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| I monaci furono protagonisti di un’opera di
grande importanza storica, vale dire la conversione al cattolicesimo
delle aristocrazie e delle popolazioni germaniche. Questo è
particolarmente evidente e importante nel caso dei franchi. Il passaggio
dei franchi al cattolicesimo ebbe un’altra importante conseguenza: essi
ottennero l’appoggio del papa e del clero. Quando nel dicembre del 714 morì Pipino di Heristal, i proprietari schiavisti appoggiati dai Frisoni e dagli Aquitani si ribellarono non riconoscendo la successione di Pipino. Carlo, detto il Martello figlio naturale di Pipino, evaso dalla prigione dove era stato rinchiuso dalla vedova di Pipino, Plectrude, all’età di soli venticinque anni assunse il comando degli eserciti dei grandi signori feudali austrasiani, sconfisse i Frisoni e schiacciò il duca d’Aquitania, che, per contrastare Carlo, si rivolse ai Musulmani in cerca d’aiuto. L’unico effetto che ottenne fu quello di permettere ai Musulmani di spadroneggiare nel suo territorio. L’espansine araba in Spagna venne fermata nel 732 a Poitiers, nei Pirenei, da un esercito franco guidato da Carlo Martello. Ma chi era ? Era il MAGGIORDOMO del re dei Franchi (non fatevi ingannare dalla parola: il maggiordomo in pratica era il primo ministro). Col tempo il maggiordomo prese tanto potere che comandò lui al posto del re. Il potere di banno concesso dal re ai grandi proprietari terrieri, frazionò la sovranità, cedendo ai privati le prerogative di una struttura statale: i signori possono raccogliere decime, reclutare eserciti, istituire organi di polizia e giudiziari in una situazione di fusione tra la dimensione privata e pubblica della vita degli individui. Carlo Martello diede inizio ad una nuova politica volta a dare un volto unitario alle vicende del regno franco, componendo il potere secondo un rapporto di vassallaggio. Il vassallo è beneficiario di un diritto, che consente il prelievo delle decime sui terreni concessi in cambio, della fedeltà militare. Quando le terre del regno furono insufficienti, Carlo Martello non esitò e comandò l’espropriazione dei possedimenti della Chiesa che ospitava ancora nelle sue proprietà gli ultimi rappresentanti della società schiavista. Carlo Martello morì il 21 Ottobre del 741 e solo uno dei suoi due figli, Pipino, continuò a governare il regno, dopo che nel 747 Carlomanno si fece monaco a Montecassino. I maggiordomi come Carlo Martello e Pipino il Breve fecero una loro politica di conquista ed allargarono i confini del regno dei Franchi senza che i re legittimi avessero la minima parte nell'impresa. Finì che il papa concesse a Pipino il titolo di re dei Franchi (754), togliendolo all'ultimo dei Merovingi. Nel 768, con la morte di Pipino il Breve, il regno dei franchi fu diviso tra Carlo Magno e il fratello Carlomanno, alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 771, Carlo Magno riunì nuovamente il regno e iniziò la politica espansionista che, in un trentennio, lo avrebbe portato a diventare imperatore. Carlo Magno aveva solo trent’anni quando fu incoronato re dei franchi nel 768. Il suo nome è legato al definitivo trionfo dei franchi in Europa. Nel 772 Carlo Magno invase l’Italia per soccorrere Adriano I, il papa lo aveva chiamato in aiuto contro la minaccia longobarda e Carlo approfittò di ciò per vendicarsi contro Desiderio, re dei longobardi. Un paio di anni prima, nel 770 circa, Carlo Magno aveva sposato Ermengarda, figlia di Desiderio, in seguito i rapporti tra franchi e longobardi si erano incrinati e Carlo aveva ripudiato la consorte. Detronizzato Desiderio, Carlo Magno assunse anche il titolo di re dei longobardi e diede principio alla campagna contro i sassoni. Nel 778 il re dei franchi iniziò un lungo conflitto contro gli arabi che avevano colonizzato la Spagna, dopo una serie di vittorie l’esercito franco dovette subire delle pesanti sconfitte, tra cui quella di Saragozza, e fu costretto alla ritirata. Carlo Magno decise quindi di far ritorno in Francia, lasciando dietro di se un’esigua retroguardia che vittima di un’imboscata fu sterminata a Roncisvalle per opera dei baschi. Nello stesso anno, la Slovenia è incorporato nell’impero di Carlo Magno. Nel 788 Carlo conquistò la Baviera e un paio di anni dopo il regno degli avari, situato all’incirca tra l’attuale Austria e L’Ungheria. La consacrazione definitiva del potere di Carlo Magno si ebbe la notte di Natale dell’800, quando fu incoronato e onorato da papa Leone III in S. Pietro. Nasceva così il Sacro romano impero. Secondo il pontefice il nuovo impero era voluto da Dio: pertanto l’imperatore doveva essere ispirato a guidato dal papa stesso. Tale concezione era condivisa solo in parte da Carlo Magno, il quale, se accettava il ruolo di protettore della Chiesa, non era disposto ad obbedire al pontefice. Si proponeva così il problema di chi tra papa e imperatore dovesse avere la supremazia in un impero cristiano. In seguito Carlo Magno trasferì ad Aquisgrana la capitale dell’impero, ove furono incoronati tutti gli imperatori dall’813 fino al 1556. Tuttavia il Regno franco aveva evidenti elementi di debolezza, quali le frequenti lotte per il potere (favorite dall’uso, alla morte del re, di spartire il regno tra i suoi figli) e il fatto che il sovrano controllasse solamente in forma indiretta e molto parziale il proprio regno. Un sistema utilizzato dai sovrani franchi per esercitare il potere era quello di legare a sé, attraverso un vincolo di fedeltà personale, i capo militari: a questo vincolo si dà il nome di vassallaggio. Dal punto di vista politico-aministrativo, particolare importanza ebbero due figure: i conti, plenipotenziari del potere regio, con compiti di arruolamento, mantenimento della pace, esercizio della giustizia su un determinato territorio, e i marchesi, funzionari di governo delle marche, le aree periferiche instabili, e perciò, a forte presidio militare. L’Impero di Carlo non poteva più allargare i suoi domini compiendo nuove conquiste, ormai i nemici di Carlo e dell’Impero erano in grado di contrastare il potere carolingio. La mancanza di conquiste ebbe conseguenze enormi sull’assetto dell’Impero. Carlo non poteva più finanziare conti e marchesi. In questo periodo cresce la miseria e le carestie sono sempre più frequenti. Tutto ciò è diretta conseguenza della politica antifeudale che Carlo attua nel Capitualre de villis. Con questo capitolare si vieta ai signori di costituire eserciti privati, di aumentare le prestazioni che possono esigere dai contadini, e si fissa il prezzo dei beni di prima necessità. Sicuramente in contraddizione con le forze che hanno permesso a Carlomagno di governare, il capitolare tutela i settori antifeudali dell’economia. Dopo la morte di Carlo Magno (814), il sistema imperiale entrò in una crisi profonda. Dal punto di vista dinastico, le lotte fra i figli di Carlo Magno per la successione produssero la divisone territoriale dell’impero in tre regni indipendenti (trattato di Verdun, 843): la Francia, a Carlo il Calvo; la Germania, a Ludovico; la Lotaringia (una lunga striscia compresa fra l’Italia settentrionale e il mar del Nord) a Lotario, il primogenito, che ebbe anche il titolo imperiale, ma si trattava ormai di una carica senza poteri effettivi. Lotario II (825-869), figlio di Lotario I, nell’865 ne ereditò la Lotaringia. Non avendo eredi, il suo regno andò diviso tra gli zii Carlo il Calvo e Ludovico il Germanico. |