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| La parte settentrionale della di Canaan,
l’attuale Libano, vide fiorire nel XII sec. a.C. la civiltà fenicia,
fondata su da una serie di città-Stato autonome, le cui più importanti
erano Biblo, Sidone e Tiro. La forza di queste città non consisteva
nella potenza politico-militare, ma nello sviluppo economico, basato
soprattutto sul commercio marittimo. I fenici erano ottimi navigatori e
conquistatori, tanto che tutta la zona da Cipro alle coste africane (Cartagine)
cadde in loro potere, così come Sardegna, Sicilia e Spagna. Furono
commercianti di stoffe e legnami, nonché artigiani di vetro e metalli. Nel 1100 a.C. i fenici fondarono Cartagine, nell'Africa settentrionale (attuale Tunisia). Secondo alcuni storici la progressiva trasformazione dei nuclei commerciali fenici in veri centri urbani deteriorò i buoni rapporti con le comunità nuragiche; così le colonie fenicie sarde, sentendosi minacciate dalle intenzioni bellicose delle popolazioni nuragiche, chiesero aiuto a Cartagine che intervenne in loro difesa. Secondo altri storici invece l'intervento cartaginese fu un'operazione diretta a soffocare la resistenza delle città fenicie sarde di fronte all'espansionismo di Cartagine nel Mediterraneo Occidentale. Nel 509 a.C. dopo anni di lotta i Cartaginesi guidati dai generali Amilcare e Asdrubale riuscirono ad occupare l'isola grazie soprattutto all'insanabile divisione dei Sardi. L'occupazione punica trasformò radicalmente l'organizzazione della società sarda e le città divennero il centro del potere politico, economico, religioso, militare: era un modello di organizzazione sociale sconosciuto, fino a quel momento, alle popolazioni dei piccoli villaggi nuragici. Generalmente il potere apparteneva a un re, il quale, tuttavia, doveva tenere conto dei pareri dell’assemblea dei rappresentanti dei commercianti, degli armatori e dei proprietari terrieri. Tiro rappresentò per un certo tempo un’eccezione, perché, nel VI secolo, venne governata da magistrati detti sufeti, che erano eletti dal popolo, restavano in carica un anno ed erano generalmente due. La loro era una carica civile, non militare: sovrintendevano alle relazioni internazionali, avevano funzioni legislative, amministrative e giudiziarie. Col passaggio all’età del Ferro, il potere regio nelle città-stato dei Fenici venne limitato dall’ascesa delle classi mercantili, ma il sovrano conservò le funzioni religiose e sacerdotali che costituivano una sua prerogativa e continuò a preoccuparsi della costruzione degli edifici sacri. La regina godeva di privilegi particolari, poteva esercitare la reggenza e riferirsi a se stessa e all’erede usando il plurale. Ai fenici è attribuita l’invenzione dell’alfabeto fonetico e la forma esteriore delle lettere che fu adottata dai greci. È grazie a loro che furono diffuse le unità di misura e il sistema dei pesi babilonesi in tutto il bacino del Mediterraneo. |