640 -752

GIOVANNI IV, dalmato (640-642)

Figlio dello scolastico ( nda: insegnante. In particolar modo della dottrina di Cristo) e dalmata Venanzio. Egli stesso diacono cattolico, fu consacrato pontefice il 24 dicembre del 640.
Finalmente, dopo quasi cinque mesi di vacatio la cattedra del "vescovo di Roma" fu nuovamente occupata.
Infatti, l'imperatore Eraclio dopo aver ricondotto a se stesso l' assenso alla nomina papale se ne guardò bene dal dissentire sulle decisioni di Roma, anche perchè nel frattempo Sergio, patriarca di Bisanzio e fautore dell' ectesi promulgata dallo stesso imperatore era morto. Il suo successore Pirro tentò quella stessa strada ma probabilmente non ebbe lo stesso carisma del suo predecessore.
In effetti Eraclio, imperatore d' oriente, lasciò cadere nel nulla il suo editto che imponeva la nuova eresia monotelita, con la conseguente sconfessione di Pirro.
Alla morte di Eraclio, il trono successe a Eraclio II che dopo pochi mesi fu assassinato ( 641), così come accadde a Costantino III, anch'egli assassinato dopo poche settimane dal suo insediamento. Infine il trono sempre tra il 641 ed 642 passò a Costante II. Quest'ultimo imperatore consapevole dell' inutilità delle lotte intestine tra società appartenenti alla stessa fede, letti gli accorati appelli di Giovanni IV, fece ritirare l'editto dell' ectesi.
Ma Giovanni IV, oltre ad essere stato attento agli argini dell' ortodossia cattolica promosse l' evangelizzazione dei popoli slavi e dalmati.
A Salona, cittadina a circa 5 km da Spalato, probabilmente sua cittadina natale, ancor oggi si possono ammirare i mosaici di San Venanzio e nel catino della cappella di San Giovanni la raffigurazione dei papi Giovanni IV e del suo Successore Teodoro I che ultimò i lavori.
I longobardi, in quel periodo non diedero più di tante preoccupazioni all' urbe, anche se sulle rive del fiume Scoltenna , odierno Panaro morirono circa ottomila soldati greci, ingaggiati dall'esarca di Ravenna.
Giovanni IV morì il 12 ottobre del 642 e fu sepolto nel cimitero di San Pietro.

TEODORO I, di Gerusalemme (642-649)

Nato da famiglia di origine greca, il padre fu vescovo di Gerusalemme. La sua elezione fu espressamente voluta dall'esarca Isacco e la sua consacrazione avvenne il 24 novembre del 642.
Nel frattempo Pirro, cosmopolita di Bisanzio fu costretto all'esilio e con lui l'eresia monotelita infatti Costante II, succeduto a Costantino III fu più propenso alla teologia della Chiesa romana, piuttosto che a quelle della Chiesa orientale ed il patriarcato, in virtù dei poteri imperiali fu assegnato al vescovo Paolo.
Pirro però non si diede per vinto e tentò in un primo momento di convincere il pontefice, durante una sua visita a Roma, tanto che Teodoro I chiese spiegazioni dell'esilio del ex patriarca al nuovo patriarca Paolo.
Ma le comunicazioni del tempo seppur lente, travalicarono anche il temporeggiamento cosichè l'impaziente Pirro decise di recarsi direttamente dall'esarca di Ravenna.
Teodoro I capì allora l'inghippo e dopo aver convocato un concilio in San Pietro fece scomunicare sia Pirro che Paolo il quale, diversamente da come si era presentato all'imperatore, quale sostenitore della teologia cattolica stava invece propagandando la fede monotelista.

Le diverse opinioni in tema teologico fecero sicuramente "tremare i polsi" all' imperatore ed al suo esarca Isacco di Ravenna anche perchè ad approffitare della situazione fu proprio Rotari , re dei longobardii il quale, nel 643 promulgò l' editto ( nda: detto appunto di Rotari) che definì l'assetto politico della penisola italica. L'impero d'oriente non trovò di meglio che condannare e ritirare il famoso editto dell' ectesi , sostituendolo però in maniera bizantina con un'altro editto definito Typus . Quest'ultimo atto, in buona sostanza, se da una parte abiurava il precedente, dall'altra impediva il papa ad esprimere una propria opinione in materia teologica che dissentisse dal volere imperiale.
In altri termini: " la toppa fu peggiore della lacerazione".
Teodoro però non vide la promulgazione di quest'ultimo editto, si spense il 14 maggio del 649 e fu sepolto in San Pietro.

MARTINO I, di Todi (649-655)

Nato intorno al 590 a Todi , ora provincia di Perugia, già nunzio apostolico in Costantinopoli, il diacono Martino fu eletto papa nel luglio del 649 in regime di "vacatio" dell' esarcato di Ravenna e senza attendere la nomina imperiale.
Ciò fu ritenuta un'aperta sfida alle leggi ed agli editti imperiali. D'altro canto le eresie orientali stavano sempre più lacerando il tessuto cristiano e doveva essere stato sempre più impellente la necessità di una ricucitura o di uno strappo decisivo in maniera tale da non lasciar addito ad interpretazioni diverse da quelle date dagli apostoli, dal suo primo pontefice in poi.
Nell'intento di una immediata comunione di intenti , il 5 ottobre dello stesso anno, San Martino indisse un concilio Laterano al quale parteciparono 150 vescovi per discutere dell' Ektesys Typus e delle sue conseguenze. Il concilio si concluse con la condanna dell' editto e di conseguenza escluse le volontà imperiali dalle questioni meramente teologali.
Nel frattempo Costante II, imperatore d' oriente aveva inviato nella penisola italica l'esarca Olimpio, con ordini precisi di far sottomettere i vescovi al Typus.
Olimpio arrivò a Roma durante il concilio. Non soddisfatto di come fosse stato ricevuto anche perchè Roma si stava dotando di una piccola milizia, l'esarca tentò la strada bizantina per risolvere la questione mediante l'uccisione di Martino, ordinata al suo scudiero, nel mentre gli veniva impartita la comunione, durante la messa celebrata in suo onore.

La leggenda vuole che lo scudiero, in procinto di eseguire l'ordine sia rimasto improvvisamente accecato. Olimpio constatati i poteri sovrannaturali del Santo Padre si prorstrò confidandogli gli ordini ricevuti. L'esarca morì successivamente nell'intento di espiare le sue colpe, dopo essersi messo a disposizione della Chiesa e combattendo contro i saraceni che avevano invaso la Trinacria (odierna Sicilia).
L'insuccesso di Olimpio non fermò Costante II che inviò a Roma l'esarca Teodoro Calliope con precisi ordini di arrestare il papa.
Le truppe di Ravenna entrarono a Roma il 15 giugno del 653 e circondarono il palazzo del Laterano. L'esarca entrò in Chiesa dove, Martino ammalato giaceva davanti all'altar maggiore e con estrema arrogamza ordinò la sua deposizione ed il suo trasferimento a Bisanzio dove avrebbe dovuto essere giudicato per aver disobbedito alle leggi imperiali.
La milizia romana fu messa subito a tacere, sia per la rapidità dell'intervento sia perchè il papa non volle alcun spargimento di sangue perchè, pur ben conscio del distino al quale andava incontro, in cuor suo forse sperò fino in fondo di poter convincere anche l'imperatore dell'autonomia della Chiesa romana.
Il 19 giugno le navi della flotta bizantina lasciarono la città e fecero vela versa il Levante.
Martino fu condotto al cospetto di Costante II il 17 settembre del 654. Nel frattempo Roma, per volere dello stesso imperatore aveva un altro pontefice . Eugenio I.
Martino fu subito rinchiuso in carcere, mentre il processo inziò solo tre mesi dopo.
L'accusa fu di alto tradimento!
Il prefetto Troilo sostenne l'accusa di aver irretito l'esarca Olimpio.
Martino sostenne la propria difesa rispondendo: << In Olimpio ho abbracciato il mio nemico redento. Ai saraceni ho dato denaro per quei cristiani abbandonati dall' imperatore. Come papa ho sostenuto la fede contro il Typus>>.
Condannato a morte, Martino subì ogni tipo di ingiuria e di sofferenza, fino ad essere condotto in giro per la città in catene e seminudo, nei rigori dell'inverno, dopo che gli era stato lacerato e tolto e calpestato anche il "pallio" pontificale.
Alla fine non fu portato al patibolo ma nuovamente in carcere ed infine inviato in un esilio carcerato a Chersonea di Crimea dove morì di stenti il 16 settembre 655, praticamente abbandonato da tutti ed in particolar modo dal nuovo patriarca eretico Pirro di Costantinopoli.
La sua salma fu deposta in un primo momento nel sagrato della chiesa della Vergine di Bacherna e secoli dopo traslata nella chiesa dei SS Silvestro e Martino a Roma.

San Martino I veniva festeggiato il 13 aprile, ora assieme a tutti i San Martino il giorno 11 novembre (nda:è emblematico come siano ricordati due Santi dallo stesso nome - San Martino di Tours (316-397) che offrì metà del suo mantello ad un povero tagliandolo con la propria spada - San Martino I al quale venne strappato invece il pallio pontificale. A Venezia per l' 11 di novembre i fornai vendono, ancor oggi degli enormi biscotti a forma di guerriero a cavallo con tutta la loro finitura costituite da confetti argentati o dorati, la corazza di cioccolata ed il mantello rosso, con accanto dei medaglioni di pasta di mela cotogna completamente disadorna.)

EUGENIO I, romano (654-657)

Figlio del romano Ruffiniano fu insediato il 10 agosto del 654, dopo la deportazione di San Martino e prima della morte del suo predecessore.
La nomina lo colse quand'era presbitero dell'aventino per espressa volontà dell'imperatore Costante II.
In teoria Eugenio avrebbe dovuto rifiutare la nomina dopo quanto accaduto ma lo spirito di sopravvivenza del cattolicesimo suggerì diversamente. E se in un primo momento Eugenio dovette sembrare un fuscello contro le molestie del vento, alla fine si rivelò una quercia.
Nel suo pur breve pontificato non solo riconfermò le tesi e gli anatemi dei suoi predecessori ma riuscì a far sconfessare dal conclave dei vescovi e dalla raccolta del popolo le ambigue dottrine inviategli da Pietro che nel 656 succedette a Pirro patriarca d'oriente.
Con accanto il popolo ed il sinodo respinse fermamente la Synodica (ovvero l'ambigua professione di fede da parte di Pietro) durante una messa in Santa Maria Maggiore.
Probabilmente avrebbe fatto la stessa fine del suo predecessore se la morte non lo avesse colto il 2 giugno 657. Il papa fu sepolto a San Pietro.
La sua santificazione avvenne tredici secoli dopo, quando al soglio era salito Pio XII (Eugenio Pacelli), il quale nel celebrare il suo venticinquesimo anno pontificale fece costruire la chiesa di Sant' Eugenio nel viale delle Belle Arti all'EUR di Roma. La chiesa fu ultimata e solennemente inaugurata nella ricorrenza della morte del Santo mentre correva l'anno 1951.

VITALIANO, di Segni (657-672)

Nativo di Segni, un centro a circa 60 km da Roma sui monti Lepini settentrionali dove si estraeva e lavorava il calcare. Fu consacrato papa il 30 luglio del 657 a nemmeno due mesi dalla morte del suo predecessore, anche perchè nel frattempo Costante II cambiò la propria linea strategica nei confronti della Chiesa romana.
Il cambiamento, solo dal punto di vista teologale, dell'imperatore fu dovuto essenzialmente ai dissapori interni all'impero stesso e scaturiti in particolar modo dopo aver fatto assassinare il fratello Teodosio.
Mentre sul piano temporale continuò ad imporre la propria volontà con la forza e tutta la sua bizantina arroganza infatti, in "visita" a Roma nel 663, al papa tolse la diocesi di Ravenna e depredò gli arredi di quasi tutte le chiese, fino ad impadronirsi delle tegole di bronzo dorato del Panteon ( divenuto tempio cristiano).
Il buon papa Vitaliano sicuramente non ebbe strumenti per contrapporsi a quella ferocia sul piano militare, potè solo opporre una buona diplomazia.
Il 17 luglio, Costante II ed il suo esercito lasciarono l' urbe e diresse verso la Sicilia e a Siracusa, eresse la sua dimora. Il 1° maggio del 666 inferse un