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| Fra il VI e il X secolo l’Europa attraversò
un periodo oscuro che viene ricordato dagli storici come Alto Medioevo.
L’autorità del papato nasceva dall’assoluta importanza giocata, nella
società medievale della religione e della chiesa. Non si può capire
l’importanza della storia del Medioevo se non ci si rende conto
dell’eccezionale importanza che in questo periodo rivestiva la chiesa.
Importanza politica, innanzitutto, perché nel disordine dell’alto
Medioevo la struttura organizzativa della chiesa rimase l’unico punto di
riferimento costante. Nella generale decadenza economica e commerciale,
a salvare le città dalla scomparsa fu la loro nuova funzione di centri
di amministrazione religiosa. Le istituzioni dell’impero romano
scomparirono progressivamente, le città si spopolarono, i campi furono
abbandonati. In secondo luogo, importanza economica: la chiesa medievale divenne una grande proprietaria terriera, a seguito delle donazioni effetuate a vescovadi e abbazie dei possedimenti romani e germanici. Infine, importanza culturale e ideologica: la chiesa, anche nei periodi più bui del Medioevo, era costretta, per la natura stessa del suo apostolato, a mantenere un minimo di istruzione nella fila del suo clero; ciò significava mantenere scuole, conservare l’uso della scrittura, tramandare i testi della cultura antica. I monaci conservavano i tesori della cultura classica, dunque erano anche i soli in grado di interpretare, conservare e trasmettere le idee della civiltà classica, che tramite loro è arrivata fino a noi. In questo modo la Chiesa medioevale svolse un ruolo fondamentale nella formazione della mentalità medioevale e incise profondamente su ogni atto e ogni pensiero degli uomini per molti secoli. La forma tipica della proprietà delle terre nell’età medievale è data dalla presenza di grandi latifondi (i feudi), originariamente concessi in gestione dal re ai suoi seguaci, chiamati più tardi vassalli, come ricompensa per l’aiuto prestato in guerra. Questa concessione aveva il nome di beneficio proprio per sottolineare come la terra non fosse proprietà del vassallo, ma rimanesse a disposizione del re, il quale ne ritornava in possesso alla sua morte. I vassalli del re, a loro volta, dividevano il feudo in parti più piccole che assegnavano ai propri vassalli (i valvassori) che poi facevano lo stesso con i valvassini. Con il tempo, però, i feudatari acquistarono sempre maggiore potere e riuscirono a conquistare il diritto di passare il feudo agli eredi, trasformandolo così in proprietà. In questo kodo nasceva la nuova classe dell’aristocrazia nobiliare del Medioevo, che fondava il suo potere sociale su due elementi: l’uso esclusivo delle armi e il possesso della terra. Tutto il continente europeo fu attraversato da guerre, carestie, pestilenze che afflissero la popolazione e portarono morte, miseria e un profondo senso di angoscia. La civiltà si arrestò e sembrò scomparire del tutto. Il cristianesimo si diffondeva progressivamente su tutto il continente. La maggior parte degli altri uomini, rimasti in un territorio selvaggio e ricoperto intorno a delle isole abitate e coltivate alla guida del signore proprietario della villa. Fino ad ora appare chiaro che il centro della vita nel Medioevo si svolgevo nella campagna. La maggior parte degli uomini europei era costretta a lavorare duramente la terra per mantenere se stessa in condizioni estremamente precarie e per conservare a un nucleo ristretto di privilegiati di vivere a un certo livello di benessere e di lusso. Quasi tutti gli uomini, trascrivevano tutta la loro esistenza legati al luogo dove erano nati, svolgendo le stesse attività che avevano svolto i padri e che avrebbero lasciato in eredità ai figli. Secondo la stessa visione degli uomini del Medioevo, esisterebbero tre gruppi sociali: -i chierici, gli uomini di Chiesa che stanno al vertice perché pregano per la salvezza di tutti; -i guerrieri, cioè i nobili che devono difendere la società e soprattutto la Chiesa; -i lavoratori, che nel Medioevo erano quasi esclusivamente contadini. Per lungo tempo, l’unico modo per sfuggire in parte alla propria condizione di nascita fu dato dall’appartenenza al gruppo dei chierici. I borghesi erano mercanti, svolgevano attività industriali, svolgevano l’attività di bancheri, possedevano cioè capitaliche prestavano per ricavarne un interesse. Durante l’alto medioevo (V-X secolo), le città avevano conosciuto un periodo di grave crisi: si erano tridimensionalmente per quanto riguarda sia l’organizzazione sia degli edifici sia, ancora, il numero di abitanti. Divertimento: La caccia, per i nobili, era lo sport preferito. Nell’alto medioevo, in particolare, le foreste e i boschi erano piene di animali, ma solo i nobili avevano diritto di cacciare, anche se spesso i contadini praticavano a loro rischio il bracconaggio con le reti. Ma c’era un tipo di caccia molto originale che permetteva di catturare delle prede senza usare armi: era la falconeria. Le taverne non erano certamente fra i locali più raccomandabili del Medioevo. Nelle stanze male illuminate si poteva trovare di tutto: malfattori, prostitute, soldati, sfaccientati ma anche studenti in vena di divertirsi e i corrieri in attesa fra un bicchiere e l’altro che qualcuno affidasse a loro una lettera da recapitare. Di vino se ne beveva moltissimo, era di qualità pessima e molto meno forte di quello attuale. Si servivano zuppe di legumi, qualche verdura, forse un po’ di carne. Si chiacchierava molto e si raccontavano le ultime notizie. Soprattutto si giocava, a dadi principalmente e si puntavano molti soldi. La dama invece era molto rara, veniva considerato un gioco nobile. In alcune osterie si poteva anche dormire: la stanza era unica, così come il letto. Le risse non erano afatto rare e i coltelli sempre a portata di mano. Galateo al tavolo: La nobiltà dell’epoca non era ancora raffinata, soprattutto per quanto riguarda il galateo. Sedendoci a un pranzo mediovale saremmo rimasti stupiti innanzitutto per la mancanza di stoviglie e posate. La forchetta quasi non esisteva, i piatti individuali erano fatte spesso di grosse fette di pane e si bevevo da boccali usati comune usate da due o più persone. Qualche posata c’era: un grande cucchiaio o un coltello. Il coltello serviva per fare a pezzi la carne nel grande vasoio di portata, da dove ognuno prendeva un pezzo con le mani e lo metteva sulla sua fetta di pane. I rari galatei del tempo si raccomandavano di non gettarsi alla tavola di portata per scegliere il pezzo migliore ne tantomeno di frugarci del boccone più prelibato. Non è molto fine rimettere le ossi rossichati nel grande piatto comune, ma conviene piuttosto buttarli sotto il tavolo. Naturalmente mangiare rumorosamente, grattarsi, mettere le dita nelle orecchie o nel naso, tossire fragorosamente o sputare sono considerate azioni adatte alle mense dei contadini e non di signori raffinati. |