LA PRIMA GUERRA MONDIALE

Le cause della guerra furono molteplici, anche se lo scoppio viene fatto risalire all’uccisione dell’erede al trono austriaco, l’arciduca Francesco Ferdinando e della moglie a Sarajevo, per opera dello studente nazionalista serbo Gavrilo Princip il 28 giugno 1914. In realtà all’origine della guerra vi erano i contrasti tra Germania, Francia e Inghilterra per i mercati dell’Europa occidentale, il desiderio della Francia di riconquistare l’Alsazia e la Lorena, passate alla Germania nel 1870, le mire russe di espansione verso sud, a scapito dell’impero ottomano, i fermenti nazionalistici in Italia e nei Balcani, le rivalità sul terreno coloniale, che portava la Germania a rivendicare un maggiore ruolo nella spartizione delle colonie, le ambizioni delle potenze extraeuropee emergenti: Stati Uniti e Giappone, la spinta verso l’indipendenza nazionale dei popoli dominati dell’impero austriaco (ungheresi, boemi, slovacchi, croati, bosniaci) e dell’impero russo (polacchi, estoni, lituani, finlandesi), la rivendicazione di sovranità dell’Italia sulle città di Trento e Trieste, ancora in territorio austro-ungarico. L’Austria dichiarò a sua volta guerra alla Russia (5 agosto) e la Serbia alla Germania (5 agosto), mentre la Turchia si alleò con la Germania. Il Giappone, alleato dell’Inghilterra, dichiarò guerra alla Germania il 23 agosto, mirando alla conquista delle colonie tedesche nell’oceano Pacifico.
La Germania sosteneva che tutte le popolazioni di lingua e cultura tedesca dovevano unificarsi sotto un unico Stato: quello tedesco (pangermanesimo). La Russia, d’altra parte, sosteneva una politica panslava, che tendeva cioè all’unificazione di tutte le popolazioni slave dell’Europa sotto il suo impero. Una parte di queste, infatti, era sottomessa all’altro grande impero austro-ungarico. Respinto l’ultimatum austriaco alla Serbia, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia e la invase il 28 luglio 1914, provocando la mobilitazione russa in aiuto alla Serbia e la dichiarazione di guerra della Germania contro Russia (1° agosto) e Francia (3 agosto). Già da anni la Germania stava preparando i piani per un attacco alla Francia. Essa contava di ripetere il fulmineo successo del 1870. L’idea della cosiddetta guerra-lampo contro la Francia non poteva però essere realizzata prendendo d’assalto le potenti fortificazioni costruite dai francesi al confine. Perciò l’esercito tedesco l’invasione del Belgio. La violazione dei confini belga e lussemburghese da parte delle truppe tedesche rese inevitabile l’entrata in guerra dell’Inghilterra (4 agosto) contro la Germania. In un mese di combattimenti le truppe tedesche arrivarono vicinissime a Parigi man a soli 40 chilometri della capitale , sul fiume Marna (settembre 1914), i francesi riuscirono a respingerle. La guerra di movimento si tradgormò così in una guerra di posizione. Nelle grandi battaglie del passato, la fanteria e la cavalleria degli attaccanti si muovevano verso il nemico finchè si arrivava allo scontro. Nella prima guerra mondiale cessò l’effetto-sorpresa. Gli eserciti avversari dovevano, quindi, costrurirsi dei ripari. Non poteva trattarsi di fortezze o di muraglie che avrebbero richiesto molto tempo e non avrebbero potuto coprire tutta la sterminata lunghezza del fronte del fronte. L’Italia, alleata dell’Austria e della Germania nella Triplice Alleanza, si dichiarò neutrale trattandosi di guerra di aggressione. L’Italia entrò in guerra, a fianco dell’Intesa, il 24 maggio 1915, dopo il fallimento dei negoziati con l’Austria e il patto di Londra del 26 aprile. La Bulgaria invece entrò in guerra il 14 ottobre 1915 a fianco di Austria e Germania, provocando così il crollo della Serbia. Nel 1916 anche la Romania entrò in guerra a fianco dell’Intesa (28 agosto) e l’Italia dichiarò guerra alla Germania.
Iniziarono ad aprire nuove e distruttive armi come i carri armati, i lanciafiamme e i gas asfissianti. Gli aeroplani vennero impegnati nelle battaglie aeree o per mitragliare e bombardare le trincee nemiche.
Il 1917 fu un anno decisivo per due eventi di estrema importanza. Gli Stati Uniti erano stati neutrali finché i continui attacchi dei sottomarini tedeschi a navi statunitensi provocarono la rottura delle relazioni diplomatiche con la Germania e l’ingresso nel conflitto il 6 aprile 1917. La Russia era stata scossa dalla crisi politica dei primi mesi del 1917 e dall’abdicazione dello zar Nicola II. Dopo la Rivoluzione di ottobre, la Russia si ritirò dal conflitto, senza tuttavia cambiare le sorti della guerra. L’armistizio con la Germania fu firmato dal governo sovietico il 15 dicembre 1917. Con l’ingresso in guerra degli Stati Uniti, il presidente statunitense W. Wilson assunse un ruolo importante nella definizione della futura pace. Fattosi precedentemente promotore di un piano di pace che non prevedeva annessioni ed era basato sull’autodeterminazione dei popoli, l’8 gennaio 1918 Wilson stese un progetto di pace in quattordici punti. Dopo la sconfitta militare, l’Austria accettò la resa incondizionata il 3 novembre 1918. In Germania l’8 novembre l’imperatore Guglielmo II abdicò e venne proclamata la repubblica, il cui nuovo governo firmò l’armistizio l’11 novembre. Bulgaria e Turchia avevano già firmato l’armistizio in settembre, rispettivamente il 28 e il 30.

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