STEFANO IV,
romano (816-817)
Di nobili
origini romane, il diacono figlio di Marino fu consacrato papa
il 22 giugno 816, dopo dieci giorni dalla morte di Leone III ed
assunse il nome di Stefano ( la numerazione ordinale fu abbinata
solamente secoli dopo, per riuscire ad idendificare ognuno dei
pontefici che assunsero il nome del santo a cui la loro opera si
sarebbe improntata o a riferimento del loro patrono personale;
da qui il perchè le successioni non sono sempre state
rigorosamente fedeli nella consecutio).
Considerati i rapporti divenuti ormai sempre più tesi tra impero
e Stato Pontificio, il nuovo papa tentò sin da subito la carta
della riconciliazione e la lettera di comunicazione a Ludovico,
dell'avvenuta consacrazione, in effetti potè essere letta come
una lettera di scuse per l'affrettata elezione stessa.
A quella lettera seguì il viaggio di Stefano IV e l'incontro con
l'imperatore a Remis, già nel settembre dell'anno in corso.
Fatto di importanza storica rilevantissima perchè nella
cattedrale di Remis il papa reincoronò l'imperatore con la
stessa corona usata per l'incoronazione di Costantino e,
l'imperatrice Ermengarda. Ludovico fu appellato "il secondo
Davide..."
Stefano IV fece ritorno a Roma portando a casa un colpo
diplomatico magistrale, in altre parole era riuscito a compiere
il disegno del predecessore, nominando e costringendo ad
assumere la carica di braccio armato della Mater Ecclesia,
l'imperatore e i suoi eserciti.
Il pontefice però non ebbe modo di gratificarsi di quel successo
perchè il 24 gennaio 817, a soli tre mesi dal suo rientro egli
moriva.
Le sue spoglie furono sepolte in San Pietro.
A Venezia goverNò il doge Anhelo Particiaco, mentre da Bagdad
Ibrahim (817-819) governò le terre di ormai mezzo del mondo
conosciuto.
PASQUALE I,
romano (817-824)
Pasquale I,
abate della basilica di Santo Stefano fu consacrato il 25
gennaio 817, vale a dire : nemmeno un giorno dalla morte del suo
predecessore. D'altro canto il timore di ingerenze esterne
permaneva sempre forte.
Il "legato" (ambasciatore) pontificale Teodoro fu subito inviato
presso la corte di Ludovico con la missiva del nuovo annuncio;
ritornò recando in una mano una semplice lettera di
felicitazioni, dall'altra una sorta di diploma imperiale
definito "Pactum cum Paschali pontefice".
La storia volle che quest' ultimo documento dovesse assumere un
valore immenso proprio perchè Ludovico, detto il "Pio", non
impugnò le "false riproduzioni", artatamente spacciate
dal clero romano , di volta in volta presso le piccole signorie
feudali in maniera tale da riuscir a recuperare non solo le
promesse di Pipino e Carlomagno ma anche importantissimi feudi
quali le odierne Calabria, Sicilia, Sardegna, Corsica e Napoli.
Una ulteriore concessione fu fatta ai romani e di conseguenza al
clero, da Ludovico: la libertà di scelta del proprio pontefice
con la sola presenza di alcuni legati esentati dal dover imporre
la conferma e con il solo obbligo di rinnovare il patto di
alleanza tra l'imperatore attraverso il pactum fidelis
....
L'imperatore fu per altro occupato in questioni ben più gravi e
fondamentali per doversi anche interessare del solo potere
romano, ad ogni buon conto quello che doveva essere sembrato
un'atto di magnanimità nei confronti del papato, si dimostrò
subito esattamente il contrario, tantè che il "patto fidelis" fu
ratificao dalla nobiltà imperiale nel luglio 817 ad Aquisgrana,
ed assunse il nome di Ordinatio Imperii, che di fatto
limitò quasi totalmente il potere temporale della Chiesa.
Il resoconto del disinteresse verso la penisola italica fu
costituito da caos più totale con scorribande di predoni e
banditi da ogni angolo della penisola stessa.
Le cose si metterono per il peggio perchè la nobiltà romana
filo-franca si dovette confrontare con i nobili dissidenti che
si erano visti espropriati di ogni autorità temporale.
Capi della rivolta antimperiale furono il primicerio Teodoro ed
il nomenclatore Leone (genero del pontefice). La rivolta fu
stroncata dalle stesse truppe papaline rinforzate dalle squadre
provenienti dai quartieramenti dei nobili filo-franchi.
Sbaragliate le ultime resistrenze i due furono catturati,
accecati e poi decapitati, correva l'anno 821.
Solamente nel 818 Ludovico si era deciso a nominare re d'Italia
il proprio primogenito Lotario. il quale giunse però solamente
nel 822, fermandosi a Pavia.
Le suppliche del pontefice Pasquale lo portarono comunque a Roma
solamente la Pasqua dell'anno successivo (823), quando con il
consenso di Ludovico il Pio fu consacrato imperatore Augusto del
popolo romano.
A seguito dei continuati malumori, Lotario ordinò un'inchiesta
sui fatti precedentemente accaduti. Il Pontefice si sottomise
spontaneamente al giuranmento di purificazione attraverso il
giuramento di fede a Dio, maledendo contemporaneamente i
sobillatori giustiziati.
I legati tornarono ad Aquisgrana e riferirono a Ludovico quanto
accaduto e quanto sentito. L'inchiesta fu archiviata dallo
stesso imperatore.
A Pasquale I si debbono i primi interventi sociali, oltre che a
due giustiziati.
Fu dichiarato santo perchè la leggenda vuole che durante una
messa sia caduto in "trance" ed abbia rivelato il punto esatto
della sepoltura di Santa Cecilia e di suo marito Valeriano,
martirizzati durante l'impero romano. I corpi furono estratti
dal cimitero di San Callisto con abiti interamente ricoperti
d'oro.
Pasquale I morì il giorno 11 febbraio del 824, il popolo romano,
nonostante il suo interessamento sociale impedì la sepoltura a
San Pietro e si ritiene che le sue spoglie giacciano in San
Prassede.
San Pasquale viene festeggiato lo stesso 11 febbraio assieme ad
un martire di Aversa.
A Bagdad si succedettero i seguenti califfi: Abd Alah Al Mamun
(813-817), Ibrahim (817-819), Abd Allah Al Mamun II (819-833),
mentre a Venezia era sempre "in sella" Anhelo Particiacio.
La citta di Genova non aveva ancora assunto una sua connotazione
vera e propria anche se prima sotto l'influenza longobarda e poi
franca stava assumendo sempre più una sua connotazione autonoma
come ducato, così come Amalfi che fino all'anno 1000 fu
solamente una diocesi vescovile sotto l'influenza bizantina.
Mentre per sentir parlare di Pisa si dovrà addirittura aspettare
il XII-XIII sec, quando il centro marittimo si svilupperà sulla
via romana che da Roma portava alla Gallia la Aemilia
Scauri.
EUGENIO II,
romano (824-827)
Le diarchie e
le trame di palazzo avevano ormai pervaso anche la Chiesa oltre
a tutte le altre realtà economico-politiche. Dopo la morte di
Pasquale I si aprì di fatto una crisi senza precedenti tra i
sostenitori di Sisinnio o Zizimo fortemente acclamato dal clero
e dal popolo cristiano e quelli che vollero sostenere la
candidatura del "cardinale" rettore di Santa Sabina in Aventino,
sin dall' anno 816, ovvero Eugenio Savelli.
La candidatura di sua "Eminenza" Eugenio fu dichiaratamente
sostenuta dalla nobiltà filo imperiale capitanata da Wala
consigliere diretto di Lotario.
Con il nome di Eugenio II il pontefice fu eletto nel maggio del
824 o forse, addirittura, il 5 giugno 825.
Lotario arrivò a Roma da Aquisgrana nell'autunno del 824
accompagnato da un vero e proprio esercito, con la missione di
dirimere lo scisma in atto e di riappacificare le popolazioni.
La missione riuscì perfettamente perchè da buon diplomatico
riuscì a comprendere gli abusi precedentemente fatti cosicchè,
agli eredi dei perseguitati sostenitori di Leone III e di
Pasquale I sostenitori furono restituiti tutti i beni
precedentemente confiscati, con buona pace di tutta la
cittadinanza.
E, il giorno 11 novembre dello stesso anno fu promulgata la "Costitutio
Lotharii", impostata su nove articoli tra i quali
l'inviolabilità dei diritti di quei cittadini posti sotto tutela
dell' impero o dello Stato Pontificio e soprattutto la
riamissione all'elezione papale di "cittadini laici", nonchè il
gradimento imperiale all'elezione stessa.
Vennero così ristabiliti i confini tra le pertinenze temporali e
quelle religiose ed ecclesiastiche.
Ma se con Lotario, in occidente le cose si misero per il verso
giusto, in oriente si riaprì una nuovamente la piaga dell'
iconoclastia ( abiura della rappresentazione di immagini sacre o
semplicemente immagini), attraverso l'imperatore Michele II "il
balbuziente" .
Le controversie si estero sino ad indurre Eugenio II ad un'
ulteriore convocazione conciliare, avvenuta nel 826 a Roma in
Laterano alla presenza di 62 vescovi. Il concilio si arenò su
questioni totalmente diverse e più attinenti alla moralità dei
vescovi che non al vero e proprio principio per il quale fu
convocato, anche perchè sull'argomento dell'iconoclastia già dal
concilio di Nicea del 787 si espresse Carlomagno e dal punto di
vista imperiale nulla era cambiato.
In effetti quel concilio, al di la della moralizzazione
ecclesiale, fu utilizzato dal pontefice per poter far
riappropriare la Chiesa delle proprie anime sparse sul
territorio, attraverso la scolarizzazione delle genti, per le
quali fu sancito il diritto allo studio delle sacre scritture e
delle belle arti.
La leggenda vuole che ad egli sia stata attribuita la cosidetta
"prova dell'acqua fredda", la quale consisteva nel gettare in
una fonte d'acqua gelida, preventivamente "benedetta", gli
indagati o indagate.La prova di innocenza a tale supplizio
veniva considerata superata quando gli inquisiti andavano a
fondo, mentre rappresentava prova di colpevolezza qualora questi
riuscissero a mantenersi a galla... con il semplice ed
ineluttabile conseguenza che in ambo i casi si perdeva la vita!
Eugenio II si spense nell'agosto del 827 e presumibilmente fu
sepolto nel sagrato di San Pietro.
A Venezia dal 827 al 829 governò il doge Giustiniano
Partecipazio, mentre l'Islam iniziò a mettere piede in Italia
con lo sbarco a Mazara, la battaglia di Corleone e l'assedio
pluriennale di Siracusa, fino a giungere al''occupazione di
Agrigento del 828.
VALENTINO I,
romano (827-827)
Arcidiacono
della chiesa di Via Lata ( o forse Latina). Venne menzionato dal
Liber Pontificalis solo in virtù di essere stato Consacrato,
infatti la cattedra di San Pietro per quanto gli riguardò, durò
circa 40 giorni. La leggenda volle che Valentino fosse stato
eletto tra agosto e settembre del 827.
La sua breve storia fu sintettizata in poche righe, così come la
sua bontà d'animo. La sua consacrazione avvenne nella basilica
di Santa maria Maggiore e prima, durante e dopo l'investitura
declinò sempre la propria responsabilità, perchè nonostante
tutto si definiva un servo di Dio, non la sua massima
espressione terrena.
Ciò nonostante in San Pietro fu portato in trionfo tra
molteplici ali di folla.
Ma da li a pochi giorni si spense, senza aver avuto nemmeno il
tempo di comunicare erga omnes la propria elezione.
Le spoglie di Valentino I furono probabilmente sepolte in San
Pietro.
GREGORIO IV,
romano (827-844)
Di nobile
famiglia romana , figlio di Giovanni, già cardinale in San Marco
( nell' abside della basilica vi è tuttora un mosaico
raffigurante il suo ritratto), il pontefice fu consacrato
solamente l'anno successivo alla morte del suo predecessore
Valentino, a causa dell' attesa nella conferma imperiale come
previsto dalla legge lotariana.
Tra gli anni 827 ed 833 il pontificato proseguì quasi
autonomamente dato che le attenzioni imperiali non furono tanto
verso l'esterno, quanto verso il proprio interno, infatti
Ludovico il Pio sposò in seconde nozza Giuditta dalla quale ebbe
il figlio Carlo, per il quale l'imperatrice chiese
all'imperatore un nuovo regno.
Questo bastò a scatenare una vera e propria congiura dei figli
di primo letto contro l'ultimo nato. Ludovico fu deposto con
l'assenso del pontefice, il quale però pensando di barattare
l'indipendenza della Chiesa contro gli altri fratelli sbagliò
completamente diplomazia, tanto da dover fare un passo indietro.
Questo avvenne a Colmar in Gallia che fu anche definito " il
campo della vergogna".
Lo smembramento dell'impero d'occidente si stava avviando verso
il suo destino. Lotario prigionò il padre a Soissons, presso il
monastero di San Medardo, mentre il fratello Carlo fu segregato
nel monastero di Prum.
Solo il pentimento di Ludovico il germanico fratello di Lotario
e figlio di Ludovico riuscì a riportare al trono il proprio
padre su approvazione di Gregorio IV.
Il "tradimento" del fratello e del papa scatenò le ire dello
stesso Lotario che mise a ferro e a fuoco tutte le terre
pontificie.
Ludovico morì nel 840, le lotte intestine durarono fino al 843 e
si conclusero con il trattato di Verdun, dal quale nacquero le
odierne realtà etniche e nazionali: Francia, Germania e Italia.
Gregorio IV non ebbe alcuna influenza su queste ulteriori
scelte. Ad egli fu riconosciuto il rafforzamento delle difese a
mare contro i saraceni, la più importante delle quali fu Ostia,
in un primo tempo ribattezzata Gregoriopolis ed il ripristino di
acqua corrente in città con il ripristino dell' acquedotto
"acqua traiana", ovvero "sabatino" a quel tempo semidistrutto.
Gregorio IV spirò nel gennaio del 844 e fu sepolto in San
Pietro.
A Venezia governarono, nel frattempo ben tre dogi: Giustiniano
Partecipazio (827-829), Giovanni Partecipazio I (829-836) e
Pietro Tradonico (836-864)... (VEDI CRONOLOGIA!)
Ad oriente l'Islam che si stava sempre più avvicinando alle
coste italiane fu governato da altri tre condottieri : Al Mamun
(813-833), Muhammad al Mutassim (833-842) e da Haurn al Watiq
(842-847).
L' odierna Sicilia, allora Trinacria subì allora i primi
attacchi e le prime invasioni:
- 827 sbarco a Mazara del Vallo , battaglia di Corleone, inizio
dell'assedio cinquantennale di Siracusa;
- 828 occupazione di Agrigento;
- 831 occupazione di Palermo;
- 838 assedio di Enna e di Cefalù;
- 840 conquista di Platani, Caltabellotta, Corleone. L'isola è
divisa in 2 parti delimitate a Nord da Cefalù e a Sud dal fiume
Salso;
- 842/43 conquista di Messina, Modica, Lentini, Ragusa.
SERGIO II,
romano (844-847)
Romano, già
arcibresbitero (nda: antica classe gerarchica paragonabile in
qualche modo all' attuale arciprete) e cardinale della diocesi
intitolata ai Ss Silvestro e Martino ai Monti, Sergio fu eletto
alla fine di gennaio del 844.
La sua consacrazione fu contratrastata dal diacono Giovanni il
quale, forte del plauso popolare si impadronì del palazzo in
Laterano insediandosi sul trono pontificio.
La milizia della nobiltà organizzata fu però comandata ad
intervenire : Sergio (non cambiò nome) fu scortato fino al
palazzo pontificio, sbaragliati i piccoli tumulti di piazza ed
abbandonato a se stesso, il diacono Giovanni fu incarcerato,
successivamente condannato a morte, ed in fine fu invece
esiliato per intercessione dello stesso pontefice.
Il tutto avvenne naturalmente senza l'autorizzazione dell'
imperatore Lotario, anche perchè da ambo le parti stava regnando
il caos più totale.
La risposta di lotario non si fece attendere: Nella primavera
del 845 inviò il figlio Ludovico, già re d'Italia a verificare
la situazione.
Ludovico accompagnato dall'arciprete e vescovo di Mertz arrivò
fino ai pressi delle mura ma tramite quest'ultimo, accolto
peraltro con tutti gli onori, fu fatto sapere che l'esercito
avrebbe dovuto accamparsi fuori dalle mura stesse in prossimità
dei Prati Neroniani.
Ludovico fu accolto dal papa sulla gradinata di San Pietro e
all' inno di " benedictus qui venit in nomine Domini" il re
confermò la sudditanza religiosa al pontefice ed ai suoi
rappresentanti di tutto il proprio regno, con il conseguente
riconoscimento di re d' Italia e la sua consacrazione, avvenuta
il 15 giugno dello stesso anno.
Successivamente, anche per continuare ad accativarsi le pur
disfatte simpatie reali ed imperiali, Sergio II fu munifico
nell'argire apostolati, cariche e prebende nepotistiche sia su
di un versante che nel proprio.
Tra le corruzioni ed i patti non rientrò però, la protezione di
Roma.
La prima incursione saracena avvenne i primi di agosto del 846 e
penetrarono in Roma il 25 dello stesso mese appoggiati da una
flotta di 75 navi armate con 10.000 uomini.
La riva destra del Tevere comprese le basiliche di San Pietro e
San Paolo furono letteralmente saccheggiate, mentre la riva
sinistra protetta dal grosso della milizia papalina e dalle mura
Aureliane riuscì a respingere l'attacco.
Il potere temporale, in virtù del mancato riconoscimento della
propria influenza su Roma caput mundi, non si mosse.
Sergio II morì il 27 gennaio del 847, lasciando una città in
preda alla carestia, alla miseria e all'abbandono più totale.
Fu sepolto in San Pietro.
A Bagdad fu Califfo Harun al Watiq (842-847), contemporaneo del
poeta Abu al-'Atahiya (748\c.825), personalità ascetica, poeta
in una lingua semplice e accessibile al popolo e del poeta Habib
ibn 'Aws Abu Tammam (800\c.845), siriano di origine cristiana ma
ritenuto della tribù dei Tayyi', autore di elaborate poesie e
raccoglitore della tradizione araba classica. Quest'ultimo fu
precursore, insieme al conterraneo al-Buhturi, del neoclassico
Mutanabbi; deve la sua fama alla Hamasa, raffinata antologia di
poesie antiche. La sua produzione personale ha uno stile carico
di immagini artificiose e di retorica sentenziosità, ma è utile
per lo storico poichè celebra importanti eventi dell'epoca
Mentre Venezia fu governata dal doge Pietro Tradonico ( 836-864)
LEONE IV,
romano (847-855)
Dopo la morte di
Sergio II, l'elezione del nuovo pontefice avvenne in tutta
fretta. L'imperatore ne fu informato non si attese la conferma
"pro forma", il pericolo delle invasioni saracene era diventato
ormai una priorità assoluta, ma la consacrazione avvenne
solamente il 10 aprile 847.
( Saraceno = denominazione generica degli arabi durante il
periodo medievale – l’etimologia del lemma deriva probabilmente
dal greco “sarakneios” e quindi trasferita al latino saracenus”.
Il vocabolo derivato dal greco era riferito alla denominazione
di quei popoli stanziali nel sud della penisola del Sinai dalla
parte del golfo di Aqaba, ovvero poco più a nord dello stretto
di Tiran , dove ora sorgono i complessi turistici di Sharm el
Sheik.
I saraceni, stanziali con origini nomadi e nomadi sul mare,
divennero essi stessi sinonimo di pirateria e di predazioni
inenarrabili, soprattutto nei confronti delle popolazioni
cristiane più ricche, ma non solo.
Il loro credo islamico
ortodosso, utilizzato dai vari califfati per scopi cosiddetti
di”evangelizzazione armata”, finirà per ritorcersi contro il
sistema stesso fino ad inghiottire la propria cultura e scienza
dalle quali lo stesso cristianesimo ed occidente trassero
insegnamenti ancora oggi di tutto rispetto (nda: una sola nota
per tutte basti pensare: << iI sistema numerico decimale
arabo!>>).
Anche leone non cambiò
il proprio nome già di nobili origini romane, sin da giovane era
conosciuto fra i suoi concittadini romani, come un uomo
d’esempio di purezza e maestro di vita interiore, fama che
travalicò le mura del monastero benedettino di S. Martino,
vicino alla Basilica di S. Pietro, di cui fu monaco stimato,
fino a diventare cardinale della basilica dei "Ss Quattro
Coronati".
Il suo pontificato non inizio proprio bene perchè oltre che
avere i saraceni costantemente alle porte, Roma fu scossa da un
violento terremoto , un incendio divorò il quartiere dei sassoni
fino ad arrivare al porticato di San Pietro. La leggenda vuole
che a porre fine a tanto scempio siano state le preghiere di
Leone IV ed il suo gesto benedicente in nome della Santa Croce.
Intanto i Saraceni avevano preso Gaeta e si apprestavano ad un
nuovo assalto a Roma. Tra l'anno 847 e 849, il pontefice con
l'accordo imperiale di Lotario, riuscì a trattenere a Roma le
tasse erariali e con le collette aggiuntive fortificò tutte le
mura della citta, con una costruzione di quindici torri, ponti
levatoi alle porte che furono dotate di celate ed inferiate.
Inoltre con un accordo tra le città di Napoli, Amalfi e Gaeta,
Leone IV riuscì a far convergere le flotte all'imboccatura di
Ostia; il comando dell'intera flotta fu affidato a Cesario,
figlio del duca di Napoli.
I saraceni furono sconfitti e l'opera di fortificazione continuò
creando la " città leonina", cioè fortificò con mura di difesa
tutto il quartiere intorno a S. Pietro, da Trastevere a Castel
S. Angelo.
Quest’opera grandiosa fu realizzata con il contributo
dell’imperatore Lotario, della Francia e della Germania, alla
sua costruzione furono adibiti i saraceni catturati nella
battaglia navale di Ostia, avvenuta nell’849, vinta dalla Lega
promossa dal papa tra Napoli, Amalfi, Gaeta e la flotta romana,
la costruzione fu inaugurata il 27 giugno 852.
Inoltre, furono ricostruite "Centumcellae" che prese il nome di
Leopoli (oggi Civitavecchia), Tuscia, Orte ed Ameria. Non
mancarono poi gli addobbi alle ricostruite basiliche di San
Paolo San Pietro il cui altare fu nuovamente rivestito da 206
libre di oro tempestato da gemme preziose ed entrambi arredati
da calici, candelabri ed arredi in metalli e pietre preziose.
Sul piano prettamente teologale e religioso, Leone IV indisse
due concili, ambedue romani, quello tenutosi nel 850 e del 853,
ambedue attinenti al rientro nella protezione imperiale
d'occidente e di conseguenza alla ricomposizione di faide
interne sia all'impero che alla Chiesa stessa.
San Leone IV cessò la sua vita terrena il 17 luglio 855 e fu
sepolto in San Pietro. Ancora oggi viene festeggiato nello
stesso giorno della sua morte.
Da Bagdad governò la situazione mediorientale e saracena il
califfo YA'FAR AL-MUTAWAKKIL (847-861).
BENEDETTO III,
romano (855-858)
Romano di nascita, già
cardinale di San Callisto (nda: probabilmente del sito
catacombale perchè non risulta esservi stata diocesi).
Fu consacrato il 29 settembre dopo una travagliatissima
vicissitudine perchè, diversamente dai suoi predecessori,
Benedetto III scelse la strada della conferma imperiale che
ricercò inviando due legati presso la corte di Ludovico II.
Gli incaricati furono Nicola vescovo di Ananagni e Mercurio
magister militum e recarono con loro il decreto dell'avvenuta
elezione del pontefice.
Ma appena fuori Roma, ad Orte i due incontrarono il vescovo di
Gubbio Arsenio il quale intrapprese il viaggio di ritorno in
loro compagnia convincendoli, strada facendo, di perorare la
causa del proprio nipote Anastasio rifugiato ad Aquileia,
cardinale già deposto da San Leone IV, con la scusa che egli era
comunque ben introdotto presso la casa imperiale.
I due legati si presentarono all'imperatore, consegnarono il
protocollo contenente l'elezione di Benedetto III ma perorarono
la causa di Anastasio.
Ludovico II insoddisfatto del comportamento dei due legati, poco
dopo la partenza di questi ultimi, decise di inviare a Roma i
conti Bernardo ed Adalberto per sincerarsi di come fossero
avvenute le elezioni papali.
Nuovamente ad Orte si reincontrarono i due conti, i due legati,
Anastasio e suo zio Arsenio, nonchè i vescovi Ronaldo, di Porto
ed Agatone, di Todi a loro volta in viaggio verso Roma.
Il conciliabolo non pensò di meglio che eleggere pontefice
Anastasio e di dirigersi verso l' urbe. Nel frattempo il
pontefice inviò il secondicerio Adriano, il capitano
dell'esercito Graziano ed il duca Gregorio quali messaggeri per
ricevere gli inviati imperiali. A cinque miglia dalla città,
presso la basilica di San Leucio i due gruppi si incontrarono. I
messaggeri pontificali furono presi prigionieri e trascinati
attraverso i Prati Neroniani fino al palazzo in Laterano.
Il 21 settembre 855 Anastasio entrò a San Pietro, preso dall'ira
fece a brandelli le tele dov'erano impresse le sentenze dei due
concili tenuti da San Leone IV, tra le quali quella dov'era
iscritta la sua scomunica e danneggiando le immagini di Cristo e
della Madonna.
Anastasio si spostò poi in Laterano dove ad attenderlo vi era
Benedetto III seduto sul soglio, attorniato dal clero a lui
fedele. Una milizia armata del vescovo di Bagnorea, aggregatosi
ad Anastasio tolse di peso il pontefice dal proprio trono, gli
strappò il pallio e lo affidò ad altri due cardinali scomunicati
dal suo predecessore.
Il 25 settembre 855 il popolo venuto a conoscenza degli scempi e
dell' usurpazione fatta da Anastasio scese in piazza, i messi
imperiali convocarono impensieriti dalla situazione, e quello
stesso giorno convocarono un'assemblea generale.
L'assemblea popolare capitanata dai vescovi di Ostia ed Albano
dichiarò che Benedetto III era stato eletto secondo i dettami
del diritto canonico.
Gli inviati imperiali non poterono far altro che prendere atto
della situazione, liberare Benedetto III, allontanare Anastasio
e, con "mille scuse" portarlo in processione sul cavallo di
Leone IV fino alla cattedrale di Santa Maria Maggiore in
transtevere.
Le "mille scuse" furono ben gradite ma per contro il pontefice
dovette riammettere Anastasio nel clero e guarda caso fu
proclamato abate del monastero di Santa Maria Maggiore in
Transtevere, mentre per gli altri congiuri il non luogo a
procedere.
Ma come spesso accade la sorte non giovò a Ludovico II,
imperatore in pectore ed effettivo imperatore per un solo
giorno, infatti il padre Lotario, ritiratosi a vita monastica
nel convento di Prum, presso Treviri morì il 28 settembre 855
lasciando il lascito testamentario della suddivisione
dell'impero tra i figli: a Ludovico II l' Italia, a Lotario II
le terre del Nord chiamate successivamente Lotaringia e a Carlo
la Provenza.
Benedetto III papa semplice ed umile, probabilmente già in
avanti con gli anni non si rese conto dello schiaffo morale
inferto al potere imperiale e pertanto non se ne seppe giovare,
nè per se nè per la comunità romana.
Il pontefice spirò il 17 aprile 858 e fu sepolto davanti le
porte della basilica di San Pietro.
NICCOLO' I Magno,
romano (858-867)
Romano di nobile
discendenza, figlio di Teodoro e nato intorno ai primi anni del
800, al tempo di Sergio II fu suddiacono, diacono con Leone IV e
consigliere di Benedetto III, fu consacrato il 24 aprile 858.
La sua elezione avvenne senza la presenza di Niccolò ma con la
partecipazione di Ludovico II, presso il monastero di San
Silvestro, dove il clero e rappresentanti del popolo si erano
riuniti in conclave.
La partecipazione di Ludovico e l'atto di renitenza ( nda:
renitenza = rifiuto) da parte di Niccolò finì comunque per
placare le animosità del fratello di Ludovico II: Lotario II, il
quale avrebbe inizialmente preferito l'elezione di Adriano,
cardinale in San Marco.
La ricomposizione tra i fratelli avvenne grazie al comportamento
di Niccolò che in prima istanza incontrò appena fuori Roma
Lottario II , nei pressi di San Leucio ( attuale Tor di Quinto),
il quale all'arrivo del papa a cavallo, con tutto il suo seguito
si premurò di prendere le briglie del cavallo e a piedi condurlo
presso l'accampamento dei ricevimenti.
Il rientro a Roma fu invece ripercorso nella stessa maniera con
il cavallo papale alle briglie di Ludovico II.
Niccolò I, in effetti, rappresentò la grande rivincita del
potere religioso e temporale su quello puramente temporale e
politico, ponendo così come un grande punto esclamativo, valido
per tutta la comunità mondiale, del mondo fino ad allora
conosciuto.
Uno dei suoi consiglieri più preziosi nell'opera di affermazione
del suo pontificato fu Anastasio, già cardinale deposto da San
Leone IV, congiurato contro Benedetto III, abate del monastero
di Santa Maria Maggiore in Transtevere, poi bibbliotecario
vaticano ed infine consigliere pontificio. Ad anastasio, San
Nicolò dovette la riaffermazione dei principi Decretali
pseudosidoriani (Decretali = lettere, successivamente chiamate
"Bolle" mediante le quali il pontefice affermava un diritto
oppure una legge, che doveva essere osservata in tutti i
territori sottomessi, rivendicando il proprio diritto "ex
Domini" di INFALLIBILITA').
Ad Anastasio dovette inoltre la riaffermazione totale della
Mater Ecclesia sul disfatto impero carolingio.
Uno degli episodi che concorse ad affermare la cattedra di San
Niccolò fu sicuramente il suo intervento a proposito di diverse
vicissitudini familiari interne alla famiglia imperiale di
Lotario II , sulla quali minacciò di far calare la scomunica se
non fossero stati rispettati i patti matrimoniali con la moglie
Teuterberga .
Ma Mentre in Occidente Niccolò I combattè per affermare il
primato del papa sia con gli imperatori e re, sia con i
metropoliti, in Oriente dovette combattere contro le pretese
delle Autorità politiche ed ecclesiastiche di Costantinopoli.
L’epicentro si ebbe
con la questione di Fozio; questi già capo cancelleria del
giovane imperatore Michele III, uomo molto erudito ma anche
molto ambizioso, fu eletto patriarca di Costantinopoli dal primo
ministro Bardas il quale, nel 858 aveva deposto il patriarca
Sant' Ignazio.
Fozio, essendo un laico, in soli sei giorni ricevette tutti gli
Ordini sacri, provocando ovviamente il sorgere di due
contrapposte fazioni.
Michele III invitò il papa ad arbitrare la questione in un
Concilio tenuto nell’aprile dell’861.
Ne seguì comunque un lungo periodo di controversie, destituzioni
da incarichi, ecc. che deteriorarono anche i rapporti fra
l’imperatore e il papa.
Fozio giunse ad ergersi giudice del papa accusandolo di eresia,
fu deposto dopo la morte violenta di Bardas e dell'imperatore
d'oriente Michele III.
Il pontificato Di San Niccolò I Magno fu tutto impostato sull'
energica affermazione della superiorità ecclesiastica sia nelle
cose attinenti la religione sia sulle questioni temporali
attinenti le proprietà ed i dominii della Chiesa pontificale
stessa.
Morì il 13 novembre 867 e fu sepolto nell’atrio della Basilica
di S. Pietro davanti alle porte; nel 1630 il suo nome compare
nel Martirologio Romano.
La sua commemorazione dovrebbe avvenire ancor oggi il 13
novembre ma, il suo nome non appare nel calendario ufficiale
della Chiesa, dopo l'ultima revisione.
Completamente ignari, oppure consapevoli delle debolezze
cristiane, i cosidetti "saraceni" continuarono nella loro opera
di conquista territoriale e di evangelizzazione armata
dell'Islam. Il nord Africa e la penisola iberica furono
totalmente sottomesse durante i califfati di Ya far
al-Mutautawakkil (847-861), Muhammad al-Mustansir (861-862),
Ahmad al-Mustain (862-866), Muhammad al -Mutazz (866-869),
regnanti a Bagdad .
A Venezia dopo la morte del doge Pietro Tradonico (836-864), il
doge eletto fu Orso I Parteciaco (864-881).
ADRIANO II,
romano (867-872)
Romano di nascita, già
candidato nel precedente conclave, Adriano II fu eletto
pontefice il 14 dicembre 867 quando era arcidiacono e cardinale
in San Marco ed ormai in età avanzata.
La sua elezione avvenne all'unanimità nonostante i molteplici
contrasti che dividevano il clero, in particolar modo tra i
sostenitori delle tesi filo-imperiali e gli autonomisti seguaci
della linea politica percorsa da San Niccolò I Magno, forse
proprio perchè uomo mite, indulgente e caritatevole, infatti una
delle prime cose che fece, fu quello di un'amnistia generale nei
confronti degli scomunicati, tra di essi due nomi allora molto
conosciuti per le loro costumanze: Zaccaria già vescovo di
Anagni e Teutgardo di Trevbiri .
Così come riabilitò Arsenio vescovo di Orte, da lui stesso
relegato a dimora coatta il 12 ottobre 868 per essere stato in
combutta con il nipote Eleuterio il quale, fallito il tentativo
di prendere in sposa la figlia del pontefice, già promessa ad un
altro nobile romano, la fece rapire assieme alla madre, per
portarle nel proprio palazzo con l'intendo di sedurla ma
sentitosi ancora rifiutato uccise entrambe.
Sul piano politico fu praticamente trascurato da tutti gli
imperiali non intervennero mai nè in sua difesa nè in difesa di
Roma non solo nel rapimento e nella morte della figlia e della
moglie ma nemmeno quando Lamberto duca di Spoleto saccheggiò la
città confiscando quasi tutto.
I rapporti con la casa imperiale si complicarono ulteriormente
con la morte di Lotario II, avvenuta a Piacenza l' 8 agosto
869.Lotario II non avendo figli avrebbe dovuto lasciare l'impero
al fratello Ludovico II ma, la lotaringia fu presa dallo zio
Carlo il Calvo che si fece incoronare re a Metz da Incmaro,
vescovo di Reims il 9 settembre 869 mentre le terre orientali
dal Reno fino ad Utrecht passarono all'altro zio Ludovico il
Germanico.
A Ludovico II rimase la penisola italica e qualche altra
concessione da parte di Carlo il Calvo.
Non meglio andarono i rapporti con la Chiesa e l'impero
d'oriente di Basilio I, nonostante le decisioni adottate alla
fine dell' ottavo concilio ecumenico ( già convocato a
Costantinopoli da San Nicolò I) che si svolse dal 15 ottobre 869
al 28 febbraio 871 e dal quale scaturì la condanna delle
dottrine di Fozio, patriarca di Bisanzio , la sua scomunica e
quella di tutti i vescovi da lui consacrati ed il ripristino
delle funzioni all'urpato Ignazio. Infatti non appena terminato
il concilio la questione fu riaperta dai delegati bulgari i
quali chiesero ed ottennero, con il consenso di Basilio I , l'
autonomia della Chiesa di Bulgaria di poter scegliere se
appartenere alla Chiesa Orientale di Costantinopoli o a Roma; la
conferenza dei patriarche orientali stabilì l'appartenenza alla
chiesa di Bisanzio, cosi' Ignazio consacrò un arcivescovo per la
provincia bulgara che si recò inquelle terre seguito da un
notevole numero di preti greci scacciando i missionari latini.
I legati pontifici riuscirono a scappare a malapena e a salvare
le obbedienze sottoscritte dai greci, prova del tradimento di
Bisanzio.
Adriano II riuscì solo a minacciare la scomunica di Ignazio
perchè il 14 dicembre 872 fu sepolto in San Pietro.
A Venezia era solidamente insediato il doge Orso I Parteciaco il
quale nell'Adriatico arginò l'intromissione saracena con mezzi
navali, così come tentò di fare Ludovico II in terraferma
difendendo all'ultimo sangue Bari, la Calabria la Sicilia ed il
Tirreno fino ad Amalfi, riuscendovi solo parzialmente perchè
mentre politicamente riuscì a strappare mezze alleanze con le
città marinare di Salerno, Amalfi e Napoli, sottobanco le stesse
trattavano accordi commerciali con il "nemico" vanificando di
fatto gli sforzi militari del pseudo imperatore.
I saraceni (nda: ovvero arabi nella radice etimologica greca ma,
in effeti arabi e turcomanni pirati di bisanzio) comunque
riuscirono ad espugnare ed insediarsi a Malta nell' 869 quando
il califfato di Bagdad fu governato da:Muhammad al Mutazz (
866-869), da Muhammad al Muhtadi (869-870) e da Muhmad al
Mutamid (870-892)
GIOVANNI VIII,
romano (872-882)
Nato a Roma attorno
gli anni 820 da Gundo di origini longobarde, arcidiacono e
cardinale a Santa Prisca fin dal 853, fu consacrato papa il 14
dicembre 872.
La scelta cadde su di lui probabilmente per ristabilire i
rapporti Stato- Chiesa rifacendosi al periodo di Nicolò Magno e
non sicuramente a quello del suo predecessore.
Nel frattempo morto anche Ludovico II senza lasciare eredi, le
fazioni romane tornarono a divedersi tra carolingi filo francesi
e carolingi filo tedeschi, ovvero chi a favore di Carlo il Calvo
chi a favore di Ludovico il Germanico.
La decisione pontificale propese ancora verso i francofoni così,
il giorno di natale 875 Carlo fu incoronato imperatore in San
Pietro.
L'emorragia di denari per comperarsi l'investitura finì però con
lasciare il neo imperatore senza risorse e le continue
scorribande saracene portarono al collasso quasi tutte le
signorie meridionali e quindi dei loro territori.
Abbandonato da tutti, Giovanni VIII si trovò a dover
controbattere prima di tutto la fazione filo-germanica con tutta
la loro corrutela. Il 19 aprile 876 fu costretto a convocare un
concilio presso il Pantheon per dirimere la questione di Formoso
vescovo di Porto apertamentesi schierato con la fazione
filo-germanica, assieme al duca Lamberto di Spoleto.
I convocati non si presentarono ed il 30 giugno fu solennemente
pronunciata la sentenza di scomunica.
Il pontefice sentitosi ormai in pericolo, decise di passare ai
fatti in maniera autonoma, iniziò una ulteriore fortificazione
della cinta muraria romana e la costituzione di una propria
flotta acquistata da napoletani, amalfitani e salernitani.
Alla fine egli stesso divenne ammiraglio di piccola flotta che
nel 877 riuscì a catturare 18 sciabecchi saraceni e a liberare
circa 600 schiavi cristiani.
Dopodichè regolò i conti con il duca di Napoli faccendolo
imprigionare e morire dallo stesso fratello Atanasio, vescovo
della città, in quanto traditore della lega costituita con le
tre città marinare: Napoli, Amalfi e Salerno.
Ad ottobre dello stesso anno morì anche Carlo il Calvo, ed il
figlio Carlomanno accorso a Roma per l'incoronazione dovette
rientrare in Baviera con un esercito decimato da una epidemia
che lo coinvolse direttamente. Roma fu saccheggiata ancora una
volta da Lamberto duca di Spoleto e da suo cognato Adalberto
duca di Tuscia, in nome di una falsa protezione in nome e per
conto di Carlomanno. I due furono comunque raggiunti da
scomunica dalla città di Troyes, dove il papa fu costretto a
trovar riparo e dopo aver indetto l'ennesimo consiglio ( il
primo di quella città).
Il 7 settembre 878 incoronò imperatore Ludovico il Balbuziente,
secondo erede al trono di Ludovico II.
Da qui in poi le incoronazioni si succedettero a ritmo
incessante, alla ricerca frenetica di un esercito che riuscisse
ad arginare i saraceni e la nuova dottrina monoteistica
costituita dall'Islam.
Carlo il Grosso rappresentò l'ultima illusione di Giovanni VIII.
Scarsamente interessato alle provincie orientali finì poi per
riabilitare Fonzio di Costantinopoli, rafforzando così gli
intenti dell'imperatore d' oriente Basilio I, il quale
probabilmente non vedeva l'ora di far ritornare la propria
cattedra in Roma.
La leggenda vuole che il pontefice sia stato dapprima avvelenato
da un suo parente e poi finito a colpi di mazza, comunque, la
sua morte avvenne il 16 dicembre 882 , mentre della sua
sepoltura non si hanno notizie certe.
A Bagdad fu in sella al suo califfato: Ahamad al Mutamid (
870-892) il quale dopo aver occupato Malta (869) diresse le
occupazioni di Messina e Siracusa (878); mentre non si conoscono
i nomi dei duchi italici che riuscirono ad affermare la propria
indipendenza sulla costa napoletana.
Doge di Venezia fu Orso I Parteciaco (864-881) al quale
subbentrò Giovanni II Parteciaco (881-887).
A Pisa dopo la decadenza dell'impero d'occidente e le lotte fra
città rivali favorirono gli attacchi corsari. Solo nelll'anno
828, il marchese Bonifacio riuscì ad allestire una piccola
flotta per contrastare la pirateria e salvaguardare i commerci
della città. La sua prima mossa fu lo sbarco ad Ustica e la
conquista della rinata Cartagine con la sconfitta saracena.
La città di Genova nel corso dei secoli precedenti e ad opera
dell'occupazione romana d'occidente subì la deportazione di
40.000 persone dirette verso il Sannio, dopodichè il rimanente
ceppo etnico ligure riuscì a ripopolare parte della padania
centro-occidentale, divenendo "Regio Italica decimo prima".
Dopo i romani arrivarono i longobardi e Genova diede rifugio ai
Visconti milanesi, ma quando salì al trono il re Longobardo
Rotari (nel 625) anche Genova venne occupata e distrutta.
Nell' 839 iniziarono le scorrerie dei saraceni, rimanendo
ulteriormente inerme ed isolata sino al 958.
La città di Amalfi nostante la sua politica ondivaga combattè
ripetutamente contro i Saraceni, difendendo Roma il pontefice e
la Chiesa, sopprattutto nella battaglia di Ostia (849).