LA DECOLONIZZAZIONE IN AMERICA LATINA

Nel 1810, dopo la conquista napoleonica della Spagna, il Venezuela, la Nuova Granada, i paesi della Plata e il Messico si proclamano indipendenti. Quando però Ferdinando VII viene restaurato, il governo di Madrid riesce a riconquistare tutti i territori ribelli, a eccezione dell’Argentina. Per le colonie dilaga allora una nuova ondata del movimento di liberazione, guidata dai grandi libertadores, come Simón Bolívar e José de San Martín (1778-1850).
Inghilterra e Stati Uniti, i cui commerci con il Sud America sono in pieno sviluppo, sostengono i rivoltosi e, anzi, il quinto presidente degli Stati Uniti, James Monroe (1758-1831) dichiara nel 1823 che il suo paese intende opporsi a ogni tentativo esterno di interferire negli affari del continente americano (“dottrina di Monroe”). Nel 1824 gli Spagnoli subiscono la disfatta decisiva ad Ayacucho, dopo di che la guerra si spenge gradatamente con la dissoluzione del grande impero creato, tre secoli prima, dai conquistadores.
Simon Bolivar, generale e uomo politico sudamericano (Caracas 1783 - Santa Marta, Colombia, 1830). Discendente di una ricca famiglia basca stabilitasi nel Venezuela, fu seguace delle dottrine di Rousseau. Nel 1799 si trasferì in Spagna, per completare la sua formazione. Assistette all’incoronazione di Napoleone, aderì alla Loggia americana di Londra e a Roma fece voto sull’Aventino di dedicarsi tutto alla liberazione del suo paese. Rientrato in Venezuela nel 1807, prese parte alla cospirazione che sfociò nella insurrezione del 1810 contro la Spagna, e chiese a Londra l’appoggio dell’Inghilterra. Colonnello sotto Miranda, poi generale in capo, dichiarò guerra a oltranza al regime coloniale. Fra la fine dell’agosto del 1814 e l’inizio di dicembre 1816, San Martin formò nel Cuyo il suo esercito di liberazione, che ricevete il nome di Esercito delle Ande. Cile: Tra il 12 e il 19 di gennaio 1817, l’esercito delle Ande si divise in tre divisioni che si misero in marcia. Due di quelle con San Martin alla testa marciarono verso il Cile. Per far fronte all’invasione sanmartiniana, il capitano generale del Cile, Marco del Pont, avanzò fino a Chacabuco. Nella mattinata del 12 febbraio 1817 San Martin preparato attaccò e vinse. All’inizio del 1818 il viceré del Perù Joaquin de la Pezuela invio in Cile una grande spedizione al comando di Mariano Osorio che sbarcò in Talcahuano in unione delle forze già esistenti, imprende una marcia fino a Santiago. San Martin avvisato dell’avanzo realista gli cercò nella capitale cilena, ma la notte del 19 marzo, i realisti presero di sorpresa l’esercito delle Ande, causandogli forti perdite nell’artiglieria. Nella mattina del 5 aprile 1818 si impegnò una sanguinosa battaglia, in cui San Martin, ponendo a prova la sua tattica militare, vinse i realisti. La battaglia di Maipù consolido l’indipendenza del Cile.
Perù: Il prossimo passo di San Martin fu il Perù. Mentre San Martin preparava il suo esercito di liberazione, la squadra al comando di Cochrane realizzò nel 1819 due spedizioni della costa peruviana, con il progetto di prendere emissari segreti che erano in contatto con i rivoluzionari peruviani. A metà del 1820 tutto era pronto per intraprendere l’invasione del vicereame del Perù. Il 18 agosto c’è lo sbarco di Valparaiso. Il viceré non decise di attaccarlo e gli propose di entrare in un negoziato. La conferenza si realizzò a Miraflores, fazione di Lima e terminò in un completo disastro. Il 26 ottobre l’esercito di liberazione abbandonò Pisco, si d’irrise verso il nord per il Callao e Ancòn allarmando i realisti e entusiasmando i patrioti e tra il 10 e il 12 di novembre sbarcarono le truppe nella spiaggia di Huacho e Vegueta, passando immediatamente a occupare la città di Huaura che fu dichiarato Quartiere Generale di San Martin. In questa situazione, si riunirono i capi realisti ad Aznapuquio, vicino alla capitale, che decisero di destituire San Martin obbligandolo a ritornare in Spagna e designando Josè de la Serna viceré del Perù. La Serna desiderava risolvere il conflitto per via pacifica e promosse una conferenza con San Martin. Le conferenze, che si realizzarono nell’azienda Punchauca, a nord di Lima, tra maggio e giugno, finirono in un completo disastro. Occupata la capitale, San Martin mobilizzò la sue truppe contro di essa. Il 28 luglio 1821, il liberatore don Josè de San Martin proclamò l’indipendenza del Perù.
Dopo lo sbarco di San Martin in Pisco disse che più importante era consolidare l’indipendenza e dopo la democrazia. Contro la sua volontà, il 3 agosto diede un decreto con il quale assunse il governo col nome di liberatore, però offrendo al popolo del Perù, la rinuncia al governo quando il paese si vedrà libero dai nemici. Creò l’esercito peruviano e la marina di guerra del Perù. Nel suo breve governo dispose i seguenti punti:
-abolì il tributo degli indios, tributo che fu restaurato da Bolivar nel 1826;
-dichiaro la libertà degli schiavi neri nati dopo il 28 luglio 1821;
-stabilì la prima scuola per la formazione di professioni;
-dichiaro libertà di impresa, stabilendo le pene necessari per chi abusava di essa;
-stabilì l’inno nazionale peruviano.
Il problema più grave che aveva San Martin per andare avanti era terminare la guerra contro gli spagnoli. Bolivar accettò l’offerta fatta da San Martin di collaborare sotto i suoi ordini se veniva in Perù con le sue forze. Nella notte del 27 San Martin abbandono silenziosamente Guayaquil imbarcandosi nella mattinata del 28 luglio. Lo fece illusionandolo, perché comprese che Bolivar desiderava terminare solo, senza il suo aiuto, la guerra in Perù. Per non dare all’America e al mondo uno spettacolo vergognoso tra i due grandi liberatori, risolse lasciandogli il paso libero, allontanandosi dal Perù e la sua opera per farla terminare a Bolivar.
Confederazione della Grande Colombia: Don Simon Bolivar nasce a Caracas (Venezuela) il 24 luglio 1783. Partecipa alla guerra per libertà del suo paese. Nel 1819 intraprende un offensiva prima contro Nuova Granata (attuale Colombia), ottenendo la vittoria a Boyacà (7 agosto 1819), e di ritorno intraprende la campagna di Venezuela ottenendo la vittoria di Carabobo (24 giugno 1821). Egli pote così riunire in una confederazione, sotto il nome di Gran Colombia (congresso di Angostura, 1819), i territori della Nuova Granada e del Venezuela, ai quali poi nel 1822, grazie alle vittorie del suo luogotenente Sucre, si sarebbe aggiunto l’Ecuador. La vittoria di Sucre ad Ayacucho e la conquista del Callao (1826) misero fine alla dominazione spagnola.
I colori della bandiera della Grande Colombia rappresentano l’America (il giallo), separata dalla Spagna (il rosso) dall’Oceano Atlantico (l’azzurro). Ma c’è anche un’altra interpretazione, secondo la quale il giallo rappresenterebbe il sole e le ricchezze naturali, l’azzurro il mare e il cielo, il rosso i caduti per la difesa della patria.
Bolívar pensò allora di riunire in una confederazione, la Repubblica degli Stati Uniti del Sud, i tre Stati che aveva liberato, la Grande Colombia, il Perù, la Bolivia. Accusato di aspirare all’impero, fu costretto ad abbandonare il potere (1830). Sette mesi più tardi moriva, ancora giovane, estenuato e disperato per l’anarchia in cui lasciava la sua patria.
In Messico la conquistata indipendenza scatena le ambizioni dei capi militari (caudillos) che lottano aspramente tra loro per il potere: dopo il generale Augustín Itœrbide (1738-1824), che si proclama addirittura imperatore, il generale Antonio López de Santa Ana (1795-1876) crea nel 1824 una repubblica confederata.
Federazione dell’America Centrale: Nel 1821 El Salvador, Costa Rica, Guatemala, Honduras e Nicaragua ottennero l’indipendenza dalla Spagna e diedero vita alla Federazione dell’America Centrale. Gli stati che ne facevano parte adottarono come bandiera un tricolore azzurro-bianco-azzurro. Le due fascie fasce azzurre rappresentavano i due mari, il Mar dei Carabi e l’Oceano Pacifico, che lambiscono le coste della regione. La Federazione si sciolse tra il 1838 e il 1839.
Diversa è la storia del Brasile. Dopo la caduta di Napoleone, l’erede al trono di Portogallo, Pietro IV (1798-1834), non torna in patria, ma preferisce restare in Brasile proclamandolo impero indipendente (1821) e assumendo il nome di Pietro I. Dopo aver perduto la guerra contro l’Argentina, la quale non accetta l’occupazione brasiliana dell’Uruguay (1817-1828), Pietro I abdica (1831) in favore del figlio, Pietro II (1825-1891), sovrano intelligente e liberale, che favorisce la colonizzazione dell’entroterra per la coltivazione ed esportazione di caffè e gomma. Ma il suo proclama per la liberazione degli schiavi (1888) determina la sollevazione dei piantatori, che proclamano la Repubblica degli Stati Uniti del Brasile (1889).
Si autopraclama imperatore anche il nero Jean Jacques Dessalines (1804), che rende Haiti indipendente dalla Francia e la governa fino alla proclamazione della repubblica (1806) e alla riconquista spagnola della parte orientale dell’isola. La Repubblica Dominicana si rende poi indipendente (1821), ma è occupata dagli Haitiani per lungo tempo (1822-1844), fino a ottenere nuovamente l’autonomia con l’appoggio della Spagna (1844) e a cadere sempre più sotto l’influsso degli USA.
Nel 1813, in Paraguay è proclamata l’indipendenza. Nel 1830 indipendenza dell’Uruguay. Nel 1903 il Panama si stacca dalla Colmbia.

HOME