
BONIFACIO II,
romano (530-532)
Già consacrato
dal suo predecessore con il conferimento del proprio "pallio"
(nda: letteralmente mantello, che nel medioevo si trasformerà in
sinonimo di stendardo), l'arcidacono Bonifacio II, nativo di
Roma fu eletto il 22 settembre del 530, ovvero lo stesso giorno
della morte di San Felice IV, suo predecessore.
L'elezione avvenne nella basilica di San Giovanni in Laterano,
ancora una volta in una sorta di frenesia contro il tempo,
perchè nella basilica Giulia ( altrimenti detta di Costantino)
si stava tentando un'ulteriore scisma con l'elezione di un papa
diverso e contrapposto: il presule Dioscuro, di origini greche.
Il pontificato di Bonifacio fu molto breve e pochi furono gli
atti e le notizie tramandate sul suo pontificato.
Sono state fatte solo alcune congetture sulle trame che
avrebbero potuto portare allo scisma ed al decadimento dello
stesso pontefice, tra le quali la sobbillazione da parte del
Senato romano, molto più favorevole a Costantinopoli piuttosto
che a Ravenna.
A dirimere alcune questioni ci furono però sicuramente gli
eventi ed il corso della natura.
Dioscuro morì quasi subito dopo la sua elezione contrapposta ed
i chierici e laici chiamati alla sua stessa elezione fecero ben
presto ammenda, sottoscrivendo gli atti del concilio di "Simmaco",
secondo i quali appunto, il pontefice aveva diritto di nomina
sul suo successore.
Subito dopo lo seguì Bonifacio II, il quale lasciò le terrene
incombenze il 17 ottobre del 532 e le sue spoglie furono deposte
nel sagrato di San Pietro.
Il nome di Bonifacio II non figura nè sul Martirologio Romano nè
sul Calendario Universale. La Santità è riferita in particolar
modo e per quanto riguardi il nome di un pontefice a San
Bonifacio IV.
GIOVANNI II,
romano (533-535)
Giovanni II fu
consacrato il 2 gennaio del 533, dopo 77 giorni di "vacatio"
, più che dal popolo cristiano o dai suoi rappresentanti, da una
consorteria di poteri ed interessi capitanata da Amalasunta,
madre di Atalarico, re degli ostrogoti insediatisi a Ravenna ed
appoggiati dal senato romano.
Venne ritenuto che, Giovanni II sia stato il primo papa a dover
cambiare il proprio nome di Battesimo, essendo egli nato come
Mercurio, della famiglia romana dei Mercuriali di umili origini
e quindi non consono alla più alta carica ecclesiastica.
Il suo breve pontificato non lasciò grandi tracce. Nemmeno il
malaffare, voluto da Amalasunta, reggente in vece del re, riuscì
ad imporre grandi cambiamenti.
Con la morte di Atalarico nel 534, il senato romano spostò la
propria area di riverenza verso Bisanzio, a favore qundi, del
neo imperatore Giustiniano ma non tanto per la sua ortodossia
cattolica riconfermata, attraverso un editto imperiale, ad
ulteriore conferma del dogma sulla SANTA TRINITA', quanto per le
regalie e prebende fatte recapitare alla nobiltà romana, proprio
per far pendere diversamente l'ago della bilancia da occidente
ad oriente.
Giovanni II morì il giorno 8 maggio del 535 e le sue spoglie
furono sepolte nel sagrato di San Pietro.
Il suo nome non figura iscritto né sul Martirologio Romano né
sul Calendario Universale dei Santi.
AGAPITO I,
romano (535-536)
Sembra fosse
imparentato con San Gregorio Magno e con San Felice IV. Egli
stesso figlio del prete Giordano rettore della chiesa dei SS.
Giovanni e Paolo sul Celio di Roma, il quale fu ricordato per
essere stato trucidato durante lo scisma, in quanto seguace di
Simmaco.
Agapito fu consacrato il 13 maggio del 535.
Il suo regno durò poco più di undici mesi ma pur non essendo
stato artefice di grandi eventi, grandi eventi si svolsero in
quei pochi mesi.
L'imperatore d' oriente Giustiniano riuscì a conquistare la
rimanente parte del medio oriente e gran parte dell' Africa nord
orientale, già regno dei goti.
Amalasunta, madre di Atalarico fu fatta assassinare (mediante
strangolamento) da Teodato (principe ostrogoto, figlio
Amalafreda, sorella di Teodorico) che diede così il pretesto a
Giustiniano, di inviare il suo generale Belisario per dirimere
le questioni, il quale dopo essere sbarcato e conquistato la
Sicilia diresse le sue orde verso Napoli e da li si preparò a
sferrare l'attacco finale a Roma che avrebbe inizialmente dovuto
essere assediata.
Teodato non essendo preparato militarmente per le grandi
battaglie riuscì però a costringere il pontefice, usando la
"longa manus" imperiale, ad intraprendere un duro viaggio
verso Bisanzio, al fine di riuscire a convincere l' imperatore a
desistere dalla sua impresa.
Agapito si sottomise e non avendo fondi per affrontare il
viaggio impegnò alcuni arredi della basilica di San Pietro.
Giunto a Costantinopoli, Agapito fu accolto con tutti gli onori
ma non riuscì a far desistere Giustiniano dai propositi di
riconquista della penisola italica.
Durante il suo brevissimo soggiorno a Costantinopoli però una
cosa riuscì a rimediare: un' ulteriore sconfitta all'eresia
monofisista, riuscendo a far allontanare il patriarca Antimo (
protetto dall'imperatrice Teodora) a favore dell'insediamento
del patriarca Menas, di radice cattolico-romana.
Agapito, dopo le fatiche del viaggio si ammalò gravemente fino
all'estrema conseguenza che accadde il 22 aprile del 536.
I suoi funerali furono volutamente di estrema sontuosità e la
sua salma fu traslata a Roma per essere sepolta nel sagrato di
San Pietro.
Agapito ( dal greco agapitos = amato, amabile) fu proclamato
Santo e festeggiato il 28 aprile.
SILVERIO,
di Frosinone (536-537)
Le ingerenze di
imperatori, re e tiranni stavano diventando sempre più
oppressive nei confronti dei pontefici, quali rappresentanti (nda:
pseudo-democratici) del popolo, delle sue esigenze. Senza
dimenticare che la figura del pontefice stava divenendo
un'alternativa alle bramosie terrene ai contendenti di turno.
La Chiesa seppur spogliata da immense fortune, a causa di
intercessioni e baratti in cambio della propria libertà, con i
tanti invasori continuava a rappresentare un notevole centro di
attrazione, dal punto di vista delle ricchezze.
Pertanto, è facile immaginare quanto sia stato grande
l'interesse di tutti i potentati nel tentare di imporre la
propria volontà sull'elezione al soglio, nel recondito desiderio
di poter manovrare dall' esterno chi più fosse stato
accondiscendente e munifico nei confronti del suo "elettore",
dimenticando spesso che, la VOLONTA' cristiana non ha mai tenuto
conto delle sorti di un singolo cristiano, quanto questo fosse
stato necessario alla sopravvivenza dell'intera comunità ( nda:
un vecchio proverbio recita testualmente "morto un papa se ne fa
un altro").
Il primo papa ad essere stato direttamente e manifestamente
nominato dalla tirannia fu Silverio, già figlio di papa Ormisda
(514-523). L' incoronazione avvenne il 1° giugno 536, in pratica
non appena appresa la notizia della morte del suo predecessore
Agapito, deceduto a Bisanzio.
Durante il suo breve pontificato potè solo subire le
guerreggiate pretese di conquista territoriale e di potere tra
l' imperatore bizantino Giustiniano, attestato ormai alle porte
di Roma con l'esercito di Belisario ed il re goto ( nda: ma
ormai italico) Teodato che non vedeva l'ora di tornarsene a
Ravenna.
Così come fu costretto a subire le trame dell'imperatrice
Teodolinda (moglie di Giustiniano) che intendeva imporre la
propria eresia monofisista dettatale da Antonio, patriarca di
Costantinopoli.
Le conseguenze tragiche: Teodato fu assassinato mentre stava
fuggendo da Roma e Silverio fu privato del proprio pallio,
vestito di un semplice saio monacale fu esiliato a Patara in
"Licia" ( regione a SO della penisola anatolica) e
successivamente trasferito nell'isola di Palmaria (isola del
Golfo di La spezia o più probabilmente nell'isola di Ponza),
dove morì di stenti il giorno 11 (o forse il 22) novembre del
537 dove fu sepolto.
Anche se non figura nel "martirologio" viene ricordato come
santo il 20 giugno.
VIGILIO,
romano (537-555)
Vigilio fu già
designato come suo successore dal suo terzo predecessore, ovvero
Bonifacio II. Diacono di nobili origini romane fu imposto quale
pontefice dal generale Belisario, proconsole dell'imperatore
Giustiniano al popolo cristiano di Roma il 29 marzo 537.
Dopo tre precursori riuscì ad avere la "Tiara" ( nda:
copricapo pontificio a forma ogivale con inserti di pietre
preziose e perle nonchè tre corone sovrapposte, ad indicare i
tre regni della Santa Trinità), grazie ai buoni auspici raccolti
durante la sua permanenza a Bisanzio in qualità di "apocrisiario
pontificio" (ambasciatore, odierno nunzio apostolico),
prima della morte del suo predecessore Silverio (11 novembre
dello stesso anno) e dopo la sua deposizione ordinata dall'
imperatore ed imposta con un provvedimento pontificio.
Il regno di San Vigilio fu contraddistinto da due periodi
indivisibili tra di loro ma nello stesso tempo contrapposti.
La sua imposizione ed i primi anni furono segnatamente marcati
dal quasi totale assoggettamento del mondo cristiano alle
volontà dell' impero d'oriente e più segnatamente alle volontà
di due donne: Teodorica, moglie di Giustiniano ed Antonina,
moglie di Belisario.
Anni durante i quali imperversarono corruzzione, simonia,
abbandono dei principi fondamentali della Chiesa cristiana e
quindi dissolutezza dei costumi, fino alla delegitttimazione
delle strutture sane della stessa Chiesa cristiana.
Lo stesso papa Silverio, deposto ed umiliato fu fatto
assassinare da Antonina attraverso il suo sicario Eugenio, non
senza avergli procurato prima una sofferenza di stenti e
percosse.
Un empito di cristianità si ebbe da questo papa nel 543 quando
Teodora impose al papa di reintegrare nei ranghi eclesiastici
Antimo ( ex patriarca di Bisanzio) e quindi, in pratica di
ammettere in seno alla Chiesa romana l'eresia monofisista.
La risposta di Vigilio fu : "...per quanto mi senta indegno,
sono sempre il rappresentante del beato apostolo Pietro,
rivestito della stessa dignità dei miei venerabili predecessori,
Silverio ed Agapito che già condannarono Antimo"
La reazione da parte di Giustiniano, irretito dalla moglie, non
si fece attendere, con la promulgazione dell'editto bizantino
dei "Tre Capitoli" , mediante il quale fece diventare imperativa
la condanna delle teorie di: Teodoro Mopsuestia, Teodoreto di
Ciro e di Ibas di Edessa e di conseguenza l'affermazione
dell'eresia monofisista, contro quanto era stato stabilito dal
Concilio di Calcedonia.
La chiesa d' oriente accettò l'editto pur rimanendo sconcertata
ed in attesa delle reazioni di Roma.
Non essendoci state reazioni da parte del pontefice questi fu
praticamente arrestato, mentre si trovava a dir messa nella
chiesa di Santa Cecilia in Transtevere e condotto a
Costantinopoli, dalle truppe imperiali capitanate proprio da
Antimo.
Non vi furono reazioni tra la popolazione che non si rese conto
della situazione o forse perchè memore di come il pontefice
fosse arrivato al soglio di Pietro. Vigilio arrivò a
Costantinopoli il 25 gennaio del 547 dove nel suo più totale
isolamento di palazzo Placidia ( sede degli apocrisiari
pontifici) subì una fortissima pressione psicologica che lo
portò a sottoscrivere l'editto dei Tre Capitoli.
L' 11 aprile del 548, in occasione della Pasqua la cosa fu resa
nota al patriarca Menas tramite uno scritto denominato "Judicatum"
.
Menas, ricevuto l'atto, scatenò il putiferio facendo insorgere
tutti i vescovi d'occidente, dell' Illiria, della Dalmazia e
dell' Africa conosciuta, arrivando fino alla scomunica dello
stesso pontefice.
Vigilio ritrattò e ritirò il suo "Judicatum".
Giustiniano emanò un nuovo editto a conferma del precedente che
fu riconfermato dai vescovi d'oriente.
Non fu l'ultimo atto ondivago di Vigilio (forse anche perchè lo
stesso anno morì Teodora) e con grande fermezza scomunicò i
vescovi che aderirono al secondo editto riguardante i Tre
Capitoli.
Intanto gli anni trascorsero, nell' agosto del 551, sentondosi
minacciato si rifugiò nella Basilica di San Pietro in Ormisda,
sempre a Bisanzio, dove fu però raggiunto dalle guardie
imperiali e riportato a palazzo Placidia.
La notte del 23 dicembre 553 assieme al vescovo di Milano che lo
accompagnava riuscì a calarsi da una finestra e raggiungere un
imbarcazione che lo portò a Calcedonia.
Il 2 febbraio successivo Vigilio emanò un enciclica contro l'
imperatore. Giustiniano senza più l'influenza di Teodorica subì
il colpo ed inviò presso di lui Belisario in qualità di
ambasciatore con l'intento di riportarlo a Costantinopoli :
Vigilio ritornò a Costantinopoli con la speranza di far indire
un nuovo concilio a Roma. Giustiniano intende invece convocare
un concilio proprio a Bisanzio e lo indice per il 5 maggio 553.
Il pontefice ormai ammalato del "mal della pietra"
(calcolosi) non partecipò, ma il concilio condotto dal patriarca
Eutichio ( successore di Menas, deceduto l'anno prima) condannò
comunque gli editti giustinianei e riconfermò i dogmi del
concilio di Calcedonia.
L'esito del concilio non fu di gradimento dell'imperatore, il
quale per tutta risposta dispose la Cancellazione del nome del
pontefice da tutti "dittici " dalle chiese imperiali.
(nda: dittico = due tavole lignee, incernierate tra loro,
solitamente lavorate a bassorilievo sull'esterno, mentre
internamente recavano figure sacre incise nella cera, in pratica
la primogenitura dell'arte ikonografica).
L'ultimo atto ondivago di Vigilio fu l' ulteriore ritrattazione
di tutta la sua posizione, forse ritenendo più auspicabile una
sua deposizione da parte della Chiesa cristiana che il martirio,
infatti il 23 febbraio scrisse una lettera al patriarca
Eutichio, spiegando i motivi della propria adesione ai voleri
imperiali.
Il 13 agosto del 554, Giustiniano emana la "Prammatica Sanzione"
con la quale il papa fu associato all'amministrazione bizantina
ed il futuro pontefice poteva essere eletto solo previa
approvazione imperiale.
Dopodichè Vigilio fu libero di ritornare a Roma.
La morte lo colse a Siracusa, nel suo viaggio di ritorno, il 7
giugno 555. Le sue spoglie furono sepolte nel cimitero di Santa
Priscilla a Roma.
PELAGIO I,
romano (556-561)
Alla morrte di
Vigilio, il clero romano avrebbe eletto sicuramente Marea ( nda:
probabilmente il patriarca di Alessandria d'Egitto o comunque un
presule che proveniva dalla provincia di Alessandria avendo lo
stesso nome del lago a sud della stessa città : Mareotis,
odierno Maryut).
Purtroppo Marea morì nell'agosto del 555 dopo a soli due mesi
dalla morte di Vigilio.
Il soglio pontificio rimase incustodito fino al 16 aprile 556,
quando ancora una volta fu imposto da Giustiniano papa Pelagio I
.
Pelagio aveva avuto un cursus honorum di tutto
rispetto:
- nobile di discendenza romana
- arcidiacono della Chiesa di Roma
- Vicario di papa Agapito sostenne l'assedio di Roma contro il
re dei goti Totila
(ottobre 545 -17 dicembre 546)
- Apocrisiario ovvero nunzio apostolico a Bisanzio sotto il
pontificato di Vigilio,
quando quest'ultimo fu praticamente recluso a Costantinopoli.
Fino ad essere promotore degli atteggiamenti ondivaghi e
bizantini del suo predecessore (nda: in altre parole,
l'imperatore impose il cattivo consigliere di tre pontefici,
pro domo sua ).
Dall'altra parte la comunità cristiana continuò a procedere,
seppur a piccoli passi, verso la convinzione ortodottica
determinata dal concilio di Calcedonia.
In altre parole quello che facesse, imponesse, discriminasse o
disfacesse l'imperatore e la sua burocrazia bizantina, poco
importò a tutto il resto del mondo, ivi compresa l'imposizione
del pontefice di Roma.
La sua reverenza verso l' impero romano d'oriente non consentì
alla comunità cristiana di evolversi ma la costrinse , suo
malgrado, ad una involuzione il cui frutto sarà l' origine, poco
più di un secolo dopo, di una fede teologica monofisista ovvero
l' ISLAM di Maometto.
Tra i misfatti di questo pontefice si annoverano ulteriormente:
-la sottoscrizione "in toto" degli editti giustinianei riferiti
ai "Tre Capitoli";
-il mandato di assassinare il suo predecessore Vigilio;
- la morte di Paolo patriarca d'alessandria;
-le processioni che vennero sempre presidiate dall'esercito
imperiale a seguito del generale Narsete;
-lo scisma con i vescovati di Ravenna ed Aquileia.
Per contro, In nome di "DIO SOLDO" riuscì però a portare a casa
una miriade di benefici per Roma e soprattutto per i suoi
abitanti.
( nda: difficile dire se un padre si sarebbe comportato in
maniera diversa, pur di riuscire a mantenere la propria
famiglia. Certo è che quel padre riuscì a far sopravvivere non
solo la propria famiglia ma l' intera comunità cristiana di Roma
e della penisola italica).
Pelagio I morì il 4 marzo del 561 e fu sepolto nel sagrato della
basilica di San Pietro in Roma.
Il suo nome non figura nel martirologio nè sul calendario
universale.(nda: varrebbe la pena, nonostante tutto, di
rivisitare la sua figura in maniera più pragmatica!)

GIOVANNI III, romano (561-574)
Nonostante il suo regno sia durato ben tredici anni, di
questo pontificato non si ebbero molte notizie,comunque
di sicuro vi è che l' arcidiacono Catelino, di nobili
origini romane cambiò il suo nome in Giovanni III,
quando fu acclamato al soglio dell'apostolo Pietro nel
561...( nda: nemmeno la data certa è nominata nel liber
pontificalis )
Le uniche notizie si rivolgono alle piccole o grandi
opere architettoniche prodotte nella ristrutturazione
della basilica intitolata ai Santi Filippo e Giacomo in
Roma.
D'altro canto l' impero d'oriente era ben riuscito a
mettere il "silenziatore" a tutta la comunità
cristiana dell' epoca, nonchè al suo MASSIMO
RAPPRESENTANTE, sperando di far prevalere la dottrina
monofisista.
Per contro e paradossalmente si schierarono in
opposizione tutte le orde barbariche ivi comprese quelle
longobarde di Alboino.
Giovanii III purtroppo non ebbe storia perchè la
comunità non riuscì più a specchiarsi in una figura che
non veniva eletta ma imposta dal potere imperiale.
L' unica data certa fu quella della sua morte, che
avvenne il 13 luglio del 574.
Le sue spoglie furono deposte nel sagrato di San Pietro.
ps: (nda: quando si parla di sepoltura nel "sagrato"...
non si deve intendere il moderno luogo antistante la
chiesa ma il vero luogo di per sè nominato, ovvero il
cimitero che occupava esattamente la parte antistante l'
entrata di una chiesa e normalmente si estendeva su ambo
i lati delle pareti dello stesso edificio)
BENEDETTO I,
romano (575-579)
Già
vescovo in Roma fu insediato il 2 giugno del 575, dopo
quasi un anno di vacatio del soglio pontificio.
I tempi non consentirono, probabilmente, una decisione
più solerte a causa della sempre più evidente spaccatura
tra i vari poteri imperiali: l' oriente contro
l'occidente ed allo stesso tempo le varie eresie o
interpretazioni teologiche.
Veti sopra veti contro posizioni diverse e contrapposte.
Dogmi e scomuniche vicendevolmente promulgate. Assedi e
liberazioni, guerre gli uni contro gli altri portarono...dimenticando
la vera dottrina di Cristo.
Benedetto I fu considerato il terzo pontefice a cambiare
il nome di battesimo dopo l'elezione. La tradizione lo
vuole battesimato come Bonosio, ma di più non è dato
sapere. D'altro canto i longobardi furono alle porte per
non dire all'interno di Roma stessa. Le comunicazioni
praticamente interrotte ed i cristiani rintanati
nuovamente nelle catacombe.
Nulla valsero gli sforzi dell' imperatore Giustiniano II
che riuscì ad inviare ad Ostia navi cariche di grano,
dirottate dall' Egitto.
Le orde di Alboino prima, di Clefi e di Anàrchia avevano
già conquistato tutta la cispadania saccheggiando e
sottomettendo tutte popolazioni fino a minacciare,
appunto, la stessa città di Roma, ormai non più "caput
mundi" ( nda: vedi cronologia - "i longobardi" ).
Benedetto I morì il 30 luglio (nda: ma altri storici
sostengono la data del 13 luglio ) del 579 trovando
l'eterno riposo del sagrato della basilica di San
Pietro.
PELAGIO II,
romano (579-590)
Figlio del goto Ugildo, romano di nascita fu consacrato
al soglio di San Pietro il 26 novembre 579, dopo quattro
mesi di vacatio .
Anche lui come il suo predecessore non ebbe l'
imprimatur dell' imperatore d' oriente diversamente
da come aveva stabilito Giustiniano attraverso i suoi
editti.
L' assedio dei longobardi non stava dando tregua così
come la carestia. Le poche milizie, assieme ad altre
navi onerarie, inviate da Tiberio, non aveva servito a
molto.
Con un gran contributo in oro, "Roma al di la del
Tevere" riuscì però a far ritirare le truppe di
Zotto, duca di Benevento, alleato di Autari, figlio di
Clefi, ed a sua volta una sorta di re tribale dei
longobardi, il quale non mancò comunque, durante la sua
ritirata di distruggere e depredare il neonato monastero
Benedettino di Montecassino.
Negli anni del suo pontificato, Pelagio II tentò una
prima azione diplomatica con il popolo dei franchi ,
attraverso il vescovo di Auxerre, allora governato da un
tetrarcato politribale con a capo Clotario I, Gontrano,
Chilperico e Sigeberto, ma senza ottenere grossi
risultati.
Tentò, in seconda battuta, di ricomporre lo scisma di
Aquileia (nda: da sempre, molto più vicina alla Chiesa
d' oriente che non a Roma), ma senza successo; infatti
nonostante gli anatemi pontificali, il patriarca di
Aquileia ovvero di Bisanzio, sotto l'egida del nuovo
imperatore Maurizio si proclamò: "patriarca
ecumenico". (Nda: se una traduzione si potesse
dare... sarebbe l'equivalente di "papa" - Dopo lo scisma
dei "Tre Capitoli", voluto dall'imperatore Giustiniano,
sembra che la sede episcopale del patriarca di Bisanzio,
sia stata volutamente spostata ad Aquileia per poter
contrastare l'ormai quasi inesistente Roma. Dal punto di
vista storico, Aquileia assieme a Grado e Altino,
diedero successivamente vita a Venezia, proprio grazie
alle mire dell'impero romano d'oriente ed alle
successive invasioni di "mille" popoli provenienti dai
quattro angoli di quel mondo fino ad allora ancora poco
conosciuto ed alle contapposizioni tra gli uni e gli
altri.)
Gli ultimi colpi inferti ai cristiani di questo
pontificato furono due sciagure naturali: lo
straripamento del Tevere del 589 e la lues
inguinaria dell'anno successivo (nda: peste
bubbonica importata dalle navi annonarie provvenienti
dall' Egitto).
Beato Pelagio II morì di pestilenza il 7 febbraio 590 e
fu sepolto nel sagrato di San Pietro.
Viene ricordato nel giorno successivo la sua morte: l '
8 di febbraio.
GREGORIO I MAGNO,
romano (590-604)
Nacque probabilmente nel 540 da Giordano della nobile
famiglia degli Anici (nda: famiglia originaria di
Preneste - tra i quali si annoverano il console Lucio
Anicio Gallo (ricordato per la vittoria contro Genzio re
di Illiria-168 a.c.- e successivamente gli
imparentamernti con le famiglie degli Amnii, Pincii,
Petronii, Annii e Achenii, nonchè per la discendenza
dagli imperatori Petronio massimo e Olibrio, ivi
compreso il filosofo Boezio) e dalla madre Silvia.
Non solo, quella famiglia di cotanto lustro diede tali
natali ma potè anche annoverare anche uno dei primi
pontefici: Felice III.
In altre parole dopo aver fatto grande l'impero si
apprestò a rendere grande il mondo cristiano attraverso
una delle più totali dedizioni alla fede ed alle
tradizioni cristiane.
Gregorio, Inizialmente non si dedicò completamente alla
cristianità ma preferì seguire piuttosto una vita
politica che lo portò ad essere nominato prefetto di
Roma (572), da Giustiniano II.
Carica che in pratica riassumeva i poteri vicariali
dello stesso imperatore in terra italica e sulle sue
pertinenze.
Ma, gli usi ed i costumi di quel tempo, ovvero la
moralità comunemente intesa non dovettero però essere
dei più consoni, nel modo di intendere la vita dello
stesso futuro pontefice, così come probabilmente abborrì
le congiure di palazzo, bizantine o meno che queste
fossero e dopo aver abbandonato gli interessi politici
decise di abbracciare totalmente la fede di CRISTO.
Il suo status non potè comunque prescindere dagli
impegni imperiali e clericali e quindi fu nominato ( da
Benedetto I) apocrisario ovvero nunzio apostolico in
Costantinopoli dove rimase dal 579 al 586.
Il suo ritegno verso quel tipo di società non gli
consentì oltre pertanto, dopo aver definito i suoi
interessi ed impegni sociali si dedicò esclusivamente
alla vita monastica ( nda: nessuno me ne voglia per le
mie elucubrazioni ma, si potrebbe definire l'antesignano
della vita monastica, devota e sociale così come la
interpretò, più di cinquecento anni dopo: San
Francesco).
Dilapidò tutte le sostanze di famiglia a favore dei
poveri e nella costruzione di chiese ovunque fosse stato
possibile erigerne una.
Nel mentre i longobardi erano già in Roma, Gregorio si
trovava quale abate nel monastero del Celio (uno dei
tanti da lui stesso eretto) dove ricevette la nunziatura
dell'incoronazione a papa. Correva il giorno 3 settembre
dell' annus domini 590. ( nda: ancora una volta dopo
sette mesi di vacatio ).
Grazie alle intercessioni di Costantina, del fratello
Teoctista, figli dell'imperatore di Bisanzio Tiberio, e
di Maurizio fratello dello stesso imperatore, nonostante
Gregorio avesse già iniziato a predicare la totale
indipendenza della Chiesa dai poteri temporali,
ricevette l'assenso imperiale all'investitura (nda:
assenso dovuto agli editti giustinianei).
Durante il suo pontificato dovette far fronte oltre ai
longobardi anche a tutta una serie di disgrazie
naturali, dalla siccità alla carestia per finire alla
pestilenza.
Ciò nonostante in papa Gregorio si ritrovano, in grado
eminente, tutte le qualità dell'uomo di governo, il
senso del dovere, della misura e della dignità. In lui
lo storico protestante Harnack ammirò "la saggezza, la
giustizia, la mitezza, la forza di iniziativa, la
tolleranza".
Mentre, Bossuet lo ritenne ne "il modello perfetto di
come si governa non solo la Chiesa" ( nda: in questo
caso si potrebbe ritenere un antesignano di
Machiavelli).
Non a caso la sua mitezza di carattere, la sua umiltà e
devozione riuscì a cristianizzare tutti le popolazioni
anglosassoni, franche e longobarde, perchè Gregorio non
ebbe in mente il predominio dei cristiani su altri credi
e quindi l'imposizione di una idea ma, l'
evangelizzazione, l'ecumenismo dell'idea stessa senza
doverne rendere conto ai poteri secolari ovvero alla
secolarizzazione dell' incipit.
Tantè che proprio per essere stato di incarnato pallido
(nda), non sbiadì di più nei confronti di tutti i
potentati dell'epoca: ebbe dell'incredibile l'
organizzazione della la difesa di Roma minacciata da
Agilulfo, col quale intesse poi rapporti di buon
vicinato.
Amministrò la cosa
pubblica con puntigliosa equità, supplendo all'incuria dei
funzionari imperiali.
Ebbe cura degli acquedotti; favorì l'insediamento dei coloni
eliminando ogni residuo di servitù della gleba.
Animato da zelo, promosse la missione in Inghilterra di S.
Agostino di Canterbury.
Capace di allargare lo sguardo oltre i confini della
cristianità, non sdegnò le cure minute della vita
quotidiana. Poco prima di morire trovò il modo di far
pervenire al vescovo di Chiusi un mantello per l'inverno.
L'epistolario ( sono 848 lettere tramandate ) e le omelie al
popolo documentarono la sua molteplice attività. Ovunque
lasciò un'impronta, come nella musica in campo liturgico con
la promozione del canto "gregoriano", così come la sua
familiarità con la Sacra Scrittura appare dalle Omelie su
Ezechiele e sul Vangelo, mentre i Moralia attestano
l'ammirazione in S. Agostino. Profondo influsso nella
spiritualità esercitò il suo Liber regulae pastoralis.
Gregorio I definito successivamente San Gregorio Magno morì
a Roma il 12 marzo del 604 e fu sepolto in, (non nel
sagrato) San Pietro.
L' iscrizione sulla lapide lo definisce ancor oggi
consul dei .
(Pontefice Dottore e Santo della Chiesa Romana ed Apostolica
viene ancor oggi festeggiato il 3 di settembre.)
SABINIANO,
della Tuscia (604-606)
Nato a Blera (
nella Tuscia - odierna Toscana e provincia di Viterbo-
anticamente Blera , poi Bieva ed infine nuovamente Blera).
Dopo essere stato diacono, fu nunzio apostolico di Gregorio
Magno a Costantinopoli (595) quando, ancora una volta il
patriarca di Aquileia tentò di autoproclamarsi "patriarca
ecumenico". La mancata trasmissione degli atti di quella
nuova presa di posizione che poteva solo far intravvedere un
nuovo tentativo scismatico provocò, in Gregorio una reazione
molto dura che si concluse con una reprimenda ed il rientro
a Roma del futuro pontefice.
Dopo la morte di Gregorio Magno fu comunque Sabiniano a
salire il soglio pontificio, anche per i buoni auspici della
corte imperiale di Bisanzio la quale fece pervenire la sua
conferma il 13 settembre del 604 dopo sei mesi di
vacatio.
Il suo pontificato, anche se di breve durata, non fu
ricordato come un fulgido esempio di carità cristiana, forse
proprio per la diversità di vedute con il suo predecessore.
Di fronte alle malattie ed alla carestia che continuò ad
imperversare, diversamente da Gregorio, fece aprire i
pontifici granai ma solo a pagamento.
A nulla valsero le proteste e le piccole ribellioni popolari
che furono respinte in maniera mlitaresca.
L' odio per il suo predecessore e la gelosia lo fece dire
che "Gregorio, pur di farsi lodare, avrebbe sfamato il mondo
intero!"
Sabiniano, al di là della leggenda che lo vorrebbe defunto
in seguito alle percosse somministrategli con il pastorale,
dallo stesso Gregorio apparsogli in sogno, morì
effettivamente di morte violenta il 22 febbraio del 606 ma,
in conseguenza ad una insurrezione popolare.
Le spoglie riuscirono ad essere deposte nel sagrato di San
Pietro dopo una lunga peripezia che vide il corpo
trasportato da San Giovanni in Laterano, attraverso vicoli
nascosti lungo le mura di porta San Giovanni ed attraverso
ponte Milvio.
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