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La civiltà babilonese lega le proprie origini ed
il proprio splendore alla città di Babilonia, che letteralmente
significa "porta del Dio", sulla cui fondazione aleggiano
svariate ipotesi, secondo quanto ci hanno tramandato le fonti storiche
più accreditate: Erodoto, Diodoro Siculo, Strabone, Flavio, Berosso,
vari libri della Bibbia e testi cuneiformi babilonesi.
La città di Babilonia è citata già intorno al 1500 a.C., quando
nell’area mesopotamica gli ittiti fecero la loro prima comparsa. Una
delle ipotesi fa risalire la fondazione della città ad un’ignota regina
Nitocris. Un’altra vuole che la regina Semiramide, illuminata
consorte del re Nino, primo re assiro, verso il 900 a.C., abbia fatto
erigere o ampliare ed abbellire questa città, bagnata dall’Eufrate, per
offuscare in parte il prestigio del marito. Il primo re di Babilonia
citato dalle fonti è Nabonassar, vissuto tra il 747 a.C. ed il
734 a.C., che poi ha dovuto lasciare il posto all’egemonia assira,
iniziata con il re Tiglat Pileser III, che mosse guerra anche
contro i caldei.
Il nome della città è comunque legato al grande re Nabucodonosor II,
ispiratore tra l’altro del Nabucco di Giuseppe Verdi, che ha
regnato dal 605 a.C. al 562 a.C..
La Mesopotamia, per la sua fertilità, ricchezza di prodotti e abbondanza
di acque, è stata sempre una terra che ha attratto varie popolazioni.
Lungo il corso del Tigri e dell’Eufrate hanno prosperato diverse
civiltà, portando cultura e scienza in questa regione.
Già intorno al 3600 a.C., risiedeva una popolazione, conosciuta come
"gente di Obeid", pacifica e abbastanza progredita. Successivamente nel
3500 a.C., dall’Asia centrale migrarono i Sumeri, occupando la parte
meridionale della Mesopotamia. Mentre questi si stabiliscono a ridosso
della zona costiera del Golfo Persico, fondando una città sacra come
Nippur, lungo il mare, in una regione paludosa, che prenderà il nome di
Caldea, si stabiliranno i Caldei, originari delle regioni del
Sinai o dall’Arabia e grandi conoscitori della magia. E’ dimostrato che
questo popolo ebbe rapporti molto stretti con gli egizi, i quali
appresero arti esoteriche, scienze astronomiche e modelli religiosi.
In questo periodo viene fondata la grande e splendida città di Ur dei
Caldei, ricca dei famosi Zikurrat, da cui sembra sia
originario Abramo. Entrambi i popoli portarono conoscenze astrologiche,
matematiche ed un protosistema legislativo. Trasmettono ai loro
successori mesopotamici una profonda tradizione religiosa che sarà
ripresa dai babilonesi.
Ad est della Caldea, invece, c’è il territorio dell’Elam con capitale
Susa, il cui popolo sarà sempre in lotta con gli assiri e diventerà
alleato dei babilonesi. Essi gestiranno il controllo della Persia
sud-occidentale per diverso tempo e saranno protagonisti della storia
babilonese.
Dunque, la bassa mesopotamia si compone della Caldea a sud, lungo il
mare sul Golfo Persico; dell’Elam, ad est; del Sumer, a nord della
Caldea, tra le città di Ur e Nippur. Più a sud, proprio sulla costa a
ridosso della Caldea, nella parte meridionale dell’attuale Kuwait viene
fondato il Paese del Mare, il cui popolo è di origine araba. In
questo contesto, a nord di Sumer, si inserisce una popolazione di
origine semita, il cui re, Sargon (da cui Sargonidi o Accadi), fondò la
città di Accad che acquisì più importanza di Ur. I sargonidi
effettuarono delle scorrerie anche in Anatolia ed in Iran, distruggendo
alcune città protoittite e protoiraniche. Questa civiltà sopravviverà
nel "regno di Akkad", da cui, in effetti, avrà origine il popolo
babilonese.
Tra il 2300 ed il 2000 a.C. gli Amorrei provenirono dalla regione
impervia del Sinai verso la Mesopotamia, sconfiggendo i sargonidi e
dando i natali ad Hammurabi, famoso per le tavole delle leggi,
dalla cui dinastia proverranno i fondatori di Babilonia. Questa
popolazione si stabilirà nella mesopotamia occidentale a sud della
Siria. Da questa civiltà derivò anche quella degli Aramei, che si
insediarono prevalentemente nel regno di Giuda. E’ a loro che si deve
l’origine della lingua aramaica, diffusa presso tutti i popoli semiti.
Successivamente, a nord di questa regione, si insediò il popolo dei
Mitanni, di cui si ricorda il re Tushratta che aveva contatti con
i regnanti egiziani ed ittiti. Questo popolo trae origine dagli Hurriti,
provenienti dalle regioni caucasiche che avevano come centro principale
la città di Urartu, che diede origine al regno di Urartu,
corrispondente all'attuale Armenia. Gli urarti conobbero un periodo di
dominazione della regione corrispondente al nord dell'Iran e
conservarono sempre una propria indipendenza, favoriti anche dalla
conformazione geografica del territorio, ricco di montagne e vallate
fertili.
Intorno al 1700 a.C. gli hurriti sottomisero un po’ tutta la mesopotamia
ed invasero anche il regno anatolico degli Ittiti. Dagli hurriti hanno
avuto probabilmente origine gli Hyksos, popolazione che conquistò
l’Egitto e sotto la quale gli ebrei si trasferirono sul delta del Nilo.
Le fonti storiche ci raccontano del popolo dei Cassiti, di origine
asiatica, provenienti dalle montagne nord-iraniche e paragonabili ai
barbari di età romana, che intorno al 1700 a.C. si stabilirono
approssimativamente nell’area corrispondente all’Assiria e al nord di
Babilonia, ingaggiando diverse lotte con il grande Hammurabi. Essi
ebbero anche un periodo di dominazione nella regione babilonese, detto
"dinastie di età cassita", che andò dal 1530 a.C. al 1080 a.C. ed ebbe
come re: Agumkakrime, Karaindas, Kurigalzu I e II, Burnaburias II.
Tale popolo venne sconfitto dagli elamiti, che, in segno di vittoria,
portarono la statua del dio Marduk da Babilonia a Susa.
Successivamente saranno gli assiri a riprendere il potere nella regione
ed a riportare il dio babilonese nella sua dimora abituale.
Intorno all’anno 1500 a.C., saranno gli Ittiti a controllare la parte
nord-occidentale della mesopotamia, conquistando il regno dei mitanni ed
ingaggiando una lotta contro gli assiri, nella quale cercarono di
coinvolgere anche i babilonesi. Rimangono comunque in vita diverse tribù
caldee, che delimiteranno il territorio della Caldea: Bit –
Amukani, Bit – Dakkuri, Bit – Jakin, Bit – Sha’alla, Bit – Shilani,
Larak.
Il termine Bit sta ad indicare l’espressione "gente di…". Queste tribù,
che erano governate dagli sceicchi e che non hanno avuto mai uno spirito
unitario, troveranno il loro rappresentante in Merodach Baladan,
eroe e re caldeo, che muoverà più volte guerra all’Assiria tra il 721
a.C. ed il 703 a.C., contribuendo alla nascita della civiltà babilonese.
La regione mesopotamica è chiusa al nord dal regno caucasico, con
capitale Urartu, abitato da popolazioni di origine scita.
Ad est della mesopotamia si erge la Media, con capitale Ectabana, la
quale manterrà un’indipendenza dal 728 a.C. al 550 a.C.. Essa,
alleandosi con Babilonia, segnerà la fine del regno assiro. Da
controllore della Persia, passerà a controllata.
Tra il regno di Akkad e quello dell’Urartu-Arameo, nell’884 a.C.,
fiorisce la civiltà assira, che tramonterà verso il 609 a.C.. Tale
cultura, basata sull’imperialismo, sulla conquista e sulle arti
belliche, troverà il suo fondatore in Assurnasirpal II e vivrà il
suo splendore dal 722 a.C. al 627 a.C., sotto diversi re: Sargon II,
Sennacherib, Asarhaddon, Assurbanipal. Questi contribuiranno alla
formazione dell’impero assiro, comprendente: Fenicia, Egitto, Israele,
regno di Akkad, Aramei, paese del mare e regno di Babilonia. L’Elam e la
Caldea manterranno la loro indipendenza, quest’ultima, in particolare,
grazie al re Merodach Baladan. Sotto questa civiltà sorgeranno le
città di Assur e di Ninive, che diventerà famosa in tutto il mondo
conosciuto.
L’Assiria effettuerà una serie di scorrerie nell'altopiani iranico ed
avrà una sorta di protettorato nei confronti di Babilonia, considerato
luogo sacro e patria degli dei. Alcuni re assiri si proclamarono anche
re di Babilonia, assumendo due nomi, uno come re di Assiria ed uno come
sovrano babilonese. Tutto questo durò fino al 626 a.C., quando
Nabopalassar, padre di Nabucodonosor, con l’aiuto di Medi, Elamiti,
Aramei e Caldei conquistò l’Assiria. Egli riuscì ad unificare le tribù
caldee e si alleò con i diversi popoli limitrofi. Nel 614 a.C. prese
Assur, mentre nel 612 a.C. il re medio Ciassarre prese Ninive: l’Assiria
divenne possedimento della Media.
Il re babilonese riuscì dove non erano riusciti i regnanti assiri,
accecati da una mentalità imperialista e non curanti del pericolo che
potevano rappresentare i popoli vicini ancora non sottomessi: i Frigi ed
i Lidi a nord, i Medi ad est, i Caldei e gli Elamiti a sud ed i
Cimmeri (popolazione celto-scita) ad ovest. L’unico modo per gestire
questi pericoli era l’alleanza ed il buon governo e questa politica
riuscì molto bene alla cultura babilonese.
Per anni si è pensato che i babilonesi fossero caldei, ma in realtà, non
è così. Sicuramente da questi hanno ereditato conoscenze religiose e
culturali.
Attività
La posizione geografica del regno di Babilonia, nonché le
ricchezze naturali (due fiumi, ricca vegetazione, pascoli fiorenti),
favorirono i commerci con i popoli vicini, in particolare con le Indie
ed il prosperare di attività agricole e di pastorizia.
Numerose furono le eredità prese dai Sumeri. Furono grandi conoscitori
dell’astrologia: inventarono un calendario che non si discosta molto da
quello impiegato attualmente, individuarono tutte le costellazioni,
identificarono la cometa di Halley. Grandi matematici, risolvevano
equazioni algebriche di terzo grado e sistemi vari, nonché impostarono
il teorema di Talete. Eseguivano calcoli complicati nel campo
dell’ingegneria edile.
Grandi ingegneri, realizzarono città, templi e palazzi a Babilonia, dove
il tempio più famosi erano quelli di Etemenanki ed Esagila,
rivestiti d’oro, Borsippa, sede dell’accademia, Kuta, Kish, Larsa, Marad,
Bas e Sippar. Babilonia era così bella che conquistò non solo Ciro il
Grande, ma anche Alessandro Magno. Tutti la consideravano "l’ombelico
del mondo", centro di arte e di cultura. Un esempio è dato dalla
maestosa porta di Ishtar, tutta decorata da mattoni policromi, dalla via
della processione, dalla torre di Babele, dall’oro che rivestiva
i templi ed i palazzi, dai Giardini Pensili, considerati una delle sette
meraviglie del mondo, realizzati per la regina Amitis, moglie di
Nabucodonosor, figlia del re medio Ciassarre, al fine di ricordarle il
verde della sua terra.
Nel campo toponomastico, descrivevano in dettaglio tutte le loro opere
con piante e calcoli minuziosi: esistono tantissimi reperti con
descrizioni dettagliata di alcune zone di Babilonia. Utilizzarono per la
scrittura il codice "lineare B" adottato dai Cretesi,
implementandolo con la scrittura cuneiforme.
Produssero tantissimi libri: ne sono prova i reperti trovati nelle varie
biblioteche. Inventarono le Cronache, molto attendibili ed
oggettive, in cui venivano riportate le notizie salienti del periodo.
Tra queste le informazioni di carattere bellico avevano poca rilevanza,
a differenza degli assiri. Questo dimostra che i babilonesi non davano
molta importanza alla guerra, piuttosto alla religione ed alla cultura.
Dal punto di vista militare avevano grossi eserciti, che si avvalevano
del carro da guerra, introdotto dai sumeri e perfezionato dagli assiri,
e di macchine da guerra utilizzate per assediare le città.
Società
Esistevano una classe regale ed una sacerdotale. Quest’ultima deteneva
il controllo su latifondi terrieri e beneficiava dei relativi proventi.
Parallelamente vi era anche una classe borghese, risultato dei fiorenti
commerci babilonesi.
Poco si conosce della condizione femminile e del resto della
popolazione. Il tenore di vita era comunque medio alto. Ciò è
testimoniato dall’opulenza delle città e dalla presenza di diversi
schiavi.
Ciascuna città era ben fortificata, basti pensare alle possenti mura di
Babilonia. Nabucodonosor, tra l’altro, fece erigere un vallo al confine
con la Media, a nord del suo regno, per prevenire eventuali attacchi.
Religione
I babilonesi avevano una religione politeista, avente origini orientali.
Essi furono molto abili ad impiegare la loro religione per fini
politici, facendo diventare Babilonia luogo sacro di spiritualità ed
origine del tutto. Attraverso documenti, vengono rielaborati tutti i
testi sacri dei sumeri, modificando la realtà, per esaltare il mito di
Babilonia, vista come "porta di Dio". Il mito sumerico di Gilgamesh
e quello di Atramhasis vengono rivisitati.
Il primo mito si ricollega ad un re sumero vissuto ad Uruk intorno al
2700 a.C., che sperimenta l'esperienza della mortalità umana e compie un
viaggio verso la conoscenza perfetta.
Tra le sue imprese, Gilgamesh avrebbe ucciso un toro divino, inviato
sulla terra dalla dea Ishtar, che opprimeva il proprio popolo.
Il secondo mito, invece, richiama il diluvio universale. Secondo la
tradizione sumerica, An sovrintendeva tutto ed il cielo, Enlil ed Enki,
suoi figli, regnavano rispettivamente sulla terra e sugli abissi. Il
primo aveva più potere del fratello, che aveva come figlio Marduk. An
crea gli altri dei per lavorare sulla terra, al fine di poter mangiare,
ma questi si rifiutano, perché troppo faticoso. Quindi crea l’uomo che
rifiuta anche esso di lavorare. Qui si inserisce il mito biblico del
paradiso terrestre e della cacciata da parte dell’uomo e della donna. La
prima modifica babilonese al testo sacro sta nel fatto che, a questo
punto, Enlil propone di mandare sulla terra la pestilenza ed il diluvio
per punire la ribellione umana, ma Enki facendo salvare Atramhasis
su un’arca.
Nell’altro testo sacro babilonese del Enuma Elish si descrive la
lotta tra Enlil, geloso del salvataggio dell’uomo, ed Enki. Per
vendicarsi, ordina a Tiamat, essere vivente dei mari,
invincibile, di generare dei mostri e comandare su tutti gli dei, ma
Marduk, figlio, di Enki, lo uccide e riceve in compenso la supremazia su
tutti gli dei.
Praticamente, attraverso la rivisitazione di questi miti, i sacerdoti
babilonesi sostituiscono l’importanza di Enlil, venerato presso i sumeri,
con quella di Enki, sacro ai babilonesi, da cui ne consegue una
sacralità per il figlio, il dio Marduk. La sacra città sumerica di
Eridu, consacrata al dio Enlil, è equiparata integralmente a
Babilonia, città sacra ad Enki.
Il cuore della religione si sposta da Ur e Nippur a Babilonia, Borsippa
e Kuta, al punto che anche gli assiri veneravano gli dei babilonesi,
considerandoli come i più grandi ed eccelsi. Nel regno assiro, infatti,
si pensava che Ninive fosse il centro politico e Babilonia quello
religioso. Dietro questo processo sicuramente c’è una stretta
cooperazione con i caldei. Fu questa "rivoluzione" religiosa a decretare
il prestigio di Babilonia che in più parti era rappresentata come il
centro del mondo e la porta verso il dio Marduk.
La grandezza della cultura babilonese sta anche nella produzione di
questo modello religioso che segnò le basi del prestigio del proprio
popolo e di una filosofia di pensiero, accettata da molte culture
orientali.
Gli stessi re di Babilonia non si definivano re, a differenza degli
assiri, ma pastori di popoli, amministratore della giustizia e servitori
degli dei e lo stesso Ciro il Grande, per annettere la città ed il suo
impero alla Persia, si proclamò servo di Marduk.
Ogni anno a Babilonia si celebrava la festa del Nuovo Anno. Il
mito della rinascita è sempre presente nelle religioni orientali. Solo
il re poteva cominciare la festa ed era accompagnato dai sacerdoti. Ad
un certo punto della festa il gran sacerdote schiaffeggiava il re, per
ricordargli di essere umano: se questi piangeva, il dio Marduk concedeva
all’impero un anno prosperoso, altrimenti vi erano dei presagi nefasti.
Esisteva una trinità babilonese: Marduk, Ishtar e Nabu. Il primo è il
padre di tutti. Ishtar richiama il mito fenicio di Balaat e
presso i sumeri era venerata come Innin, presso gli Egizi come
Iside. Essa era la gran madre di tutti, simboleggiava colei che dava
calore, fertilità e sicurezza all’uomo. Nabu era il figlio di
Marduk ed era molto vicino all’uomo. Era colui che accompagnava la
processione nella festa dell’Anno Nuovo, segno di rinascita e
purificazione, che avveniva con l’aiuto di Ishtar. Accanto a questa
triade c’erano altre divinità, tra cui si ricorda: Ninurta, che aveva un
tempio dedicato a Babilonia e che vegliava sulla città di Borsippa,
Nergal, protettore della città di Kuta, Ninrag, protettore del vulcano,
Anu, che vegliava sul cielo, Annunaki, protettore della volta celeste ed
illuminato da Anu, Igigi, legato al ciclo perpetuo del sorgere e del
tramontare.
Sviluppo
Il regno di Babilonia conobbe il suo splendore con Nabopalassar, come
già detto, che nel 626 a.C., unì le tribù caldee, si alleò con i vari
regni limitrofi, nonché con la Media e mosse guerra all’Assiria.
Probabilmente egli stesso era un caldeo e per questo fu accettato da
tutti. Proseguì le gesta di Merodach Baladan, ricordato da tutti
i caldei.
Nel 614 a.C. e nel 612 a.C. caddero Assur e Ninive e, dopo la
capitolazione della nuova capitale Harran nel 610 a.C., l’Assiria fu
divisa tra medi e babilonesi.
Nabonassar fa eseguire opere di ammodernamento nelle varie città, non
assoggetta i vari popoli, ma li considera alleati, in quanto non si
ritiene re, ma pastore di popoli, infine, getta le basi per la
fondazione di un impero. In particolare nella località di Karkemish, in
Siria, nel 606 a.C., con l’aiuto del figlio Nabucodonosor, sconfigge gli
egiziani, che si erano coalizzati con Israele e Fenicia. Da questo
momento gran parte del medio oriente è sotto il controllo babilonese,
anche se dovranno essere combattute altre guerre e dovranno passare
altri anni. Si arriverà al 601 a.C., quando gli egiziani abbandoneranno
definitivamente l’area siro-palestinese.
A questo punto si sviluppano le vie dei commerci e si forma sempre più
ricchezza, con conseguenze positive per l’urbanizzazione ed anche per la
cultura babilonese.
Dal 605 a.C. al 562 a.C. regnerà Nabucodonosor II, dipinto dai testi
biblici come lucifero, in quanto responsabile della deportazione ebrea a
Babilonia.
A questo proposito, aggiungiamo che la stessa città ci viene
rappresentata come un luogo di peccato e degno di distruzione, in base
alle profezie di Isaia e Geremia. A Babilonia si associa l’episodio
biblico della Torre di Babele, in cui Dio porta tra gli uomini la
confusione (da cui il termine babele), per evitare la costruzione
della torre che li avvicini alla divinità.
Queste mmagini ci fanno capire che sicuramente all’epoca Babilonia
rivestiva un ruolo fondamentale tra le città del mondo. Tra l’altro
rappresentava il cuore della religione orientale, per cui metterlo in
cattiva luce significava anche contrapporre una religione monoteista ad
una politeista di origini scite.
Nabucodonosor fonderà un impero che va dall’Egitto alla Persia,
attraverso la Palestina e la Siria, dalla Lidia (Asia Minore) al Golfo
Persico. Controllerà la Media, in qualità di sposo della figlia del re
Ciassarre ed, in qualità di garante di un accordo di pace tra
quest’ultima e la Lidia, controllerà anche la stessa Lidia. Questo regno
sarà ricchissimo e famoso per la cultura e la scienza. Il re babilonese
non sottometteva i popoli conquistati, ma lasciava ai re locali al
comando ed al popolo i propri usi e costumi.
Realizzò un apparato burocratico saldo ed efficiente, basato su
collaboratori (gli equivalenti dei ministri) retti e fedeli. Si avvaleva
di controllori per monitorare la periferia e controllava anche le
attività economiche legate alle proprietà terriere della classe
sacerdotale. In poco tempo portò ordine in una situazione caotica, ove
comandava solo chi aveva ricchezze. Tuttavia, nel suo regno,
l’inflazione era abbastanza alta. Anche la giustizia fu ben
amministrata, ribaltando completamente la precedente situazione gestita
da una classe ristretta di ricchi. A tale proposito si raccontano casi
di condanna esemplare con pene dure, al fine di fornire un monito per
chi voleva ripristinare la precedente situazione caotica.
Molto religioso, non mancava di partecipare alla festa del nuovo anno.
Diffuse e rafforzò il culto del dio Marduk: egli non si proclamava re,
ma pastore di popoli, servo degli dei.
Circa l’episodio della deportazione degli ebrei bisogna considerare
alcuni aspetti. Nel 609 a.C. il re Giosia, simpatizzante per i
babilonesi oppure mosso verso l’indipendeza del suo piccolo regno, si
oppone all’avanzata degli egiziani, guidati dal faraone Nicho II,
corso in aiuto degli assiri, e muore presso Megiddo. Gli egiziani
instaureranno in Israele un re anti-babilonese e formeranno una lega con
siriani, palestinesi, fenici ed ebrei. Questo esercito sarà poi
sconfitto dai babilonesi, come già detto, presso Karkemish.
Nel 593 a.C. Gerusalemme, guidata ancora dai filo-egiziani, legati al
faraone Psametico II, è assediata dai babilonesi. Il re Joachin, dopo
aver resistito, fa atto di sottomissione, ma viene fatto prigioniero e
portato a Babilonia con altri notabili ebrei. Tutti verranno trattati
bene me riceveranno uno stipendio, in base a quanto è indicato nel
racconto di Susanna. Nabucodonosor non nomina un re a lui fedele, ma
consente a Sedecia di salire al potere, lasciato ad Israele ampia
libertà.
Nel 587 a.C., nonostante Geremia invitasse il suo popolo alla
sottomissione babilonese, c’è una nuova rivolta assieme ai fenici e agli
abitanti di Edom. La punizione è esemplare: Sedecia viene portato a
Babilonia con la sua famiglia e viene accecato, ne vengono uccisi i
figli e vengono deportati circa 5.000 abitanti, tutti artigiani, fabbri,
commercianti, che faranno la loro fortuna a Babilonia, sviluppando
grandi attività economiche. Inoltre fu proprio a Babilonia che
cominciano ad essere composti i primi libri della Bibbia.
Gerusalemme subisce alcune devastazioni, ma rimane comunque popolata e
governata da Ghedalia, nobile giudeo. Considerati i tempi,
Nabucodonosor si comportò in modo magnanimo, anche perché non si impose
come tiranno, e non vi fu una deportazione di massa del popolo.
Gli ebrei faranno ritorno a casa solo verso 550 a.C., quando Ciro il
Grande, annettendo Babilonia alla Persia, pronunciò un editto in
tale direzione. Alcuni ebrei rimarranno nella città mesopotamica perché
avevano delle considerevoli attività economiche e commerciali.
Dal 562 a.C. al 556 a.C. ci saranno tre re babilonesi che si
succederanno, alcuni come figli e discendenti diretti di Nabucodonosor,
altri come usurpatori:
Amel Marduk (562-560) figlio del grande re, che restituirà la libertà al
re giudeo Joachin, come simbolo della non continuità della politica
paterna;
Neriglissar (560-556) suocero di Nabucodonosor, fa un colpo di tasto in
cui muore il re, taglia completamente con la politica del passato, fa
opere di abbellimento a Babilonia e Sippar, compie un’incursione
militare in Cilicia, comunque mina all’unità del paese mettendo in
cattiva luce il grande re;
Labashi Marduk (556) figlio di Neriglissar, va al potere bambino e perde
subito il potere. Nabucodonosor, alla sua morte, aveva preso coscienza
che la sua dinastia non avrebbe regnato a lungo.
Dal 556 a.C. al 539 a.C. regnerà Nabonedo, ultimo re babilonese, salito
al potere con un colpo di stato, proveniente dall’Assiria, dalla città
di Harran. La storia ce lo tramanda come un re incapace, appassionato di
archeologia. Oggi sappiamo che fu vittima di una propaganda effettuata
dai persiani, con l’appoggio dei sacerdoti babilonesi, al fine di
conquistare il regno senza effettuare guerre. Sostituì la triade divina
dei babilonesi con Sin–Shamash–Ishtar, legata ad un culto lunare
e più cara agli assiri. Questo non fu motivato solo dalla sua origine,
ma anche dal fatto che, accorgendosi del potere sempre più forte dei
persiani, voleva ricercare alleati verso ovest. In tal senso, siglò un
accordo con Lidia, Sparta ed Egitto. A questo punto è necessario fare un
passo indietro.
Nel 700 a.C. la Persia era divisa in due regioni (Parsumash e Parsa) ed
era sotto il dominio della Media. Nel 600 a.C. il re medio Ciassarre
riunifica le due regioni, affidando il regno a Cambise che sposerà la
figlia di Astiage, nuovo re di Media, e si insedierà nella prima
capitale persiana Pasargade. Successivamente venne costruita Persepoli,
che diventerà sempre di più la vera capitale persiana. Da questa unione
nascerà Ciro II il Grande che governerà dal 559 a.C. al 529 a.C.,
inventando il modello delle satrapie, che gli consentì di
costruire un grande impero (Egitto, Anatolia, Mesopotamia, Arabia,
Persia).
Secondo una leggenda, nata per esaltare la grandezza di Ciro II, Astiage
ebbe un sogno nel quale si vedeva ucciso da un giovane re, per cui fece
dei tentativi per eliminare il giovane futuro re persiano, senza
riuscirci.
Verso il 550 a.C. Ciro II si allea con Nabonedo (non sembra sicuro) ed
insieme prendono la Media. I babilonesi occupano l’Assiria ed i persiani
il resto del regno. Successivamente Ciro II invade la Lidia ed insegue
il re Creso fino a Sardi, conquistando l’intero regno. In questo
modo Ciro II impedisce a Nabonedo di mettere in pratica l’alleanza
precedentemente ricordata e comincia a circondare Babilonia. Il re
babilonese fu l’unico che aveva capito il pericolo persiano.
Le vie del commercio verso l’India sono sotto il controllo persiano e
l’inflazione a Babilonia arriva al 400%. Si raccontano diversi episodi
di carestia. Nabonedo abbandona Babilonia e si reca in Arabia, dove la
popolazione locale non lo vedeva di buon occhio. Lo scopo di questo
viaggio fu quello di trovare altre vie di commercio per riportare
ricchezza al proprio paese. E’ in questo periodo che viene individua la
famosa via delle spezie. L’economia babilonese si risolleva.
Nel frattempo Ciro II trama con i religiosi babilonesi. Nabonedo appare
come il traditore, colui che ha dissacrato il nome del dio Marduk,
sostituendolo con altre divinità. Alla luce di quanto esposto in
precedenza, il re babilonese appare come un incompreso più che un
traditore. Il frutto della propaganda fu la cacciata di Nabonedo e
l’acclamazione di Ciro II a nuovo re: la Persia si era impossessata di
Babilonia senza combattere. Come discorso di insediamento il re persiano
si proclamò "nuovo figlio del dio Marduk", richiamandosi alla
propaganda da lui attuata segretamente. Restituì la libertà agli ebrei
nel famoso editto e si impadronì della Siria, Palestina, Israele ed
Egitto. L’impero persiano fu molto vasto e ricco.
I persiani rispettarono la bellezza di Babilonia, facendole vivere un
secondo splendore con Cambise II e Dario I. Sotto questi
sovrani ci furono diverse rivolte a Babilonia i cui capi presero il nome
di Nabucodonosor, a ricordo del mito trasmesso dal leggendario re al suo
popolo. Queste rivolte furono sedate, senza violente ripercussioni per
la città. Serse I, in seguito alle sconfitte con la Grecia, impose tasse
ai babilonesi, che si ribellarono di nuovo. Babilonia fu messa al sacco.
Artaserse I continuò nella politica repressiva del padre. Comunque
Babilonia continuò ad avere un certo prestigio ed una determinata
importanza.
Nel 331 a.C. Alessandro Magno entra a Babilonia e ne rimane affascinato
e la proclama capitale del suo nuovo impero. Vengono eseguiti lavori di
ammodernamento. A Babilonia verranno celebrati i funerali di
Efestione, amico di Alessandro morto ad Ectabana. Lo stesso
Alessandro morirà nella città mesopotamica nel 323 a.C.
Dunque Babilonia fu la città di tre grandi: Nabucodonosor, Ciro ed
Alessandro.
I diadochi successivi continuarono a dare splendore alla città, fino
all’avvento di Seleuco prima ed Antioco poi che fecero
costruire una nuova città: Seleucia. Nel 275 a.C. fu emanato un editto
in base al quale tutti i babilonesi dovevano lasciare la città e recarsi
nella nuova. Ma la città continuò a vivere perché non fu abbandonata da
tutti. Gli stessi diadochi si impegnarono per fare opere di
ricostruzione. Verso il 100 a.C. la diadochia seleucide entra in guerra
con i Parti, popolo situato ad oriente della Persia, e la città fu
abbandonata.
Nel 116 d.C. Traiano svernò a Babilonia, ma ormai era diventata un
cumulo di macerie.
Dunque solo molti secoli dopo si realizzarono le profezie di Isaia, di
Daniele e di Geremia sulla distruzione della città, che per secoli venne
considerato il centro culturale e politico del mondo. La distruzione
morale fu poi continuata dai padri della chiesa, tra Origene e
S.Agostino, che la rappresentarono come simbolo del male. Essi ripresero
la tradizione iniziata nell’Apocalisse di San Giovanni. |