Subito dopo la morte di Maometto, si
delinearono, tre differenti orientamenti per la successione: quello dei
compagni del Profeta che voleva, che il califfo fosse scelto tra i suoi
primi seguaci, quello dei legittimisti, che rifiutava il principio dell'
elezione del successore e voleva che si scegliesse il parente più vicino
al Profeta e che fosse seguito. in futuro, un criterio
dinastico-ereditario, quello dei potenti della Mecca, cioè degli
Omayyadi, che avocavano a sé il diritto di successione.
I primi due califfi (in arabo khalifa vuol dire "successori [del
Profeta]"), Abu Bakr e Omar, appartenevano al gruppo dei Compagni del
Profeta.
Ad Abu Bakr successe Omar che diede slancio alle conquiste e pose le
basi dello Stato Islamico. Egli attaccò dapprima la Siria, che
apparteneva all' area culturale semitica. L' imperatore bizantino
Eraclio tentò di fermare l' avanzata musulmana inviando in Palestina un
esercito, che subì una sconfitta, nel 636 d.C. sul fiume Yarmuk. Le
turbolente e aggressive tribù arabe iniziarono, in seguito, la
penetrazione nell' Iraq sassanide. L' espansione musulmana verso oriente
continuò con la conquista della Persia, del Belucistan e dell' Armenia,
fermandosi ai confini con l' India. Omar conquistò anche l' Egitto, da
qui si espanse in direzione di Cipro, Creta e Rodi sconfiggendo la
flotta dell' Imperatore bizantino Costante II. Omar morì nel 664 d.C.
Il terzo califfo, Uthman, era invece membro della famiglia aristocratica
meccana degli omayyadi. Uthman venne assassinato e Ali (cugino e genero
di Maometto) ottenne il potere. Una parte della comunità musulmana,
convinta che Ali stesso avesse fatto uccidere il predecessore, nominò
immediatamente un anti-califfo. Cominciò una serie di lotte armate tra i
due gruppi. Alla fine l'anticaliffo, Mu'awiya (che apparteneva alla
famiglia omayyade), riuscì a farsi eleggere nuovo califfo.
Fu così che avvenne il principale scisma all'interno dell'Islam, quello
tra sunniti e sciiti (da shi'a ovvero "partito di Ali").
La dinastia omayyade (661-750) diede inizio a una nuova epoca. Il
califfo viveva nel lusso e continuò la politica di espansione avviata
dai primi califfi, sino a raggiungere a ovest la Spagna (l'Andalusia) e
a est la Cina. L'espansione rese necessario lo spostamento della
capitale in una città meno isolata dal resto dell'impero: la scelta
ricadde su Damasco, città dove gli omayyadi avevano molti fedeli. Ma la
dinastia venne ben presto accusata dai fedeli di essere troppo laica e
mondana.
Fu così che, nel 750, si impose la seconda grande dinastia della storia
musulmana, quella degli abbasidi, che detenne il potere sino al 1258
(anno in cui Baghdad venne occupata dai Mongoli). Sotto gli abbasidi, la
capitale venne trasferita da Damasco a Baghdad. Ma il territorio era
troppo grande per essere controllato, e il potere venne sempre più
affidato a piccole dinastie di principi (gli emiri) che, pur dipendendo
sempre dal potere centrale, guadagnavano una maggior indipendenza. Dopo
il 1258, la storia musulmana divenne la storia di piccole (anche se
talvolta importanti) dinastie.
Ecco l'elenco delle principali dinastie:
OMMAYYADI
ABBASIDI
AGLABIDI
FATIMIDI
ALMORAVIDI
ALMOHADI
AYYUBIDI
NASRIDI (di Granada)
IDRISIDI
ALIDI
LAKHMIDI
GASSANIDI
OMMAYYADI
Ommayyad o Ummayyad, in arabo Banu Ummayya ("discendenti di Ummayya"),
clan qurayshita della Mecca, formato da molte grandi famiglie. Tra
queste, quella dei discendenti di Abu Sufyan (padre di Mu‘awiyya), e
quella dei discendenti di Marwan (zio del medesimo), sono le più celebri
e ressero successivamente il califfato (con capitale a Damasco) dal 661
al 750.
Il primo membro della dinastia e suo fondatore fu Muawiya ibn Abi Sufyan,
un rappresentante del ramo principale della famiglia dei Banu Umayya.
Suo padre era stato uno degli avversari di Maometto ma si era poi
convertito all’Islam assicurando alla famiglia nuovo prestigio e
influenza nel quadro del nuovo stato e della nuova organizzazione
sociale dell’Islam.
Era membro della famiglia anche il terzo califfo elettivo, Othman, il
cui assassinio diede a Muawiya il pretesto per attaccarne il successore
Ali e farsi proclamare califfo. Governò per circa venti anni, dal 661 al
680, gettando le basi per il potere dinastico e assicurando come suo
successore il figlioYazid. Tre anni dopo, il potere passò a un altro
ramo degli Oyyadi: i Banu Marwan.
Da questo ramo uscirono tutti gli altri califfi della dinastia.
Nell’ottavo secolo, a causa anche di contrasti interni, il califfato
iniziò a indebolirsi e fu abbattuto, alla metà del secolo, da una
rivolta partita da Corasan. Al califfato di Omayyadi fu sostituito
quello degli Abbasidi che erano parenti di Maometto ed erano più vicini
alla tradizione religiosa. Uno dei nipoti di Hisham era riuscito a
sfuggire alla strage della famiglia operata dopo la rivolta, giunse nel
755 in Spagna e vi fondò un emirato indipendente.
L’emirato, con i suoi successori, divenne molto potente e dal 929 gli
emiri assunsero anch’essi il titolo di califfi. Un rampollo della branca
marwanide, sfuggito alla rovina della famiglia e rifugiatosi in Spagna,
vi fondò l'emirato prima, poi califfato, ommayyade (detto di Córdoba,
756-1031), celebre per lo splendore delle arti e delle lettere in tutto
il medioevo. La dinastia degli Omayyadi di Spagna è nota, più
correttamente con il nome dei Banu Marwan.
Oriente
Sotto Mu‘awiyya I († 680) proclamato califfo nel 661, il dominio
islamico si espanse nell'Iran orientale e nel Nord Africa. ‘Abd al-Malik
(685-705), figlio di Marwan I, vinti i kharigiti e gli sciiti ristabilì
l'unità dello Stato con annessione del Khorasan e dell'Oman; consolidò
l'insediamento in Nord-Africa soffocando la resistenza indigena guidata
valorosamente dalla Kahina e proclamò Gerusalemme "Città santa" . Walid
I (705- 715) e Sulayman (715-717) proseguirono la politica di
espansione: Transoxiana, rive dell'Indo (Multan, 713), invasione della
Spagna (711) per opera di Tariq, inviato dal governatore della Berberia,
Musa. Sotto il regno di Walid I fu costruita la Grande moschea degli
Ommayyadi a Damasco.
Moschea di Damasco
Il
califfato di ‘Umar II († 720), figlio di ‘Abd al-‘Aziz, insigne per
pietà religiosa, segnò il culmine dell'espansione, e l'inizio della
reazione dei popoli sottomessi, che fu poi favorita dalla mediocrità dei
successori. In breve l'Impero fu in rivolta, dal Khorasan al
Nord-Africa, dall'Arabia alla Mesopotamia (kharigiti), alla Siria
stessa. Hisham (724-743) abbandonò Damasco stabilendosi nel deserto, a
Rusafa, mentre l'anarchia, provocata dall'oppressione fiscale, aumentava
paurosamente. Marwan II, l'ultimo degli Ommayyadi, non riuscì a impedire
la proclamazione del califfato abbaside a Kufa (750) e fu sconfitto
(751) sul Grande Zab, affluente del Tigri. Alla vittoria abbaside seguì
la caccia e il massacro di tutti i membri della famiglia.
Spagna
‘Abd al-Rahman († 788), un nipote di Hisham, sfuggito agli avversari, si
rifugiò nel Maghreb e, qualche anno dopo, sbarcato in Spagna, conquistò
Córdoba (756), fondandovi un emirato ommayyade. Per lunghi anni ebbe a
lottare contro i capi arabi e berberi, e alla fine il suo regno si
estese su tutta l'Andalusia. Sotto i suoi successori immediati, lo Stato
si consolidò, malgrado le rivolte che sconvolsero le grandi città, quali
Córdoba e Toledo.
Toledo
‘Abd al-Rahman III (912-961), ulteriormente consolidato e unificato lo
Stato, si proclamò califfo, rivendicando in tal modo di fronte agli
Abbasidi la sua autorità spirituale e aumentando di fronte ai suoi
sudditi il proprio prestigio.
Córdoba diventò una grande capitale, e il punto di partenza di ogni
spedizione contro l'esigua parte della penisola (Navarra, León) rimasta
cristiana. Alla fine del X sec., il califfato raggiunse l'apogeo sotto
il regno di Hisham II (976-1013), specie dopo che il ciambellano (hagib)
Muhammad Ibn Abu ‘Amir, vinta la coalizione dei sovrani cristiani, si
impadronì di Santiago di Compostella (997), per cui s'intitolò Al Mansur
("il Vittorioso"). Il dominio islamico si estese allora fino al Duero,
circondato e protetto da "marche", territori di confine governati da
capi militari. La popolazione araba era in minoranza, ma fortemente
accentrata nelle città con numerosi feudi e/o domini nelle campagne.
Più numerosi i Berberi che erano tuttavia diluiti nella più abbondante
massa di popolazione autoctona (tra cui i mozarabi rimasti cristiani) e
gli "slavi", mercenari, prigionieri di guerra. Tutto questo governato da
una corte, tipicamente orientale, fastosa come quella di Bagdad, e
ugualmente organizzata, così come l'amministrazione. Solenne il
cerimoniale, sontuose le residenze (tra cui Madinat al-Zahra').
Córdoba fu ornata di uno stupendo alcázar e della Grande moschea.
Splendida la fioritura poetica, quanto quella degli studi religiosi,
favoriti dalla costituzione di un'immensa biblioteca (per volere di
Al-Hakam II, 961-976).
La decadenza cominciò con la morte di Al-Mansur (1002). Nel giro di
trent'anni, la potenza ommayyade naufragò nelle congiure, rivolte e
defezioni che prepararono la grande anarchia, conosciuta sotto il nome
di periodo dei "Reyes de Taifas" dal 1031.
L'ARCHITETTURA DEGLI OMAYYADI
Se
è esistita una qualche forma di architettura araba indigena, essa
avrebbe potuto svilupparsi solo nel Yemen, giacchè per quanto riguarda
la parte settentrionale dell'Arabia la tenda costituiva l'abitazione
usuale, l'aria aperta , il tempio e le sabbie del deserto la tomba.
L'abitante delle oasi aveva un'architettura grossolana, rappresentata da
edifici di mattoni seccati al sole, coperti da tetti piatti di legno di
palma e argilla, privi di decorazioni. Anche il Santuario nazionale
dell'Higiaz, la Ka'ba, era una struttura primitiva a forma di cubo senza
tetto, al tempo di Maometto; era stata costruita da un falegname
cristiano copto, recuperando il legno da alcuni relitti di navi.
La tecnica artistica molto sviluppata presente in diverse costruzioni fu
appresa dall'Egitto ellenizzato e dalla Siria e non è tipicamente araba.
Nella Moschea (dall'arabo masgid, luogo dove prostrarsi) vi è un
compendio dello sviluppo della civiltà islamica nei suoi rapporti
interrazziali ed internazionali. La semplice Moschea di Maometto a
Medina, prototipo generale della moschea pubblica nel I secolo
dell'Islam, consisteva in un cortile aperto verso il cielo, circondato
da mura di argilla cotta al sole. Il tetto era formato da tronchi e
fronde di palma e fango e un tronco fungeva anche da pulpito (minnbar).
L'avanzata verso l'Asia occidentale e l'Africa settentrionale permise
agli Arabi di apprendere nuove cognizioni tecniche ed abilità.
Questa tecnica, modificata secondo le condizioni locali, dette origine
alla cosiddetta arte saracena, araba, mussulmana. La prima Moschea
eretta in un paese conquistato fu quella di al-Basra, dapprima come
spazio aperto delimitato da canne, poi ricostruita con argilla e mattoni
(libn). Lo stesso avvenne ad al-Kufa, dove più tardi Ziyad innalzò un
colonnato. Un accampamento islamico importante fu quello di al-Fustat
(Cairo vecchio), dove sorse la Moschea di Amr, come semplice edificio
quadrato senza nicchia e senza minareto. Dove i mussulmani si
stabilirono in città già esistenti vennero usate le antiche costruzioni.
Il mihrab, nicchia che indicava la direzione della preghiera, fu
aggiunto alla successiva struttura della Moschea di al-Walid. La prima
ad avere il mihrab, che divenne un elemento di tutte le Moschee con
carattere eminentemente sacro, fu la Moschea di Medina. Un'innovazione
profana fu la Maqsura, zona adibita al Califfo.
Anche il minareto fu introdotto dagli Omayyadi e assunse la forma della
torre indigena di osservazione. Tra gli edifici più importanti
ricordiamo la Cupola della Roccia a Gerusalemme, erroneamente detta
Moschea di Omar. Si innalza in uno dei luoghi più sacri della terra,
venerata da comunità ebraiche, pagane, cristiane e musulmane.
L'iscrizione kufica sulla cupola è uno dei più antichi scritti islamici
esistenti. Qui si verificò un cambiamento radicale rispetto al vecchio
modello, con l'introduzione del mosaico e di altri elementi decorativi e
con una cupola che doveva superare in bellezza quella del Santo
Sepolcro. Per i mussulmani, la cupola non aveva solo interesse
architettonico e artistico, ma era il simbolo vivente della loro fede.
Fu eretta nel 691 d.C. dal califfo Abd al-Malik, sulla roccia sacra 'oscillante',
che secondo la leggenda giudaica costituisce la pietra di fondazione e
l'asse del mondo , mentre secondo la tradizione islamica fu il punto da
cui partì il Profeta per l'ascensione al cielo. E' una costruzione
ottagonale con doppio colonnato interno e una cupola lignea portata da
un alto tamburo. Accanto al tipo della Moschea-cortile si diffuse in
Persia il tipo della Moschea a 'chiosco' in cui alla cupola fu preposto
un portale (ivan).
AVANTI -------> |