BONIFACIO V
di Napoli ( 619 - 625)
Dopo tredici mesi
di vacanza nel soglio pontificio, il 23 dicembre del 619 fu
proclamato papa Bonifacio V .
Diacono di famiglia napoletana si dovette confrontare con
una realtà sempre più deteriorata soprattutto nei costumi e
nelle usanze. (nda: queste ultime, dal punto di vista laico,
non sono intese tanto quale degrado morale, ancorchè
regnasse ogni tipo di perversione... la prostituzione di
ambo i sessi non fu mai interrotta, così come non furono mai
interdetti i baccanali..., quanto fu invece la corruzione e
la man bassa su tutto ciò che poteva essere appetibile dal
punto di vista economico.)
Di questo fontefice furono tramandate pochissime notizie,
forse l'unica tra le quali, quella di aver fatto riportare
alla luce e restaurare le catacombe di San Nicomede sulla
via Nomementana, presso l'attuale Porta Pia.
Bonifacio terminò il suo mandato sulla terra il 25 ottobre
625 e le sue spoglie furono tumulate nel sagrato di San
Pietro.
Dall'altra parte dell' impero però, altri eventi si stavano
consumando.
La leggenda vuole che, nell'estate del 620 MAOMETTO avesse
incontrato sei abitanti della città di Yathrib (nda: Medna)
che erano venuti in pellegrinaggio alla Ka'bah.
I sei furono colpiti dalla sua personalità.
Nell'estate del 621, dodici uomini di Yathrib si recarono
alla Mecca per il pellegrinaggio.
I dodici si riunirono presso le montagne di Aqaba e con il
Primo Giuramento di Aqaba promisero fedeltà a Maometto.
Nel ritorno a Yathrib furono accompagnati da Musab ibn Amir.
Nel giugno del 622, 75 persone, di cui 73 uomini e 2 donne,
provenienti da Yathrib, si recarono in pellegrinaggio alla
Mecca e fecero il Secondo Giuramento di Aqaba riconoscendo
in Maometto il loro capo politico e religioso.
Nel 622 Maometto decise di "rompere i legami tribali" e di
"emigrare" a Yathrib, la futura Medina. L' EGIRA, ovvero la
migrazione dei fedeli musulmani dalla Mecca a Yathrib
(Medina), ebbe inizio venerdì 16 luglio del 622.
Maometto lasciò la Mecca per ultimo e raggiunse Medina il 24
settembre 622. Aveva 52 anni.
ONORIO I,
di Capua (Na) (625-638)
Fu consacrato a
soli tre giorni dalla scomparsa del suo predecessore, in
virtù del fatto che l'imperatore aveva delegato l' esarca di
Ravenna ad assolvere il diritto di conferma ed Isacco
dovrandosi fortuitamente a Roma nei giorni del Trapasso di
Bonifacio V non impiegò molto a ratificare la nomina del
nuovo pontefice.
Onorio proveniva dalla nobile famiglia del console campano
Petronio, colto e devoto alla religione cristiana riuscì a
contraddistinguersi essendosi ispirato alla dottrina di
Gregorio Magno.
Fin da subito si rivelò un bravissimo amministratore,
mecenate, molto sensibile ai bisogni dell' Urbe e dei suoi
abitanti.
In quasi tredici anni di pontificato, egli riuscì a
ricostruire l' acquedotto Traiano che dal lago Bolsena
raggiungeva Roma , distrutto da Vitige, nonchè la
connessione dello stesso acquedotto ad innumerevoli mulini
collocati sul Giannicolo, oltre alla ricostruzione e
l'edificazione di chiese e conventi o alla riconversione di
tempi pagani.
Ma l'opera più grandiosa fu sicuramente il rinnovamento
della basilica di San Pietro:
- le tegole del tetto furono sostituite con quelle del
tempio di Venere in bronzo dorato ( dono personale
dell'imperatore Eraclio);
-la confessione fu ricoperta da 187 libbre di argento;
-la porta mediana fu ricoperta d' argento per un peso di 975
libbre;
-sulla tomba dell' apostolo furono posti due candelabri
sempre d' argento del peso di 272 libbre;
-il senato, ormai da secoli abbandonato fu trasformato in
Curia e la chiesa intitolata a San Adriano.
Non andarono altrettanto bene le cose sul piano teologale.
Sul fronte occidentale, dopo aver puntato sul profondo
cattolicesimo del longobardo Adaloado, questi fu assassinato
dal cognato Ariovaldo di fede ariana e quindi si trovò
scoperto nella Roma cisalpina.
Ma la vera "guerra" arrivò dal fronte orientale e solo
probabilmente per un fraintendimento nelle scritture latine
di tipo bizantino.
Sergio, patriarca di Costantinopoli, su pressioni
dell'imperatore Eraclio elaborò una nuova tesi teologica,
non più monofisista ma monotelita, come fu definita ( oggi
si potrebbe dire che erano cambiati i suonatori, ma la
musica rimaneva la stessa, quanto ad eresie e disfacimenti).
Alle teorie del patriarca si contrapposero, per l'ennesima
volta quelle Trine del monaco Sofronio seri.
Sergio riuscì a far pubblicare dall' imperatore l' editto
cosidetto dell' Ectesi (nda: mediante il quale venne vietato
nell'uso eclesiastico delle espressioni "una o due Energie"-
facendo quindi valere la volontà di affermare che il Cristo
era l'unico Dio fattosi uomo e non il figlio di Dio).
Onorio non capì in effetti la gravità delle affermazioni e
considerata una diatriba di nessun conto scrisse una lettera
a Sergio di Costantinopoli, affermando che in buona sostanza
quella teoria era da ritenersi la stessa espressione del
cristianesimo.
Nel 638 e nel 639 a Costantinopoli furono riuniti due
sinodi, attraverso i quali fu invece sconfessato il modello
monotelita e fu quindi sconfessata la lettera del pontefice
che fu bruciata (nda: fu per altro il primo segno
premonitore contro le eresie).
Onorio I comunque non udì le conclusione del secondo sinodo,
spirò il 12 ottobre del 638 e fu sepolto in San Pietro.
In suo onore, le porte del sepolcro di San Pietro recano l'
iscrizione dux plebis ( nda: non condottiero dei popoli,
come qualcuno sostiene... ma dei poveri!).
Dall'altra parte del Mediterraneo e del Mar Rosso Mohamed il
profeta stava perfezionando l'approccio di una parte
dell'umanità con la dottrina di Allah :
Maometto, comprato un terreno incolto, provvide a far
costruire la sua casa. Un edificio molto semplice in pietra
e mattoni d'argilla con un cortile su cui si affacciavano
gli appartamenti delle due mogli Sawda ed Aysha. Per pregare
i musulmani si riunivano nella casa di Maometto. Essendo il
luogo dove si prosternavano venne chiamato masgid, dal
siriaco masgheda, da cui deriva l'italiano moschea. Sia gli
emigrati dalla Mecca che i musulmani di Medina, riuniti
nella Umma, la comunità dei fedeli, riconobbero l'autorità
di Maometto. Il popolo dei credenti era unito non da vincoli
tribali ma dalla comune fede religiosa.La Costituzione di
Medina, risalente al primo anno dell'Egira, stabilì i
rapporti tra i musulmani, le tribù arabe e le tribù
ebraiche.Agli ebrei venne consentito di partecipare al patto
pur rimanendo nella loro fede.Maometto assunse la funzione
di hakim, legislatore e giudice supremo chiamato a dirimere
i contrasti della complessa società di Medina, e la funzione
di qaid, capo militare.
I muhajirun, privi di risorse economiche, decisero di
risolvere i loro problemi facendo delle razzie (ghazawat) a
danno delle carovane dei meccani dirette in Siria.Nel
gennaio del 624 Maometto inviò un gruppo di uomini con degli
ordini sigillati a Nakhlah, per intercettare una carovana
che veniva dallo Yemen. Il gruppo era guidato da Abd Allah
ibn Gahs, che aprì la lettera dopo dieci giorni di marcia. I
musulmani attaccarono con successo una piccola carovana.
Uccisero un meccano e ne fecero prigionieri altri due. La
razzia era stata effettuata verso la fine del mese sacro di
Ragiab, un periodo di pace osservato da tutte le tribù arabe
per consentire il pellegrinaggio (umra) alla Mecca. La
carovana, che stava ritornando dalla Mecca, non si aspettava
assolutamente di essere attaccata.La violazione del mese
sacro venne giustificata da Maometto con una rivelazione
divina (Corano, II, 217). Nel febbraio del 624 Maometto
decise di cambiare la direzione a cui bisogna rivolgersi
durante la preghiera: non più Gerusalemme, ma la Mecca.Nel
marzo del 624 (anno II dell'Egira) venne tentata una seconda
razzia a danno dei meccani. La carovana, guidata da Abu
Sufyan, il capo del clan degli Umayyah, stava tornando da
Gaza.
C'erano più di mille cammelli, 50.000 dirham di
merci.Maometto, alla guida di circa 300 uomini, emigrati
dalla Mecca e abitanti di Medina, decise di impadronirsi
della carovana.Abu Sufyan,informato dell'imminente attacco
di Maometto, deviò il suo percorso a marce forzate e si mise
in salvo. Intanto dalla Mecca, a cui Abu Sufyan aveva
chiesto aiuto, avevano inviato in soccorso circa 800 uomini.
Alcuni volevano ritornare indietro, non sussistendo più il
motivo per cui erano stati inviati. Ma altri, tra cui Abu
Lahab, vollero lo stesso dare battaglia. Il 12 del mese di
Ramadan del II anno dell'Egira, i meccani e i musulmani si
scontrarono presso il pozzo di Badr, a circa 105 chilometri
da Medina.
Maometto ebbe la sua prima grande vittoria come capo
militare e religioso.
Tra i meccani
perirono 44 persone e tra i musulmani 14. Altri 44 meccani
furono fatti prigionieri. La sorte dei prigionieri è
incerta. Pare che alcuni siano stati riscattati, altri
uccisi e qualcuno anche convertito. Tra gli altri venne
messo a morte Nadr ibn al-Harit, un poeta che raccontava le
storie della Persia. La sua colpa: aver attratto molti
ascoltatori distogliendoli dall'ascoltare le prediche di
Maometto.Il bottino fu molto inferiore a quello che si
sarebbe potuto avere se si fosse catturata la carovana.
Sorsero anche molte controversie sulla divisione del
bottino.La battaglia fu considerata l'inizio della jihad,
lotta religiosa e militare contro i nemici dell'Islam. Da
allora i musulmani caduti in battaglia furono considerati
martiri (shahid).Tornato a Medina Maometto accusò gli ebrei
della tribù dei Banu Qainuqa di aver collaborato con i
meccani.Nell'aprile del 624 assediò la loro fortezza (atam).
Dopo 15 giorni gli ebrei si arresero. Si salvarono dal
massacro per intervento di Abd Allah ibn Ubayy, sayyid degli
Hazrag, che in precedenza era stato alleato della tribù
ebraica.I Banu Qainuqa ebbero salva la vita ma dovettero
abbandonare le loro armi e tutti i loro beni mobili ed
immobili.
La vittoria di
Badr aveva dato fiducia a Maometto che intensificò le razzie
anche contro tribù beduine come i Sualim e i Gastafan (nel
mese di Chawal dell'anno II dell'Egira), i Banu Talaba e i
Banu Muharib.
Alì sposò Fatima,
una figlia di Maometto. Dal matrimonio nacquero Hasan e
Husain.
Othman sposò Ruqayya, un'altra figlia di Maometto.
Maometto sposò Hafsa, figlia di Omar e vedova di Hunais.
Nel 625 i meccani
misero in campo un esercito di tremila uomini al comando di
Abu Sufyan. Comandante della cavalleria era Halid ibn
al-Walid, il generale che in seguito sarà chiamato "La spada
dell'Islam". Maometto riuscì a radunare 1.000 uomini. Abd
Allah ibn Ubayy sconsigliò Maometto dall'accettare la
battaglia fuori della città, ma non riuscendo a convincere
il profeta si ritirò con i suoi 300 uomini.Il 19-20 novembre
del 625, ai piedi della collina di Uhud, i due eserciti si
scontrarono. Abu Sufyan riportò una grande vittoria.
Maometto venne ferito. Hamza, zio del Profeta, venne
ucciso.Abu Sufyan non inseguì l'esercito sconfitto fino a
Medina, forse per timore degli uomini di Abd Allah ibn
Ubayy. Preferì ritornare immediatamente alla Mecca.
Tornato a Medina
Maometto accusò gli ebrei della tribù dei Banu Nadir di non
aver preso parte al combattimento, forse perché si era
combattuto di sabato. Venne emanato l'ordine di espulsione
degli ebrei Banu Nadir, che tentarono di resistere
chiudendosi nelle loro fortezze. Maometto allora prese ad
incendiare i palmeti e le coltivazioni. L'azione era
assolutamente proibita dalle tradizioni arabe, ma Maometto
la giustificò con una rivelazione divina (Corano, LIX, 5)I
Banu Nadir ebbero salva la vita ma dovettero abbandonare le
loro armi e tutti i loro beni mobili ed immobili. Venne
consentito di portare via solo quanto era possibile
trasportare su un cammello per ogni tre persone.Il bottino,
non essendo bene di guerra, fu attribuito integralmente a
Maometto che lo diede al gruppo degli emigrati dalla
Mecca.Alla fine del 626 i meccani riunirono un esercito di
10.000 uomini e lo posero sotto il comando di Abu
Sufyan.Maometto, su consiglio di uno schiavo persiano Salman
al-Farisi, fece costruire una trincea intorno a Medina.
Quando l'esercito
meccano arrivò fu sorpreso dal dispositivo difensivo del
tutto inusuale tra gli arabi. Non poté attaccare la città e
fu costretto a porre l'assedio.
L'11 marzo del 627
Abu Sufyan decise di interrompere le operazioni militari.La
decisione fu presa a causa del freddo intenso, ma anche a
causa di divergenze interne allo schieramento alleato dei
meccani. Pare che Maometto abbia intrapreso una intensa
attività diplomatica per dividere i suoi avversari.
Durante l'assedio
perirono sei musulmani e tre meccani. Gli ebrei vennero
sospettati di aver cospirato con il nemico. Durante
l'assedio alcuni di essi erano già stati uccisi.
Quando i meccani
si ritirarono Maometto attaccò il quartiere dei Qurayza, che
resistettero un mese. Alla fine si arresero senza
condizioni. Gli uomini vennero tutti sterminati. Le donne e
i bambini ridotti in schiavitù. Durante l'assedio un solo
musulmano era stato ucciso da una donna con una pietra.I
beni degli ebrei vennero attribuiti a Maometto che li diede
agli emigrati dalla Mecca. Maometto, a 57 anni, prese come
sua concubina l'ebrea Ruhaina, che poi si convertì
all'Islam.
Con lo sterminio
dei Qurayza l'unità politica e religiosa di Medina giunse a
compimento.
Nel dicembre del
627 Maometto organizzò un attacco contro i Banu Mustaliq,
una tribù nomade nell'area delle vie carovaniere dirette
dalla Mecca verso la Siria.I Banu Mustaliq vennero
sconfitti. Maometto sposò Guwairya, figlia del capo dei
Mustaliq.
All'inizio del 628
Maometto avviò dei negoziati segreti con i meccani, con
l'intermediazione di al-Abbas, zio di Maometto. Nel febbraio
del 628 Maometto si mise in cammino verso la Mecca insieme
agli emigrati e ai fedeli medinesi. Pare che in un primo
tempo Maometto avesse avuto intenzione di attaccare la
Mecca, ma la defezione dei beduini lo avrebbe indotto a
trasformare il significato della marcia in un
pellegrinaggio.L'arrivo dei pellegrini provocò grave
preoccupazione tra i meccani. Un contingente militare
guidato da Halid ibn al-Walid venne inviato a controllare la
situazione. I medinesi furono bloccati fuori della zona
sacra dove potevano essere effettuati i sacrifici. Vennero
avviate trattative.Otman, il genero di Maometto, entrò come
ambasciatore in città. Intanto Maometto riuniva i suoi 1.400
pellegrini armati e li faceva giurare di seguirlo fino alla
morte.Alla fine venne firmato un trattato di pace della
durata di 10 anni. I musulmani sarebbero potuti entrare alla
Mecca come pellegrini, senza armi, per tre giorni, a partire
dall'anno seguente.
Per quell'anno i
musulmani furono autorizzati da Maometto a celebrare i riti
sacrificali della umra fuori della zona sacra, sul campo di
al-Hudaybiya, rivolgendo le loro preghiere in direzione
della Mecca.
Nel maggio del 628
Maometto si diresse con il suo esercito contro l'oasi di
Haybar, a circa 150 chilometri a nord-est di Medina.
Nell'oasi abitava una ricca tribù ebraica. I giudei si
ritirarono nelle loro fortezze e resistettero a lungo, ma
alla fine dovettero cedere. Gli ebrei ebbero salva la vita,
persero i loro beni mobili, furono autorizzati a continuare
a lavorare la terra con l'obbligo di versare ai musulmani la
metà del raccolto. Non furono costretti a convertirsi. Un
presidio musulmano fu lasciato sul posto per controllare la
situazione.
Maometto sposò
l'ebrea Safiya, 17 anni, figlia di uno dei Qurayza
massacrati a Medina, vedova di Kinana che aveva diretto la
resistenza di una delle fortezze di Haybar. Kinana era stato
torturato ed ucciso.
Dopo qualche giorno venne sottomessa la comunità ebraica di
Fadak, quella di Wadi al-Qurra, e quella di Tayma', città ad
oltre 300 chilometri a nord di Medina.
Si stima che da
queste oasi Maometto traesse una rendita annuale di almeno
32.000 quintali di datteri e cereali, che, sulla base di un
consumo trimestrale di 2 quintali a testa, avrebbe
consentito di mantenere almeno 4.000 uomini. I musulmani
avevano trovato i mezzi economici per sostenere la propria
potenza militare.Nel febbraio del 629 Maometto fece il
pellegrinaggio alla Mecca con 2.000 uomini. Dovettero
lasciare alle porte della città armi e cavalli. I meccani
lasciarono la città e assistettero alle cerimonie da una
collina.
Maometto, 59 anni,
si sposò con Maimuna bint al-Harit, sorella della moglie di
al-Abbas e parente di Halid ibn al-Walid, e con Umm Habiba,
figlia del potente Abu Sufyan. Il patto di al-Hudaybiya non
resse a lungo. Con il pretesto della uccisione di un
musulmano, tra l'altro in un incidente a carattere privato
tra due tribù, il Profeta decise di riprendere la guerra
contro la Mecca.
Il 10 di Ramadan
dell'anno IX dell'Egira (dicembre 629) Maometto uscì da
Medina con 10.000 uomini. Per strada si aggiunsero 3.000
beduini di tribù alleate. La Mecca aveva subito un tracollo
economico con l'interruzione delle vie carovaniere, ora
controllate da Medina. I meccani non opposero resistenza.
al-Abbas, appena
convertito, uscì incontro a Maometto. Abu Sufyan, compreso
che non c'era possibilità di difesa, negoziò con Maometto,
si sottomise e chiese una amnistia per tutti i meccani che
avessero abbandonato le armi. L'11 gennaio del 630 Maometto
entrò alla Mecca alla testa del suo esercito di musulmani.
Era una conquista politica e religiosa. Rivendicò il diritto
del conquistatore a ridurre in schiavitù tutta la
popolazione meccana. Poi la proclamò libera. Seguì un
solenne giuramento con cui tutti i meccani si impegnarono ad
obbedire ad Allah ed al suo Inviato. Maometto tuttavia non
si fidò dei meccani e decise di tornare a Medina. Furono
uccise solo una decina di persone indicate per nome dal
Profeta.
Maometto uscì
dalla Mecca con un esercito di medinesi, beduini e meccani
convertiti. Proclamò la guerra santa contro gli infedeli e
si diresse contro la città di at-Ta'if.
Gli Hawazin, il
clan più forte dei Taqif, gli abitanti di at-Ta'if,
organizzarono la difesa. Lo scontro avvenne a Hunayn.
Vinsero i musulmani. Gli Hawazin furono sterminati, compresi
i bambini. Maometto dovette intervenire per interrompere la
strage degli innocenti. I superstiti si convertirono
all'Islam. Gli abitanti di at-Ta'if si rifugiarono in città.
Maometto lasciò a dirigere l'assedio Abu-Sufyan. Infine gli
abitanti della città mandarono una ambasceria a Medina e
conclusero la pace sottomettendosi ad Allah e a Maometto.
Nell'autunno dell'anno IX dell'Egira (629-630) Maometto
preparò la campagna contro Tabuk nel nord della penisola
arabica, ai confini con l'impero bizantino. Un esercito di
10.000 uomini si mise in marcia. Gli abitanti di Tabuk,
greci ed arabi, abbandonarono la città prima dell'arrivo di
Maometto. Dopo 10 giorni i musulmani ripresero la via di
Medina.
Il successo
dell'impresa accrebbe il prestigio del Profeta. Ambasciatori
arrivarono da ogni parte dell'Arabia per concludere trattati
di amicizia. Anche due vescovi cristiani, Ukadir di Dumat
al-Gandal e Yohanna ibn Ruba di Aila, conclusero un accordo:
avrebbero pagato un tributo in cambio del diritto di
continuare a professare la loro religione e della
possibilità di mandare carovane verso lo Yemen. Le tribù che
si sottomettevano evitavano la jihad, la guerra santa. Si
dovevano convertire all'Islam e dovevano pagare un tributo.
Maometto inviava un 'amil, che assumeva le funzioni di capo
della preghiera (iman), di addetto alla conversione e di
esattore dei tributi. La ricchezza affluiva a Medina e
veniva reinvestita nella politica di conquista. Maometto
continuò a vivere in povertà, tra le lamentele delle sue
numerose mogli.
In pochi anni le tribù arabe settentrionali si sottomisero:
- nel 628 i Quda'a, dopo una azione militare;
- nel 630 i Tamin del Nagd; i Banu ibn Wail, ai confini
dell'Iraq;
- nel 631 la tribù dei Qais-'Ilan, che controllava la via
carovaniera verso le oasi del nord; la tribù dei Tavy; la
tribù dei Kinda; gli Udra e i Banu Hanifa, in parte già
convertiti nel 628;
- nel 632 i Muharib;infine i Gudam, acerrimi nemici di
Maometto.
Anche le tribù dello Higiaz centrale e quelle sudarabiche
decisero di sottomettersi:
- nel 628 gli
Huza'a, a cui appartenevano i Banu Mustaliq; i Kinana, dopo
la spedizione su Tabuk;
- nel 630 i Sulaim, che si unirono ai medinesi nella marcia
sulla Mecca;
- nel 631 i Banu Harith, di pelle nera; i Banu 'Amr ibdn
Ca'sa'; i Murad;
- le tribù cristiane del Negran ottennero di poter
continuare nella loro fede, ma dovettero pagare un tributo.
Una tribù dell'Oman aderì all'Islam nel 630.
Rimasero fuori della influenza musulmana le tribù dello
Yemen e dell'Hadramaut.
Nel 631 Maometto
non prese parte al pellegrinaggio alla Mecca. Venne
sostituito da Abu Bakr alla guida di 300 medinesi. Nel marzo
del 632, anno X dell'Egira, Maometto guidò il
pellegrinaggio, accompagnato dalla moglie Aysha, dalla
figlia Fatima e dal genero Alì. Era già malato e dovette far
ripetere le sue parole alla folla dal muezzin Bilal.
L'8 giugno del 632 (23 Rabi'I dell'anno XI dell'Egira)
Maometto morì nella casa di Aysha, allora diciottenne. Si
pensa ad una malattia causata dal clima umido di Medina.
Venne sepolto nella stessa casa della morte. Aveva 62 anni.
SEVERINO,
romano (640)
Figlio del romano
Labieno succedette ad Onorio, in tempi relativamente brevi,
probabilmente tre o quattro giorni dopo i funerali, ma la
sua nomina fu tardiva, infatti arrivò dopo circa due anni, a
causa di una nuova presa di posizione dell' imperatore
Eraclio che riavvocò a se il diritto di nomina del
pontefice, esautorando di fatto l' esarca di Ravenna Isacco
che il governatore di Roma Maurizio, nella pronuncia del
benestare imperiale.
Infatti Severino si rifiutò di sottoscrivere l' Ectesi ( nda:
precedenti) a favore dell'eresia monotelita.
Il Liber Pontificalis riporta la sua elezione il 28
maggio del 640, dopo il totale saccheggio del "tesoro"
cristiano alacremente costituito e conservato dal suo
predecessore.
Il saccheggio fu causato dalle truppe sotto l'esarca di
Bisanzio, in comune accordo con la soldataglia di Maurizio.
In effetti per troppo lungo tempo, gli armigeri rimasero
senza il pattuito compenso. La colpa fu addossata ad Onorio
I al quale furono attribuiti tutti i malanni delle truppe
ivi compreso la sparizione dei loro salari inviati allo
stesso da parte dell' impero d' oriente.
Ma la causa acclarata fu il dispendio di denaro perpetrato
dai due "titolari" presso Ravenna e Roma, i quali non
pensando di accappararsi anche i tributi per il mantenimento
della truppa, non trovarono di meglio che scaricare la colpa
su chi invece era riuscito ad amministrare bene i beni della
comunità.
Il 2 agosto dello stesso anno 640, Severino morì dopo solo
due mesi di pontificato, probabilmente per le percosse
ricevute durante il saccheggio al quale si oppose con tutte
le forze.
Fu sepolto in San Pietro.
(nda: forse sarebbe una figura papale da rivalutare in
quanto martire ma non menzionato nel martiriologio)