degli Azzurri (conservatori),
alla sinistra i demoti dei Verdi ("progressisti"); entrando nel
"kathisma", l'Imperatore rivolgeva il primo saluto al "partito"
che aveva scelto al momento della sua assunzione al trono
(generalmente gli Azzurri). Una parte dell'Ippodromo, chiamata
"Fionda", era il luogo deputato alle esecuzioni capitali, che
spesso avvenivano subito dopo gli spettacoli dei mimi. Esisteva
anche un altro palazzo a Ieria, sulla sponda asiatica del
Bosforo, nel quale la corte si trasferiva in occasione di
determinate feste (come quella della vendemmia)".
FORMOSO,
di Ostia (891-896)
La storia di Formoso iniziò ad essere scritta attraverso almeno
i precedenti quattro pontificati ed altrettante alterne
vicissitudini. Iniziò da Nicolò I Magno ed il partito partito
contrapposto imperial-filo-germanico. Nato intorno all' anno 816
egli fu consacrato il 6 ottobre 891. Amico di Guido duca di
Spoleto, scomunicato da Giovanni VIII fu pienamente riabilitato
da Marino I. Probabilmente la sua iniziazione ecclesiastica
dovette necessariamente essere iniziata in età prepuberale per
essere stato presule e vescovo a metà degli anni 800.
Le guerre non finirono mai di essere esercitate nemmeno sotto il
suo pontificato che vide la "spada" in Arnolfo di Germania"
congiunta a quella di Berengario del Friuli contrapposte a Guido
di Spoleto che pur essendo stato filo germanico rivendicò il suo
diritto al regno italico.
Papa Formoso, uomo comunque di grande tenacia e soprattutto
bramoso di avere un braccio armato in prossimità di Roma non
tardò a far rivalere le sue pretese e nelll'aprile dell'anno 892
(probabilmente in coincidenza con la Pasqua), a Ravenna incoronò
imperatore Guido di Spoleto ( a sua volta pluriscomunicato e
pluririabilitato) con l'aggiunta dell'incoronazione ipso facto
del figlio Lamberto successore diretto in pectore dell' "impero
italico" e del ducato di Spoleto, in maniera tale da poter
garantire un futuro di protezione militare a Roma.
Ma Formoso toccò ben presto con mano che il passaggio dall' ex
impero carolingio alla dinastia spoletana risultò esattamente
una caduta dalla padella alla brace.
Guido e suo figlio Lamberto, con la più totale irriconoscenza,
iniziarono le loro scorrerie attraverso tutti i territori di
"San Pietro", così come venivano definite le terre in lascito al
pontefice.
Ma, Formoso forte comunque della propria fedeltà ed alleanza con
l'impero germanico non tardò a chiedere aiuto ad Arnolfo il
quale si presentò con il proprio esercito a Pavia e a Milano,
sottomettendo tutto e tutti, ad iniziare dai ducati appunto di
Pavia, Milano e tutti i toscani che divennero vassalli .
La dimostrazione di forza funzionò fino ad intimorire i duchi di
Spoleto e fino a che per Guido "morte non sopravvenne" alla fine
del 893 e fino a quando il figlio diciotenne Lamberto non
risollevò la testa.
Tutto fu messo ulteriormente in discussione, le varie fazioni
italiane si rimisero in fermento fino al nuovo sopraggiungere di
Arnolfo calatosi dalle Alpi con il più grande esercito "mai
visto".
Eserciti contro eserciti e guerre su guerre portarono alla fine
ad un dissipamento totale di intere fortune.Lamberto finì con
l'essere rinnegato durante l'assedio di Spoleto ed il pontefice
ad incontrare l'imperatore Arnolfo a Ponte Milvio.
Un nuovo capovolgimento di fronte si verificò pochi giorni dopo
quando Arnolfo intento a marciare su Spoleto fu colpito da
paralisi e costretto al ritiro per la grave malattia.
Lo spoletano e Roma rimasero nuovamente in balia di Lamberto e
soprattutto di sua madre Ageltrude, i quali non tardarono a
ripresentarsi alle porte di Roma .
Gli spoletani fomentarono una nuova serie di tumulti ed il
pontefice finì per essere avvelenato.
Papa Formoso morì il 4 aprile dell'anno 896 fu sepolto nei
giardini vaticani per circa 9 mesi dopodichè il corpo fu
riesumato per essere sottoposto ad un macabro processo noto come
<<IL SINODO DEL CADAVERE>>, sotto il pontificato del suo pro
successore Stefano VI. Alla fine del processo per ignominia le
spoglie furono gettate nel Tevere, qualcuno scrisse :
<< Nell'anno 897 d.c. venne celebrato a Roma il processo contro
Papa Formoso. Un processo con tutti i crismi. Furono presenti il
pubblico ministero, l'avvocato difensore, i piu' alti
magistrati, addirittura il Papa e l'Augusto Imperatore, e
naturalmente il popolo romano. L'unica stranezza, se cosi' si
puo' dire, fu dovuta al fatto che l'imputato, benche' presente e
addobbato con gli abiti papali, era gia' morto da un pezzo,
cosicche' si stava processando la sua mummia, tolta dalla cripta
in cui riposava ormai da nove mesi. L'imputato non rispose ad
alcuna domanda, e questo fu considerato piu' che sufficiente per
condannarlo. La condanna venne eseguita all'istante. Al morto
furono strappati gli abiti papali e trascinato fuori dal
tribunale venne gettato nel Tevere dalla folla festante. Questo
a Roma, in quella citta', ormai imbarbarita, che fu la culla del
diritto universale. >>
ma al di là degli immediati fervori,
la memoria di papa Formoso fu riabilitata con il sinodo
ravennate e romano dell'anno 898 perchè pontefice dotto e fiero.
A Venezia in contrapposizione oppure in alleanza con tutte le
altre realtà governò la propria città, gli interessi della
stessa e quelli del popolo veneziano il doge Pietro Tribuno
(888-912). - vedi cronologia -
Il califfato di Bagdad fu retto dai califfi Ahmad al-Mutamid (
870-892) e Ahmad al-Mutadid (892-902), califfi che riuscirono a
mantenere prima di essi stessi le promesse di Mohamed (Maometto)
attraverso l'evangelizzazione armata.
Le avanzate arabe furono incontenibili sin dal 732.
Un punto cardine fu segnato dalla vittoria degli arabi ommayedi
sul mondo medievale europeo dopo la battaglia di Poitiers
durante la quale furono sconfitti i franchi di Carlo Martello, e
dopo la quale gli stessi franchi furono costretti a ripiegare
oltre i Pirenei, abbandonando di conseguenza le città spagnole
di Cordoba e Siviglia.
Dal punto di vista matematico, architettonico e fisico, iIl
dominio degli Ommayedi (*) riproporrà comunque tutti gli aspetti
dimenticati delle architetture dei templii egizi, passando
attraverso le civiltà mesopotamiche per finire a quelle greche e
romane, con un abbellimenti di fronda quali il BAROCCO,
riproposto quasi mille anni dopo.
(*) La definizione di ommayede derivò probabilmente
dall'etimologia araba omma =avo- nonno-profeta + yedy=
discendente-nipote-continuatore della dinastia.
L' imperatore d'oriente Leone IV rimase ben saldo e racchiuso
nella sua Costantinopoli dalla quale continuò a governare una
grossa fetta dell' Anatolia, la Bulgaria, l'attuale
Ceslovacchia, parte dell'attuale Russia, Bielo-russia, Ucraina e
gran parte dei Balcani.
BONIFACIO VI,
romano (896)
Nato a Roma Bonifacio
VI subentrò al suo predecessore l' 11 aprile 896, nonostante in
passato ( durante il papato di Giovanni VIII) fosse stato
scomunicato per ben due volte sia nella carica di suddiacono che
quella di sacerdote. Prima di diventare papa assunse anche la
carica di cardinale anche se non vi è notizia della sua diocesi
che fu fatta risalire a quella di Porto, ovvero la stessa di
Formoso.
La caduta dei carolongi scatenò il caos più totale in tutta la
penisola italica, non esclusi i territori vaticani. Le razzie ed
la forza militare si sostituirono all'ordine costituito
ingenerando ogni forma di degrado morale e materiale nel quale
fu certamente coinvolto anche il clero organizzato.
Il pontificato di Bonifacio VI durò comunque solo 15 giorni
perchè il 26 aprile dello stesso anno morì. Della sua morte,
così come della sua vita non rimase granchè , ufficialmente si
spense per un attacco mortale di podagra (vulgo = gota),
appositamente eletto già in condizioni di salute molto gravi per
lasciare il posto ad altri, ma la leggenda vuole sia stato
assassinato da fazioni politicamente contrapposte a quelle
spoletane delle quali, per tutta la vita ne era stato fervido
sostenitore. Così come rimase un mistero il luogo della
sepoltura. In effetti qualche anno dopo, esattamente durante il
concilio di Roma dell' 898 tenuto da Giovanni IX, l' elezione di
Bonifacio VI fu dichiarata nulla.
STEFANO VI,
romano (896-897)
Romano di nascita, fu
eletto vescovo di Anagni da papa Formoso (Formoso, per
ricordare, fu un papa filo germanico) ed eletto papa nel maggio
dell'anno 896. L'elezione di Stefano VI fu dovuta essenzialmente
alla pressione di Ageltrude, madre di Lamberto da Spoleto in
contrapposizione, con una gran parte della nobiltà romana che
avrebbe visto incoronato imperatore anzichè Lamberto il pìincipe
Arnolfo di Carinzia supportato da vassalli ereditari della
disfatta carolingia.
Ancora una volta la fazione spoletana pretese di eriggersi a
difesa della Chiesa e della città di Roma, seppur in combutta
con l'impero d'oriente e soprattutto visceralmente coinvolta con
mercanti arabi e guerrieri saraceni.
Lamberto fu riconosciuto imperatore quando si insediò a Pavia
con le proprie armate. Nel febbraio dell'anno 897 raggiunse sua
madre Ageltrude a Roma ed indisse un processo sommario contro
Formoso (denominato il processo al cadavere!).
Il Corpo di papa Formoso fu riesumato dopo circa otto mesi dalla
sua sepoltura sigillata.
Un diacono preposto al rito fu commandato ad imporre domande al
defunto, l'avvocato sinodale (defensor del cadavere) si ritirò
davanti a tanto orrore.
Le vesti dell'ex pontefice furono lacerate , amputate le tre
dita della mano benedicente, i miseri resti trascinati
attraverso le strade di Roma fino ad essere gettati nel Tevere.
Stefano VI, in quanto pontefice avrebbe dovuto contrastare
quello scempio anticristiano... ma sicuramente egli fu eletto
nella sua senilità più totale, da un partito che si prefisse di
averne buon gioco.
Comunque, se da un lato vi fu il trionfo di Ageltrude e di suo
figlio Lamberto... dall'altro montò l'indignazione e l'orrore
dei cristiani credenti. Il partito filo germanico riprese il
sopravvento, papa Stefano VI fu incarcerato e strangolato
nell'agosto dell'anno 897.
La leggenda vuole che dopo quelle nefandezze, la vecchia
Basilica del Laterano sia immediatamente crollata a seguito di
un violento terremoto e che il cadavere di Formoso sia stato
trovato 20 leghe più a valle perfettamente "restaurato ed
intonso" sulla sponda destra del Tevere, grazie alla visione di
un monaco, dove fu sepolto.
Ufficialmente non è dato sapere dove si sia verificata la
sepoltura di Stefano VI.
Nel frattempo però il mondo cristiano, fortunatamente, non
soffermò gli occhi solamente alle vicende capitoline, ben altri
furono gli interessi al di la di Roma, seppur in maniera
sommessa ed anche spesso estremamente contrastata rifiorì la
regola benedettina . Se anche non ci pervennero i libri del
tempo di s. Benedetto, a causa delle devastazioni subite dai
monasteri tra i secoli VII e X.
E' certo che alla fine del secolo IX, con la rifioritura della
vita monastica stessa il cristianesimo ebbe un impulso fondato
sulla fede e sulla speranza, soprattutto con il recupero delle
bibblioteche benedettine.
A Bagdad, in sella al potere continuò la distia degli ABBASSIDAS
sempre con AHMAD AL-MUTAMID (870-892) e le sue scorrerie ormai
dilaganti in tutto il mediterraneo, soprattutto lungo la costa
nord-africana.
A Venezia, a contrastare i commerci e le scorribande arabe o
saracene continuò a pensarci il doge - Pietro Tribuno (
888-912).

ROMANO,
Val Teverina (Viterbese) (897)
Nato nella val
tiberina, anch' egli dunque proveniente dal florido centro
agricolo di Gallese, fu ordinato cardinale dal suo
predecessore Stefano VI , nell'intento di costrursi un
minimo di consenso clericale.
Romano fu eletto nell'agosto dell'anno 897, probabilmente
con l'appoggio della nobiltà ancora fedele alla discendenza
imperiale carolingia filo-germanica. Comunque, l'
esasperazione dell' enfiteusi sui diritti di proprietà stava
nuovamente intaccando le fondamenta della Chiesa.
L'ondivagare del clero su questioni che attenevano più alla
"cassa" piuttosto che non al patibolo delle anime segnò
pertanto un periodo piuttosto oscuro dei pontificati
italici.
Romano, sicuramente non sottratto a questo gran fervore,
riabilitò Formoso suo antesignano predecessore, condannando
il piccolissimo operato di Stefano VI.
La leggenda vuole che Romano non sia deceduto sul proprio
soglio, ma sia stato piuttosto depossto e segregato in
qualche carcere o convento... tant'è che non esiste memoria
alcuna nè scritta, nè orale dove possano essere state
seppellite le sue spoglie.
Così come non è certa la fine del suo pontificato attribuita
intorno al novembre dello stesso anno.
Le considerazioni storiche su questo periodo furono e sono
le più disparate: da una parte il clero che ancora intendeva
diffendere l'operato assoluto dei propri precursori più
nefasti , dall' altra quella laica ma non per questo
intrasigiente che attribuì come attribuisce la totale
responsabilità allo stesso clero manicheista di essersi
prostituito "pur la grandeur de la magnificience "
di se stessi medesimi .
In altre parole: Babilonia, Sodoma e Gomorra si
ripresentarono di prepotenza coinvolgendo tutti i ceti
sociali, dal più ricco a più povero e, ... non furono certo
gli "odori" pregnanti l'aria a diminuire il caos e le più
totali perversioni, così come è dato sapere che i pontefici
avessero a disposizione concubine, ermafroditi e "cantori
dalle bianche voci".
Troppe cose si dovrà far perdonare la Chiesa nei secoli
futuri , tutte perpretrate in nome di Dio!
TEODORO II,
romano (897-897)
Del suo
pontificato fu tramandato ben poco, anche perchè fra la
morte del suo predecessore, avvenuta nel novembre dell'anno
897, l' elezione e la sua stessa morte, trascorsero solo
venti giorni.
La leggenda attribuisce la sua nascita in quel di Roma, ma
non fu mai un dato certo, così come non fu certa la sua
sepoltura, collocata in San Pietro e così come ad egli fu
attriubuito il rinvenimento delle spoglie di papa Formoso,
sulle rive del Tevere e la loro dignitosa sepoltura sempre a
San Pietro.
Teodoro II assunse lo stesso nome dell' omonimo antipapa del
(697).
GIOVANNI IX, di Tivoli (898-900)
Figlio del nobile
Rampoaldo di origini germaniche , Giovanni IX nacque a
Tivoli intorno all' anno 840. All'interno della gerarchia
ecclesiastica fu dapprima monaco Benedettino,
successivamente nominato diacono da papa Formoso ed infine
cardinale da papa Sergio III.
La sua elezione al soglio pontificio, avvenuta tra il
dicembre 897 ed il gennaio 898 fu dovuta molto probabilmente
al fatto che essendo di nobili origini germaniche, questo
favorisse la fronda filogermanica e di conseguenza la nomina
imperiale di Arnolfo ma, Giovanni IX preferì invece
riconfermare la linea di accondiscendenza verso Lamberto di
Spoleto, il quale essendo già in territorio italico poteva
maggiormente assicurare al pontefice la presenza di un
"braccio armato".
Nella primavera dell' 898 il papa convocò a Ravenna un
concilio di 74 vescovi il quale arrivò ad una serie di
conclusioni molto importanti sia dal punto di vista
cristiano che dal punto di vista laico:
- Il concilio annullò tutti gli atti del famoso "processo
del cadavere" per il quale il corpo di Formoso fu
precedentemente riesumato e le spoglie profanate e gli
incartamenti furono bruciati sulla pubblica piazza.
- Lo stesso Formoso fu totalmente riabilitato.
- Furono perdonati i vescovi di Albano, Porto, Velletri,
Gallese, Orto e Tuscania, dopo un atto di sottomissione e la
pubblica dichiarazione di aver subito minacce di morte se
non avessero partecipato allo stesso processo e la
conseguente risoluzione.
- Furono scomunicati i vescovi di Cere, i preti Benedetto e
Marino ed i diaconi Leone, Pasquale e Giovanni per aver
ordito con l'inganno l'ignobile processo.
- Fu annullata l'unzione dell'imperatore Arnolfo in quanto
carpita ed imposta in mala fede allo stesso papa Formoso.
- Fu riconfermata l' elezione imperiale di Lamberto duca di
Spoleto.
- Infine fu ribadita la completa autonomia della Chiesa
nell'elezione del proprio pontefice.
Alla fine del concilio Lamberto incontrò il pontefice a
Ravenna e rinnovò la sua promessa di restituire tutti i
territori appartenuti alla Chiesa stessa.
Purtroppo il gran lavoro svolto da Giovanni IX fu rimesso
totalmente in discussione quando nell'agosto dell' anno 899
la penisola fu invasa dagli eserciti ungari. Berengario
tentò di opporsi costituendo un esercito con i feudi di
Verona, Modena e Pavia ma proprio sulle rive del Brenta nei
pressi di Padova , il suo esercito fu letteralmente
sopraffatto dagli invasori.
L'invasione potè proseguire anche grazie alla morte di
Lamberto avvenuta per una caduta da cavallo nel bosco di
Marengo (nell'attuale Piemonte) e a quella di Arnolfo,
avvenuta nel novembre dello stesso anno.
Giovanni si spense nel gennaio dell'anno 900 e fu sepolto in
San Pietro.
BENEDETTO IV,
romano (900-903)
Fu consacrato tra
gennaio e febbraio del 900. Figlio del romano Mammolo,
nacque nella capitale, avviato alla vita clericale fu
ordinato prete da papa Formoso, probabilmente non raggiunse
mai la porpora cardinalizia ma solo suddiaconato nella
diocesi di Porto.
Pochissime furono le notizie sul suo pontificato, sebbene a
quel papa sia riferita l'incoronazione ad imperatore di
Ludovico III di Provenza, avvenuta a Roma nel febbraio del
901.
Il "braccio armato della Chiesa", come sperato dal pontefice
si rivelò comunque un totale fallimento perchè Ludovico III,
non appena fu consacrato imperatore lasciò la penisola
italica, lasciando il pontefice nuovamente in balia degli
ungari provvenienti da nord e dei saraceni provvenienti da
sud, ancorchè in Roma avesse lasciato un piccolo manipolo
agli ordini di due judices: Teofilatto e Crescenzio.
Benedetto IV morì nel luglio del 903 e fu sepolto in San
Pietro. Di quel pontefice fu ricordata la mitezza e la
morigeratezza nei costumi, nonchè il suo attaccamento al
soglio non come potere temporale ma come quello del buon
parroco, pastore di anime.
A Bagdad regnò il califfo Ali al-Muktafi ( 902-908),
principe e profeta di tutti i mussulmani. Egli appartenne
alla dinastia degli Abbasidas, mussulmano ortodosso e
guerriero pensò sempre all'imposizione dell'islamismo con la
spada. Potè vantare ardite scorrerie in Calabria: Bruzzano,
Gerace e Reggio furono conquistate e perse più volte.Durante
la sua epoca visse un narratore di grosso spessore,
soprattutto per la gran mole di notizie e informazioni che
riuscì a raccogliere: Abu Giafar Muhammad ibn Giarir
at-Tàbari. Nato nell'839 (morì nel 923) nella regione del
Tabarì stàn (Persia nord-ovest).
La sua fama, conosciuta in tutto il mondo di allora fu
dovuta soprattutto alla monumentale opera che lo impegnò per
quasi tutta la vita: "Storia dei Profeti e dei Re". NelIa
sua opera raccolse in pratica la più antica storia
dell'Islam tramandata fino ad oggi.Tàbari fece una scelta
accurata del materiale, mosso da interessi prevalentemente
religiosi, e da una posizione ideologica favorevole agli
abbàsidi (contro i predecessori e rivali omàyyadi). La sua
opera fu largamente usata dalla storiografia araba
successiva (si pensi a Ibn al-Athir, nel XIII secolo), e
nello stesso X secolo fu ridotta e adattata in persiano dal
visir Bàl'ami. Tàbari visse soprattutto a Baghdad, in epoca
abbàside, dove fondò anche una piccola scuola e dove scrisse
anche un voluminoso Commento (Tafsì r) al Corano, che
divenne un classico dell'esegesi coranica ortodossa.
LEONE V
di Ardea (903-903)
Nato ad Ardea, in
provincia di Roma (36 km dalla capitale e 4 dal mar
Tirreno), la sua elezione avvenne nel luglio del 903 in un
clima di congiure ed aperti contrasti.
Il suo dicastero durò solamente un mese perchè dopo
l'elezione venne deposto dal presbiterio romano di San
Dammaso a seguito di una congiura ordita dal prete
Cristoforo, già scomunicato ed esiliato da papa Giovanni IX,
perchè solerte assertore del cosidetto processo del cadavere
(vedi sopra cronologia papa Formoso (anno 891e successivi).
Leone V morì nell'agosto del 903 dopo essere stato
incarcerato ed ucciso.
Il soglio pontificio fu quindi occupato a forza dallo stesso
Cristoforo che fu però considerato antipapa e di conseguenza
mai nominato nel liber pontificalis. L'imposizione
durò fino al gennaio del 904 quando al rientro dall'esilio
fu atteso dal vescovo di Cere Sergio e dai gendarmi di
Teofilato( judice dell'imperatore), imprigionato e
strangolato.
CRISTOFORO (antipapa?) (903-904)
Mai nominato nei "liber pontificalis"

SERGIO III, romano (904-911)
Nato da nobile
famiglia Romana discendente dai conti di Tuscolo, avviato
alla carriera ecclesiastica fu ordinato suddiacono da papa
Marino, diacono da Stefano V ed infine vescovo di Cere da
papa Formoso.
Il suo antagonismo filo-carolingio- franco lo portò a
tradire la fiducia di papa Formoso fino a diventarne il
primo antagonista ed il primo promotore della successiva
causa intentatata nel macabro "processo del cadavere", per
la quale fu successivamente scomunicato ed esiliato da papa
Giovanni IX .
Sergio III fu consacrato il 29 gennaio 904, dopo quasi 6
mesi di vacatio al soglio pontificio. La sua elezione fu
fortemente voluta dal judice Teofilatto (braccio armato
dell'imperatore Ludovico III di Provenza) che impose
l'elezione grazie ai suoi poteri imperiali in quanto dux e
magister militum nonchè sacri palatii vesterarius, in
pratica un deus ex macchina dell'imperatore stesso che
riuscì a rispolverare antichi diritti imperiali
sull'elezione papale.
Con questo papa il periodo medievale fu definito "pornocratico"
in quanto la lascivia dei costumi dettati e sfoggiati dalla
famiglia di Teofilatto non ebbe paragoni nei secoli.
Teofilatto sposò infatti una prostituta di alto rango:
Teodora che in seno alla famiglia non seppe far di meglio
che avviare allo stesso "mestiere" anche le due figlie
Teodora e Marozia.
A denunciare questi fatti fu proprio Liutprando, vescovo di
Cremona, il quale attribuì al pontefice il concubinaggio
proprio con Marozia, dalla quale nacque il futuro papa
Giovanni XI.
Le trame a questo punto si persero nella leggenda. Il dato
certo fu che alla fine Marozia finì con lo sposare Alberico
di Spoleto (+ 917) signore di Camerino.
Gli intrighi tra pontificato e nobiltà italica portò
Ludovico III a vallicare nuovamente le Alpi al fine di
riordinare la situazione cristiana ma questa volta trovò sul
suo cammino il pluri sconfitto Berengario perenne aspirante
alla corona di re ed imperatore di Carinzia ed Italia,
questa volta molto più agguerrito. Ludovico III fu sconfitto
a Verona, abbacinato ed esiliato nella sua patria.
In questo turbinio di malvessazioni, di insidie, trame e
congiure Sergio III spirò il 14 aprile del 911e fu sepolto
nella basilica Lateranense.
Ad oriente, nel frattempo, si stava rafforzando sempre più
la potenza dei califfi Abassìdi, in quel periodo era appena
salito al trono Ya'far al Muqtadir (908-932) anch'egli un
fervido sostenitore dell'islam con la spada ma di grandi
vedute organizzative ed umanistiche dilui restano molteplici
oper nell' Aragona di Spagna.
ANASTASIO III,
romano (911-913)
Nato nella
capitale da Luciano di nobile famiglia romana, di lui ben
poco fu tramandato. Le poche notizie riconducono al fatto
che sia stato avviato alla vita ecclesiale fin da giovane,
come spesso accadeva nelle nobili famiglie dell'epoca e che
sia stato ordinato cardinale dal suo predecessore Sergio III.
La sua elezione venne fatta risalire all'aprile del 911.
Il suo pontificato, sotto comunque l'infausta egida di
Teofilatto non si configurerà in maniera diversa dal
precedente in quel di Roma ma, nelle provincie si ebbe la
sottomissione e l'evangelizzazione dei normanni di re
Rollone .
Morì nel giugno del 913 e fu sepolto in San Pietro.
LANDONE,
sabino (913-914)
Figlio di Taino
nobil homo della Sabinia, Landone occupò il soglio
pontificio tra il luglio del 913 ed il febbraio del 914.
Nulla è sicuro di quel poco tramandato. Considerati però i
tempi, le lascivie ed il malgoverno romano di Teofilatto,
tutto fa supporre che anche questo papa sia stato concepito
da altri poteri occulti e non estranei alla Chiesa Romana
stessa.
Di Landone non è data certa nemmeno la seppoltura!
Nell'incertezza storica più totale si può ben credere che
"mal comune fu mezzo gaudio" ovvero, a Bagdad, i califfati
non ebbero minori problemi :
Tra il 902 ed il 908 il califfo al-Muqtafi degli abbassidi
di Bagdad stabilizzò la propria autorità ed influenza tra le
regioni comprese tra l'Egitto ed il nord Iran, in
contrapposizione però, con la nascente dinastia dei
Fathmidis capitanata dal califfo 'Ubaydallah al-Mahdi (
909-934) conquistatore della Tunisia e parte dell'Egitto
nord -occidentale.
Mentre a Venezia l'indipendenza dal resto del mondo
dell'epoca si stava radicando sempre di più con il doge Orso
II Partecipazio - vedi biografie dogi
GIOVANNI X,
di Tessignano - Imola (914-928)
Nacque a
Tossignano ( nei pressi di Imola) attorno all'anno 860, dopo
aver intrappreso una giovanile carriera ecclesiastica fu
ordinato diacono dal vescovo Pietro di Bologna. Entrato
nelle benevolenze del patriarca Calone di Ravenna, fu presto
inziato alla diplomazia curiale fino a diventare procuratore
del patriarca stesso. I suoi frequenti viaggi a Roma lo
portarono ai salotti del potere ed a finire tra le braccia
di Teodora moglie di Teofilatto. Ancora una volta gli
intrighi di potere ebbero la prevalsa sul senso comune del
pudore ed il rispetto per il "verbo" di Cristo. Giovanni X
divenne dapprima vescovo di Bologna, nominata da papa Sergio
III e poi patriarca di Ravenna, facendo assassinare il suo
mentore: Calione. Giovanni X fu elevato al soglio
pontificio, dopo aver retto il patriarcato di Ravenna dal
luglio del 905 al marzo del 914.
Uomo di tempra, mai succube riuscì ad imporre la propria
personalità a tutta l'aristocrazia romana, tanto da
ribaltare ancora una volta le sorti politiche e facendo
pesare la propria autorità nella scelta del "braccio armato
della Chiesa": nonostante fosse ancora in vita l'imperatore
Ludovico, seppur accecato e poco in salute, incoronò
imperatore per la terza volta Berengario. Con l'aiuto di
quest'ultimo e dopo aver costituito una sorta di lega
antisaracena, costituita da quasi tutti i feudi meriodionali,
compresi quelli toscani di Adalberto e quelli di Spoleto
capitanati da Alberico, riuscì a sconfiggere i saraceni
nella cosidetta "vittoria del Garigliano".
Ma una volta cessate le ostilità verso i saraceni, si
riaccesero le diatribe interne. Le alleanze si tramutarono
in tradimenti, il settentrione della penisola italica fu
soggiogato ancora una volta dagli ungari, Berengario finì
assassinato durante la presa di Pavia. Aberico offuscato
dallle mire di prendere Roma, prima incitato e poi in
contrapposizione con la moglie Marozia, fece intervenire gli
ungari. Per lui non vi fu scampo fu trucidato ad Orte. A
quel punto omicidi, assassini, faide presero la forma di un
vortice... e la congiura contro il pontefice si manifestò
con l'aggregazione della nobiltà italica capitanata proprio
da Marozia, figlia di Teodora, amante del pontefice stesso.
Il papa fu soffocato con due guanciali dallo stesso Guido
marchese di Tuscia, nel maggio del 928.
LEONE VI,
romano (928)
Nel maggio del
928, con il nome di Leone VI fu consacrato pontefice il
figlio del primicerio Cristoforo. La sua morte venne fatta
risalire al dicembre dello stesso anno. Il suo breve
pontificato non lasciò trasparire altro che il continuo
sentore di lotte intestine e clandestine per la conquista
temporale di Roma, sia dal punto di vista temporale che da
quello teologale... da sempre per altro chi da una parte,
chi dall'altra tesero all'istaurazione di una TEOCRAZIA vera
e propria... cosa che, nonostante le tentazioni, nel corso
dei secoli fu definitivamente esecrata.
La sepoltura di Leone VI non è mai stata data per certa, vi
è chi vi sostiene che sia stato sepolto in San Pietro.