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Si può far risalire la
fondazione di Tenochtitlan- Messico (civiltà azteca), con una certa
precisione, al 1324. La loro civiltà si sviluppò nel Messico centrale
fino a creare, grazie alle conquiste militari, un impero vastissimo che
comprendeva tutto il Messico meridionale e confinava in pratica con i
territori dei maya, l’altra grande civiltà della regione mesoamericana.
Indubbiamente gli aztechi non furono gli originali creatori di una
grande cultura, ma gli eredi dei risultati conseguiti dai popoli che li
avevano preceduti. Non si sa di preciso da dove arrivassero, ma le loro
tradizioni affermavano che erano venuti dal nord, ovvero dal sud degli
attuali Stati Uniti. Rispetto alle popolazioni già insediate nella
valle, gli aztechi erano decisamente arretrati; una sola cosa avevano da
offrire, i propri privilegi come mercenari. Il sovrano della città di
Culhuacàn decise di impiegarli come soldati, e assegnò loro una zona in
cui vivere. Nel 1323 commisero l’errore di uccidere la figlia del re di
Culhuacàn, che li espulse dai suoi domini. Ricominciarono allora a
vagare per la valle, finchè si rifugiarono su un isolotto disabitato del
lago Texcoco, ove s’imbatterono nel segno preannunciato dal loro dio:
un’acquila che divorava un serpente, appollaiata su un cactus. La scena
rappresentava simbolicamente i tre elementi fondamentali: la terra (il
cactus), l’aria (l’aquila) e l’acqua (il serpente). Fu quindi in quel
sito che fondarono, nel 1325, la loro città. La chiamarono, dal proprio
appellativo tribale, Tenochtitlàn (città dei tenocha). Nel 1367
Acampichtli, figlio del sovrano di Culhuacàn, divenne il primo di una
lunga serie di monarchi aztechi, assumendo il titolo di tlatoani.
Durante le lotte per il dominio della valle, Culhuacàn venne sconfitta
dalla città di Atzcapotzalco, e anche gli aztechi ne divennero
tributari. Fu in quell’occasione, nel 1426, che il re azteco Itzcòatl
decise di allearsi ai due centri vicini di Texcoco e Tlacopàn per
battere i nuovi padroni. Gli alleati riuscirono a rendersi indipendenti
e a impadronirsi di gran parte del suo territorio. Iniziò allora una
serie di vittoriose campagne che consentirono agli aztechi di
insignorirsi di tutta la valle e proseguirono con la sottomissione di
popolazioni più lontane.
Nobili e plebei vennero sempre più differenziandosi in base alle terre
possedute e alle imposte da pagate. Esisteva una certa mobilità sociale,
dato che i popolani potevano accedere alle condizioni nobiliare per
meriti eccezionali. Il governo era una monarchia elettiva. Quattro tra i
principi nobili, eletti dalla loro comunità sotto il regno precedente,
compivano le funzioni di elettori. Il candidato prescelto doveva essersi
distinto in guerra. Nell’impero azteco l’imperatore era di diritto il
pontefice massimo e il suo ministro ricopriva la carica di primo
arciprete. Per gli Aztechi gli dei erano compagni quotidiani dell’uomo,
e non permettevano mai che si dimenticassero di loro, perché le loro
pretese erano superiori alle loro buone azioni.
Agli inizi le pratiche sacrificali furono relativamente poco numerose.
Sembra che la pratica del sacrificio umano si sia generalizzata verso il
1450. Dal momento che i sacrifici avevano messo fine alle calamità
naturali che duravano da più di quattro anni, gli Aztechi si
rafforzavano nella loro idea: la nostra missione è nutrire il sole.
La civiltà azteca non ha lasciato traccia di tombe fastose, per il fatto
che le credenze religiose imponevano una diversa cura dei resti mortali.
Certi morti tornavano in possesso al Dio Tlatloc, il dio delle piogge.
Tutti gli altri morti, venivano bruciati. Il morto vaniva accoccolato
con le ginocchia sotto il mento. Per l’imperatore si procedeva allo
stesso modo, ma gli si applicava sul volto e lo si onorava con parametri
divini. Dopo quattro anni di distanza della morte si pensava fosse
ritornato in terra sotto forma di colibrì o di farfalla.
Il mercante azteco era, un guerriero ed un esploratore. Naturalmente
all’origine furono dei semplici contadini che andavano vendere i loro
prodotti. In seguito si formavano delle città che si specializzarono
nella produzione di alcune merci. Non esisteva la moneta, ma il baratto.
Conoscevano anche le gravi conseguenze dell’alcoolismo. L’ubriachezza
era punita con la morte.
Era obbligatoria per tutti e ognuno, dal più povero al più ricco,
ricevere i benefici in egual modo.
Furono Motecuhzoma il Vecchio e Tlacaèl, sovrani di Tenochtitlàn, a
sancire l’obbligatorietà dell’istruzione, istituendo scuole in ogni
calpulli (specie di clan). Di fatto, nella società azteca tutti si
sentivano in dovere di insegnare qualcosa al loro prossimo: i padri ai
figli, i nonni ai padri, i sacerdoti ai laici e i sovrani ai loro
sudditi. Non soltanto i giovani studiavano il complesso delle conoscenze
del tempo, ma venivano costretti ai lavori ingrati dei campi, affinché
non ignorassero della fatica degli altri.
Svaghi e divertimenti non mancavano. I grandi signori avevano la
passione della caccia. Altri svaghi diffusi tra i nobili erano il
giardinaggio e la poesia. Strettamente legata alla poesia era la musica.
Il gioco e le scommesse non erano oggetto di alcun divieto.
Sebbene, la famiglia, vivesse in regime patriarcale, la donna non era la
vittima. Era sufficiente che una moglie si lamentasse davanti al
tribunale di avere un marito burbero. Il tribunale decideva di affidare
alla moglie la custodia dei figli e pronunciava il divorzio. La donna
era libera di sposarsi. L’uomo, se poteva provare che la moglie era
sterile o si occupava male della casa, poteva ripudiarla.
L'origine dello stato e della dinastia Inca sono avvolti nel mistero e
nella leggenda. Gli inca furono una carovana di emigranti che alla fine
del XII secolo fuggivano da Taipicala (Tiahuanaco) cercando rifugio,
dato che la loro terra d'origine era assalita e invasa da ondate umane
procedenti dal Sud (Tucumán e Coquimbo). Questi invasori erano i
chiamati Aymará. Nell'immagine di Manco Capac, il primo sovrano, si
riunisce una lunga storia della nazione inca per consolidarsi nel suo
nuovo territorio.
Sotto questo capo leggendario, noto col nome di Manco Capac (capac
significava grande, potente), che secondo alcune leggende discendeva dal
dio Viracocha (il Creatore) e secondo altre direttamente dal dio Sole (lnti),
gli Incas dovettero sostenere dure lotte con le genti vicine. Col tempo
si distinsero due nuclei cittadini, l’Hurin Cuzco o città bassa, e l’Hanan
Cuzco o città alta, in lotta fra loro per la supremazia nel paese; verso
la metà del XIII sec. l’inca Sinchi Roca, da alcuni indicato quale
figlio di Manco e da altri quale capo della città alta, unificò la città
e sottomise le tribù della vallata.
Gli incas, provenienti dalla valle di Cuzco (Perú) sottomisero gli altri
popoli andini, creando una confederazione di stati chiamata
Tahuantinsuyo (meglio conosciuto come impero inca) che adottava elementi
tecnici, culturali, religiosi ed economici della cultura Tiwanaku, in
particolare la struttura dell’ayllu (divisione della terra tramite
rapporti di parentela).
Anche in quel periodo il popolo pagava un tributo (mita) allo stato,
ogni lavoratore contribuiva con dei servizi alla struttura centralizzata
dello stato. La struttura sociale era rigida: al vertice c’era l’Inca
(figlio del sole), poi la nobiltà, i sacerdoti, i Capac governatori di
un suyu (regione), i curacas, capi degli ayllu e infine i contadini. Si
trattava di un’organizzazione basata su un modo di produzione
collettivista e autosufficiente. L’imperatore manteneva autorità
politica e militare assoluta ed era considerato una divinità. Egli
sposava una sorella per mantenere intatta la purezza della specie.
Nel XIV sec. Inca Roca, il sesto inca, fu il primo rappresentante della
dinastia del Hunan Cusco o Cusco Alto. Si dice quando morì Capac
Yupanqui, per avvelenamento, quelli dell’Alto Cusco presero con la forza
il potere. Egli designo per succedergli suo figlio Yahuar Huaca, che fu
assassinato.
Durante il regno di Viracocha, l’ottavo inca, parte il tremendo attacco
dei Chancas in Cusco. Viracocha e suo figlio abbandonarono Cusco senza
fare niente per difenderlo. Il principe Cusi Yupanqui, un altro figlio
di Viracocha organizzò la difesa della città imperiale, fece fronte ai
terribili Chancas e in due battaglie riuscì a vincerli.
Per volontà del popolo fu incoronato nuovo inca con il nome di
Pachacutec Inca Yupanqui (1437-1471). Dette unità all’Impero adottando
una sola lingua il quechua e dotandolo di un’importante rete stradale:
le famose Vie dell’Inca che resero possibile una rapida comunicazione
tra i principali insediamenti dell’Impero. Pachacutec estese i suoi
domini per quello che è oggi la Bolivia. Di ritorno si d’irrise nella
zona di Arequipa incorporando questa regione. Per l’attuale costa cilena
arrivò sino al sud di Tarapacà. Pachacutec, nominò suo figlio Tupac
Yupanqui come suo successore. In questa situazione, di co-regnante,
intraprese la conquista della sierra nord del Perú (Cajamarca) e la
regione di Cañar in Ecuador; dopo ritornò lungo la costa, conquistando
il poderoso Stato Chimú (sempre nell'attuale Ecuador), arrivando poi
nella costa centrale (la nazione Ychma) alla città di Pachacamac la più
importante di questa regione. Forse la conquista della nazione Ychma fu
pacifica, una sorta d'alleanza e vassallaggio.
Capac Huayna (1493-1527) portò l’Impero alla sua massima estensione,
controllando così tutta la fascia costiera dell’oceano Pacifico. |