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ABBASIDI
Abbàsidi dinastia di califfi (750-1258)
succeduta agli Ommayyadi. Il nome deriva da quello di 'Abbas († 652
- 653), zio di Maometto e trisavolo del fondatore. Il primo califfo
abbaside, Abu al-Abbas al- Saffah, conquistò il potere nel 750,
raccogliendo intorno agli Abbasidi, divenuti potenti governatori del
Khorasan, le speranze dei battuti Alidi e le simpatie delle masse
sciite dell'Iran, e di quanti avevano via via concepito motivi di
scontento nei riguardi degli Ommayyadi; cosicché, quando Al-Saffah
spiegò il suo stendardo nero, la rivolta divampò in tutto l'Islam.
L'iniziale unanimità dei consensi venne ben presto meno; ma la
dinastia (specie per opera del suo secondo rappresentante, Al-Mansur)
seppe validamente affermarsi e reggere, attraverso i suoi
trentasette califfi, la suprema magistratura islamica per ben cinque
secoli.
Non però nella durata va ricercata la ragione dell'importanza degli
Abbasidi nella storia islamica, bensì nell'evoluzione dello Stato e
della società che sotto di essi si compì; si perfezionò il passaggio
dalla monarchia patriarcale a quella assoluta; non soltanto i
Siriani, ma gli Arabi in generale persero l'antica preponderanza
politica; gli allogeni islamizzati che sotto gli Ommayyadi erano
semplici "clienti"(mawali), Iranici, Curdi, Aramei, Berberi,
Spagnoli, Turchi, divennero tutti musulmani, al pari degli Arabi, e
tutti egualmente sudditi del califfo.
L'unità politica del mondo musulmano non poté però mantenersi a
lungo. Particolarismi etnici, lotte religiose e dinastiche
causarono, nell' VIII sec., il distacco della Spagna e del Maghreb
dal califfato abbaside e nel IX e nel X sec. quello dell'Egitto,
delle province iraniche, della Siria e della Mesopotamia. Il dominio
diretto degli Abbasidi si ridusse a poco più dell'Iraq, e a un certo
punto, praticamente, alla sola città di Bagdad, la capitale da essi
creata (762). Chiuso nel suo palazzo, il califfo divenne un simbolo,
mentre nuove forze politiche in nome suo o contro di lui si
contendevano il potere effettivo (i Turchi della sua guardia, che
provocarono il trasferimento della capitale a Samarra dall'836
all'892; i mercenari iranici, nel X sec.; i Selgiuchidi, nell'XI
sec.); finché, svuotato di ogni forza politica, il califfato
abbaside venne spazzato via dall'invasione mongola nel 1258, quando
Hulagu, nipote di Gengis khan, conquistò Bagdad e fece strangolare
il califfo Musta'sim.
I principali califfi abbasidi, oltre ad Al-Saffah e Al-Mansur, sono:
Al-Mahdi (775-785), che perfezionò l'organismo dell'amministrazione
statale; Harun al- Rashid (786-809), forse il più noto, la cui
personalità fu trasfigurata dalla leggenda e dalla novellistica
popolare; Al- Ma'mun (813-833) e Al-Mu'tasim (833-842), sotto i
quali cominciarono a manifestarsi i sintomi della decadenza.
Dopo la morte del decimo califfo, Al-Mutawakkil, assassinato
nell'861, e fino all'invasione mongola, l'unica figura di rilievo fu
quella di Al-Muwaffaq († 891), che non fu califfo, ma fratello e
padre di califfi. È tradizione che da un rifugiato abbaside il
califfato arabo sia stato continuato in Egitto per altri due secoli
e mezzo dopo il 1258. L'ultimo di questi "califfi" fu deposto da
Selim I nel 1517.
AGLABIDI
Aghlabidi o Aglabidi, dinastia araba
dell'Africa settentrionale fondata da Ibrahim ibn al-Aghlab.
Dall'800 al 909 regnò sull'Africa settentrionale (Ifriqiyya) sotto
la sovranità nominale dei califfi Abbasidi di Bagdad; un membro di
questa dinastia, Ziyadat Allah I (812-832), iniziò la conquista
araba della Sicilia (sbarco a Mazara nell'827).
Sotto gli Aghlabidi, Qayrawan (Kairouan), capitale del loro Stato,
raggiunse il suo apogeo (ricostruzione della grande moschea); la
dinastia intraprese anche importanti opere di idraulica, alcune
delle quali a sud della Dorsale Tunisina. Nel 909 Abu Nudar Ziyadat
Allah III fuggì in Egitto senza opporsi all'avanzata dei Fatimidi.
FATIMIDI
Fatìmidi, dinastia araba sciita che esercitò
il potere tra il IX e il XII sec., prima nell'Africa del Nord poi in
Egitto. Il suo fondatore, ‘Ubayd Allah al-Mahdi, si dichiarava
discendente di ‘Ali e di Fatima. ‘Ubayd Allah iniziò la sua attività
religioso-politica in Siria raccogliendo ben presto larghi consensi
che furono causa di una dura persecuzione da parte del califfo di
Bagdad; nello stesso periodo un suo missionario (da‘i), Abu ‘Abd
Allah, convertì alla dottrina sciita la tribù berbera maghrebina dei
Kitama e, forte dell'appoggio di questa, iniziò la conquista dei
regni arabi dell'Ifriqiyya. Nel 909 sconfisse prima gli Aghlabidi
poi i Rustamidi e occupò Al-Qayrawan (Kairouan) e Tahert (Tiaret).
Nel 910, Abu ‘Abd Allah insediò solennemente a Kairouan, quale
califfo di Ifriqiyya, ‘Ubayd Allah, che prese ufficialmente il
soprannome di Al-Mahdi: la dinastia fatimide divenne nota anche col
nome di ubaidide, derivato da quello del suo fondatore. Preoccupato
della popolarità di Abu, ‘Ubayd lo fece giustiziare nel 911 sotto
l'accusa di complotto. Il duro governo di ‘Ubayd provocò altre
rivolte sia in Ifriqiyya sia in Sicilia: la decisione di ‘Ubayd ebbe
ragione, però, degli oppositori tanto che il califfo poté accingersi
alla conquista del Maghreb occidentale ancora sotto il controllo del
califfo di Córdoba; nel 921 gran parte del regno idriside del
Marocco fu costretta a riconoscere il protettorato fatimide.
Nel 912 ‘Ubayd aveva fatto costruire una cittadella, Mahdiyya, sulla
costa a sud di Tunisi, e vi trasferì la capitale nel 921. Nonostante
i successi militari, ‘Ubayd morì senza esser riuscito a conquistare
il Marocco; suo figlio Abu al-Qasim proseguì, durante il proprio
regno (934-946), la politica paterna favorendo tra l'altro la
pirateria: le coste tirreniche dell'Italia e la Provenza furono a
più riprese saccheggiate, la stessa Genova fu temporaneamente
occupata (939). Il successore di Al-Qasim, Abu al-‘Abbas Isma‘il
alMansur, soffocò una nuova rivolta della Sicilia, in aiuto della
quale erano intervenuti i Bizantini, e occupò Reggio Calabria (947).
Ad Al-Mansur succedette Al-Mu‘izz al-Din (953-975) il quale estese
il dominio fatimide a tutta l'Africa del Nord fino a Tangeri e Ceuta
(958); pacificato il Maghreb, Al-Mu‘izz al-Din inviò il suo miglior
generale, Giawhar, alla conquista dell'Egitto. Dopo aver perso la
battaglia presso Ghizeh (969) i notabili ikhshididi d'Egitto
cedettero il potere a Giawhar il quale edificò immediatamente una
nuova capitale, Al-Qahira (Il Cairo), e inviò un corpo di spedizione
in Palestina e in Siria che furono rapidamente conquistate.
Nel 972 Al-Mu‘izz al-Din affidò definitivamente l'Ifriqiyya ai
berberi ziridi i quali la governarono, solo ufficialmente, in nome
dei Fatimidi; con Al-Mu‘izz al-Din ha inizio la dinastia fatimide
egiziana che per circa due secoli resse il paese portandolo a un
alto livello di prosperità. Ad Al-Mu‘izz al-Din, fondatore
dell'università Al-Azhar, succedettero Al-‘Aziz (975- 996), Al-Hakim
(996-1021), noto per il suo fanatismo religioso e per aver fatto
demolire il Santo Sepolcro (1011), Al-Zahir (1021-1036). Tutti
questi califfi si occuparono ben poco dell'Africa del Nord; il loro
interesse era volto al Mediterraneo occidentale, alla Palestina e
alla Siria, per cui dovettero lottare contro i Bizantini e i Buyidi.
Il nuovo califfo Al- Mustansir (1036-1094) concluse la pace con
Bisanzio e fece riedificare il Santo Sepolcro (1038); per vendicarsi
della rottura del vincolo di vassallaggio degli Ziridi (1041)
provocò l'invasione hilaliana nel Maghreb; in seguito tentò di
occupare Bagdad e di annettere all'Egitto i domini abbasidi. Una
grave crisi seguita a una terribile carestia provocò una ribellione
nell'esercito, costituito da milizie eterogenee (berbere, orientali,
negre, turche); i soldati turchi, nel 1068, costrinsero il califfo a
vendere il tesoro reale.
L'ordine e il benessere furono ristabiliti dal visir Badr al-Giamali
e da suo figlio Shahan-shah; quest'ultimo alla morte di Al-
Mustansir pose sul trono il califfo Al-Musta‘li (1094-1101): in
questo periodo i Fatimidi dovettero fronteggiare prima i Selgiuchidi,
che occuparono la Siria, parte della Palestina e minacciarono lo
stesso Egitto, poi i crociati. I crociati occuparono Gerusalemme nel
1099 scacciando la guarnigione fatimide, indi conquistarono tutte le
città costiere della Palestina e persino Aila (Eilat), sul golfo di
‘Aqaba. La costituzione del regno di Gerusalemme recò un grave colpo
alla dinastia fatimide: il nuovo califfo Al-‘Amir (1101-1130) venne
più volte battuto dai crociati, tanto che i possedimenti egiziani in
Palestina si ridussero alla sola Ascalona. Con l'assassinio di Al-‘Amir
s'inizia un periodo di anarchia che vede il potere in mano ai visir;
nel 1153 anche Ascalona fu perduta dai Fatimidi.
Il visir del califfo Al-‘Adid (1160-1171), Sawar, chiese
l'intervento di Nur al-Din, governatore zenghide della Siria, al
fine di assicurarsi il potere in Egitto; i suoi oppositori, a loro
volta, chiesero l'intervento dei Franchi del regno di Gerusalemme.
Per circa dieci anni fu un susseguirsi di interventi stranieri,
franchi o zenghidi, che vide alla fine Shirkuh, luogotenente di Nur
al-Din, divenire visir di Al‘Adid. Morto Shirkuh, suo nipote Yusuf
ibn ‘Ayyub, noto col soprannome di Saladino, divenne visir del
califfo fatimide ma, spinto da Nur al-Din, proclamò l'autorità dei
califfi di Bagdad (1171) ponendo così fine al califfato fatimide.
Alla morte di Nur al-Din (1174), Saladino si rese completamente
indipendente, fondando la dinastia ayyubide. Durante il loro regno
in Egitto i Fatimidi incrementarono i commerci con l'Europa, ebbero
una grande tolleranza religiosa verso i cristiani (a eccezione di
Al-Hakim), favorirono le arti e le lettere; essi hanno lasciato
numerose e imponenti moschee, palazzi e altre costruzioni.
ALMORAVIDI
Almoràvidi, in arabo Al-Murabitun, nome di una
confraternita di monaci guerrieri, Berberi sahariani, che, sotto la
guida spirituale di ‘Abd Allah ibn Yasin, nell'XI sec. intrapresero
la conquista del Marocco e vi fondarono una dinastia. Questa (il cui
primo vero sovrano fu Yusuf ibn Tashfin) in meno di un secolo, dal
1056 al 1147, conquistò il Maghreb ed estese poi il suo dominio
sull'Andalusia (1086) e su tutta la Spagna araba. Morto il
vecchissimo Tashfin (1106), gli succedette il figlio ‘Ali ibn Yusuf
ibn Tashfin, che nella battaglia di Uclés o dei Sette conti (1108)
vinse e uccise don Sancio, figlio primogenito di Alfonso VI di
Castiglia.
Ben presto però gli Almoravidi dovettero difendersi dalla crescente
forza degli Almohadi, che nel 1147 s'impadronirono della capitale
Marrakech e vi uccisero l'ultimo principe almoravide, il giovane
Ishaq ibn Ali ibn Yusuf.
ALMOHADI
Almohadi, in arabo Al-Muwahhidun, dinastia
berbera, che, vinti gli Almoravidi, dominò sul Marocco, sull'Africa
settentrionale e sulla Spagna musulmana, dalla seconda metà del XII
sec. alla prima del XIII. Il suo avvento costituisce il fatto più
importante della storia dei Berberi. All'origine della dinastia sta
il movimento di rigida ortodossia predicato da Ibn Tumart contro la
rilassatezza del costume pubblico e la tiepidezza nella fede, che
egli rimproverava agli Almoravidi, tacciandoli di prevaricazione e
di eresia.
I seguaci di Ibn Tumart, per il loro rigorismo, si definirono
Al-Muwahhidun, “coloro che professano (rigidamente) il tawhid”
(l'unicità di Allah). Da Tinmal, dove si era formato e consolidato,
il movimento almohade, per opera di ‘Abd al-Mu'min che prese il
titolo di califfo, dilagando vittoriosamente (1139), conquistò il
Marocco (1146) e divenne una potenza politica. Già nel 1145 la
Spagna era entrata nel raggio della sua azione e presto venne
compiuta la conquista delle regioni musulmane soggette agli
Almoravidi, eccetto le Baleari, dove i seguaci di questi
costituirono un regno mantenutosi indipendente sino al 1202.
Fu quindi conquistata tutta la costa mediterranea dell'Africa, fino
ai confini dell'Egitto (1151-1161): scomparvero così gli Hammadidi
di Bugia, e i presìdi normanni in Africa sulla costa sirtica. Il
periodo di splendore continuò sotto i due immediati successori di
‘Abd al-Mu'min, Yusuf II (Abu Ya‘qub) [1163-1184] e Abu Yusuf Ya‘qub
al-Mansur (1184- 1199); ma col quarto califfo, Muhammad al-Nasir
(1199-1214), incomincia la decadenza, e la rapida disgregazione
dell'impero. Nel 1228 gli Hafsidi si proclamarono indipendenti a
Tunisi, nel 1235 gli Abdalwadidi divennero signori di Tlemcen; tra
il 1236 e il 1238 la maggior parte della Spagna era perduta,
riconquistata dai cristiani, e a Granada si insediarono i Nasridi.
Quindi, nel Marocco stesso, le tribù berbere si staccarono dagli
Almohadi e tra i vari pretendenti si fecero strada i Marinidi. Nel
1248 essi occuparono Fez e nel 1269 Marrakech, uccidendovi l'ultimo
califfo almohade, Abu ‘Ula al-Wathiq.
AYYUBIDI
Ayyùbidi, dinastia islamica che, succedendo in
Egitto a quella dei Fatimidi (1171) e in Siria a quella degli Atabek
(Zenghidi), dominò sull'Egitto, la Siria, la Mesopotamia e l'Arabia
meridionale fino alla prima metà del XIII sec. Il nome proviene da 'Ayyub
ibn Shadi, un curdo d'Armenia al servizio dei signori di Mosul e di
Aleppo; ma il vero fondatore della potenza ayyubide fu suo figlio
Yusuf, che assunse il nome onorifico di Salah al-Din (Saladino).
Dopo la sua morte (1193) la dinastia appare rappresentata intorno al
1200 da quattro rami principali: ramo di Homs, fino al 1342; ramo
dello Yemen, fino al 1232; ramo di Aleppo, fino al 1260; ramo di
Egitto-Damasco fino al 1250. Il più importante fu quello egiziano,
con i tre grandi sultani: Malik al-'Adil (1199-1218), fratello del
Saladino; Al-Kamil (1218-1238), suo figlio, e Al-Salih (1238-1248).
Turanshah, figlio di Al-Salih, il vincitore di san Luigi ad
Al-Mansura, fu assassinato nel 1250, e quindi, dopo un periodo di
reggenza del mamelucco Aybak, che nel 1254 assunse il titolo di
sultano dando inizio alla dinastia mamelucca dei Bahriti, il regno
si trasmise a quest'ultima. La dinastia ayyubide è notevole per
l'incremento che diede alla cultura, all'arte, all'economia, e
specialmente per l'influsso che, attraverso i crociati, esercitò
sull'Occidente.
NASRIDI (di
Granada)
Nàsridi (Nasris), dinastia araba di Spagna che
regnò su Granada dal 1238 al 1492, la cui gloria maggiore fu la
munificenza con cui attesero alla costruzione e all'abbellimento del
complesso residenziale dell'Alhambra.
Storicamente costituì un bastione contro l'espansione castigliana
nella Spagna meridionale, ritardando il completamento della
Reconquista cristiana, e favorendo la conservazione del patrimonio
artistico e spirituale arabo nella penisola. Il fondatore della
dinastia fu Muhammad I ibn al-Ahmar ibn Yusuf, che regnò dal 1238 al
1273 e iniziò la costruzione del famoso palazzo dell'Alhambra; tra i
suoi successori, notevoli furono Muhammad III (1301- 1308), che fece
edificare la moschea dell'Alhambra, e Muhammad V (1354-1391), che
diede lustro alla dinastia.
L'ultimo sovrano fu Boabdil (Abu ´abd Allah) [1482-1483, 1486-1492],
sotto il cui regno Ferdinando II il Cattolico conquistò Granata,
ponendo fine agli ultimi resti della potenza musulmana in Spagna.
IDRISIDI
Dinastia musulmana che regnò nel Marocco dal
788 al 985 d.C. Prese il nome dal suo fondatore Idris, uno dei
discendenti del califfo Alì che, dopo aver partecipato in Arabia a
un tentativo di ribellione contro gli Abbasidi, trovò accoglienza e
aiuto presso la tribù degli avvrabah, awalili nel Marocco centrale e
lì costituì uno stato. Alla sua morte nel 792 d.C., gli successe,
dopo varie vicende, il figlio postumo Idris II, rimasto vivo nella
tradizione storica marocchina come fondatore di Fez. Dopo Idris II
la dinastia decadde per tutto il sec.X , fra le opposte pressioni
degli omayyadi di Spagna e dei fatimidi di Tunisia.
ALIDI
Dall' arabo 'Alawiyyun '. I discendenti del
califfo Ali' di cui ricordiamo solo i più importanti: Muhammad,
Al-Hasan e Al-Husein. Il primo venne proclamato legittimo
pretendente al califfato da un movimento che dopo un breve successo
fallì; in lui una parte degli Sciiti riconobbe l' atteso Mahdi e
credette che egli, sottratto al fato mortale, vivesse nascosto in
una montagna, donde sarebbe uscito nell' ora prescritta da Dio per
ristabilire la religione nella sua purezza ed integrità.
Gli altri due invece, figli di Fatimah, la figlia di Maometto,
furono circondati in tutto il mondo islamico da straordinario
prestigio. Al-Hasan, proclamato successore del padre, cedette all'
incalzante trionfo di Mu'awiyah e si ritirò a Medina; Al-Husein,
invece, alla morte di Mu'awiyah rivendicò il potere sollevando parte
dell' Iraq , ma fu vinto ed ucciso assieme ai suoi numerosi figli,
così, ebbe inizio la lunga serie di martiri alidi, venerati con
culti non dissimili da quelli che i cristiani hanno per i loro
martiri (lo stesso Alì è considerato come protomartire).
Il fato di Al Husein commosse il sentimento dei devoti: per un
complesso fenomeno di deformazione della realtà, cui ha contribuito
il culto orientale del dio bambino, egli, morto quasi sessantenne,
compare in figura di fanciullo nelle rappresentazioni della sua
uccisione. La persecuzione degli Alidi (spesso esagerata dalla
tradizione) continuò per tutta l' età omayyade. Alla discendenza da
Alì attraverso Al-Hasan e Al-Husein si richiamano gli imamsciiti.
Date però le divisioni della setta scita è grandissimo il numero
degli Alidi assunti come imam, da questi hanno avuto origine singole
dinastie, tra cui gli Idrisidi, i Banu Qatadah, i Sa'diani e i
Filali, che fanno capo ad Al-Hasan, mentre i Fatimidi e gli Zeiditi
ad Al-Husein. Ciascuna dinastia possiede il suo albero genealogico,
senza che in molti casi sia possibile né garantirne l' autenticità,
né stabilirne il carattere apocrifo.
LAKHMIDI
Dinastia
araba sorta in Mesopotamia tra la fine del secolo V e il secolo VI
d. C. con centro ad al-Hira, alla periferia dell' Impero Persiano.
Vassalli della Persia sassanide, i Lakhmidi furono impiegati nella
custodia dei confini del territorio dalle incursioni dei nomadi che
dal deserto si infiltravano nelle zone coltivate del nord. Rivali
dei Ghassanidi, alleati dell' Impero bizantino e svolgenti uguali
funzioni in Siria, ebbero una parte molto importante nella politica
persiana conducendo una guerra quasi costante contro i Romani.
Raggiunsero il culmine della loro potenza verso la metà del secolo
VI d. C. sotto Mundhir II; protessero i poeti arabi e accolsero con
favore il cristianesimo nestoriano. Decaddero nel 602 d. C., quando
i Persiani ne soppressero il vassallaggio stabilendo nel loro
territorio alti funzionari persiani.
GASSANIDI
(dall' arabo Banù Gassàn). Dinastia di emiri
arabi che ebbe origine da una tribù di beduini, provenienti forse
dall' Arabia meridionale. Stabilitisi nella regione a sud-est di
Damasco, formarono tribù arabe della Palmirene (Siria) e Palestina,
tra il III sec. e il 636 d.C. Il loro regno, influenzato dalla
civiltà siriaca e dal cristianesimo, raggiunse l' apogeo nel sec. VI
d.C., quando, divenuti alleati dell' Impero bizantino, col titolo di
filiarchi, custodirono i confini del territorio romano dalle
incursioni dei nomadi e si contrapposero ai Lakmidi, alleati dei
Persiani. Fornendo a Bisanzio contingenti di truppe a cavallo,
contribuirono alla vittoria sui Persiani; protessero anche gli
interessi commerciali e politici lungo alcune direttrici di
traffico. Cristiani monofisiti, entrarono in urto con gli imperatori
romani eterodossi. Il primo emiro ghassanide di cui sia storicamente
provata l' esistenza fu Al-Alàrit (+ 570 c.ca).
I Gassanidi decaddero fino a scomparire in seguito alla conquista
musulmana. La loro civiltà, nata da un insieme di elementi arabi,
siriaci, greci e iranici, raggiunse un altissimo livello artistico
in opere di pubblica utilità (dighe, canali, serbatoi, bagni,
palazzi, teatri, chiese...) Il tipo più diffuso delle loro
abitazioni era quello a peristilio, d' impianto ellenistico. Tale
planimetria avrebbe avuto un influsso determinante nella formazione
del gusto musulmano, fornendo il modello a tutte le ville omayyadi
del deserto giordano. Sembrano dell' epoca ghassanide anche i resti
di circa trecento tra città e villaggi disseminati sulle pendici
orientali e meridionali del Mauran.
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