STEFANO II
(III ?), (forse di origini romana) (752-757)
Uno dei primi "gialli"
della storia papale.
La sovrapposizione dei nomi in pochissimi giorni, ovvero
l'omonimia non dà certezza degli eventi. Ad ogni buon conto il
liber pontificalis cita ambo i pontefici di nome
Stefano e mentre il suo predecessore non ebbe tempo di cambiare
il proprio nome per esclusive ragioni di tempo ( in effetti non
riuscì ad essesere consacrato), questo invece fu possibile al
suo successore.
Infatti, dopo soli due giorni dalla morte di Stefano, il 26
marzo 752 fu eletto Stefano II, di origine romana. Con Stefano
II nasce il pontificato vero e proprio e da qui in poi,
attraverso il diritto canonico ai papi dovrà essere imposto un
nome diverso dal nome proprio a "significare" la diversità tra
l'esistenza temporale ed i poteri derivati da Dio.
La nomina imperiale tardò ad arrivare, non solo per la vera
definizione pontificale, quanto per le continue diatribe tra i
poteri temporali comandati da una parte da Pipino, dall'altra da
Astolfo e dall'altra ancora da Liutprando, con l'aggiunta di
Costantino V (ancora imperatore d'oriente).
Longobardi, franchi, arabi, turcomanni e slavi stavano
costituendo una vera e propria miscela esplosiva, sia dal punto
di vista etnografico che etnologico. Ovvero le esplosioni
demografiche, in eterna gara tra di loro; spesso omologate dai
diversi poteri temporali entrarono spesso in contraddizione in
seno alle proprie prerogative tribali, al di là delle diverse
culture e dei propri interessi comunitari; così come le guerre
"guerreggiate" erano divenute un tutt'uno assieme a saccheggi e
temporanee conquiste accompagnate da tasse, balzelli,
umiliazioni, frustrazioni e persecuzioni nei confronti delle
popolazioni più indifese.
Stefano II al di la delle proprie origini fu sicuramente un
personaggio che si rifece ai comportamente ed alle volontà di
SANTO STEFANO.
Tra mille peripezie attraversò la penisola italica in lungo ed
in largo incontrando ora l'uno ora l'altro dei regnanti i vari
possedimenti, sempre nella totale visione di preservare i
territori sotto l'influenza pontificia, sino ad arrivare a
Monselice ( nda: anc'or oggi odierna cittadina in provincia di
Padova) nell'intento di dirimere le vendette, le faide e le
continue pretese provvenienti da una o dall'altra fazione.
Le opere architettoniche di questo papa furono sicuramente il
restauro della basilica di San Lorenzo in Roma e l'impressiosimento
del "campanile di San Pietro che fu fatto ricoprire d'argento ed
oro, senza dimenticare l'erezione di numerosi "ostelli" per
peregrini e viandanti.
Stefano III cessò di vivere il 26 aprile del 757 e fu sepolto in
San Pietro.
A sud est dell'impero d'oriente e del neo costituito stato
teologale vaticano, governarono i califfi di Bagdad : Abul Abbas
al Saffah ( 750-754) e Abù 'Ya Far al Mansur (754-775).
PAOLO I,
romano (757-767)
Stefano III non stava
ancora per raggiungere il regno dei cieli quando, le fazioni
bizantine ed italiche si contrapposero per l'elezione del nuovo
pontefice.
Il diacono Paolo I fu ordinato papa il 29 maggio del 757,
fratello del suo predecessore, egli fu nominato dalla volontà
popolare romana, in contrapposizione con l'arcidiacono
Teofilatto suffragato dai sostenitori di Bisanzio.
Fu sicuramente un papato molto contrastato da tantissime
rivalità temporali e religiose.
In campo temporale, nonostante l'alleanza con il re franco
Pipino proclamato "patricius romanorum" , il quale in cambio
della nomina inviò al pontefice una ciocca di capelli della
figlia Gisella, si ebbero contrasti sia con i longobardi di
Desiderio per la mancata promessa di assegnare i territori di
Bologna, Imola, Osimo ed Ancona, sia con il duca di Spoleto
Alboino e con Liutprando duca di Benevento. Questi ultimi gli
uni contro gli altri.
In campo religioso le diatribe si reimpostarono con il concilio
di Costantinopoli del 764, voluto dall'imperatore Costantino V
il quale, attraverso la diaspora orientale riuscì a riaffermare
il bando alla rappresentazione delle immagini sacre, la prima
delle quali fu la rappresentazione di Cristo acheyrooietos
portato sui labari dell'imperatore Costantino a ponte Massenzio
( vedi Cronologia anno 311 ), quando viceversa Pipino, re dei
franchi in appoggio all'ortodossia cattolica in un concilio del
767 proclamava la venerabilità di quelle stesse immagini.
Ebbero così inizio quelle diversità filosofico-teologali che
porteranno alle guerre iconoclastiche.
Paolo I cessò di vivere il 28 giugno del 767 e fu sepolto nel
sepolcro da lui stesso fatto erigere nell'oratorio della Beata
Vergine in Vaticano. Qualche storico riporta la sua
santificazione nel XIV ma, oggi il suo nome non viene più
annoverato nel calendario universale.
STEFANO III
(IV?), siciliano (768-772)
Paolo I non era ancora
morto, anche se gravemente ammalato, quando si innescarono
tantissime vellleità, attinenti esclusivamente alla sua sua
successione. Sfortunatamente gli avvoltoi non hanno sempre le
ali!.
Cosicchè le diatribe interne (nda: ma non saranno le uniche nei
secoli futuri) continuarono per ben altri tredici mesi, fino a
determinare la consacrazione di Stefano IV, presule e cardinale
di origine Trinacria (odierna Sicilia) per volontà del primicero
(nda: = capo della milizia) Cristoforo, già consigliere del
defunto predecessore .
Durante la "vacatio" ci furono ben due tentativi di usurpazione
del soglio che andarano comunque a vuoto sia per le
contrapposizioni degli imperatori d' oriente e d' occidente, sia
per i tumulti popolari.
I due tentativi di usurpazione, ovvero senza il consenso del
clero furono perpretati da due diversi personaggi: il primo
tentativo andato a vuoto fu organizzato dal subiacono Costantino
di Roma , suffragato dal fratello duca Nepi di Totone e dalle
sue armate; mentre il secondo fu operato dalla fazione
filolongobarda che con una controffensiva proclamarono il diaco
Filippo.
Le morti dei due pretendenti furono entrambi atroci, ma non solo
per loro: la nuova era vaticana ebbe inizio con una vera e
propria ecatombe che comprese i famigliari dei due apostati e
tutte le famiglie dei loro seguaci.
Stefano IV fu consacrato papa il 7 agosto del 768. Con lui
iniziò il vero connubio tra il potere temporale e quello
religioso, ovvero in Roma, nei suoi territori e nei suoi lasciti
si instaurò una vera e propria teocrazia.
Lo stato vaticano iniziò ad avere così una vera e propria
consistenza militare e politica, di conseguenza come tutti i gli
imperi, reami, principati e ducati iniziò comportarsi come tali
e, di conseguenza imporre regole, leggi, tasse, giudici
teologici e... quant'altro ai " fedeli cristiani" non più
considerati come tali ma veri e propri sudditi.
Se in un primo momento l'elezione di Stefano fu accettata dai
grandi della terra, in un secondo tempo fu messa in discussione.
Da una parte i franchi di Pipino, che morì comunque il 24
settembre del 768, contro i longobardi ed il loro ultimo re
Desiderio e, tutti contro tutti Giustiniano ultimo imperatore
d'oriente che non avrà comunque molto gioco perchè nel frattempo
sulla scena del mondo di allora stava affacciandosi Carlo Magno
( vedi cronologia ).
Le stesse diatribe interne alla chiesa imposero la convocazione
di un concilio che iniziò il 12 aprile 769 in Laterano e che
terminò con la dichiarata sconfitta delle fazioni laiche,
proclamando la vittoria di cardinal Cristoforo e del sacrestano
pontificio Sergio suo figlio.
Il pontefice si rese subito conto comunque di essere caduto tra
le file di due burattinai quali in effetti tentarono di essere
Cristoforo e suo figlio Sergio.
Il loro scredito derivò dalla visita di Desiderio avvenuta
nell'estate del 769 quando, i due faccedieri fecero chiudere le
porte di Roma ed il papa fu costretto a ricevere gli ospiti
fuori mura.
Le spade furono sguainate in San Pietro gli uni contrapposti
agli altri, solo la sagacia, la determinazione e la calma del
pontefice riuscì a rimediare le cose.
Il clerico e sacrestano pontificio Sergio fu catturato da
Afiarta, generale delle truppe pontificie, così come il padre
Cristoforo. Il primo fu strozzato per mano di Afiarta, il
secondo consegnatosi a Grazioso, un altro generale delle truppe
pontificie morì per i maltrattamenti subiti.
Se da una parte si chiudeva il capitolo con i longobardi, dall'
altra si apriva quella con i franchi di Desiderio, ancorchè
imparentati con i longobardi attraverso matrimoni e figli, ivi
compreso il matrimonio tra Gisella (cognata di Desideio) ed il
figlio di Carlo Adalgiso (nda: l'Adelchi di manzoniana memoria),
inviso al suocero perche onorato delle insegne di patricius
romanorum.
Stefano IV non ebbe molto tempo da dedicare alle opere pie ed
urbane, il suo pontificato fu esclusivamente all'insegna degli
equilibri politici, spesso andati a vuoto. Il pontefice si
spense il 24 gennaio del 772 e fu sepolto in San Pietro.
Contemporaneramente la potenza militare ed economica della "
Serenissima Repubblica di Venezia" si stava sempre più
rafforzando sotto il doge Maurizio Galbaio (vedi cronologia),
mentre ad oriente i territori dell ex impero romano d'oriente
stavano cadendo ad uno ad uno sotto l'influenza islamica
capitanata dallo sceicco di Bagdad, Abu Ya'Far Al Masur
(754-775)
ADRIANO I,
romano (772-795)
I conclavi si
succedettero ininterrottamente dopo la morte di Stefano III,
cosicchè dopo soli 15 giorni fu eletto il diacono Adriano I,
figlio di Teodulo a sua volta dux romanorum della fazione di
origine franca.
La sua prima volontà fu espressa attraverso un editto mediante
il quale riconvocò a Roma tutta la nobiltà ed i loro seguiti
esiliati durante il pontificato di Stefano III e governato dalle
milizie di Afiarta dux romanurm appartenente alla fazione
filolongobarda.
Il secondo passo fu quello di richiedere i territori di San
Pietro nella mano longobarda di Desiderio.
Da li tutta una serie di conflitti che riuscirono a minare gli
equilibri anche tra le più forti famiglie dell'epoca: da Pavia a
Ravenna e Ferrara; quelle signorie furono tutte percosse da
faide, guerriglie e vere guerre guerreggiate, fino a produrre un
tentativo di omicidio a scapito di Desiderio sfruttando il
riccatto nei confronti dello stesso stesso Afiarta che avrebbe
dovuto essere la mano armata del papa e dei franchi.
Mancato l'omicidio per mano papale l'opera fu completata da
Leone pentarca di Ravenna, il quale riuscì ad intercettare l'ex
dux romanorum con le sue truppe, di passaggio sui territori di
San Pietro e a farlo trucidare assieme a non pochi altri
cristiani.
Tuttavia la vicenda non ebbe risvolti prettamente esterni e la
materia pur essendo estremamente complessa si può sicuramente
ricondurre ai primi tentativi di nepotismo, soprattutto quando
si volge lo sguardo agli assi famigliari degli ultimi pontefici,
dei loro discentendi e dei loro ascendenti.
Giustappunto il terzo passo fu rivolto allo zio Teodato,
anch'egli di nobile famiglia romana il quale fu nominato
primicerio.
La risposta longobarda fu 'immediata con l'assedio e la
conseguente occupazione di Senigallia, Montefeltro, Urbino e
Gubbio indi, la marcia su Roma da parte dello stesso re
Desiderio.
Il contezioso sulle terre di San Pietro (ex pentarcato) con
l'aggiunta dei nuovi territori occupati ponevano i longobardi
ormai in aperto contrasto con il papato ed i suoi alleati
franchi. Nulla valsero molteplici incontri di riconciliazione.
Nel 773 a Ginevra, Carlo ed il figlio Carlomanno tennero il
consiglio dei dodici pari, chiamato anche dei paladini dei
franchi; la campagna militare iniziò nel settembre dello stesso
anno.
Le forze militari franche, forti della fede e della politica
papale riuscirono ad aver la meglio sull'esercito di Desiderio
che fu costretto prima a subire l'assedio a Pavia e poi la fuga
con la propria famiglia.
Durante l'assedio di Pavia Carlo ebbe comunque il tempo di
recarsi a Roma per la pasqua del 774. Il 2 aprile il re franco
fu ricevuto con tutti gli onori e con ovazioni popolari:
benedictus qui venit in nomine Domini, ricevuto da Adriano I
firmò una ulteriore promessa di restituzione dei territori
conquistati, con l'aggiunta di Sardegna, Corsica da un lato
nonchè di Croazia, Slovenia e Istria.
Ma come si sa, la politica non finì, come non finirà mai di
strabiliare. Le promesse seppur stese su pergamena,
controfirmate da tutti i pari di Francia e depositate
sull'altare dedicato a San Pietro non furono mai mantenute.
Carlo, dopo essere partito da Roma con il suo esercito, ritornò
a Pavia. Con il suo esercito riuscì a bloccare la fuga di
Desiderio, la sua famiglia, il suo seguito e deportarli in terra
di Francia.
Nella notte del 10 luglio dello stesso anno cinse la corona
ferrea e fu proclamato re dei franchi, dei longobardi, patricius
et defensor romanorum, ovvero più che re, Carlo divenne
imperatore infatti, dal 10 luglio del 774 in poi sarà meglio
conosciusciuto come Carlo Magno!
Con l'annessione dei territori longobardi, Carlo non ritenne di
dover insistere oltre con la propria presenza nella penisola
italica che abbandonò a se stessa ivi compreso lo Stato
Pontificio. A nulla valsero le suppliche di Adriano che
continuava a rivendicare i cosidetti "territori di San Pietro".
Dopo la partenza delle truppe franche si innescarono subito le
prime rivalse con il vescovo Leone di Ravenna che effettuò una
sorta di "colpo di stato" proclamando Ravenna indipendente da
Roma e rivendicando le terre dell' ex esarcato quali "Stato di
Sant'Apollinare" ( patrono della città). Altre rivendicazioni di
indipendenza arrivarono da Spoleto e da Benevento rimasta in
mano del duce longobardo Arichi.
Anche dopo la morte del patriarca Leone, avvenuta nel 777 le
cose non mutarono perchè i franchi ritornarono a presidiare le
terre dell'ex romano impero d'occidente e la sua ex capitale
Ravenna.
Le suppliche di Adriano I arrivarono sino alla disperazione che
rasentò lo squallore della più totale sottomissione: <<...
Aspettiamo la Vostra dolcissima Altezza come la terra riarsa
invoca la pioggia>>.
Carlo Magno ritornò a Roma per la Pasqua del 781 per il
battesimo del figlio Pipino di quattro anni , padrino del quale
fu lo stesso pontefice.
Gli interessi di Carlo Magno furono più che evidenti e non
certamente ricollegabili al papa re: al vaticano furono concessi
i territori di Ravenna della pentapoli e di Spoleto, mentre
rimasero sotto influenza carolingia Spoleto e tutta la Tuscia;
nel mentre portò a segno l'incameramento dei territori del
beneventano e tutti gli altri rimasti sotto l'egida della
diaspora longobarda, alleatasi ormai con Bisanzio, attraverso il
fidanzamento della propria figlia Rotrud e Costantino, figlio
minorenne dell'imperatrice d' oriente Irene.
Ritenuta conclusa la sua missione nella penisola Carlo Magno
ritornò in patria, lasciando il pontefice nuovamenente nello
strazio in primis perchè avrebbe avuto la pretesa di disporre di
Carlo Magno quale braccio armato dello Stato pontificio, in
secundis perchè ad oriente le apostasie si stavano sempre più
moltiplicando, senza contare il proselitismo e l'espansionismo
islamico.
Considerata la conlamata situazione di tutto l'occidedente orai
assoggettato al potere di Carlo Magno, l'imperatrice Irene nel
tentativo di riconquistare almeno le simpatie papaline, in
aperto contrasto con l'ortodossia orientale, dichiarò
ufficialmente il favore imperiale alla devozione delle immagini
sacre, quali intercettrici delle umane condizioni verso DIO
PADRE.
In completa autonomia e nella convinzione di dirimere le
questioni interne al suo dominio, nel 785 Irene inviò ad Adriano
I un invito alla partecipazione di un concilio da tenersi in
Bisanzio, al fine di dirimere la questione cristiana tra i
sostenitori dell'ikonografia e quelli contrari ovvero dell'ikonoclastia.
Il papa anzichè parteciparvi inviò due rappresentanti. Il
concilio fu inaugurato il 17 agosto 786 a Costantinopoli ma, la
Chiesa d'oriente impiantata sul modello ikonoclastico,
attraverso la propria rappresentanza più elevata, riuscì a
fomentare una rivolta tra le truppe imperiali.
Il concilio fu quindi sospeso e rinviato a giorni di più buon
auspicio.
Nel settembre del 787 il concilio fu tenuto a NICEA ( VEDI
"CRONOLOGIA") l'assemblea ecclesiastica dichiarò definitivamente
la condanna del concilio iconoclasta del 754 ed approvò la
venerazione delle sacre immagini.
Nel mentre Adriano esultò per il risultato conseguito che vedeva
la Chiesa orientale ricongiungersi a Roma, Carlo Magno si
ritenne offeso perchè non fu invitato e quindi escluso dal
contesto, cosa da lui ritenuta ancor più grave in quanto "patricius
e defensor romanorum" .
Le ritorsioni non si fecero attendere, per prima cosa ruppe il
fidanzamento della figlia Rotrud con Costantino, figlio di
Irene, successivamente, nell'ottobre del 786, ridisceso nella
penisola italica marciò contro Arichi di Benevento che seppur
sostenuta dalle truppe bizantine del console e generale
Adalgiso, dovette soccombere alle truppe dell'impero
d'occidente. Arichi ed il figlio Romualdo furono trucidati, così
come il secondo genito Grimoaldo, dapprima insediato dallo
stesso Carlo Magno, il quale accortosi però delle trame a favore
di Bisanzio gli fece fare la stessa fine.
E per finire, ancor egli convinto iconoclasta, rivolse le sue
bellicose attenzioni allo stesso pontificato. D'altro canto le
sue idee a proposito della venerazione delle immagini erano ben
note, perchè espresse in una serie di documenti, lettere,
citazioni ed editti oggi noti come "Libri Carolingi" (nda:
nonostante l'imperatore fosse assolutamente analfabeta).
Adriano, seppur sconvolto dalla piega degli eventi, riuscì ad
argomentare la prevalenza della Cattedra di Pietro su qualsiasi
altro patriziato romano.
Ma anche questo nulla valse contro gli impeti imperiali di Carlo
Magno il quale, oltre la volontà di avvocare totalmente a sé il
potere temporale ritenne indispensabile l'avvocazione anche del
potere teologico.
Pertanto in contrapposizione al concilio di Nicea, nel 794 fece
convocare dal clero accondiscendente il concilio di Francoforte
sul Meno.
Le indicazioni imperiali furono ben precise per le conclusioni
dello stesso concilio che stabilì la leggitimità di
rappresentazioni iconografiche solamente quale parte integrante
degli arredi ecclesiastici, vietandone la venerazione!
Tuttavia l'ingerenza di Carlo Magno non fu finalizzata ai
ditinguo tra venerazione ed adorazione, quanto piuttosto ,
ancora una volta, alla riaffermazione del potere temporale e
militare su quello della fede ed in particolar modo sulla
supremazia delle conquiste territoriali, indipendentemente dalle
alleanze.
Comunque il lunghissimo pontificato di Adriano stava per
affacciarsi al tramonto. Ferma fu sino alla fine la sua
opposizione alla scomunica di Irene e suo figlio Costantino, in
contrapposizione con le volontà imperiali.
In Roma e sui territori sotto l'inluenza vaticana, Adriano
riuscì a farsi assurgere quale uno dei più grandi mecenati. Solo
per titolo indicativo si possono citare interventi di
grand'issima importanza storica ancor oggi ammirabili:
- San Pietro fu quasi completamente rinnovato con coperture in
lamine d'oro e argento;
- in San Giovanni in Laterano furono fatte lastricature in marmo
in tutto l'atrio e parte del sagrato;
- a. D 791, dopo l'esondazione del Tevere fece completamente
ridisegnare gli argini del fiume Tevere, nonchè le mura e le
fortificazioni;
- successivamente fece ripristinare strade ed acquedotti e di
questi ultimi ne amplificò la distribuzione che ancor oggi viene
definita "acqua Claudia";
-non ultimo il rifacimento della chiesa di Santa Maria in Schola
Graeca ( ovvero in Cosmedin = ben adornata) donata alla comunità
greca fuggita da Bisanzio a seguito delle persecuzioni
iconoclaste.
I meriti di questo papa sicuramente superarono i difetti e
seppur non annoverato tra i santi ad egli si possono ascrivere
il particolare interessamento per le popolazioni romane
dell'agro pontino quotidianamente falciate dalla malaria, la
grande attenzione verso i più poveri, ed umili, fino alla
concessione gratuita e caritatevole di i proprietà appartenenti
alla propria famiglia quali Capracorum, nella zona del Vejo.
Adriano I chiuse la propria esperienza terrena nel giorno di
natale del 795, (nda: giorno quindi ascrivibile al 25 dicembre ,
dopo le riforme del calendario)
Fu sepolto in San Pietro, dove ancor oggi, alla sinistra del
portale, nell'atrio della basilica si può leggerne l'epigrafe in
marmo scolpito a lettere d'oro dal monaco Alcuino ed inviata
dallo stesso Carlo Magno!
Nel frattempo la Serenissima Repubblica di Venezia fu retta dai
dogi Maurizio Galbaio (764-787) e Giovanni Galbajo (787-804) -
(nda - padre e figlio con sostanziale scritturazione dei
soprannomi, ovvero dei cognomi - nota filologica e fonetica:- la
differente scrittura del soprannome potrebbe essesere
riconducibile ad un mero errore di trascrizione ma, più
diversamente potrebbe essere riconducibile alla diversa
pronuncia dalla stessa scrittura, ancor oggi in essere da
sestiere e sestiere e tra città e terraferma o isolana della
stessa Venezia. Inequivocabile è il significato, seppur corrotto
:Galbaio = cavallo )
Mentre nel vicino oriente chi fece effettivamante da padrone,
nelle terre dimenticate dagli imperi fu lo sceicco e califfo di
Bagdad Harun al Rashid.
LEONE III,
romano (795-816)
Il giorno successivo
alla morte di Adriano I fu eletto il prete cardinale di Santa
Susanna che fu consacrato il 27 dicembre del 795 ed assunse il
nome di Leone III.
Questo pontificato, oltre ad essere uno dei più lunghi della
storia vaticana fu senz'altro uno dei più interessanti per le
contraddizioni non solo storiche che si innescarono: ovvero il
tutto ed il contrario di tutto, sia dal punto di vista teologale
che quello temporale, congiure e sottomissioni, ritorsioni ed
allenanze, diplomazia e popolanesimo.
Non appena eletto il pontefice inviò a Carlo Magno, una lettera
di comunicazione della propria avvenuta consacrazione,
unitamente a dei doni molto importanti per il loro significato
intrinseco : "le chiavi del sepolcro di San Pietro ed il
vessillo di Roma", con il chiaro intendimento di eleggere
il re dei franchi quale definitivo braccio armato della
cristianità in quanto possessore delle chiavi della basilica ed
in maniera rafforzativa, quale defensor della stessa
Roma e della sua popolazione.
Carlo Magno, dal canto suo, ormai raggiunto l'apice della sua
potenza militare ed economica, ricevette la comunicazione con un
certo fastidio, proprio perchè le sue convinzioni ed il suo
potere stavano per collidere con quelle pontificali. Infatti
ambedue i personaggi pensarono ad una grande Mater Ecclesia
che unisse ed evangelizasse tutti i popoli della terra (fino ad
allora conosciuta), magari anche con l'uso delle armi ma, la
differenza sostanziale fu che ambedue pensarono di
impersonificare la quintessenza di una potenza teocratica.
Che Leone III la vedesse in questa maniera, il riscontro lo si
trova in un mosaico del palazzo in Laterano cosidetto del "Triclinium",
iniziato nel 796 ed ultimato nel 800, dove fu rappresentato
Cristo seduto intento a consegnare le chiavi della Chiesa a San
Pietro (simbolo del potere religioso) e a Costantino il labaro
cristiano-romano (simbolo del potere militare e temporale),
mentre su lato opposto, negli stessi atteggiamenti furono
rappresentati Leone III e Carlo Magno.
Che la stessa maniera sia stata vista in maniera opposta da
Carlo Magno fu dimostrato dagli atteggiamenti e soprattutto dai
fatti. In risposta alla lettera papale il re franco fece
pervenire, attraverso i suoi ambasciatori una risposta che non
potè lasciare dubbi e che così si può riassumere: "E' nostro
compito difendere la Santa Chiesa di Cristo, con l'aiuto divino
e quello delle armi, contro gli attacchi dei pagani e le
devastazioni provenienti dall'esterno, nonchè a rafforzare
all'interno l'affermazione della fede cattolica. Però, a Voi
santissimo Padre spetta come nei tempi di Mosè aiutare il nostro
esercito con le mani alzate, affinchè la benedizione di Dio
scenda sul popolo cristiano perchè sia sempre vittorioso".
Nel 797 il re assegnò al papa il compito di redimere le anime
del popolo degli "avari" (tribù caucasica del Daghestan),
sottomessi dagli eserciti carolingi.
Sempre nel 797, nel frattempo l'imperatrice Irene, dopo aver
fatto acceccare ed incarcerare il proprio figlio Costantino
aveva assunto tutti i poteri assegnati dall'impero d'oriente.
Nel 798 Carlo Magno ordinò al papa di indire un concilio a Roma
al fine di definire la questione degli eretici "
adozianistici" ( adoptiani = aderenti alla dottrina
teologica dell' adozione di Cristo da parte di Dio Padre e non
da lui stesso generato), cosa che fu celermente attuata e gli
eretici altrettanto celermente condannati e perseguiti.
Ma a Carlo Magno questo non fu sufficiente così iniziò,
ovviamente attraverso le "lunghe mani", a fomentare le varie
fazioni della "nobiltà" romana. Invero, quelle a favore della
teocrazia carolingia si allearono con le fazioni anti papaline
intessendo rapporti con i casati sostenitori del papa
predecessore che videro comunque in quello esistente un anello
debole della catena, quelle favorevoli al papato non dissero di
no all'imperatrice d'oriente Irene.
Il 25 aprile del 799 in occasione della processione per la
ricorrenza della morte di SAN MARCO che si svolse tra il
Laterano e San Lorenzo in Lucina, Leone III fu aggredito da una
banda di congiurati mentre stava seguendo la processione a
cavallo.
Il tentativo di accecarlo e strappargli la lingua andò a vuoto
perchè nel trambusto riuscì a trovare scampo presso il chiostro
di San Silvestro, governato da preti greci. Da li, il pontefice
riuscì a trovare riparo presso il Vinigi (duca di Spoleto) e da
Spoleto raggiunse Carlo Magno a Paderborn ( nella
Renania-Vestafalia, ai piedi della selva di Teotoburgo), dove
questi era intento a "convertire" e a sottometterre i Sassoni
della regione.
A Paderborn il papa incontrò Alcuino ( York 735 - Tours 804),
teologo e fine oratore il quale lo consigliò sicuramente sul
metodo da intrapprendere con il sovrano. Alcuino, fiduciario di
Carlo Magno, intervenne con tutta la propria influenza presso la
corte regnante al fine di portare a casa una qualche unità
cristiana, prima di tutto sfatando le dicerie sul conto del
pontefice stesso che lo avrebbero voluto "lascivo e spergiuro"
ed in secondo luogo suggerendo alcune alchimie diplomatiche
affinchè la posta in gioco fosse ricondotta in mano del
pontefice, ma senza per altro esporsi.
Nell'autunno del 799, il pontefice con le stesse accoglienze
regali e trionfali dell'andata, fece rientro a Roma. Ma Alcuino
precisò alcune questioni a sua maestà che in un primo momento
aveva sottaciuto. In effetti ed in maniera molto ondivaga se
dapprima consigliò il pontefice in un modo, in un secondo tempo
risposò parzialmente le postulanze dei detrattori
accreditandando di fatto quale capo della teocrazia sovrana
Carlo Magno, scrivendo: " è necessario che Voi pensiate
prima a guarire "il capo" ( riferito al papa) e poi i
piedi (riferito al popolo sassone)".
Tra la lotta esterna equella interna, ben più difficile, perchè
in seno alle famiglie romane, Carlo Magno Magno decise di
risolvere frettolosamente le questioni belliche sassoni per
puntare direttamente su Roma, nei pressi della quale, con una
delle sue armate giunse attorno al novembre del 800.
Leone III gli andò incontro per salutarlo ed il 23 novembre lo
incontrò a Nomento, a circa dodici miglia dalla capitale. A
questo punto l'armata di Carlo Magno si divise in tre
spedizioni: una diretta a Ravenna sotto il comando del figlio
Carlo, un'altra capitanata dallo stesso Carlo Magno verso Roma e
la terza al comando del figlio Pipino contro Grimoaldo duca di
Benevento e filobizantino.
I detrattori del pontefice furono presi sotto custodia di Carlo.
Alcuino fece sapere che sarebbe stata più proficua una sua
permanenza a Tours "lasciando alle loro grazie le
decisioni".
Leone III sentendosi tradito dallo stesso Alcuino e ritenendo di
non aver altro scampo si risolse dopo quindici giorni a
soggiacere ma anche a rivendicare il diritto teologico e quindi
divini. Dinanzi a Carlo Magno si presentò come qualsiasi
cittadino si potesse rivolgere ad un tribunale, con il vangelo
in mano reclamò il diritto di essere giudicato solamente da Dio,
rigettando qualsiasi infamante accusa (Giuramento di
Purgazione).
Al sovrano non restò che accettare e condannare a morte i
congiurati. Il primicerio Pasquale ed Il sacellario Campulo
furono comunque beneficiati della "bontà" papale ed esiliati
nelle terre dei franchi.
La rivalsa di Leone III , memore dei primi disinteressati
consigli di Alcuino, sul sovrano avvenne la notte di natale del
800 quando durante la messa il papa impose a Carlo Magno la
corona imperiale al canto di "... a Carlo/ piissimo augusto
incoronato da Dio/al grande imperatore apportatore di
vittoria/vita e vittoria...".
Carlo Magno seppur incoronato imperatore dal papa nel 800, fu
però riconosciuto come tale solamente nel 812 da Michele
imperatore d' oriente, quando fece introdurre, di fatto nel
rituale ecclesiastico, la discenza teologica dello Spirito
Santo!
Il contentere verteva da secoli sul filologismo della parola
"filioloque" (" dal figlio" - eterno enigma e dogma in quanto
tale! da chi discende lo Spirito Santo? e di conseguenza da chi
discende l'uomo se non dalla formula rimasta invariata nei
secoli" dal Padre, dal Figlio - "filioluque" e dallo Spirito
Santo"?, anzichè dal Padre, Figlio e Spirito Santo !)
La riconoscenza a Bisanzio per la propria conferma portò Carlo
Magno a riconoscere l'influenza dell'impero d'oriente sui
territori e sui commerci di Venezia, Ravenna, Istria, Trinacria
e penisola balcanica dell'Asia Minore.
Il vecchio imperatore stava comunque volgendo al termine della
sua lunga galoppata ed il suo percorso si fermò ad Aquisgrana il
28 gennaio del 814, dopo essere sopravissuto ai figli Carlo e
Pipino ed aver incoronato imperatore, egli stesso l'ultimo
genito Ludovico.
Dopo la scomparsa di Carlo Magno, papa Leone III diede la stura
ad ogni possibile repressione contro tutti i partigiani
dell'imperatore, prima di tutto perseguì Pasquale e Campulo ed
anche se esiliati riuscì a metterli a morte. Poi proseguì con
una serie di epurazioni e condanne a morte di tutti i suoi
detrattori, ivi compresi dei nuovi congiurati, scoperti
attraverso le tante "orecchie di dionisio" ovvero le delazioni.
Nel 815 la situazione romana si presentò come una sorta di
apocalisse avvolta nel caos più totale, gli uni contro gli altri
e tutti contro tutti.
Leone III morì il 12 giugno del 816 e fu sepolto in San Pietro.
Nel 1673 la Sacra Congregazione dei Riti inserì il suo nome nel
Martirologio Romano al 12 giugno, ma nella revisione del 1963 la
sua festa fu eliminata. Come molti altri papi riuscì comunque ad
essere un buon mecenate, ad egli fu ascritta la costituzione
della Scuola Palatina, dalla quale derivò l' Università della
Sorbona a Parigi.
E' necessario aggiungere che durante il pontificato di Leone
III, altri accadimenti occorsero quali quelli veneziani che
nell'arco di ventuno anni videro succedersi, alla guida dell'
ormai indipendente città lagunare due dogi : Giovanni III
Galbajo e Obelerio Antenoreo (vedi cronologia ), quando a Bagdad
governarono in maniera totalmente teocratica i seguenti califfi:
Harun - al Rashid (786-809); Muhammad -al Hamin (809-813) e
Abdallah -al Mamun (813-817) e l'espansionismo islamico aveva
conquistato tutto il nord Africa ed era giunto in Spagna con la
dinastia degli Ommayedi già nel 756 dove manterrà le posizioni
sino al 1031, in particolar modo a Cordoba iniziarono le
costruzioni delle grandi moschee.