HOMO HABILIS

Vissuto circa 2 milioni di anni fa, non solo utilizzava gli strumenti che la natura gli offriva, ma ne costruiva di nuovi per difendersi, cacciare, rompere e tritare. Una volta acquisita la manualità nell’uso delle pietre rese taglienti è fin troppo evidente che gli ominidi cominciarono a fare nuove scoperte: si potevano rendere taglienti e aguzzi anche bastoni e rami, trasformandoli in qualcosa di micidiale, l’equivalente di lunghe zanne e lunghe corna. L’uomo stava diventando un nuovo tipo di predatore, con armi mai viste prima. Attraverso l’uso di questi utensili la loro dieta alimentare subirà grandi trasformazioni: la carne ha fornito agli habilis le proteine e i grassi necessari allo sviluppo del loro cervello. Né leoni né avvoltoi riescono ad appropriarsene, ma i nuovi strumenti degli habilis sembrano costruiti apposta. Egli possedeva un linguaggio articolato, sebbene semplice: sapeva cioè usare la voce per produrre suoni concatenati che comunicavano significati. Poteva quindi trasmettere ai propri simili le proprie conoscenze (la cultura). L’homo habilis era ancora molto peloso oppure no? La risposta è che ancora oggi noi abbiamo lo stesso numero di peli dello scimpanzé. Ma i nostri peli sono per lo più peli folletto, sono molto sottili e corti, anche se ricoprono tutte le zone del corpo.
Una storia gruciale avveniva attorno a un milione e seicento mila anni fa, e a quel punto eravamo di fronte a una forma di ominide, più evoluta, l’homo ergaster, che molti considerano il primo rappresentante del genere homo. Sono abili cacciatori, già in grado di competere con i grandi predatori della savana, anche se a volte sono costretti a cedere il loro bottino a un leone affamato. Questi gruppi si rivelano anche grandi viaggiatori, sono i primi a uscire dall’Africa e a espandersi in Asia e in Europa. Le vertebre hanno il buco dove passa il midollo spinale, molto più stretto del nostro e secondo alcuni significa ciò potesse modulare meno bene i muscoli della respirazione, in altre parole non poteva parlare come noi. Succede un fatto che rappresenta forse meglio di ogni altra cosa il cambiamento che deve essere avvenuto a un certo punto della nostra storia, la nascita dei sentimenti, delle emozioni e della sofferenze.
L’homo erectus, circa 1 milione di anni fa, si spostò nella fascia temperata dell’Europa e dell’Asia. Produsse strumenti ancora più precisi del suo predecessore. 900.000 anni fa circa i manufatti dopo scheggiatura erano levigati per prolungato sfregamento contro una superficie dura. Oltre ad essere levigati, gli utensili neolitici sono molto specializzati: lame utilizzabili anche come punte di lancia, punte di freccia, perforatori, raschiatoi per lavorare le pelli, asce forate per inanellare un bastone di legno, asce doppie o bipenne, mazze, accette, macine per macinare le granaglie, falci in legno con denti in selce per la mietitura di granaglie, ecc. Le ossa delle sue gambe fanno ritenere che fosse in grado di correre e di camminare, esattamente come l’uomo moderno. Successivamente costruirono le loro case. La famiglia dell’homo erectus era molto più unita e ci si aiutava. Tra maschio e femmina i costumi si sono molto evoluti rispetto a prima e la seduzione è diventata molto fine. Ciò che costruiscono è diventata cultura che viene trasmessa da padre a figlio. L’homo erectus iniziò ad alterare periodi di nomadismo, in cui cacciava, con periodi di sedentarietà, durante i quali viveva in zone che offrivano condizioni particolarmente vantaggiose. Ciò che portò l’homo erectus a vivere per periodi abbastanza lunghi nello stesso luogo fu soprattutto un’innovazione di straordinaria importanza: circa 600000 anni fa, o forse anche prima, egli imparò a controllare il fuoco. Proprio intorno al focolare, che permetteva di cuocere i cibi, di riscaldarsi, di tener lontano gli animali pericolosi, gli uomini incominciarono a stabilire sedi abitate per un certo periodo di tempo. I progressi nel controllo del territorio e nell’organizzazione degli insediamenti furono accompagnati da chiari miglioramenti nella tecnica di lavorazione della pietra, come asce, raschiatoi e coltelli. Grazie a queste innovazioni l’homo erectus era in grado di dare la caccia ai grossi animali e di utilizzarne in molti modi le spoglie, per esempio ricavandone la pelliccia per ripararsi dal freddo. Trascorse verosilmente molte serate insieme ai suoi simili intorno al fuoco. Se lo sviluppo di tecniche per la conservazione dei cibi appare un’evidente necessità, la cottura dei cibi non sembra spiegabile solo in termini di sopravvivenza. Noi oggi sappiamo bene che la cottura della carne la rende più digeribile e più nutritiva, in quanto ne scompone le fibre liberando proteine e carbodraiti. Gli ominidi di mezzo milione di anni fa, però, non possedevano queste informazioni. Essi probabilmente notarono che la carne cotta era più leggera e che molte verdure tossiche divenivano commestibili una volta cotte; appare tuttavia probabile che la scelta di cuocere i cibi fosse anche legata al gusto e non solo a esigenze iedetiche e igieniche. Tra i 300.000 e i 200.000 anni fa apparve l’homo sapiens arcaico, quando ancora erano presenti gruppi di homo erectus. Le arcate sopraccigliari erano meno evidenti ed il mento leggermente più sporgente. Egli viveva all’interno di gruppi formati da circa 20 membri e, dalle testimonianze ritrovate, è possibile affermare che questi uomini erano soliti a collaborare l’uno con l’altro. 166.000 anni fa circa l’homo sapiens scopre nelle erbe gli oppiacei: antidoti alla stanchezza, riceve sensazioni piacevoli, elimina il dolore, oblia, si illude. L’homo sapiens scopre un potente afrodisiaco: l’alcool. Ne usano e ne abusano, anestetizzano e allucinano, curano e uccidono. Il cervello ha imparato a produrre da solo certi oppiacei. In casi di astinenza non vuole rinunciare all’euforia, all’estasi. Ha imparato a fabbricarsele queste sostanze. 154.000 anni fa circa scopre l’abilità delle mani. Di ciottoli scheggiati ne troviamo fatti all’incirca un milione di anni fa, ma ora in quello stesso ciottolo, nel taglio, c’è la volontà, l’abilità nello scheggiarlo, l’esperienza acquisita che fa migliorare l’opra nelle varie operazioni. Nelle varie operazioni ha scoperto quelle più valide, le immagazzina e cerca di ripeterle. 152.000 anni fa circa non vive più da solo, ma altri come lui e come lui operano, hanno altre esperienze, che si trasmettono a vista con i primi gesti ibridi (combinazione di due gesti distinti). 151.000 anni fa circa da questi ultimi si passa subito ai messaggi composti, costituita da più elementi distinti, ognuno dei quali ha un gradi d’indipendenza (un pollice dipende come è messo, può indicare più cose: bere, andiamo, primo, chi segue ecc). 150.000 anni fa circa dai gesti accidentali, si passa a quelli espressivi, agli schematici, ai simbolici, ai codificati, a quelli tecnici, fino ad arrivare a quelli mimici-gestuali che sembrano un discorso intero. 149.000 anni fa circa nel gesticolare siamo ormai alla comprensione reciproca inequivocabile, si può avere qualcosa facendo un gesto preciso (se al Bar senza parlare mimate indice e pollice alle labbra, il barista capisce che volete bere un caffè e vi serve). 148.000 anni fa circa, nel cervello, si sviluppa la zona della prosopagnosia (riconoscimento della faccia), importantissimo per l’associazione del gruppo che va ora costituirsi con i vari elementi; si sviluppa infatti il sociale. Se un trauma cerebrale lede i gangli elettro-neurali ramificati di questa zona sappiamo che il soggetto non riconosce neppure sua madre. 144.000 anni fa circa a fianco di quest’area nasce quella della coprolalia: immagazzina le imprecazioni che impressiona, spaventano, fanno fuggire gli intrusi. 136.000 anni fa circa nascono ora le varianti gestuali, variazioni personali, o quelle di un gruppo su uno stesso tema (es.: ogni popolo adotta un gesto preciso per mandarci a quel paese, ma non è uguale a quello di un altro). 134.000 anni fa circa nascono i gesti di rito, dei saluti, di accoglienza, di commitato, con tutte le variazioni di gerarchia, di ruolo sociale. 133.000 siamo ora al contatto! I nostri progenitori ci hanno lasciato 457 forme di contatto fisico. Stringe la mano a chi crede amico, la mette sulla spalla, lo prende sottobraccio, lo abbraccia completamente, abbraccia la testa, lo accarezza, lo bacia, lo stringe a sé, lo cinge alla vota o lo prende sottobraccio. Negli ultimi 25.000 anni nel nostro ippocampo non siamo riusciti a dimenticarli, infatti nonostante la scoperta del linguaggio, solo al contatto fisico scopriamo alcune simpatie o avversioni. 125.000. anni fa nel rapporto dei due sessi il linguaggio-contatto diventa ancora più sofisticato, è in gioco l’intimità. In entrambi, la futura unione esige preliminari, per non fare solo una semplice unione, ma l’unione con alcune componenti di fedeltà. 100.000 apparve l’homo di Neanderthal, differiva di molto poco dall’uomo moderno, l’altezza media raggiungeva 1.70 m. Sembra anche aver preso parte a semplici cerimonie, fu il primo, circa 100.000 anni fa a seppellire i morti e a praticare riti funebri e che fossero in grado di parlare. Individui cechi e mutilati non venivano abbandonati. 100.000 si spinse nelle regioni a clima freddo dell’Europa. L’homo di Neandertal poté affrontare le basse temperature non solo perché era di costituzione fisica molto resistente, ma anche perché possedeva una cultura più avanzata dei suoi predecessori. Ad esempio, praticava la caccia in gruppi organizzati e usava trappole, fionde e lance appuntite.

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