CINA E GIAPPONE A META’ OTTOCENTO

La dinastia mancese (erede dei nomadi della Manciuria che avevano conquistato la Cina alla metà ddel Seicento) aveva seguito una politica di isolamento del paese rispetto al mondo occidentale. La Cina era un paese governato dall’autorità assoluta di un imperatore che si proclamava figlio del cielo e da una casta di funzionari, i mandarini, chiusa e gelosa dei propri privilegi. Assai difficili erano le condizioni della sterminata massa dei contadini, gravata da un sistema fiscale iniquo; inoltre frequenti carestie decimavano le campagne e contribuivano e immiserire ulteriormente le classi inferiori.
Era interesse della potenze occidentali, in particolare della Gran Bretagna, forzare il secolare isolamento cinese. Furono gli inglesi stessi a prendere l’iniziativa, con le cossidette guerre dell’oppio: la Cina sconfitta, fu costretta a cedere Hong Kong alla Gran Bretagna, ad aprire cinque porti al commercio occidentale (1842). Si inaugurava così quella politica dei trattati ineguali che avrebbe in seguito caratterizzato i rapporti fra Occidente e Cina: il celeste impero sarebbe rimasto formalmente indipendente, ma con una sovranità limitata, dal punto di vista economico e anche politico, dalla presenza straniera.
Intorno alla metà dell’Ottocento anche il Giappone fu costretto a uscire dal suo secolare isolamento e a confrontarsi con le potenze occidentali: questo contatto ebbe in Giappone conseguenze del tutto diverse rispetto alla Cina. Il Giappone era caratterizzato, ancora in pieno Ottocento, da una struttura sociale e politoca di tipo feudale. Il potere era formalmente detenuto dall’imperatore: nella realtà, esso era esercitato dallo shogun, il governo militare, e dal daymp, grandi feudatari che traevano le loro ricchezze dallo sfruttamento dei contadini.
Nel 1853 gli Stati Uniti, mirando ad ampliare la loro presenza economica e politica nel Pacifico, costrinsero con la forza militare lo shogun a firmare trattati ineguali, che aprivano il Giappone al commercio occidentale. La classe dirigemte giapponese comprese allora che il destino del Giappone sarebbe stato segnato se non si fosse provveduto a sviluppare il paese. Nel 1868 lo shogun Tokugawa fu rovesciato e tutto il potere fu restituito all’imperatore Mutshuito. Iniziava così l’epoca della restaurazione Meiji, che in giapponese significa governo illuminato. La società giapponese conobbe importanti riforme: fu abolita la legislazione feudale, riconosciute le proprietà private e la libera compravendita della terra, istituito il servizio militare obbligatorio. Decisiva fu poi l’azione riformatrice in campo economico: il Giappone fu rapidamente industrializzato.

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