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| Tra il X e il XVI secolo si può ipotizzare
un aumento della popolazione europea. Tale rinascita, avvenuta tra l’XI
e il XIII secolo, è da collegare a una serie di mutamenti che si
verificarono nella società europea dell’epoca. L’agricoltura ebbe un
intenso sviluppo, grazie a nuovi dissodamenti, cioè alla lavorazione di
terra prima incolte, al miglioramento delle coltivazioni e alla
diffusione di tecniche più avanzate nel lavoro dei campi. Contribuirono
a questo aumento della produzione agricola anche alcune significative
innovazioni tecniche, e precisamente: il maggiore impiego di ferro i
attrezzi; l’introduzione, nelle vaste pianure alluvionali di un aratro
più pesante, interamente in metallo, dotato di ruote e di una lama; la
ferratura del cavallo. La crescita della produzione agricola da un lato
contribuì all’aumento demografico, a partire dal 950 circa, dall’altro
permise la ripresa delle attività urbane, portando al progressivo
declino del sistema curtense. I prodotti agricoli, infatti, anziché
essere consumati quasi totalmente all’interno della villa,
ricominciarono a essere avviati in gran parte verso i mercati cittadini
e a soddisfare le esigenze alimentari di consistenti nuclei di
popolazioni che non si dedicavano all’agricoltura. La proprietà agraria della corte era divisa in due settori: • una parte dei campi era coltivata direttamente dai servi domestici (quelli che vivevano cioè nell’abitazione del signore) sotto il controllo di un amministratore. Era riservata al consumo personale dei signori. Comprendeva i campi migliori sui quali veniva coltivato il grano, la vigna e gli olivi, ma includeva anche il bosco, dove si traeva la legna per il fuoco e per le costruzioni, la cacciagione eil pascolo per le mandrie di porci e capre; • l’altra parte della proprietà era costituita da un insieme di unità più piccole, chiamati mansi, sulle quali risiedevano i servi casati con le loro famiglie. Erano anche chiamati servi della gleba perché erano obbligati a lavorare la terra (gleba, in latino significa zolla) loro assegnata e non potevano lasciarla. Nei confronti del signore avevano una serie di pesanti obblighi: • dovevano riservare una parte dei raccolto del manso del signore; • avevano l’obbligo della corvèe, cioè dovevano lavorare per alcuni giorni della settimana sui campi del signore; • inoltre dovevano pagare alcune tasse in moneta, ad esempio per potersi sposare con donne libere o serve di altri padroni, per poter ereditar, per poter raccogliere legna nei boschi del signore, ecc. In sostanza i servi della gleba medievali non erano altro gli schiavi dell’antichità. A differenza di questi, però, essi non erano legati da un rapporto personale con il loro padrone, ma erano stati assegnati a delle terre delle quali dovevano trarre direttamente i mezzi di sostentamento. Alla fine dell’età imperiale gli schiavi erano diventati sempre più rari e il loro mantenimento era costoso. I padroni avevano fatto in modo di diminuire le spesse a loro carico in cambio della possibilità dei servi di acquistare una relativa autonomia. Nel Basso Medioevo, il potere del signore feudale conobbe un’evoluzione ulteriore. Egli riuscì a fare sua un’altra forma di privilegio: il banno. Il signore del banno esercitava le sue prerogative non solo sulle proprietà dirette, il suo castello e i suoi feudi, ma anche nei confronti sui contadini liberi e sui servi di altri signori presenti sul territorio del castello. Il banno consisteva nell’esrrcizio della bassa giustizia (cioè quella che prevedeva solo pagamenti e pene corporali, ma non le pene per i delitti più gravi). Lo sviluppo urbano, nei secoli del basso medioevo, si attuò in forme diverse, che possiamo così schematizzare: a) in alcuni casi ci fu la ripresa di antiche città romane, sopravissute bechè a stento, alla crisi dell’atto medioevo grazie alla presenza del vescovo; b) in altri casi si trattò di nuove fondazioni, volute dai sovrani e odai signori feudali, con funzioni di cittadella fortificata o di centro mercantile; c) in altri casi vicino a una cittadella, un castello o un’avbbazia preesistenti sorse un centro di mercato e la fusione dei due diede origine a una città. Inoltre, le città medievali erano nel contempo città sia di vivi sia dei morti. I cadaveri, infatti, non venivano più sepolti in necropoli collocate fuori dallo spazio urbano: secondo l’esempio dei corpi dei martiri e dei santi venerati nelle chiese, essi venivano tumultati in tombe isolate, nelle chiese stesse o in cimiteri posti in città. Lo sviluppo agricolo e quello demografico favorirono la rinascita dei commerci e questa con sé una ripresa dei viaggi dei mercanti, sia via terra, sia via mare. Le gilde comparvero nel nord Europa fin dall’XI secolo e furono, inizialmente, associazioni di mercanti, nate dalla consuetudine dei mercanti provenienti dalla stessa città di viaggiare insieme, per proteggersi reciprocamente. Presto però le nuove tecniche mercantili resero più complesso il commercio: il mercante divenne sedentario, un sistema di trasporti fece viaggiare le merci, mentre una rete di filiali e di rappresentanti resero stabili gli scambi nelle più importanti città. Nell’impero romano il viaggiatore poteva dormire in locande a pagamento e consumare un pasto caldo in taverne. Questre strutture, durante l’alto Medioevo, conobbero una grave crisi. Per sopperire a questo stato di cose si diffusero in Europa forme di ospitalità caratteristiche delle civiltà medio-orientali e mediterranee prima dello sviluppo dei grandi imperi e che erano rimaste vive presso le civiltà germaniche: l’ospitalità gratuita. L’ospitalità gratuita venne praticata in forma sistematica fino all’XI-XII secolo, soprattutto da parte di aristocratici nei confronti di pari (o di superiori). L’ospitalità semi-gratuita, invece, era diffusa, sempre nell’alto Medioevo, anche presso altre classi sociali. La chiesa cristiana si era preoccupata di fornire ai sempre più numerosi pellegrini che viaggiavano verso i luoghi sacri dei centri in cui riposarsi e rifocillarsi. Le locande normalmente frequentate dai viaggiatori godevano infatti di una pessima fama. Gli stessi mercanti offrivano ai propri colleghi provenienti da lontano non solo vitto e alloggio ma anche una sorta di protezione, nonché contatti con i mercanti locali, al punto che spesso le case dei mercanti si trasformavano in autentici mercati. Le locande ricominciarono a diffondersi a partire dal XIII secolo, fino ad assumere alle soglie dell’età moderna il ruolo di principali luoghi di sosta per i viaggiatori. Il medioevo non è soltanto quel periodo buio di cui tanto si parla, già ci sono molte luci che si accendono all’interno della società. Nel corso del Duecento, per esempio, crescono le innovazioni tecnologiche e proprio in quel periodo che si realizzano tante piccole e grandi invenzioni. Nel medioevo i matematici arabi inventano l’algebra e diffondono al posto della numerazione romana le cifre arabe. Fra queste un numero importante, che greci e romani non avevano, lo zero. Dall’oriente, nel medioevo arriva la bussola, che apre l’epoca delle grandi esplorazioni, e arrivano gli scacchi, la polvere da sparo, vengono inventate la forchetta e le carte da gioco, i bottoni e i cassetti, le cariole, la biancheria intima e i primi orologi a ingranagi precisi granzie al meccanismo detto dello scappamento. Compaiono anche per la prima volta gli occhiali, di cui non conosciamo l’inventore, ma solo uno dei primi che li divulgò al mondo, un frate domenicano che si chiamava Alessandro Della Spina, e dalla loro evoluzione che secoli più tardi nasceranno il cannocchiale e il microscopio. I medici medioevali escogitano le prime rudimentali forme di anestesia a base di oppio, mandragola, cicuta. E’ anche la musica subisce una rivoluzione: sino a quel momento i brani venivano tramandati cantandoli, ma nell’XI nascono le note scritte, specialmente grazie al monaco benedettino Guido d’Arizzo. Ma anche nel campo dell’energia ci sono delle importanti innovazioni: viene introdotto il cavallo in agricoltura e li viene applicato un attacco petorale che moltiplica per quattro la sua efficienza energetica, e poi ci sono i mulini. I romani li conoscevano, ma avevano svillupato poco questa tecnologia, anche perché disponevano di un energia gratuita, quella degli schiavi. Invece nel medioevo i mulini si diffondono: i mulini ad acqua, i mulini a vento e in questo modo aumenta la produzione di farina, migliora quella dell’olio, grazie alle macine ecc. Il termine arte significa semplicemente mestiere, professione, ma ad esempio nel comune di Firenze divenne sinonimo di corporazioni. Le corporazioni sorsero nel XII secolo pressoché contemporaneamente in diverse parti d’Europa. Le corporazioni, durante il Medioevo, erano associazioni di persone che esercitavano lo stesso mestiere, che si prefiggevano di difendere gli interessi dei soci, di stroncare la concorrenza all’interno e all’esterno del comune e di garantire un certo standar di qualità alla produzione. L’adesione era libera ma, specie in alcuni comuni un notevole peso politico, chiunque avesse voluto esercitare un mestiere non poteva farlo se non era iscritto a una corporazione. L’origine del Parlamento si può far risalire al medioevo, quando i sovrani riunivano periodicamente in assemblea i feudatari, laici ed ecclesiastici, per consultarli sull’opportunità di introdurre nuove imposte, di iniziare una guerra o di stipulare un trattato di pace. Dal Cinquecento furono convocate sempre più raramente mano a mano che negli stati europei il potere si concentrava nelle mani del sovrano. In Inghilterra invece il Parlamento acquisì presto un ruolo notevole. Esso era formato da due Camere, quella alta o Camerica dei Lord, formata dagli ecclesiastici e dagli aristocratici, nominati dal re, e quella bassa o Camera dei Comuni, i cui deputati erano eletti dalla piccola nobiltà e dalla borghesia contadina. La Magna Charta Libertatum, nel 1215, per la prima volta sancisce, sul piano della legittimità, che: 1) i rapporti tra il re e la nobiltà sono regolati non più da atti di forza o dalla consuetudine feudale, ma da un patto bilaterale, giurato e sottoscritto, che impegna a precisi obblighi i contraenti; 2) il patto è ritenuto unica fonte legittima cui fare riferimento in caso di rivendicazioni avanzate da una parte o dall'altra, e in casi di contestazione per eventuale abuso di diritti. Alla concessione della Magna Charta seguirà col tempo l'istituzione del Parlamento, organo di controllo dei poteri statali e di tutela delle libertà sancite dallo statuto. Sul piano del merito essa prevede: 1) il re s'impegnava a non intromettersi nella elezione delle cariche religiose e a non impadronirsi dei beni ecclesiastici; 2) egli prometteva di non pretendere dai suoi vassalli (baroni, grande borghesia e alto clero) tributi straordinari senza il loro esplicito consenso; 3) garantiva che i membri di questi ceti sociali non potevano essere arrestati, dichiarati fuorilegge e sottoposti a confisca dei beni senza il giudizio di tribunali composti da uomini di grado e posizione uguali; 4) si permetteva ai mercanti stranieri la libera circolazione in Inghilterra; 5) si stabiliva l'unità di pesi e misure per tutta la nazione. |