
SISTO III, romano (432-440)
Presule di
matrice romana, fu eletto al soglio pontificio il 31 luglio del
432.
Il suo papato fu ricordato per due questioni, fondamentali per
l'epoca cristiana e per il tramonto dell'Impero Romano d'
occidente.
La prima, per essere riuscito ad imporre le conclusioni del
Concilio di Efeso con la ricomposizione, in seno a Santa Romana
Chiesa dei dissapori e delle filosofie teologali (mai per altro
dichiarate blasfeme od eretiche) sorte e condotte in medio
oriente dalla chiesa cristiana orientale facente capo, in
particolar modo al patriarca Giovanni di Antiochia, il quale
aveva palesemente appoggiato le eresie "nestoriane" e
quindi "pelagiane".
In pratica Sisto III riuscì a reimporre il dogma della Santa
Trinità e di conseguenza attraverso il "verbo" (ovvero
lo "Spirito Santo") la maternità di Maria, quale Madre
di Dio. Figura femminile fortemente osteggiata dalle dottrine
cristiane radicate nell'oriente, proprio perchè nella
ricomposizione della famiglia celeste entrò per la prima volta
una figura diversamente sessuata, ovvero una donna, ovvero lo
Spirito Santo mai nominato come tale ma piuttosto, rappresentato
sotto forma di una lingua di fuoco o di una colomba .
(nda: dal punto di vista laico nulla osta a qualsiasi credo
teologico. Vi è da pensare però che il cristianesimo sia sorto
sulle sponde di altre filosofie religiose per ricostruire una
figura patriarcale ed una famiglia ebraica che si stava
scomponendo, in conseguenza al decadimento della società
teocratica ebraica; all'occupazione militare romana con la
conseguente dissolutezza di costumi ed alla preoccupazione di
riportare la famiglia sui "binari" di casa).
La seconda questione che contraddistinse questo papato fu l'
abbondanza di ricchezze distribuite per la costruzione di nuove
chiese romane ed in particolar modo per la ricostruzione della
chiesa di Santa Maria Maggiore in Transtevere ( distrutta dalla
sommossa per l' elezione di papa Damaso) alla quale furono
"dedicati" per quello che fu tramandato:
- Un calice d'oro del peso di 50 libbre
- Lamine d'argento per il rivestimento dell'altare per 300
libbre
- Una fonte battesimale sormontata da un cervo d'argento dal
peso di 30 libbre, dalla cui bocca sgorgava acqua di fonte
- Un tabernacolo d' argento da 511 libbre, dono speciale dell'
imperatore Valentiniano III.
Segno che il clero romano aveva ormai di gran lunga superato in
ricchezza la finanza pubblica.
Sisto III fu proclamato santo per quelle qualità. Morì il 19
agosto del 440 e fu sepolto a San Lorenzo fuori le mura. Il suo
nome non compare più nel calendario universale della chiesa ma
viene ricordato il 28 marzo.
LEONE I Magno, della
Tuscia (440-461)
Nativo di
Volterra in terra di Tuscia , fu eletto papa per volontà del
clero e del popolo il 29 settembre 440. Il suo pontificato fu
sicuramente uno dei più sentiti e ricordati, tanto da essere
ricordato come "Magnum" ... "Il Grande" e, nella
tradizione cristiana il primo papa costituito e "costruito"
secondo quei canoni che si protrarranno nei secoli.
In effetti, il "trono" pontificale di Leone I riuscì
per buona parte a sostituirsi a quello imperiale di Valentiniano
III, imponendo reprimende ai trasgressori delle tesi teologali,
sconfessando quasi tutte le teorie eretiche e riuscendo a farsi
assegnare compiti d'ambasciata e quindi statali, dalla stessa
imperatrice- madre Placidia, (390-450; figlia dell'imperatore
Teodosio il Grande e di Galla-figlia dell'imperatore
Valentiniano I - rapita da Alarico e data in sposa al cognato
Ataulfo. Rimasta vedova inviata a Ravenna presso Onorio, dove
sposò il patrizio romano Costanzo III dal quale ebbe due figli:
Onoria e Valentiniano III. I contrasti tra i "goti" e Bisanzio
portarono Costanzo verso l'impero d'oriente da dove ritornò
imperatore d'occidente Valentiniano III).
Una delle dottrine eresiarche più famose, alla quale si
contrappose la chiesa romana, durante il pontificato di Leone I,
fu quella di EUTICHE, dall' omonimo monaco anatolico. Eutiche
sostenne, al contrario di ARIO, la divinità terrena del Cristo
senza discendenza alcuna, ovvero mettendo in discussione la
paternità di Dio.
La lotta teologica con Eutiche fu aspra e non fu sufficiente il
concilio ecumenico di Efeso (Terzo?)... quando i vescovi
orientali presero le difese del monaco), per dirimere la
questione.
Solo il diretto intervento imperiale (ormai soggiogato al potere
cristiano) riuscì a ricomporre la questione eutichiana quando,
Valentiniano III, la moglie Eudossia e Placidia in "visita"
(a seguito delle invasioni barbariche) a Roma, dopo aver appreso
della morte di Teodosio II, su sollecitazione del pontefice
associano il trono d'oriente al senatore Marciano. Marciano
esilia Eutiche.
Ma la vicenda che fece diventare "magnum" Leone I deve
piuttosto riccondursi ad un fatto ben più specifico: quello di
aver temporaneamente bloccato l' invasione "barbarica" degli
Unni.
Nel 452 ATTILA occupò Aquileia, uno dei capisaldi dell' impero
d'occidente. Le sue intenzioni erano quelle di proseguire fino a
Roma seguendo l'esempio del goto Alarico ma l'interscambio di
favori tra chiesa e stato impose a Leone di recarsi assieme alla
delegazione imperiale a Peschiera sul Mincio (nda: lago di
Garda) dove riuscì a "folgorare" il re unno e a farlo
desistere dalle sue intenzioni (nda: molto più probabilmente,
Leone I decise di sacrificare una parte del "tesoro di san
pietro"), tanto che la tradizione cristiana fa così
esprimere Attila: "Conosco come vincere gli uomini ma un leone
ed un lupo - riferito al vescovo di Troyes e componente la
delegazione papale- hanno saputo conquistare un conquistatore" .
Ritornato a Roma, il pontefice si dovette confrontare con ben
altre invasioni. Da Genserico re dei vandali riuscì solo ad
ottenere il salvataggio tre basiliche: San Pietro, San Paolo e
San Giovanni in Laterano, per il resto tutto fu messo a ferro e
a fuoco ed i saccheggi iniziati il 15 giugno del 455 terminarono
solo alla fine dello stesso mese.
Roma ormai completamente abbandonata dall' impero trovò la forza
di ricominciare solo attraverso le strutture ecclesiastiche che
non mancarono di dare assistenza come meglio poterono.
Leone I morì il 10 novembre del 461. Le sue spoglie furono
deposte nel sagrato dell' antica basilica di San Pietro. Dopo
l'erezione della nuova basilica le spoglie furono traslate sotto
l'altare con la pala marmorea scolpita da Algardi.
ILARIO,
della Sardegna (461-468)
Diacono di
origine sarda fu consacrato papa il 19 novembre del 461.
Sembrerebbe che la sua figura non fosse stata così "regale",
come quella del suo predecessore ciò nonostante fu l' imperatore
Antenio a recarsi in San Pietro per rendere omaggio al nuovo
papa e non viceversa ( nda: questo può dirla lunga su come si
fosse già ben radicato fino ai confini dell'impero il potere
temporum-teologale della chiesa cristiana).
Questo pontificato fu peraltro improntato quasi totalmente sul
rifacimento dei luoghi di culto, la dove necessitavano di essere
riparati dopo le incursioni vandaliche e dell'abbellimento di
quelli risparmiati.
Ilario fu sicuramente uno dei primi mecenati nei confronti di
artigiani, artisti e cantori. Particolare attenzione fu dedicata
al complesso del Laterano dove metalli e marmi preziosi furono
profusi "a piene mani".
Oltre alla scultura d'oro massiccio dell' agnello, anche
l'arco d'ingresso fu costruito di metallo prezioso, per i primo
oratorio, mentre per il secondo furono impiegate 100 libbre
d'argento tra il primo ed il secondo oratorio. D'oro e d'argento
erano gli arredi e le porte. Inoltre, secondo il "Liber
Pontificalis", il battistero sarebbe stato adornato da tre
sculture in argento massiccio del peso di 30 libbre ciascuna,
raffiguranti dei cervi dalla cui bocca sgorgava acqua di fonte.
L'inventario proseguiva oltre con:
- 60 libbre d' argento per il tabernacolo a torre circondato da
marmi canalizzati per lo scorrimento di acqua;
- 1 lampadario d'oro a dieci fiamme per l'illuminazione della
cerimonia del battesimo nella notte di Pasqua;
- 1 colomba dorata galleggiante sulle acque a simbolo dello
Spirito Santo;
- ecc... ecc...
Da Ilario in poi, per molti secoli queste saranno le occupazioni
principali dei pontefici, ovvero l'apparire per non essere (
nda: molti di questi furono rappresentati sotto forma di esili
figure, rese ancora più esili dal piviale posto sul capo, ed in
punta di piedi su scarpine rosse ma ammantate come imperatori.
D'altro canto non venivano proclamati papi quei teologi asceti e
dediti effettivamente alla cura dell' anima ed all'alleviamento
delle altrui terrene sofferenze ma, diaconi intrallazzatori e
faccendieri).
Il pontefice morì il 29 febbraio del 468 e fu sepolto a San
Lorenzo fuori le mura, il suo nome non figura ormai più nel
calendario universale.
SIMPLICIO,
di Tivoli (468-483)
Di famiglia
romana originaria di Tivoli, Simplicio fu eletto papa il 3 marzo
del 468. Un lungo pontificato segnato da grandissime traversie :
- tutto il pontificato fu percosso dall'eresia "monofisistica";
- nel 470 i vandali di Ricìmero saccheggiarono Roma per la terza
volta;
- nel 472 fu la volta di una diffusa pestilenza e di una
gravissima carestia;
- nel 476 si spense definitivamente l' Impero Romano d'
Occidente quando, Odoacre depose dell'imperatore-bambino Romolo
Augustolo. ( nda: Odoacre fu un re ostrogoto a capo di orde
barbariche indefinite quali i Rugi, Eruli, Sciri e Turcilingi,
calato nella penisola italica a seguito degli unni di Attila).
Il "monofisismo" era stato suscitato da Dioscoro,
patriarca di Alessandria d'Egitto, e soprattutto dal monaco
Eutiche: la sua tesi centrale, che le dava anche il nome, era
che in Cristo vi è una sola natura, quella divina. Nonostante
l'importante ed energico intervento di S. Leone Magno, l'eresia
trionfò in occasione del cosiddetto "latrocinio di Efeso",
ma due anni dopo la dottrina ortodossa venne affermata con
chiarezza nel concilio di Calcedonia, che assunse come articolo
di fede il documento di S. Leone Magno.
Questo concilio emanò anche il famoso canone 28, che
riconosceva una preminenza del patriarcato costantinopolitano,
che venne contestata come innovazione pericolosa dagli inviati
di S. Leone Magno e venne combattuta anche da S. Simplicio. La
controversia sul monofisismo andò avanti ancora per qualche
tempo: ne fu responsabile anche l'imperatore Zenone che nel 482
tentò un impossibile compromesso con il suo Henoticon, contro il
quale papa Simplicio prese netta posizione.
La carestia e la
pestilanza furono concause delle ripetute invasioni da parte di
popolazioni transalpine condotte in Italia attraverso le "comode"
strade romane e provenienti dai quattro angoli dell'impero.
Mentre, per quanto attenne l'aspetto politico- temporale,.
Romolo Augustolo fu relegato in una villa di Napoli e gli fu,
comunque assegnata una rendita annuale di 6.000 libbre d'oro, in
cambio della rinuncia delle insegne imperiali che furono inviate
a Zenone, imperatore romano d' oriente.
Nonostante l'arianesimo di Odoacre la chiesa cristiana
potè avere un buon vanto, attraverso la conoscenza del
territorio e soprattutto delle "anime" abitanti il
territorio stesso.
In pratica, Simplicio riuscì a sopperire al caos statale dovuto
alla caduta dell'impero d'occidente e la conseguente caduta di
tante teste, sostituendolo con una "buro-teocrazia" ben
radicata.
In conseguenza a questa sua innata abilità diplomatica Simplicio
riuscì quindi a riproporre l' ulteriore ricostruzione dei luoghi
di culto distrutti ( nda: dopo la terza incursione vandalica, il
liber pontificalis riporta la sopravvivenza della sola
basilica di San Pietro e della zona di quella che ora è lo Stato
Vaticano.) e a consolidare l'affermazione del potere teocratico
in sostituzione del decaduto impero.
San Simplicio morì il 10 marzo del 483 e fu sepolto nel sagrato
di San Pietro. Ancor oggi viene festeggiato il 2 marzo.
(nda: va da sè che l'aspetto religioso divenne solamente un
fatto di appartenenza ad una sorta di inclave. Certo è che per
gli strati più poveri della popolazione , l'adesione o la non
adesione ad una certa forma di consociativismo poteva
sicuramente determinare la sopravivvenza di interi nuclei
familiari. Altrettanto certo è che, le mire "temporali"
del potere cristiano iniziarono ad avere la stessa connotazione
di tutte le "altre" mire espansionistiche ... passate e
future).
FELICE
III,
romano (483-492)
La sua consacrazione
avvenne il 13 marzo 483. Di famiglia romana della gens
Anicia. La sua elezione avvenne con il consenso popolare, di
quello clericale e ratificato da un funzionario dell' imperatore
Zenone, imperatore del Sacro Romano Impero d' Oriente (nda:
quasi fosse stato un atto notarile)., non senza qualche
intromissione da parte di Odoacre, re degli unni e fautore della
deposizione di Romolo Augustolo.
Il pontificato di Felice III fu caratterizzato, in particolar
modo, dal tentativo di dirimere le diverse posizioni sul
modus operandi circa l'elezione alla cattedra di San Pietro
tra chiesa romana e chiesa d'oriente attraverso tre concilii
romani ( nda: rispettivamente nel 484, 485 e 489, tenuti sulla
questione dell' Henoticon, ovvero sul sofisma
monofistico della natura del Cristo ); culminato con la
scomunica dei monaci e vescovi ortodossi e del loro principale
ispiratore Acacio, Patriarca di Costantinopoli.
Le sfide tra la chiesa romana e quella orientale ebbero notevoli
ripercussioni sul piano politico e temporale, fino a portare
intere popolazioni a schierarsi le une conto le altre, quali: i
popoli italici dominati dagli ostrogoti di Teodorico contro i
propri fratelli, sorelle e cugini dominati dai vandali di
Odoacre.
Felice III morì il 1° marzo del 492 e fu sepolto, unico tra
tutti i papi, nella basilica di San Paolo. Compare ancora nel
calendario universale come santità alternativa e viene
festeggiato appunto, il 1° marzo.

GELASIO I
, africano (492-496)
Di origini
africane, Gelasio I fu arcidiacono e segretario del suo
predecessore prima di essere eletto papa il 1° marzo 492.
Il suo pontificato fu caratterizzato da parecchie questioni.
La più importante fu sicuramente quella di convocare e
presiedere il concilio di Roma del 494, cercando di dirimere
lo "SCISMA D' ORIENTE" (provocato da Acacio, patriarca di
Costantinopoli) e dal quale concilio scaturì il famoso
decreto che porta il suo nome e che distinse i libri sacri
accettati dalla Chiesa cattolica, da quelli che la Chiesa
considerò come apocrifi.
In quello stesso concilio, venne affermata la supremazia
della chiesa di Roma su tutte le altre. Gelasio I combatté i
pelagiani di Dalmazia e ristabilì nelle loro sedi i vescovi
ch'erano stati scacciati durante le guerre di Teodorico
contro Odoacre. Sostenne inoltre una controversia con gli
eretici Nestorio ed Eutiche. Gli viene attribuito il
"sacramentario romano", un manoscritto del quale fu
ritrovato e pubblicato, nel 1680. Lasciò parecchie lettere,
importanti per la storia del suo tempo, tra le quali una
indirizzata all'imperatore Teodorico che così recitava :
"...due sono i poteri, augusto imperatore, che
principalmente governano questo mondo: il potere sacro dei
vescovi e quello temporale dei re. Di questi due poteri il
ministero dei vescovi ha maggior peso perchè essi devono
rendere conto al tribunale di Dio anche per i mortali re".
Dal punto di vista del mantenimento dell'ortdossia cristiana
riuscì a far abolire i " Lupercali" ( festa che
avveniva tra il 15 ed il 18 di febbraio - del calendario
Gregoriano - e che culminavano con la Februatio -
un retaggio dei festeggiamenti al dio februo contro
le pestilenze ed i mali dei demoni); sostituendo il tutto
con la festività della "Madonna Candelora" del 2
febbraio (nda: festa della purificazione dell'anima più che
di quella corporea).
Anzichè continuare nell'opera di ricchezza delle chiese e
dei sagrati preferì andare incontro alle sofferenze della
popolazione dovute in particolar modo alla grande carestia
che imperversò durante tutto il suo regno.
Gelasio I morì il 21 novembre 496 e fu sepolto nel sagrato
di San Pietro.
Forse per descrivere questa figura umana, oltre che di
pontefice, valse molto di più una citazione di "Dionigi
il piccolo": "...morì povero dopo aver arricchito i
poveri !". Il calendario universale ancor oggi lo
ricorda nel giorno della sua morte.
ANASTASIO II,
romano (496-498)
Non si conoscono
le origini della famiglia, probabilmente greca (nda:
anastasìs significa resurrezione in greco) stabilitasi
a Roma. Anastasio II fu consacrato papa il 24 novembre del
496.
Così come non risultano molte altre notizie sul suo
pontificato, del resto di breve durata se non quelle nefaste
per aver tentato una sorta di riconciliazione con gli
eretici monofistici con la riammissione alle sue funzioni il
diacono di Tessalonico Fotino, fervido seguace dell'idea
monofisita.
La tradizione volle che questo papa fosse così impopolare,
diversamente dal suo predecessore che fosse stato colpito
dalla "maledizione divina" "nutu divinu percussus est"
Lo stesso Dante Alighieri, molti secoli dopo, finì per
collocarlo nel canto XI, 6-9 dell' Inferno della
Divina Commedia:
" ci racostammo, in dietro, ad un coperchio
d'un grand'avello, ov'io vidi una scritta
che dice: "Anastasio papa guardo,
lo qual trasse Fotin della via dritta".
Sempre secondo la tradizione la sua morte sarebbe stata
simile a quella di Ario il quale, mentre era intento alle
sue funzioni corporali e fisiologiche perse tutte le viscere
che si sparsero sul terreno.
Questo sarebbe accaduto il 19 novembre del 498. Le sue
spoglie furono sepolte sul sagrato di San Pietro ma il suo
nome non comparì mai nè sul martirologio nè sul calendario
universale.
SIMMACO,
sardo (498-514)
Il 22 novembre
498, in una frenetica corsa contro il tempo furono eletti
due papi. Nella basilica di San Giovanni in Laterano fu
proclamato il diacono di origine sarde Simmaco, mentre
qualche ora dopo , nella Chiesa di Santa Maria Maggiore in
Transtevere fu eletto l'arcidiacono Lorenzo.
Nell' eterna contrapposizione tra eresie, logoramenti tra le
posizioni dei cristiani che facevano capo a Costantinopoli e
quindi in particolar modo all'"arianesimo" e, quelle dei
cristiani di Roma riuscì a prevalere Simmaco.
Ma la lotta fu estremamente dura, con climi sociali da
"guerra civile".
Fu necessaria la convocazione di un ennesimo concilio di
Roma, voluto dall'imperatore Teodorico e la sconfessione del
proconsole "Festo" ed il conseguente esilio di Lorenzo a
Nocera, prima di arrivare in qualche maniera a dirimere le
questioni popolari con la conseguente scongiura di
un'ulteriore scisma.
Il 1° marzo 499 Simmaco proclamò il concilio in San Pietro,
al quale parteciparono 72 vescovi, compreso Lorenzo.
Prima di tutto fu votata la regola d'elezione papale in caso
di morte improvvisa e quindi senza che il "de cuius"
avesse avuto la possibilità di nominare un successore, al
fine di evitare trattative elettorali e soprattutto brogli,
(regola che fu sottoscritta anche da Lorenzo) e quindi si
passò alla definizione dei ruoli del ruolo di Simmaco e
quello di Lorenzo, il risultato finale fu che Simmaco rimase
pontefice e Lorenzo vescovo di Nocera di Campania.
Ma le lotte intestine non terminarono immediatamente anche
perchè Lorenzo non si addattò a quelle risoluzioni
conciliari e continuò a fomentare i movimenti antipapali.
Comunque, il concilio di Roma del 499 fu particolarmente
importante non solo per le diatribe ai massimi vertici ma
soprattutto per la spartizione del potere in Roma stessa
ovvero: là dove i lasciti e le ricchezze erano presenti lì
era la competenza del "vescovo di Roma". Queste pertinenze
furono definite "delle sette chiese" :
1- S. Giovanni in Laterano,
2- S. Pietro,
3- S. Paolo,
4- S. Lorenzo fuori le mura,
5- S. Maria Maggiore di Transtevere,
6- S. Sebastiano,
7- S. Croce in Gerusalemme.
(nda: ancor oggi viatico di penitenza per i cristiani alla
ricerca dell' assoluzione dei propri peccati; ovvero modo di
dire laico per definire il giro, attraverso il quale una
persona estromessa tenta di riconquistarsi fiducia
nell'ambito della propria professione, noto come "farsi il
giro delle sette chiese")
Attraverso il mecenatismo di Simmaco, Roma iniziò nuovamente
a riscoprire antichi splendori.
Nel maggio del 501 però, per il pontefice le cose si
involsero nuovamente. Il senato consolare ostile al
pontefice fece pervenire a Teodorico l'accusa di aver
violato il calendario alessandrino a causa della data di
celebrazione della Pasqua e di aver violato la fede
cristiana con lo sperpero di non precisati beni della
Chiesa, nonchè non precisate relazioni con donne di
malaffare.
Teodorico, eludendo ogni regola canonica, convocò un
ulteriore concilio in Roma. "Visitator" , ovvero
reggente fu nominato il vescovo Pietro d' Altino, vescovo di
Venezia che si schierò contro Simmaco.
Alla fine, per la sopravvivenza dell'unità cristiana
prevalse il buon senso ed il clero chiamato a giudicare si
espresse unanimemente a favore della regola fondamentale,
sancita nel concilio del 499, che vietava (nda: come vieta)
di poter giudicare l'operato del pontefice da parte di
chicchessia.
Le lotte terminarono solo nel 505, nel frattempo Pietro d'
Altino fu rispedito a Venezia e Lorenzo a Nocera, in una
delle ville di proprietà del proconsole Festo.
Simmaco, dopo aver proseguito nell'opera di proselitismo,
mecenatismo e costruzione di nuove chiese morì il 19 luglio
del 514. Le sue spoglie furono sepolte nel sagrato di San
Pietro.
Il suo nome non figura nel calendario universale ma risulta
ancora una ricorrenza nel giorno della sua morte.
ORMISDA,
di Frosinone (514-523)
Il 20 luglio del
514, un giorno dopo la morte del suo predecessore Simmaco fu
proclamato pontefice Ormisda, diacono nativo di Frosinone,
sposato con prole, il figlio Silverio divenne a sua volta
pontefice.
(Il nome Ormisda deriva dal persiano. Latinizzato in
Hormisdas, significa "buono". E’ un nome usato
anche al femminile).
L'elezione ebbe esiti unanimi e senza disordini.
Tutto il pontificato fu teso a ricomporre le divisioni
teologali tra la Chiesa di Roma e quella Orientale di
Costantinopoli e nella rifinitura delle opere
architettoniche già iniziate durante il precedente
pontificato quali: la basilica di S. Pancrazio sul Gianicolo
e di San Martino ai Monti.
Dopo la morte dell'imperatore Anastasio I, con l'avvento del
suo successore Giustino finalmente la chiesa romana riuscì a
profilare un nuovo "modus vivendi " con la realtà
orientale di Costantinopoli.
Le nuove basi per un comune intento nell'ambito dell'
ortodossia teologica furono gettate durante il concilio di
Costantinopoli che si rifece ai dogmi dettati dai precedenti
concilii di Nicea e di Calcedonia, bandendo definitivamente
tutte le eresie imperversanti quali quelle monifisiste,
eutichiane, ariane e manicheiste, tant'è che lo stesso
patriarca di Bisanzio sottoscrisse la cosidetta "formula
Ormisda" che si chiudeva con le seguenti parole: "...sono
concorde con il papa e rimprovero tutti quelli che il papa
rimprovera."
Il 28 marzo del 519 il concilio di Costantinopoli si
concluse con la piena affermazione delle volontà della
Chiesa di Roma.
Il pontefice Ormisda si spense il 6 agosto del 523 e fu
sepolto all'interno della basilica di San Pietro. Il suo
nome non figura nel calendario universale ma viene ricordato
nel giorno della sua morte.
GIOVANNI I,
della Tuscia (523-526)
L' anziano
presule, nato in un imprecisato dell' odierna Toscana (
Tuscia), fu proclamato papa il 13 agosto del 523, dopo sette
giorni dalla morte del suo predecessore.
(nda: come spesso accadde prima per i pontefici e
successivamente per i dogi veneziani , sarà sempre più
frequente nei secoli, l'elezione di persone anziane...
probabilmente per superare alcuni momenti di incertezza in
un caso, per dare maggior ricambio e diminuire il potere
nell' altro).
Certo fu che, nonostante concilio su concilio sottommissioni
e sconfessioni, le eresie stavano continuando al pari passo
con il potere temporale.
Con il risultato di avere, l'imperatore Giustino a
Costantinopoli (nato da umile e pastorizia famiglia ellenica
ed approdato alla somma carica attraverso la carriera e i
conseguenti complotti di palazzo di "stampo" bizantino) a
sostenere l' ortodossia e l'imperatore Teodorico a Ravenna (
figlio di discendenze barbarico- gote) a sostenere
l'arianesimo o quantomeno a non abiurarlo!
Seppur breve, il papato di San Giovanni I non fu tramandato
come uno dei più facili e sereni.
Ancora una volta nell'impero d'oriente di Giustino si
scatenarono repressioni ed eccidi nei confronti degli "arianisti,
le quali trovarono "vendetta" nell'occidente di
Teodorico ( di fede ariana) tramite le repressioni dell'
oratorio di Santo Stefano in Verona ed i divieti di portare
armi a tutti i sudditi romani non inquadrati nelle milizie e
nell'esercito.( cosa che a quei tempi significava la morte
certa in qualche angolo della cloaca romana o in qualche
lupanare o ancor peggio in qualche sentiero di campagna
percorso da contadini che si recavano al mercato).
Teodorico scatenò una delle più infauste repressioni contro
tutti coloro che vennero ritenuti "antimperiali"
per il semplice fatto di non condividere le eresie ariane.
Furono giustiziati il console Albino per il semplice fatto
di aver mantenuto uno scambio epistolare con l'imperatore
d'oriente Giustino; il capo del senato Simmaco, solo per
essere suocero di BOEZIO, nonchè lo stesso filosofo e
scrittore noto come l'autore del "De consolatione
philosophiae" .
Lo stesso papa Giovanni I non riuscì a sfuggire ad una
crudelissima prova. Convocato a Ravenna gli fu imposto di
partire per Costantinopoli al fine di far cessare le
repressioni anticristiane, con il mandato esplicito di far
decadere gli editti antiariani di Giustino.
Il pontefice partì alla volta di Bisanzio, probabilmente al
fine di far cessare temporaneamente le persecuzioni. Attorno
ad aprile del 525, dopo essere stato portato in trionfo
dalla popolazioen cristiana celebrò la messa di Pasqua nella
basilica di Santa Sofia ( nda: ancor oggi esistente ad
Istambul).
Rientrato a Ravenna fu incarcerato e dove morì di stenti e
malattia il 18 maggio del 526.
" Victima Christi" è l'iscrizione che lo
contraddistingue nelle cripte di San Pietro, dove furono
traslate successivamente le sue spoglie.
Il suo nome compare nel martirologio e viene ancora
festeggiato " facoltativamente" nel giorno della
sua morte.
FELICE IV,
del Sannio (526-530)
Presule nativo di
Benevento, Felice IV fu imposto alla comunità cristiana da
Teodorico, che non si risolse a proclamarne uno sino al 12
luglio del 526, dopo quasi due mesi di "vacatio".
Sembrò quasi una beffa o un lascito testamentario perchè lo
stesso Teodorico morì poche settimane dopo: il 30 di agosto.
Comunque nonostante l'imposizione del potere temporale alla
comunità cristiana, non ci furono motti di rigetto. San
Felice IV fu un papa amato ed accettato comunque fossero
andate le cose.
Riuscì a mantenere buoni rapporti con il popolo goto
attraverso Amalasunta, reggente al trono di Alarico divenuto
re ancora bambino, tanto da rendere la stessa comunità
cristiana "quasi indipendente" dal punto di vista giuridico,
tramite un editto imperiale che garantì la sovranità
pontificale dei giudizi. In altre parole la giustizia
passava al potere laico solo in caso di rifiuto del clero di
amministrarla.
Così come riuscì a mantenere gli equilibri tra le due
ataviche opposte fazioni divise tra i seguaci dell'impero
d'occidente o d' oriente.
L'unico screzio con i sovrani dell'epoca accadde quando
durante il sinodo del 529, forse sentendo anche la fine
prossima, San Felice volle avvalersi del diritto canonico di
imporre la propria volontà designando il proprio successore,
così come a sua volta voluto da Simmaco nel concilio del
499. Fu così che il proprio pallio fu consegnato all'
arcidiacono Bonifacio.
Durante il suo breve pontificato riuscì inoltre a promuovere
la fede cristiana attraverso il riconoscimento ed il
sostegno dell' attività di San Benedetto che aveva fondato
una propria regola all'interno della Chiesa cristiana, senza
disconoscere i dogmi romani e la centralità di Roma.
Profondo conoscitore degli scritti di S.Agostino se ne
avvalse per condannare il semipelagianesimo ( nda: dottrina
antiagostiniana fondata nella Gallia meridionale. I
semipelagisti -termine comunque coniugato solo nel XVII sec.
- in antitesi con l'ortodossia di Sant' Agostino sostenevano
che il genere umano può iniziare il suo viatico anche senza
lo stato di grazia, della conversione e della salvezza "
initium fidei" - non è ben chiaro se la cosa non
intendesse l'abbandono del primo dei sacramenti, ovvero il
battesimo.)
Costruì la basilica in onore dei Ss. Cosma e Damiano
adattando due templi pagani: il Templum Sacrae Urbis
e il Tempio di Romolo. Rifece la basilica di S.
Saturnino sulla via Salaria.
La sua morte avvenne il 22 settembre del 530 e fu sepolto
nel sagrato di San Pietro. Viene ricordato nel Martirologio
Romano per la sua grande dedizione alla fede cristiana.
E’ raffigurato nel mosaico del catino absidale dei Ss. Cosma
e Damiano con pianeta gialla, dalmatica azzurra e pallio
disseminato di croci.
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