GLI STATI UNITI NELL’OTTOCENTO

All’inizio gli Stati Uniti furono costituiti da soli tredici Stati. In seguito furono acquistati anche altri territori, come la Lousiana dalla Francia (1803) e la Florida (1814). Invece per le altre regioni la conquista non fu pacifica: nel 1845 l’annessione del Texas provocò una guerra contro il Messico che, sconfitto nel 1848, dovette cedere anche la California, il Nevada, l’Arizona, il Colorado, l’Utah e il New Mexico. Così, in pocchi decenni, gli Stati Uniti si estesero fino a raggiungere le coste del Pacifico.
La conquista del West si alimenta con una crescita demografica assolutamente impensabile nel vecchio continente, con un notevole flusso migratorio, soprattutto tedesco e irlandese, con il miglioramento dei servizi ferroviari che, a partire dal 1840, innervano fittamente il Nordovest del paese. L’ultima grande ondata di colonizzazione verso i territori del Nordovest rimasti ancora vergini è conseguente alla scoperta dell’oro nelle Colline Nere del Dakota, avvenuta nel 1868. Nonostante la fiera resistenza degli indiani (Sioux, Cheyenne, Modoc), suolo, sottosuolo e manto forestale vengono sfruttati così avidamente che la natura della regione ne rimane sconvolta in modo sostanziale. I pellirossa, furono alla fine costretti ad arrendersi e vennero confinanti nelle cossiddette riserve indiane. In questi territori, spesso lontani dai luoghi d’origine, si costrinsero gli indiani a diventari sedentari e a coltovare le terre. Il loro numero si ridusse in modo impressionante: da circa 900.000, all’inizio dell’Ottocento, ne rimanevano poco più più di 300.000 alla fine dello stesso secolo.
Ma il dato di maggiorr rilievo è l’espansione economica degli Stati Uniti, che li elevò al rango di grande potenza economica.
Una lacerazione profonda attraversava però la società americana, quella fra il Nord e il Sud del paese. Gli stati del Sud erano caratterizzati da un’economia di piantagione (cotone, zucchero), organizzata in grandi proprietà con manodopera schiavile. La tratta dei neri, abolita nella Gran Bretagna nel 1807, viene condannata anche dal congresso di Vienna ma lo stesso governo inglese abolisce realmente la schiavitù solo nel 1833. Negli Stati Uniti non si importano più negri ma nel 1860 ci sono oltre ai 4 milioni di schiavi, comprati e venduti come animali da lavoro. Le famiglie si formano e si disfano senza alcun riguardo per i sentimenti di coloro che le compongono e i proprietari in genere favoriscono, quando non addirittura obbligano, l’accoppiamento tra schiavi per aumentare il loro capitale. E’ interesse del padrone che vivano in buona salute e per questo ricevono sommarie cure mediche, cibo abbondante, anche se monotono, e abbigliamento modesto ma pulito. Naturalmente non viene impartita loro nessuna istruzione perché uno schiavo che sappia leggere è più pericoloso di uno schiavo ribelle. Ribellione, fuga o tentativo di fuga vengono puniti con sanzioni corporali molto severe, tali però da non compromettere la capacità lavorativa dello schiavo e il suo valore commerciale. La sua vita dipende comunque dalla volontà del padrone. L’orario di lavoro nelle piantagioni è fissato per legge, almeno in quelle più grandi: nella Carolina del Sud, a esempio, la giornata lavorativa è di 15 ore, ma di solito non si va oltre le 11. Essi dipendevano dagli stati del Nord, dove prosperavano l’industria e le attività commerciali, per la commercializzazione dei prodotti di piantagione, in gran parte esportati in Europa, per i macchinari e per i beni di consumo.
Divergenti erano anche gli interessi economici fra le due aree del paese: il Sud, sosteneva il libero scambio, mentre gli industriali del Nord erano protezionisti.
Il disaccordo fra Nord e Sud si fece sempre più aspro, sino ad arrivare al punto di rottura nel 1860, quando venne eletto Presidente degli Stati Uniti Abramo Lincoln, deciso sostenitore dell’abolizione della schiavitù in tutti gli Stati. La Carolina del Sud (1861) promosse la seccesione degli Sati Uniti di 13 Stati del Sud, che costituirono la Confederazione degli Stati d’America. Scoppiò allora la guerra di secessione: dal 1861 al 1865. Nonostante il valore dei confederati, l’Unione vinse la guerra. Pochi giorni dopo un fanatico sudista uccideva lo stesso Presidente, un uomo politico di eccezionale coscienza morale, che avrebbe senza dubbio contribuito la pacificazione del Paese unificato e la ricostruzione del Sud. La schiavitù venne abolita in tutti gli Stati Uniti, ma i neri erano esclusi dal diritto di voto e furono adibiti ai lavori più umili.
Alaska: Quando le coste dell’Alaska furono troppo saccheggiate per rendere ancora ricchezza gli zar persero ogni interesse per quella terra lontana. Così il 30 marzo 1867 essa fu venduta agli Stati Uniti d’America per l’equivalente di appena meno di 5 milioni di euro. Me ben presto nelle sue montagne si scoprì l’oro.
I mormoni e lo stato dell’Utah: Il 6 aprile 1830 Joseph Smith aveva fondato a Fayette, nello stato di New York, la sua Chiesa. Molti avevano ascoltato rapiti le sue prediche, il richiamo ad una nuova semplicità rurale basata sulla famiglia e sui testamenti come unica guida di vita. I concittadini iniziarono ad osteggiarli fino a costringerli ad emigrare dapprima nell’Ohio, poi nel Missouri ed infine nell’Illinois. Ciò che risultava insopportabile agli altri era soprattutto quel loro ritenersi superiori a tutti. Gli avi potevano addirittura ricevere un battesimo postumo pur di accedere al posto in cielo lasciato libero ai propri cari. Per la grandezza della famiglia un uomo poteva possedere un numero infinito di mogli e sfortunati erano quelli che in casa ne avevano soltanto una. A Navouu, nell’Illinois nel 1844, Joseph Smith con suo fratello Hyrum fu giustiziato dalla folla inferocita. Era stato a quel punto che Brigham Young aveva preso in mano la nazione mormona e l’aveva trasferita a Councill Bluff, in Iowa, da cui tre anni dopo era partito in cerca della terra promessa. Una terra disabitata che non possedesse gentili infedeli: lo Utah. Brigham incominciò a edificare il tempio attorno a cui sarebbe cresciuta la Gerusalemme mormona: Salt Lake City. Quando Brigham Young pose la prima pietra del tempio, quella terra era ancora un pezzo del Messico. Ormai un popolo, combatterono a fianco dell’esercito federale con un loro battaglione di 500 uomini, vinsero la guerra e, con il trattato di Guadalupe-Hidalgo del 1848, lo Utah passò sotto la bandiera americana e Brigham Young, nel 1850, divenne governatore del Territorio liberato che comprendeva anche il deserto del Nevada. Ma Whashigton aveva paura di quella nazione-setta alla quale gli negò il diritto di diventare il quarantacinquesimo stato dell’Unione e vedeva nella poligamia e nel fanatismo religioso un pericolo all’integrità della Costituzione. Solo un’estenuante trattativa a evitare il peggio: i Mormoni rinunciarono ad avere più di una moglie e gli Stati Uniti ottennero di lasciar passare ferrovie e telegrafo per congiungersi alla California. Fu così che il 4 gennaio 1894 il presidente Cleveland poté firmare la nascita ufficiale dello Utah.
Imperialismo economico: La grande corsa verso la conquista dei mercati mondiali vide anche la partecipazione degli Stati Uniti d’America, divenuti ormai una grande potenza economica e militare. L’imperialismo americano tuttavia si indirizzò, più che alla conquista di grandi regioni, all’accaparramento di alcuni punti chiave per il controllo strategico dei mari e del commercio internazionale.
Nel 1898, in seguito alla guerra contro la Spagna, gli Stati Uniti avevano occupato l’isola di Cuba, Portorico e le Fillipine. Cuba e Fillipine ebbero governi autonomi, ma restarono sotto l’influenza americana.
Cadde anche sotto l’influenza diretta degli Stati Uniti la regione intorno a Panamà, divenuta uno stato autonomo d’importanza mondiale dopo la costruzione del canale, che collegava il Pacifico e l’Atlantico evitando la lunga circumnavigazione dell’America meridionale.
Inoltre l’arcipelago delle Hawaii e numerose isole del Pacifico e dell’oceano Atlantico, avevano visto l’occupazione diretta degli Stati Uniti o la creazione di protettorati sostenuti dal governo americano.
Nel 1904 il presidente Theodore Roosevelt dichiarò infine che gli Stati Uniti si riservavano il diritto di intervenire in ogni stato dell’America latina qualora i cittadini americani o i beni di loro proprietà fossero stati minacciati dai governi locali. Diversi paesi dell’America centrale (tra cui Haiti e l’Honduras) passarono così sotto l’influenza statunitense.

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