CROAZIA

Preistoria

X secolo AC, età del ferro: il territorio dell'odierna Croazia era già popolato; questo viene testimoniato da numerosi resti archeologici e da fonti greche del V secolo AC

Storia antica (VIII sec. a.C.-476)

VIII secolo AC: La regione fu influenzata dal diffondersi di colonie greche e, poco più tardi, da infiltrazioni celtiche. Nelle fonti greche del V secolo si parla degli abitanti di questa regione, che vengono definiti "illiri", nome con il quale si designano una delle tante popolazioni di origine indoeuropea che popolarono la regione fino all'arrivo dei romani.

III secolo AC: I Romani riuscirono con due successive spedizioni, una nel 229 AC e l'altra nel 219 AC, a conquistare la regione che fu annessa da Tiberio nel 9 d.C. all'Impero romano con il nome di "Illyricum". Da allora si diffuse in questa regione la cultura latina e con essa il cristianesimo.

285 d.C.: prima divisione dell'impero romano da parte di Diocleziano ma solo da un punto di vista amministrativo: l'impero veniva diviso tra impero romano d'oriente e occidente; la linea di confine passava dal lago di Squtari fino alla Sava. Circa cento anni più tardi, fu fatta una nuova divisione da parte di Tiberio, che separava la stessa regione anche da un punto di vista politico.

Alto medioevo (476-1000)

IV/V secolo: invasioni barbariche

476 caduta dell'Impero romano d'occidente

VI/VII secolo: alcune tribù slave stanziate nei pressi di Cracovia, probabilmente spinte a sud dall'incalzare degli Avari, giunsero nella penisola balcanica. Qui vi si stanziarono e distrussero la civiltà romano-cristiana che vi era sorta.

Da questo momento in poi, la Croazia, come tutto il resto dei Balcani, divenne terra di scontro tra diverse potenze: Roma, Bisanzio, Franchi, Venezia e Ungheria (oltre ai pirati nerentani). In Dalmazia invece, mentre nell'806 la parte settentrionale venne incorporata da Carlomagno (imperatore dei Franchi), le città costiere vennero lasciate a Bisanzio. Questa fu una spaccatura che non si risalderà più fino al 1918. Temporaneamente la regione fu governata dall'imperatore di Bisanzio (877). Il primo stato croato si formò nel 910, quando il re Tomislav riuscì ad unire la Croazia Pannonica (settentrionale) e quella dalmata (costiera) in una sola.

IX-X secolo: gli slavi vengono cristianizzati e viene creato per loro un alfabeto ad opera dei fratelli Cirillo e Metodio con il quale poter mettere per iscritto la loro lingua e con il quale ufficiare la messa anche se i croati, fieri della loro cultura legata all'Occidente e al mondo latino, rimarranno fedeli alla messa in latino e all'alfabeto latino con l'aggiunta di segni diacritici. Rimane comunque importante quest'alfabeto chiamato "glagolitico" perché il suo utilizzo (adattato al dialetto cakavo della Dalmazia) è la base della letteratura croata e servì per numerevoli testi non religiosi e per la vita quotidiana.

925: primo sinodo di Spalato

927: secondo sinodo di Spalato con il quale si vieta di ufficiare in slavo.

Basso medioevo (1000-1492)

Dalmazia
Anno 1000: serie di scontri con Venezia per la sovranità nell'Adriatico, fino a quando il paese non fu ricondotto sotto la guida del re Kresimir Petar (1058-74), che assunse il titolo di "re di Dalmazia".

Dopo continue lotte tra Venezia e l'Ungheria (se ne contano 21 tra il 1115 e il 1420), fu progressivamente incalzata da Venezia che nel 1420 aveva già conquistato tutta la costa ad eccezione di Almissa e Ragusa. La dominazione veneziana vi rimase fino al 1797 quando Napoleone pose fine alla Repubblica veneta e la Dalmazia venne ceduta all'Austria col trattato di Campoformio.
Croazia pannonica
1089: alla morte di re Zvonimir si scatenò una lotta tra diversi pretendenti al trono, e fu così che fu chiamato a regnare Ladislao I d'Ungheria, che ne assunse il regno.

1102: alla morte di Ladislao I, viene chiamato il suo successore, Koloman, che nel 1102 stipulò il celeberrimo "pacta conventa", un accordo con il quale le sorti della Croazia pannonica saranno da allora in poi legate in maniera indissolubile a quelle ungheresi fino al crollo dell'impero austro-ungarico nel 1918. Koloman concesse alla Croazia l'autonomia per quanto riguardava la politica interna, ma vi pose un "bano" o "vicerè" che talvolta era un nobile ungherese, talvolta un nobile croato.

Storia moderna (1492-1789)

Dalmazia
1526: in seguito alla battaglia di Mohacz, e la pace del 1540, ai veneziani rimasero solo le città costiere.

1571: dopo la vittoria con le truppe cristiane contro i turchi, Venezia riprese i territori che aveva perduto.

1699: dopo uno scontro con il pascià di Bosnia, Venezia perse Creta ma riuscì a mantenere tutti gli altri territori.

1671: viene fissata la "linea Nani".

1699: a seguito del trattato di Carlowitz, i veneziani ottennero la Morea e altri territori che furono annessi al loro territorio attraverso la "Linea Grimani". Dubrovnik, invece, pagando un tributo annuo ai turchi, riuscì a mantenere la sua indipendenza e per evitare dissidi con Venezia il territorio di Ragusa fu delimitato da entrambe le parti da quello veneto con una sottile striscia di terra appartenente all'impero turco.
Croazia Pannonica
1573: la storia della Croazia rientra da questo momento nella storia più generale di quella d'Ungheria con le sue crisi interne, le lotte contro i turchi e le agitazioni contadine che culminarono nel 1573 con la ribellione nelle campagne slovene guidata da un capo croato: Matija Gubec.

1578: venne formata una particolare marca conosciuta con il nome di "Confine militare" che verrà abolita circa 300 anni più tardi: una regione croata settentrionale confinante con la Bosnia disseminata di fortezze per difendere la Croazia dai turchi; per questo confine furono chiamati molti serbi ad abitare e difendere la zona che da allora in poi diveranno i più fedeli dell'impero austro-ungarico.

1699: trattato di Carlowitz: i turchi cedettero all'impero asburgico tutta la Croazia-Slavonia e la maggior parte dell'Ungheria.

1779: Croazia e Ungheria trasferiscono il potere croato sotto quello ungherese, poiché fino ad allora era stato sotto quello di Vienna, e Fiume fu dichiarata parte integrante dell'Ungheria.

Storia contemporanea (1789-1945)

Dalmazia
1797: caduta della Repubblica veneta ad opera di Napoleone. Prima con il trattato di Capoformio la Dalmazia passa all'Austria.

1805: la Dalmazia passa alla Francia col trattato di Presburgo e Napoleone riunì i nuovi territori nelle cosiddette "province illiriche".

1814-15: con il congresso di Vienna i territori vengono ridati all'Austria fino al 1918.
Croazia pannonica
1830: risorgimento nazionale croato guidato da Ljudevit Gaj.

1848: come risposta l'autonomia croata fu drasticamente limitata dagli ungheresi: fu nominato un bano, il barone Josip Jelacic, il quale sperando in una ricompensa austriaca, si unì alle truppe imperiali per domare la rivolta ungherese. In cambio non guadagnò che una più dura repressione da parte austriaca con il ministro degli interni del governo di Vienna Bach.

1867: compromesso o "Ausgleich" dell'Ungheria con l'Austria, con il quale si dette origine alla duplice monarchia fino al 1918.

1868: compromesso o "Nagoda" tra ungheresi e croati. Esso riconosceva che la Croazia aveva un proprio territorio e garantiva l'autonomia amministrativa sotto un parlamento croato (Sabor) residente a Zagabria. In materia di affari interni, giustizia e istruzione se ne occupava la Croazia ed il serbo-croato fu ricnosciuto come lingua nazionale.

1867: il vescovo Strossmayer di Djakovo fu artefice di una vasta rinascita culturale iniziata nel 1867 con la fondazione dell'Accademia delle scienze e delle arti degli slavi del sud e continuata poi nel 1874 con la fondazione di un'università nazionale croata.

1881: annessione del confine militare alla Croazia, la percentuale serba aumentò notevolemente, degli estremisti croati guidati da Ante Starcevic rifiutarono di riconoscere le rivendicazioni serbe.

1902: i primi scontri tra serbi e croati a Zagabria.

1914-1918: prima guerra mondiale. I croati sono mobilitati nell'esercito austro-ungarico. Lo stesso Tito, infatti, che guiderà la Jugoslavia per circa 35 anni, partecipò all'attacco di Belgrado nel dicembre 1914.

1918: Creazione, dopo lo smembramento dell'impero austro-ungarico, del "Regno dei serbi, croati e sloveni".

1921: Voto della costituzione centralista del "Vidovdan" (giorno di San Vito) il 28 giugno. Proprio per il suo carattere centralista viene rifiutata dai croati.

1925: riconciliazione con il partito dei contadini croati di Stjepan Radic.

1928: il 20 giugno tre deputati croati, tra i quali Stjepan Radic che morì dopo un mese di agonia, vengono uccisi in pieno parlamento a Belgrado da un deputato montenegrino Punisa Rasic. I deputati croati lasciano così il parlamento.

1929: colpo di stato di re Alessandro

1931: costituzione concessa al "Regno di Jugoslavia", così denominato ufficialmente.

1934: assassinio di re Alessandro a Marsiglia; il reggente principe Paolo garantisce la continuità della dinastia e viene nominato il governo autoritario Stojadinovic.

1935-37: accordo con la santa sede senza ratifica per l'opposizione ortodossa.

1939: Cvetkovic sostituisce Stojadinovic e permette ai croati una più ampia autonomia. Scoppia la seconda guerra mondiale e il 6 aprile 1941 viene bombardata Belgrado.

1941-45: è istituito lo Stato Indipendente di Croazia con forma istituzionale di monarchia. Capo del governo diventa Ante Pavelic ossia il capo degli ustascia.

1944: occupazione di Belgrado da parte di armata rossa e armata partigiana iugoslava. Dello stesso anno è l'organizzazione a Jajce (Bosnia settentrionale) del comitato di liberazione nazionale e antifiscista, l'AVNOJ.

1945: fine della guerra e istituzione della "Jugoslavia" con a capo Josip Broz detto "Tito". La Jugoslavia diventa una repubblica federale formata da sei repubbliche: Slovenia (Lubiana), Croazia (Zagabria), Bosnia-Erzegovina (Sarajevo), Serbia (Belgrado), Montenegro (Podgorica) e Macedonia (Skopje) con due regioni a statuto speciale: la Vojvodina (Serbia settentrionale al confine con la Croazia) e il Kosovo (Serbia meridionale). Nella Jugoslavia di allora si parlavano tre lingue: serbo-croato (includendo con questa denominazione la lingua parlata in Croazia, Serbia, Bosnia, Montenegro), sloveno e macedone (lingua istituita nel 1945), senza contare le minoranze turche, slovacche, rumene, italiane, ecc. La storia della Croazia si legherà quindi a quella della Jugoslavia. Un'unione difficile fin dall'inizio viste le diverse realtà storiche, culturali e religiose di ogni singolo stato federale. La Slovenia e la Croazia avevano per lungo tempo subìto la dominazione austro-ungarica e con essa facevano parte della cultura occidentale cristiano-cattolica quindi usavano l'alfabeto latino. La Serbia, Montenegro e Macedonia invece avevano subìto fin dopo il 1389, a sèguito della disfatta di Kosovo polje contro i turchi, la dominazione turca e appartenevano all'area orientale cristiano-ortodossa quindi usavano l'alfabeto cirillico. La Bosnia aveva ancora una situazione più complessa: aveva subìto varie dominazioni che avevano fatto si che all'interno di questo stato si ritrovassero serbi (ortodossi), croati (cattolici), musulmani e una piccola comunità ebraica sefardita, reduce di quegli ebrei che dopo la reconquista spagnola dovettero abbandonare la Spagna e trovarono rifugio solo in Bosnia. In questa repubblica quindi trovavano posto almeno quattro religioni (cattolica, ortodossa, musulmana ed ebraica) e quattro alfabeti (latino, cirillico, arabo ed ebraico).

Storia recente (dal 1945 ai giorni nostri)

1948: Tito viene espulso dal Cominform e si inventa un modello autonomo di comunismo.

1950: legge sull'autogestione

1954: Gilas, uno dei quattro dirigenti del paese, viene arrestato per aver scritto una serie di articoli durissimi contro i dirigenti jugoslavi.

1956: prima riunione dei non allineati Tito-Nehru-Nasser a Brioni, residenza preferita di Tito.

1968: primi moti nel Kosovo, dove il 90% era di fede musulmana e non venivano riconosciuti i loro diritti da parte di Belgrado.

1971: "primavera croata", che si lega ai movimenti studenteschi del '68 ma con caratteri più nazionalistici

1980: morte di Tito

1981: ancora moti nel Kosovo

1989: formazione del governo federale Markovic; moti e scioperi in Kosovo; formazione in Croazia dell'"HDZ", Hrvatska Demokratska Stranka, comunità democratica croata, guidata da Franjo Tudjman anche se di fatto il pluripartitismo era ancora vietato.

1990: elezioni libere in Slovenia, Croazia, Macedonia e Bosnia-Erzegovina

1991: indipendenza della Slovenia (25 giugno) e Croazia (26 giugno). La conseguente guerra tra Slovenia e Serbia termina in pochi giorni, mentre quella tra Croazia e Serbia durerà fino al 1995 poiché la Croazia aveva al suo interno una numerosa minoranza serba. Dello stesso anno è l'inizio dell'attacco alla città di Vukovar, l'assedio di Dubrovnik e l'attacco al palazzo presidenziale a Zagabria.

1992: riconoscimento di Slovenia e Croazia da parte della CEE. Dopo il referendum per l'indipendenza della Bosnia boicottato dai serbi, inizia la guerra in Bosnia-Erzegovina. I croati proclamano la "repubblica di Herceg Bosna", il cui scopo era l'aggregazione della regione di Mostar (popolata in grande parte da cattolici) alla Croazia.

1993: i croati fanno saltare il ponte ottomano di Mostar, simbolo della città.

1994: Tudjman si reca a Sarajevo per inaugurare la sede dell'ambasciata croata in Bosnia-Erzegovina.

1995: In Bosnia nasce uno stato formato dall'unione dell'autoproclamata repubblica serba della Bosnia e la Repubblica serba della Krajina. La Croazia entra in guerra e attacca la Krajina. A Dayton, il 21 novembre 1995, viene definitivamente firmato dai presidenti di Bosnia, Croazia e Serbia l'intesa definitiva per la pace in Bosnia.

1996: la Repubblica di Herceg Bosna è stata sciolta.

1998: muore Tudjman

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