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Territorio ed origini
Origini
La storia non ci ha tramandato fonti dirette che ci descrivessero il
popolo fenicio. Non esistono testi scritti e le uniche informazioni ci
vengono tramandate da scrittori, testimoni e storici di altri popoli.
Molto probabilmente questo popolo si è formato in seguito a diversi
processi e fasi di migrazioni di popoli nell’area che attualmente
comprende: Libano, Israele, Siria, Palestina, Giordania ed Egitto.
In Mesopotamia, già intorno al 3600 a.C., risiedeva una popolazione,
conosciuta come "gente di Obeid", pacifica e abbastanza progredita.
Successivamente nel 3500 a.C., dall’Asia centrale migrarono i Sumeri,
fondando la città di Ur dei Caldei , portando conoscenze astrologiche,
matematiche ed un protosistema legislativo. Tale civiltà lasciò il posto
a quella semita che aveva come re Sargon (da cui Sargonidi o Accadici),
che fondò la città di Accad che acquisì più importanza di Ur.
Tra il 2300 ed il 2000 a.C. due popoli scesero dalla regione impervia
del Sinai: gli Amorrei ed i Cananei. I primi si sono diretti verso la
Mesopotamia, sconfiggendo i sargonidi e dando i natali ad Hammurabi,
famoso per le tavole delle leggi, dalla cui dinastia proverranno i
fondatori di Babilonia; i secondi si sono diretti in Palestina, dove
risiedevano altre popolazioni a carattere nomade. In questa regione, dal
2900 a.C., esisteva già una città: Biblo, famoso porto commerciale,
utile agli egiziani per trasportare i papiri. Tale centro subì
devastazioni dai Cananei, ma rimase importante nodo commerciale e luogo
di influenza economica egiziana. Ciò è testimoniato dalle numerose
scritture egizie, nelle quali è riportato o richiamato il nome di Biblo.
Successivamente l’area di Canaan cadde sotto il dominio ittita, in
particolare possedimento degli hapiru che appartenevano ad una
popolazione migrata dalla Mesopotamia a seguito dell’invasione ittita,
successivamente alleati con gli abitanti dell’Anatolia. In questo
periodo in Egitto regnava Akhenaton, il quale cercò di attuare una
rivoluzione religiosa di carattere monoteistico e si disinteressò della
politica estera, mostrando il fianco ad invasioni di popoli.
La Cananea fu poi ripresa dagli egiziani, ad opera di Tutankamon,
Ramsete e Seti I , successori di Akhenaton, ma mantenne una sua
indipendenza. In questo periodo comincia a nascere con Davide il regno
di Israele, che approfitta di questa indipendenza dei Cananei per
prendere una propria strada individuale.
A questo punto, sulle coste libanesi si presentò il "popolo del mare",
risultato di una migrazione nord europea che, conquistata la Grecia, in
particolare la civiltà micenea, per mezzo dei Dori, si riversò su Creta,
luogo di altra florida cultura, e su Cipro. Da qui ci fu una invasione
delle coste libiche, fino a quelle egiziane, dove Ramsete riuscì ad
ottenere un vittoria. I popoli del mare, o anche Khreti e Plethi
(Cretesi e Dori), si assestarono in Cananea, fondando, alcuni, la
Filistea; altri, amalgamandosi con le popolazioni locali, diedero luogo
alla civiltà fenicia. Inoltre una parte di questa migrazione dalla
Grecia si diresse presso gli Ittiti, sconfiggendoli e da qui in
Mesopotamia.
Siamo intorno al 1500 a.C., nasce la città di Tiro che diventa più
importante di Biblo. In questo periodo i navigatori cananei cominciano
ad avere navi più robuste, impiegando il legname ed il cedro libanese,
ed a percorrere rotte più lunghe (fino ad allora si viaggiava lungo la
costa). Questo cambiamento è dovuto senz’altro ad una contaminazione da
parte dei popoli del mare. Israele ingaggerà dure lotte contro la
Filistea (basti ricordare l’episodio di Davide e Golia), mentre con i
fenici avrà sempre un rapporto pacifico ed improntato su un carattere
commerciale.
Sviluppo
Nata verso il 1150 a.C., la civiltà fenicia si avviò ad un lento declino
verso l’850 a.C., con la dominazione assiro-babilonese, fino al 350 a.C.,
periodo della dominazione macedone di Alessandro Magno.
Tramite una fitta rete di commerci e attraverso l’uso delle navi triremi
di loro invenzione, si sparsero in tutto il Mediterraneo, fondando città
ovunque. E’ possibile riassumere la seguente situazione.
Libano: Tiro, Sidone, Tripoli, Haifa, Arvad, Beruta (Beirut);
Africa Settentrionale: Leptis Magna, Utica, Cartagine, Tunisi, Lisso
(dopo le colonne d’Ercole);
Sicilia occidentale: Drapana (Trapani), Lilibeo (Marsala), Panormo
(Palermo), Mothya (Mozia);
Spagna: Gadir (Cadice), Ibiza e Cartagena;
Sardegna: Nora, Cagliari, Bythia, Carloforte, Tharros e Sant’Antioco;
Creta, Rodi, Melo, Malta, Gozo, Cipro.
Si presume che anche la città di Tebe in Grecia abbia origini fenicie.
Su alcuni documenti si racconta della presenza fenicia anche in alcuni
porti dell’Asia Minore
I Fenici subirono diverse dominazioni, ma le affrontarono
intelligentemente, rispettandole. In cambio poterono mantenere una certa
autonomia economica.
La Fenicia convisse con Israele in modo pacifico, sviluppando un’intensa
attività commerciale. A Tale proposito, ricordiamo che intorno al 1600
a.C. l’Egitto si trovava sotto il controllo degli Hyksos. Questo era un
popolo di origine hurrita, cioè caucasico, proveniente dalle regioni
dell’Urartu, molto favorevole agli ebrei, che aveva conquistato la
mesopotamia, stabilendosi tra Siria ed Assiria, ed era in lotta con gli
ittiti. I semiti, seguendo Giuseppe, migrarono dalle dure terre
palestinesi verso il delta del Nilo, dove vissero in pace e serenità.
Successivamente nel 1570 a.C., il faraone Ahmose dell’Alto Egitto cacciò
gli Hyksos e fondò il Regno Nuovo, destinato a durare quattro secoli.
Sotto Tutmosi III, gli ebrei migrarono dall’Egitto, guidati da Mosè
(forse un seguace del monoteista Akhenaton, che si avvalse di Aronne per
comunicare con i semiti) e si ristabilirono nella Palestina, occupata
nel frattempo da altri popoli, fondando le dodici tribù. Siamo intorno
al 1200-1100 a.C., a questo punto, come già detto, entra in scena Davide
che riunisce le tribù e fonda il regno di Israele, approfittando del
fatto che l’Egitto, in lotta con gli Ittiti, lascia un po’ di autonomia
alla Palestina.
In seguito alla dominazione dei popoli del mare nasce il regno dei
Fenici. Le città di Tiro, fondata da Hiram prima del 1100 a.C., e Sidone
prendono il posto, come importanza, di Biblo. La convivenza con Israele,
basata sul commercio, si interruppe per questioni religiose.
La convivenza con l’Egitto fu ottima e sempre imperniata al commercio.
Verso l’850 a.C. gli assiri di Assurnarsipal II, non più
minacciati dal pericolo dei Medi, conquistarono i fenici, i quali,
consapevoli della loro inferiorità, andarono incontro agli aggressori
con pace e proponendo commerci. Ciò ebbe i suoi frutti fino al 700 a.C.,
quando tutte le città parteciparono ad una rivolta armena antiassira,
subito sedata da Sennacherib, che impose una tassazione elevata. Sidone
subì devastazioni, Tiro si difese e la sua isola non fu presa,
nonostante alcune città fenicie collaborarono con gli assiri, come
faranno secoli dopo con Alessandro Magno.
Sotto il successore assiro Asarhaddon, Sidone si ribellò e stavolta fu
Tiro a collaborare con i mesopotamici. Sidone fu distrutta. Fu poi la
volta di Assurbanipal che continuò a controllare la zona.
In generale, però la Fenicia, anche se divisa in due provincie
(settentrionale e meridionale), continuò a prosperare con i commerci.
Intorno all’800 a.C. alcuni abitanti di Tiro migrarono in Africa e
fondarono Cartagine.
La cultura che ne deriverà acquisterà sempre più potere, fino allo
scontro con quella romana, che segnerà la sua fine.
Nel 600 a.C. la civiltà di Assur e di Ninive lasciò il posto a quella di
Babilonia, sotto il dominio di Nabucodonosor II, che scese fino in
Egitto. I Fenici si allearono con Israele per contrastarlo, ma furono
sconfitti. Gli ebrei conobbero la cattività babilonese, ma Tiro
resistette di nuovo, dal 585 a.C. al 572 a.C., proponendo alla fine un
patto di pace, in cui formalmente veniva annessa a Babilonia, mantenendo
comunque una certa autonomia economica. Questo grazie anche alla
politica del lungimirante re babilonese che sognava un grande impero in
armonia. Gli ingegneri fenici lavorarono a Babilonia e la resero una
delle città più belle del mondo.
Nel 539 a.C. il re persiano Ciro II conquistò la Mesopotamia e quindi la
Fenicia. I fenici costituirono la marina persiana e aiutarono gli ebrei
a ricostruire Gerusalemme, abbandonata per il periodo di cattività. La
convivenza con la Persia fu eccellente, anche se Tiro perse Cipro, presa
dall’Egitto.
Nel 525 a.C. il re persiano Cambise conquistò anche l’Egitto ed i Fenici
collaborarono nell’impresa, avendo in cambio la quasi totale
indipendenza.
Nel 500 a.C., Dario era il re dell’impero persiano. Dinanzi a Salamina
di Cipro i fenici furono sconfitti dai greci, inferiori come numero ed
esperienza, successivamente presso Samo, con l’aiuto di Dario i fenici
vinsero.
Nel 480 a.C., Serse I, nuovo re di Persia, con 1207 navi, comandate da
fenici, affrontò le 313 navi greche di Temistocle, presso la baia di
Salamina in Grecia, venendo sconfitto. Fu poi la volta della sconfitta
di Micale, presso Mileto. Contemporaneamente, presso Imera, in Sicilia,
i siracusani (alleati dei greci) sconfissero truppe cartaginesi ed
etrusche. Dunque, la Grecia fece la sua comparsa sui mari che prima
erano fenici. Nel 465 a.C. gli elleni presero Cipro ed ormai, assieme a
Cartagine, presero il posto dei libanesi, sempre più sotto le satrapie
persiane.
Verso il 350 a.C. Tripoli fu nominata capitale della federazione
fenicia. I fenici avevano capito che dovevano unirsi, ma ormai era
troppo tardi. Le città fenicie rimasero sotto il giogo persiano,
nonostante qualche rivolta di Sidone e di Tiro.
Nel 332 a.C. Alessandro Magno, diretto in Egitto, comincia ad assediare
Tiro, dopo aver annesso le altre città fenicie. Secondo la sua strategia
questa città doveva essere distrutta, perché rappresentava sempre la
marina dei persiani. Fu aiutato da altre città fenicie e realizzò una
diga che tolse ai tirii l’elemento naturale di difesa: il mare. Tiro,
che aveva ricevuto la promessa di aiuto da parte di Cartagine, si difese
strenuamente, poi, non ricevendo alcuna collaborazione esterna,
capitolò. Fu la fine del regno fenicio. Tiro fu distrutta e rifiorì un
po’ sotto i romani.
Verso il 300 a.C. Alessandro Magno non c’era più ed il suo impero fu
diviso in tre diadochie: la Macedonia sotto gli agonidi, l’Egitto sotto
i tolemaici e l’Asia Minore sotto i seleucidi. Per quanto riguarda la
Fenicia, anche se il suo regno non c’era più, ci furono ancora delle
attività commerciali di svariato tipo. L’elemento dominante era però l’ellenizzazione
dei costumi e della società: basti pensare che ogni 5 anni a Tiro si
svolgevano i giochi.
In questo periodo lo spirito fenicio sopravvisse in Cartagine che ebbe
un grande splendore e presto si scontrò dapprima con i greci e poi con i
romani.
Cartagine
Intorno all’800 a.C. alcuni abitanti di Tiro migrarono in Africa e
fondarono Cartagine. Questo episodio è stato tramandato ai posteri
attraverso il mito della regina Didone, che conobbe anche Enea, secondo
quanto scrisse Virgilio. Questa regina era conosciuta con il nome di
Elissa, figlia di Pigmalione, che per diventare re, fece uccidere suo
marito. Con Elissa si schierarono diversi patrizi tirii ed essa decide
di lasciare la propria patria, portando un tesoro con se e riuscì a
fuggire con un tranello. Arrivata a Cipro, trovò delle donne che si
unirono all’equipaggio. Poi si diresse verso la costa africana dove fece
edificare la città.
Come in tutte le leggende, anche questa cela una verità. Alcuni
cittadini di Tiro, probabilmente rappresentanti di una classe sociale
emergente, erano in contrasto con la reggenza ed anche la borghesia
locali. Ci fu un tentativo di presa di potere, che venne vanificato, per
cui rimase l’esilio. Nel viaggio fu portato oro e preziosi. Gli esuli
tirii scelsero la baia di Cartagine, tipico paesaggio fenicio, come
luogo di approdo e di fondazione della nuova città: cartagine significa
appunto città nuova. Tiro cercò di impedire questo processo, incaricando
la città di Utica di distruggere la nuova colonia, ma l’operazione
fallì. Da cui iniziò lo sviluppo di questa cultura molto simile a quella
di Tiro. Si adoravano le stesse divinità; tuttavia mentre i fenici
avevano ridimensionato la loro crudeltà nei sacrifici agli dei, i
cartaginesi erano famosi per la loro efferatezza nelle celebrazioni
sacre.
La città era famosa per la sua Byrsa, collinetta con una rocca ove si
conservava l’oro della città e che si usava in casi di estremi di
difesa. C’era il tofet , il porto (anzi erano due), il mercato
affollatissimo. Era una città che commerciava con l’Africa, la Spagna,
la Sicilia e la Sardegna. Le sue mura difensive erano possenti ed ogni
patrizio aveva un possedimento terriero, che veniva usato anche come
luogo di produzione di scorte di emergenza. La città era protetta anche
da 200 km di deserto che si stendevano verso l’Egitto.
Il potere era in mano al Senato ed ai suffeti. Tuttavia ci furono
diversi tentativi di golpe da parte di famiglie militari: prima ci
provarono i Magonidi e poi i Barca. All’inizio la città si avvalse di un
esercito mercenario, anche perchè la popolazione punica era poca, con il
quale intraprese solo azioni di difesa contro i greci. Per le operazioni
di conquista ci volle un esercito proprio. Verso il 450 a.C. si alleò
con gli Etruschi per combattere i greci. Insieme riportarono una
vittoria ad Alalia in Corsica, ma ottennero pochi successi in Sicilia,
contro Siracusa.
Nel 405 a.C. il generale Annibale, prese alcune città siceliote:
Selinunte (distrutta), Imera, Gela, tranne Siracusa, Messana, Katania e
Akragas, dove perse la vita, fermato da una pestilenza. Il successore
Amilcare prese le altre tranne Siracusa, con cui concluse un trattato di
pace.
Nel 398 a.C., Dionigi, il signore di Siracusa distrusse Mozia, usando la
stessa tecnica che Alessandro Magno adotterà per Tiro. Per questo il
generale punico Himlico, assediò Siracusa senza riuscirvi,
fermato da una nuova pestilenza. A tale proposito sembra che i punici
non fossero molto curati nell’igiene. La lotta con Siracusa rimase
incerta e si stabilì che il fiume Alico, vicino Imera, dovesse essere la
linea di confine.
Nel 310 a.C. Agatocle, signore di Siracusa, fu sconfitto da Amilcare ad
Imera e si ritirò nella propria città. Nell’assedio, si diresse con
alcune navi su Tunisi ed attaccò Cartagine per via terra, sconfiggendo
Bomilcare. Il signore siracusano, si alleò con Ofella, diadoca
d’Egitto, ma venne sconfitto. Ottenne comunque un trattato di pace, che
segnava di nuovo il confine sul fiume Alico.
Dal 510 a.C. al 306 a.C., Cartagine strinse con Roma tre patti di
collaborazione, mantenendo intatti i traffici, dando ausilio ai romani
nei porti, aiutandosi a vicenda in caso di aggressione da altri popoli,
non costruendo città in Sardegna. La cosa funzionò soprattutto con
Pirro, che sbarcato a Taranto nel 280 a.C., fu sconfitto dai romani e
devastò la Sicilia, fino a Lilibeo, fu poi sconfitto dai punici e dai
romani venuti in loro aiuto.
Nel 265 a.C. scoppia la prima guerra punica.
Gerone, signore di Siracusa attacca Messana, che chiama in aiuto sia
Cartagine che Roma, quest’ultima occupa la città con delle truppe.
La protesta punica, circa la violazione degli accordi, portò alla guerra
che si tramutò in stallo, esclusa una schermaglia avvenuta ad Agrigento,
fino al 260 a.C., quando a Milazzo i romani sconfissero i cartaginesi,
avvalendosi del ponte mobile. I punici si rifecero a Termini. Nel 257
a.C. i romani, comandati da Attilio Regolo, vinsero a Gela e puntarono
su Cartagine, dove attaccarono via terra, finendo sconfitti dalla
cavalleria numidica. Amilcare Barca, padre di Annibale, soprannominato
lampo, fu mandato in Sicilia, dove organizzò una resistenza tra Trapani
ed Erice, ma rimase tagliato fuori dalla patria. I romani intanto
vinsero alle isole Egadi ed ottennero una pace vantaggiosa che assicurò
la Sicilia a Roma ed indebitò economicamente Cartagine.
Tra il 241 a.C. ed il 237 a.C. ci furono delle rivolte tra i punici,
capeggiati da Matho. Sotto la guida di Amilcare, Cartagine si riprese e
costruì, assieme al successore il genero Asdrubale, un considerevole
regno in Spagna. Fu fondata Cartagena, che sembrava richiamare la
leggenda della città punica. I Barca attuavano una politica più
personale che filo cartaginese tra gli iberici.
Nel 226 a.C. fu firmato un trattato con i romani in cui ci si impegnava
a non superare il fiume Ebro. Questo trattato costò l’indipendenza dei
Celtiberi, che furono combattuti da entrambi. Intanto Cartagine si
rafforzava ed aveva un’economia sempre più florida.
Nel 219 a.C. scoppia la seconda guerra punica.
Sagunto, città spagnola al di sotto dell’Ebro, insorge e chiama in aiuto
i romani. Annibale, succeduto allo zio, prese Sagunto e Roma gli
dichiarò guerra. A questo punto Annibale compì la famosa impresa.
Oltrepassate le Alpi, tra il 218 ed il 217 a.C. vinse i romani (Trebbia,
Ticino, Trasimeno e Canne), attuando la sua famosa tattica
dell’accerchiamento sulle ali. Non riuscì ad allearsi alle popolazioni
italiche locali, se non ad alcune sannite. Trascorse un lungo periodo a
Capua, ma non si sentiva sicuro a prendere Roma. Di lui si diceva che
sapeva vincere le battaglie, ma non le guerre.
Si alleò con Siracusa e con Filippo V di Macedonia, ma entrambi furono
sconfitti dai romani. Siracusa in particolare pianse Archimede. I romani
ottennero anche vittorie in Spagna ed uccisero sul Metauro, Asdrubale,
il fratello di Annibale che aveva cercato di riunire le forze.
Scipione l’Africano sbarcò a Tunisi e, con l’aiuto del numidico
Massinissa, costrinse Annibale, dopo 13 anni, a lasciare l’Italia,
sconfiggendolo a Zama. Fu siglata un’altra pace con Roma, dove stavolta
Cartagine oltre a pagare altri debiti, non poteva compiere guerre se non
con il consenso romano.
Annibale rimase a governare, portando Cartagine ad un certo benessere.
Roma voleva Annibale e questi scappò prima in Siria, formando un
esercito ce venne sconfitto, e poi in Bitinia dove fu tradito e preferì
il suicidio nel 183 a.C..
Intanto Massinissa provocava Cartagine con saccheggi, fino al punto che
ci fu la risposta dei punici, contravvenendo gli accordi di pace con
Roma. I romani attendevano questo momento e nel 149 a.C. scoppiò la
terza guerra punica.
Nonostante Cartagine sia ritornata sui suoi passi, consegnato ostaggi e
pagato altri debiti, Roma era decisa a distruggere la città ed affidò
l’incarico al generale Scipione Emiliano. Il senatore Catone era
un sostenitore di questa politica.
Come per Tiro, fu costruita una diga sul mare. La città fu difesa casa
per casa e dopo sei giorni capitolò, nonostante il generale Asdrubale la
difese valorosamente. Rasa al suolo la città, fu sparso del sale sul
terreno per renderlo sterile.
Sopravvissero comunque il capitalismo e l’abilità nel commerciò che già
i fenici avevano tramandato al mondo.
Società
Delle città fenicie si conosce poco, in quanto, per la maggior parte,
sono andate distrutte. E’ comunque possibile descrivere un modello anche
sulla base di quello di Cartagine. A capo di tutti era un re che regnava
incontrastato. Questo accadeva in Fenicia, mentre a Cartagine vi era un
suffeta eletto dal Senato e dal Consiglio dei Cento. Questi deteneva il
potere giudiziario e parte di quello esecutivo, mentre quello
legislativo era affidato al Senato. Esisteva anche un Assemblea del
Popolo, interpellata se c’erano discordanze tra il suffeta ed il Senato.
Esisteva anche una casta sacerdotale, articolata su precisi riti e
simboli. Inoltre, la grande attività commerciale favoriva la presenza di
una classe borghese che spesso aveva anche influenze sulla scena
politica. La ricchezza era data non dalla proprietà terriera, come in
molte altre civiltà, ma dalle numerose attività economiche.
Numerose erano le città fenicie, tutte vivevano tra loro separate, solo
alla fine dell’indipendenza, prima dell’egemonia assiro-babilonese, si
creò un federazione con capitale Tripoli, a nord di Biblo.
Ciascuna città era difesa molto bene: era isolata sul mare e cinta da
possenti mura. Ciascuna di esse era caratterizzata da mercati e da una
numerosa presenza di persone per le strade sempre vive e animate.
Poco si conosce della condizione femminile e del resto della
popolazione, si sa comunque che il tenore di vita era medio-alto, anche
perché la popolazione non era tantissima. Ciò è testimoniato
dall’opulenza delle città e dalla presenza di diversi schiavi.
Attività
Le fonti storiche che racconta no dei Fenici non sono moltissime:
Erodoto, Livio, Diodoro Siculo, Plinio, la Bibbia.
Inventarono il vetro e lo diffusero in tutto il mondo allora conosciuto,
creando il commercio di massa. Impiegarono la porpora per colorare
vestiti, sfruttando dei molluschi marini, che commercializzavano ad
altissimo costo.
Furono buoni conoscitori della scienza medica e dell’astrologia. Abili
musicisti, si dilettavano con il flauto.
Perfezionando il codice "lineare B" adottato dai Cretesi (ripreso
anche dagli egizi ed i popoli mesopotamici), furono i primi ad
introdurre nella civiltà l’alfabeto che fu poi perfezionato dai Greci.
Furono i primi a circumnavigare l’Africa, ad andare in America.
vevano rotte preferenziali con il Camerun e la Costa d’Avorio, da cui
traevano ricchezza e schiavi da rivendere nei mercati.
Inventarono il commercio e barattavano con i loro prodotti oro, ferro,
stagno, tessuti, avorio e altro materiale.
Grandissimi navigatori, fondarono tantissime colonie, come base di
rifornimento e di sosta, mai a scopo militare (se non nel periodo
cartaginese). Inventarono il mito delle colonne d’Ercole in onore del
dio Baal.
Grandi ingegneri realizzarono palazzi e templi importanti come quello di
Salomone a Gerusalemme o di Nabucodonosor a Babilonia.
Costruirono porti in grado di difendersi automaticamente dalle maree o
da fenomeni di insabbiamento: basti pensare a Sidone, Cartagine e altre
città. Realizzarono città importanti e potenti come Tiro (costruita su
un’isola) e Cartagine.
Tutte le città fenicie erano belle, decorate, risplendenti d’oro, come
nel caso di Tiro, caratterizzate da possenti mura difensive e da porti
funzionali.
Le navi entravano in porto solo per operazioni di carico e scarico,
mentre, per il resto, restavano in mare. Progettarono e realizzarono il
canale di Suez, assieme agli egizi.
Abili lavoratori del ferro e del metallo, fondarono la città di Esion
Gheber sul Mar Rosso e commerciarono con le Indie. Tipico poi era il
luogo nel quale si potevano trovare città fenicie: una baia protetta,
un’altura limitrofa, una sorgente d’acqua nelle vicinanze e un po’ di
terra coltivabile per le emergenze. Svilupparono anche una discreta
industria tessile, indirizzata sempre a fini commerciali.
Dal punto di vista militare non avevano grossi eserciti. L’unica
attività bellica fenicia che la storia ci tramanda è legata alla
conquista di Cipro, isola ricca di minerali che facevano gola ai
mercanti di Tiro e Sidone.
Il considerare una città separata dalle altre fu un limite per questa
civiltà, in quanto non venivano mai intraprese operazioni comunitarie.
Numerosi sono gli esempi di attività bellica difensiva delle città. In
particolare, Tiro ci ha tramandato numerosi artifici difensivi per non
cadere sotto gli Assiri, i Babilonesi, i Persiani ed i Macedoni, che la
distrussero.
Diversa è la situazione di Cartagine che intraprese numerose attività
belliche, che la portarono alla conquista di quasi tutta la Spagna, la
Sicilia, la Sardegna e alla guerra contro Roma. In principio erano
impiegati soldati mercenari, ma poi, con l’evoluzione della società
punica, maturò un senso civico, da cui nacque un esercito proprio.
Religione
I Fenici ed in particolare i Cartaginesi sono stati tramandati come
crudeli e sanguinari soprattutto dai Greci. Ciò probabilmente era dovuto
ad uno scopo propagandistico ed alla loro religione, avente tipiche
caratteristiche orientaleggianti.
I sacerdoti fenici compivano molti sacrifici sui tofet, spesso anche di
umani, come accadde a Cartagine sotto l’assedio del siceliota (greco-siracusano)
Agatocle, dove furono sacrificate circa 300-500 giovani vite.
Esisteva una trinità fenicia: El, Baalat e Baal. Il primo è un dio
inafferabile, lontano dall’uomo. Baalat è la moglie di El e la grande
madre, colei che dava calore, fertilità e sicurezza all’uomo. Era anche
conosciuta come Ashera.
Questa figura era nota ai Sumeri come Innin, ai Babilonesi ed
Assiri come Ishtar, agli Egiziani come Iside.
Molto più vicina all’uomo è il loro figlio Baal, oppure Adon o Eshmun,
venerato come Melkart presso Cartagine e Tiro. Egli ogni anno
moriva e poi risorgeva, richiamando le stagioni. Egli si sacrifica per
l’uomo: muore e risorge per lui. Questa figura farà nascere il mito di
Ercole (Eracle) e di Adone, importato in Grecia.
C’erano altre divinità, forse realizzate dai sacerdoti per esigenze
locali: Kusor, dio del mare e guardiano delle stagioni; Hijon,
protettore degli artigiani e degli industriali; Dagon, dio del grano;
Shadrapa, patrono dei medici, Reshef, amministratore di tuoni e di
fulmini; Misor e Sydyk, dei della giustizia.
Si credeva che il mondo fosse un uovo, creato da El, e che una sua
rotazione violenta avesse separato terra e acque. Poi furono creati gli
dei e fu fatto l’uomo, da cui ebbero origine le vite animali e vegetali.
Baal e Baalat erano venerati un po’ dappertutto.
Presso la cultura fenicia si celebrava il rito della prostituzione
sacra. Ogni donna, solo una volta l’anno, in occasione di particolari
feste, concedeva il proprio corpo. Questo per consentire all’uomo di
corrispondere direttamente con la divinità, tra l’altro si trattava di
un simbolo di fertilità.
L’elemento ravvivante per queste divinità era il sacrificio, simbolo
dunque di rigenerazione e di resurrezione. Baal voleva che una madre
sacrificasse il figlio con il sorriso sulle labbra: per questo erano
vietati pianti e lamenti in queste circostanze.
Questa religione ebbe molti contrasti con il vicino monoteismo di
Israele. A tale proposito è indicativa la lotta ingaggiata dal profeta
Isaia contro la regina fenicia Jezabel, fino al punto di farla uccidere.
Questo infatti simboleggiava la vittoria del monoteismo e della
tradizione ebraica sul politeismo fenicio.
La filosofia di vita fenicia, imperniata sul vivere basandosi sul
razionale, sul non confidare nel futuro e negli dei, sul non attendersi
nulla per non essere delusi, sul vivere in uno stato di apparente
serenità fu all’origine dello stoicismo.
Dalla religione fenicia nacquero dei miti, sviluppati poi dai greci:
Afrodite, Europa, Adone e Dioniso. |