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Ottavio affermando di voler
restaurare la repubblica, che infine rimase formalmente in vita, governò
in realtà come un monarca, col consenso dell’aristocrazia senatoriale,
cioè penso bene di non ostentare troppo il potere acquisito: ogni volta
che voleva far votare una legge, la presentava ossequiosamente al Senato
che, pago dell’omaggio formale alla perduta sovranità, aprovvava senza
discutere. Suddivise l’impero in due tipi di province: quelle
senatoriali, strategicamente meno importanti, e quelle imperiali,
governante direttamente da suoi rappresentanti e caratterizzate dalla
presenza dell’esercito. L’Egitto non fu inquadrato nel sistema delle
province, ma considerato possesso dell’imperatore e da lui direttamente
governato: le grandi ricchezze provenienti da quelle terre, da cui
Ottavio attingeva per finanziare le feste, i giochi, le donazioni alla
plebe e ai soldati, che costituivano un ingrediente fondamentale del suo
potere. Augusto attuò una politica di espansione decisamente più
contenuta rispetto al passato. A Oriente l’azione principale fu
l’intervento contro l’impero dei parti per il controllo dell’Armenia,
mentre la campagna intraprese a Occidente fissarono il confine
dell’impero lungo il Reno e il Danubio. Ma Augusto non aveva eredi,
perché sia che in famiglia fossero di salute cagionevole, sia che Livia
(seconda moglie) facesse uso abbondante di veleno, i discendenti di
sangue gli erano tutti morti.
Così al trono di Roma, quel trono di cui nessuno ancora voleva ammettere
l’esistenza, nel 14 salì Tiberio, figlio di primo letto di Livia. I
romani in Svizzera c’erano fugacemente già stati in precedenza con le
campagne nel 16 d.C. guidate allora dai generali Tiberio e Druso. I
Romani vi avevano lasciate pochissime tracce di insediamenti, rarissime
colonie, per il poco interesse che quelle terre avevano suscitato. Una
zona allora totalmente forestificata, quasi tutta disabitata o
arcaicamente abitata, che oggi chiamiamo Grigioni e sud Tirolo. Le
popolazioni di quelle valli furono chiamate per la prima volta Reti e
ancora oggi esiste un piccolissimo paese chiamato Retia (in italiano
Resia). Claudio con la sua legione ripercorre questo sentiero e fonda
una piccola colonia, Glorenza.
Ma neppure lui morì di morte naturale: il folle Caligola, suo pronipote
ed erede, nel 37 lo fece strangolare. Dopo quattro anni di crudeltà, i
pretoriani dissero basta e scannarono Caligola all’uscita del circo.
La famiglia stava estinguendosi. Non rimaneva che il maturo zio di
Caligola, Claudio (41). Timido, zoppo e balbuziente, era in realtà un
uomo clemente ed erudito. Diede impulso a grandi opere pubbliche. Quando
l’incauta sposa (Valeria Messalina) cercò di rubagli il trono per
regalarlo all’amante, dovette suo malgrado sopprimerla. Nel 42 si ha
l’annessione della Mauritania, nel 44 della Giudea, nel 46 della Tracia.
I romani erano venuti in contatto già nel 50 con i Briganti, una delle
più famose tribù dell’isola di Gran Bretagna; che non era solo una
piccola tribù ma una confederazione di tribù. A comandare questa nuova
spedizione troviamo prima Ceriale e poi Frontino. Una campagna la prima
che fu contraddistinta da numerosi e violenti scontri campali, mentre la
seconda rivolgendo l’attenzione anche a occidente dell’isola riuscirono
a soggiogare i Siluri, completando così la conquista del Galles. In
questa zona i romani dovettero affrontare una popolazione che non era
dedita all’agricoltura, il che impediva l’eventuale saccheggio
alimentare che occorreva ai ribelli per vivere, ma erano tribù che
vivevano esclusivamente di caccia o quanto trovavano nella selvatica
vegetazione spontanea. Comparivano e scomparivano in luoghi diversi. Fu
quindi necessario adottare una strategia, costruire una strada militare
fiancheggiata lungo il suo corso da postazioni fortificate e da torri di
guardia, poteva essere impiegata per isolare territori difficili e
contribuiva al suo effettivo controllo, spostando velocemente da una
posizione all’altra i soldati necessari. Agrippina ansiosa di spianare
la strada al suo unico rampollo, il diciassettenne Nerone, la matrona si
liberò in tutta fretta dell’anziano marito con una porzione di porcini
avvelenati e prese il potere, nel 54.
Non concesso alle donne di ricoprire in prima persona le cariche
politiche, ma esercitarle attraverso mariti, figli e amanti, Nerone,
accantonate le velleità teatrali, divenne imperatore. Il potere degli
imperatori, in particolare con Caligola e Nerone, assunse caratteri
molto autoritari.
Inoltre furono introdotti nel cerimoniale di corte elementi tipici di
venerazione per il monarca, secondo l’uso orientale: per esempio gli
inchini e il bacio dei piedi. Per questo motivo Caligola fu ucciso in
una congiura e Nerone fu rovesciato da una ribellione appoggiata dal
Senato (68).
Segui un anno di guerre civili, provocate dagli eserciti stanziati nelle
diverse province, che tentarono di imporre come imperatore il proprio
comandante. Alla fine del 69, con l’appoggio delle legioni d’Oriente,
ebbe la meglio Vespasiano (69-79), che diede inizio alla dinastia dei
Flavi. Vespasiano dovette inizialmente affrontare il problema della
rifondazione del principato. Vespasiano, allora, rinnovò profondamente
il Senato inserendovi molti esponenti delle classi ricche delle province
e con il loro appoggio ottenne l’approvazione per una legge che definiva
il potere del principe (legge di Vespasiano sul governo). In questo modo
il principato non si basava più sul compromesso tra l’imperatore e il
Senato di Roma, ma diventava un’istituzione dello Stato romano,
riconosciuta dalla legge. Nel 70 distrusse Gerusalemme. Gli ebrei furono
massacrati e i sopravissuti vennero deportati come schiavi dai Romani.
Da allora gli Ebrei si sono dispersi nel mondo dando luogo alla
cosiddetta diaspora (dispersione). Giulio Agricola nel 77 sbarca in
Britannia. Con un attacco improvviso si impadronì perfino dell’isola di
Mona, il covo dei Druidi.
Nel 96 il Senato mise fine alla dinastia flavia con una congiura contro
Domiziano e impose quale imperatore un proprio rappresentante: Nerva
(96-98), dal quale ha inizi la dinastia degli Antonini. Con lui si
affermò come principio di successione l’adozione del migliore:
l’imperatore sceglieva come suo successore una persona di elevate
qualità morali e politiche.
Nerva sclse un abile generale spagnolo, Traiano (98-117), che fu il
primo imperatore di origine provinciale. Egli fece giungere l’impero
romano alla sua massima estensione nel quale 106 viene annesso il regno
dei Natabei (attuale Siria e Giordania) che diviene la provincia
dell’Arabia petra.
Siamo ormai al tempo del massimo splendore della civiltà latina: sotto
Traiano e Adriano(117-138), tutti gli abitanti liberi dell'impero godono
della cittadinanza. Nell'urbe la gente mangia bene, prende il bagno
tutti i giorni, e i più, donne comprese, sanno leggere e scrivere. Gli
orfani sono mantenuti dallo Stato, i lavoratori hanno le ferie. Di
laggiù, il cinese Figlio del Cielo saluta col nome di An-tun Marco
Aurelio Antonino(116-180). Ma già l'economia ristagna, i barbari sono
alle porte. Mentre Roma è all'apogeo, il tarlo della decadenza lavora
implacabile sotto i marmi del Palatinato.
Le 3 campagne di Marco Aurelio in Germania sono molto importanti, perché
sono le prime campagne fatte da un imperatore per ricacciare nella
propria terra dei barbari che invadono il territorio romano. La prima
delle 3 campagne militari condotte da Marco Aurelio incominciò nel 167,
tutto a causa di 3 popoli: Catti, Longobardi e Obii, che mossero contro
le quasi sguarnite frontiere dell’impero, non riuscendo ad
oltrepassarle, ma comunque mettendo in seria difficoltà legionari e
ausiliari stanziati sul limes a partire dall'Alto Reno fino al Medio
Danubio. Dopo questi eventi tentarono la fortuna contro i Romani anche
numerosi altri popoli, tra cui i Marcomanni, i Quadi, numerose altre
popolazioni minori e in piccola parte anche i Vandali. Il gran numero di
tutti questi popoli, insieme, aggiunto alla scarsezza delle difese
romane, permise ai germani di attraversare il confine e di razziare
tutto quello che trovavano sul loro cammino. Le notizie, come era ovvio,
arrivarono a Roma con un po’ di ritardo, dovuto ai mezzi dell’epoca, e
quindi Marco Aurelio partì da Roma solo il 15 maggio. Il 1 gennaio del
169 con un impero finalmente libero dai barbari morì Lucio Vero, mentre
l'esercito vincitore tornava a Roma. Dopo aver celebrato i funerali di
Lucio Vero e aver cercato di migliorare la situazione della popolazione,
Marco Aurelio dovette ripartire verso nord per via delle terrificanti
notizie che giungevano a Roma. Marco Aurelio decise che questa volta non
era solo una legione ad attaccare, ma l’intero esercito dell’imperatore.
Per questo motivo pose il suo quartiere generale in Pannonia, a
Carnuntum, e da qui attaccò il territorio dei Quadi dove si stavano
radunando diversi popoli. La sua strategia era quella di penetrare in
profondità e di attaccare tutti i popoli uno alla volta, non permettendo
ai barbari di allearsi e di formare un unico grande esercito; così
affrontò, nell’ordine: Quadi, Svebi, Marcomanni, diverse tribù
germaniche e Sarmati. Verso la metà dell’estate del 174 credeva di aver
finito con la sua opera e pensava che i Germani avrebbero finalmente
cessato di attaccare i Romani. La terza e ultima campagna militare in
Germania comincia quando i Marcomanni riprendono a dare problemi ai
romani sul confine, senza però riuscire a sfondare in gran numero; in
ogni caso si richiede la presenza dell’imperatore. Marco Aurelio parte
per la Germania nei primi mesi del 178. Marco Aurelio parti con 20.000
uomini e il figlio, alla volta di Carnuntum (nei pressi di Vienna), dove
ad attenderlo c’è il grosso dell’esercito. Una volta arrivato scopre che
non sono solo i Marcomanni ad attaccare, ma anche altri popoli, così
deve affrontare nell’ordine: Sarmati, Buri, Ermunduri, Marcomanni e
Quadi. Marco Aurelio si sbarazza velocemente di tutti i barbari che si
oppongono alla sua avanzata e affonda nel territorio della Germania come
un coltello caldo nel burro. Le condizioni poste per la nuova pace
furono ancora più gravi delle precedenti e obbligarono i germani a
ritirarsi nelle selve isolati in piccoli gruppi, e soprattutto a pagare
tribuni immensi di oro, bestiame e schiavi.
Marco Aurelio morì il 17 marzo del 180 d.C. di malattia, il quale invece
lasciò come erede il figlio Comodo. Quest’ultimo si rivelò incapace di
affrontare la crisi che cominciava a indebolire l’impero e governò in
modo autoritario e dispotico. Pertanto suscitò un grave malcontento in
particolare nelle classi elevati, che lo eliminarono infine con un
complotto (192). Alla morte di Commodo gli succedette per breve tempo il
generale Elvio Pertinace, eletto dal senato. I pretoriani lo
assassinarono e offrirono il regno al miglior offerente, il senatore
Didio Giuliano. In questo periodo di lotte civili, dalle quali uscì
vincitore Settimo Severo (193-211), proclamato imperatore dalle proprie
legioni. Con lui ebbe inizio la nuova dinastia dei Severi (193-323), che
basò la sua autorità prevalentemente sull’appoggio dell’esercito. A
differenza degli imperatori precedenti, che avevano in genere cercato il
consenso del Senato, i Severi lo relegarono ai margini della vita
politica, instaurando una monarchia militare che, se non riuscì a
bloccare la crisi dell’impero, ne difese però con successo il
territorio. Questi, in guerra contro i Parti, conquistò Ctesifonte e
ricostituì la provincia di Mesopotamia (199-202).
Alla sua morte furono nominati imperatori i suoi figli Caracalla e Geta
che fu assassinato dai pretoriani. Con un importante Editto, la
Constitutio Antoniniana, nel 212 concesse la cittadinanza romana a tutti
gli abitanti dell'Impero. Morì in seguito a una congiura ordita dal
prefetto del pretorio Macrino, che gli succedette (217).
Deposto Macrino da una congiura militare, il potere tornò ai Severi con
il giovane Eliogabalo. Sacerdote in Siria del dio solare El Gabal,
dedicò ogni energia a promuovere la propria religione. Ucciso dai
pretoriani nel 222, gli succedette il cugino Alessandro Severo il quale
cercò di conciliarsi il senato ma, per il suo atteggiamento pacifista,
fu avversato dai militari, che lo uccisero nel 235.
Nel 235, i soldati della Germania proclamano imperatore Massimino, il
primo barbaro sul trono romano, fino al 258.
Dopo di lui, ucciso da una cospirazione del senato, tra il 238 e il 284
(periodo detto dagli storici anarchia militare), il potere passò tra le
mani di 21 imperatori di cui 19 perirono assassinati. Lo Stato era
vicino al tracollo: gruppi di Germani, tra cui i Goti varcavano i
confini, a Oriente premeva la dinastia dei Sassanidi, discendenti dei
Persiani.
Durante il regno di Gallieno (253-268), furono arruolati, con crescenti
frequenza, dei volontari barbari. Per tenere a freno le incursioni
germaniche, l’impero cominciò a ricorrere alla diplomazia piuttosto che
alle armi. Sempre più spesso concesse l’ingresso pacifico di tribù
germaniche in territorio romano. Alla fine del III secolo colonie di
prigionieri barbari furono insediati ad opera dello stesso impero. La
condizione di questi coloni era quella di contadini-soldato al servizio
dell’impero. Contemporaneamente l’impero avviò una politica di alleanze
con tribù germaniche insediate a ridosso dei propri confini. Esse
mantenevano la propria indipendenza, ma si impegnavano a difendere i
confini dell’impero da incursioni esterne, in cambio di denaro e di
eventuale aiuto o protezione militare. Questi popoli presero il nome di
federati dell’impero.
L'anarchia militare di questo periodo fu arrestata dai cosiddetti
imperatori illirici (tutti nativi della Dalmazia), i quali furono tutti
valenti soldati, fautori della più rigida disciplina e fedeli all'ideale
di Roma.
I principali fra essi furono Claudio II, soprannominato il Gotico
(268-270) per le sue vittorie sui Goti e gli Alamanni, Aureliano
(270-275) che continuando l'operato del suo precedessore cinse Roma di
una poderosa cerchia di Mura (Mura Aureliane), Probo (276-282) e Caro
(282-283) che continuarono a difendere l'Impero contro le sempre più
frequenti irruzioni dei barbari.
L’impero raggiunse proporzioni non più governabili. Il tentativo di
arginare la crisi dell’impero fu compiuto da Diocleziano (285-305). Per
cercare di rendere governabile l’impero e di regolamentare la
successione imperiale, nel 293Diocleziano lo divise in due parti,
l’Oriente e l’Occidente, creò cioe la cosiddetta tetrarchia in base alla
quale il potere fu ripartito tra due Augusti, lui (in Oriente) e
Massimiano (in Occidente), e due cesari, nella veste di successori
designati, Galerio e Costanzo Cloro. Nel 303, di fronte all'opposizione
suscitata dal rilancio del carattere divino del I'imperatore, emanò una
serie di editti di persecuzione con tro i cristiani. Nel 305, malato,
depose il potere con Massimiano a favore dei Cesari.
Alla morte di Costanzo Cloro si scatenò la lotta alla successione. Tra
tutti i pretendenti prevalsero in Occidente il figlio di Costanzo Cloro,
Costantino e in Oriente Licinio. Nel 313 i due imperatori, incontratisi
a Milano, emanarono un Editto, con il quale concedevano libertà di culto
ai cristiani e promulgavano leggi in loro favore. Quando Licinio prese a
perseguitare di nuovo i cristiani, Costantino gli mosse guerra e nel
324, sconfittolo, divenne unico imperatore e trasferì la capitale a
Bisanzio, chiamandola Costantinopoli. Dopo aver sconfitto i Goti nel 332
Costantino morì nel 337 mentre si preparava ad affrontare i Persiani.
Nei confronti del Cristianesimo egli aveva adottato una politica sempre
più favorevole, arrivando a esortare i sudditi orientali ad abbracciare
questa religione e affidando ai cristiani incarichi nell'esercito e
nella pubblica amministrazione.
Teodosio (383-395) formalizzò anche la divisione dell’impero in due
parti, assegnando al figlio Arcadio la parte orientale e a Onorio la
parte occidentale |