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| L’Impero Ottomano governato dall’inetto
sultano Abd ul Hamid II, benché da qualche tempo in decadenza, dopo la
guerra con l’Italia non perse soltanto il prestigio, ma dimostrò tutta
la sua debolezza in Africa settentrionale, e anche sui Balcani, dove più
soltanto in teoria la sovranità turca si estendeva anche alla Bosnia e
alla Bulgaria. La Bulgaria e la Serbia il 13 marzo e la Bulgaria e la
Grecia il 29 maggio del 1912 strinsero alleanza di carattere difensivo
ma con lo scopo segreto di muovere guerra alla Turchia per strapparle la
Macedonia, che sarebbe stata della Bulgaria e l’Albania che sarebbe
stata divisa fra Greci, Montenegrini e Serbi. Furono i Montenegrini ad iniziare, verso la fine del 1912 le ostilità in Albania. Seguirono a breve distanza le dichiarazioni di guerra della Serbia e della Grecia. Il 15 ottobre i Montenegrini cinsero d’assedio Scutari, il 23 i Bulgari accerchiarono Adrianopoli e ripiegarono dietro Ciatalgia, ultima linea di difesa turca a pochi chilometri da Costantinopoli. Il 23 ottobre i Serbi, avanzando con quattro eserciti, occuparono Novi Bazar, Kratovo, Kossovo e Pichtina; il 24, dopo aspra battaglia, Kamonovo, e il 26 Uskub. I Greci, lanciata una colonna verso Gianina, s’impadronirono il 20 ottobre di Elassona, sconfissero i Turchi a Servia e investirono Salonicco, dove vi entrarono il 10 novembre contemporaneamente ad un esercito bulgaro. Il 18 novembre i Serbi s’impadronirono di Monastir che, secondo i patti, consegnarono ai Bulgari; il 27, insieme con i Montenegrini, occuparono Durazzo. I Greci intanto avanzando nell’Albania meridionale, occuparono Prevesa e i Bulgari il 17 davano l’assalto alle difese di Ciatalgia, ma tre giorni dopo, davanti all’eroica resistenza turca, sospendevano l’offensiva e il 30 concludevano con il nemico un armistizio di quindici giorni. Nell’ottobre del 1912, sorgendo la minaccia di un conflitto tra la Triplice alleanza e l’Intesa, il conte Berchtold, ministro degli Esteri austro-ungarico, a San Rossore (il 21-23 ottobre) ebbe un incontro con Di San Giuliano e questi, nel novembre (il 4-8) si recò a Berlino per incontrarsi con gli uomini di governo tedeschi. Nei convegni di San Rossore e di Berlino si parlò anche dell’opportunità di anticipare la rinnovazione del trattato della Triplice, il che avvenne il 5 dicembre a Vienna. Undici giorni dopo si riunirono a Londra i plenipotenziari turchi, bulgari, serbi, montenegrini e greci per discutere della pace, ma i negoziati si trascinarono lentissimi e con poca probabilità di riuscita date le pretese degli alleati e la resistenza dei Turchi. Pochi giorni dopo, i Bulgari, respinti gli assalti turchi dalle linee di Ciatalgia, occuparono la riva settentrionale del mare di Marmara; Montenegrini e Serbi investirono Scutari verso la fine di febbraio, il 6 marzo Gianina si arrese ai Greci e il 28 marzo Adrianopoli fu espugnata. Nel frattempo i notabili albanesi, riuniti a Valona per costituirvi un governo provvisorio, esprimevano il voto che l’Albania diventasse uno stato indipendente. Minacciato dalle Potenze, che posero il blocco alle coste del Montenegro, questo dovette abbandonare Scutari, dove il 14 maggio entrava un corpo di truppe da sbarco internazionali. La divisione delle spoglie turche provocò una seconda guerra nella penisola Balcanica, che si era sì sottratta al dominio ottomano, ma nessuno era soddisfatto dei risultati ottenuti. Volendo l’ “amica” Bulgaria fare la parte del leone (e non intendeva riconoscere l’annessione di gran parte della Macedonia alla Serbia) scontentò Greci, Serbi e Montenegrini, i quali assaliti il 29 giugno dagli stessi Bulgari, prima resistettero saldamente, poi passarono all’offensiva respingendo dovunque l’ex alleato. Le ostilità durarono appena un mese: il 10 agosto 1913 fu a Bucarest firmata la pace, che modificava profondamente la carta dei Balcani. La Grecia, oltre Creta, guadagnava Salonicco, l’Epiro, una buona parte della Macedonia fino a Bitolia, e Cavala; il Montenegro otteneva qualche lembo dell’Albania settentrionale e parte del sangiaccato di Novi Bazar; la Serbia raddoppiava quasi il suo territorio e la Romania, senza alcun sacrificio, acquistava Silistria, ampie rettifiche delle sue frontiere, quasi tutta la Dobrugia e parte della costa del Mar Nero. Nello stesso mese di agosto, dalle discussioni della conferenza degli ambasciatori a Londra usciva fuori un’Albania (apparentemente) indipendente, eretta in principato ereditario e neutrale. Per il nuovo stato non fu facile trovare un sovrano. Alla fine fu alla fine scelto il tedesco principe Guglielmo di Wied. Di tutti gli Stati forse la sola Romania usciva contenta dalla guerra; gli altri no: si dolevano per aver perso territori in Albania. |