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Origine e
storia
Le documentazioni attendibili, piuttosto scarse,
soprattutto quelle iconiche, rendono plausibili le teorie dei due
principali studioso lo Studer e il Keller. Secondo il primo, il gruppo
dei levrieri deriverebbe da due ceppi: uno settentrionale al quale
risalirebbero i levrieri britannici con luogo di partenza la Britannia o
la Gallia nord -orientale; uno meridionale che trarrebbe le sue più
remote origini dal Paria Indiano, le cui forme snelle-immediatamente
alludenti alla caccia di corsa richiamano lo sciacallo Africano. Secondo
il Keller, invece, tutti i levrieri avrebbero una comune origine
nell'Etiopia,da qui lo avrebbero ricevuto gli Egiziani i quali, a loro
voha, lo avrebbero diffilso in Asia e, da qui in Europa. Attraverso il
Mar Nero, in particolare, sarebbe giunto al nord. Qui i freddi polari
spiegherebbero il pelo lungo, folto, particolarmente idoneo per
mantenere a norma il calore corporeo nelle più dure situazioni di "
lavoro " e di vita. In questo processo di tipizzazione molto è pensabile
che sia dovuto ad incroci con cani da pastore autoctoni. Pubblicisti
tedeschi riferiscono di una antica cronaca secondo la quale, al suo
matrimonio con Enrico lo di Francia ( 1051 ), Anna di Russia ( 1024
-1075 ) , :figlia di Jaroslaw, Gran Principe di Kiev, portò in dote tre
cani: uno bianco, uno nero, uno rosso. Al momento attuale delle
ricerche, è difficile dire con certezza la razza di questi cani .Molto
più sicura, invece, l'informazione proveniente da un messale Russo del
sec. XVI, in una miniatura del quale appaiono cani che hanno già le
caratteristiche salienti del Borzoi : testa sottile, piccole orecchie
ritte, code a forma di falce, pelo ondulato. Nella miniatura, i cani
accompagnano il pellegrinaggio del Granduca Wassilij Ivanowitsch ( 1503
-1533 ), padre di Ivan il Terribile, primo Zar di Russia. Notizia
importante perche ci testimonia l'interesse e l'affetto dei sovrani
Russi per una razza canina che, se il monaco miniaturista è stato fedele
nella sua rappresentazione ( e non vediamo motivo per dubitarne ),
potremmo definire simil- Borzoi. L 'esistenza di levrieri con queste
caratteristiche avrebbe un'ulteriore conferma -sempre stando ai
pubblicisti Tedeschi -in altre due notizie di quel periodo: nel 1519 Re
Cristian di Danimarca avrebbe regalato tre Borzoi a Francesco lo Re di
Francia ; il già citato Ivan il Terribile ( 1533 -1584) avrebbe
mantenuto un " cortile principesco di cani maschi " a Luzinsk, nelle
vicinanze di Mosca. Facile, dunque, pensare ai levrieri del messale e
all'interesse per nulla occasionale nei loro confronti della corte
russa. Il grande interesse per il Borzoi prosegue in Russia sulla scorta
della corte imperiale e delle varie "corti " della nobiltà terriera
russa, dove la caccia, come nelle restanti corti europee -costituisce
uno status -symbol della nobiltà. E dove però, anche, il levriero
genericamente definito oggi come " Russo ", subisce diverse selezioni,
in rapporto anche alle diversità culturali e ambientali della Russia,
spesso non comunicanti fra di loro a causa delle grandi distanze. Nel
XIX secolo il Levriero " Borzoi " è già in sintesi definito, ma con
caratteristiche sulle quali i vari alleva tori non riescono ancora a
trovare punti di accordo: chi vorrebbe far prevalere una caratteristica,
chi un'altra. Tutto ciò rende di fatto difficile i primi tentativi di
arrivare a uno standard unificato, del quale pure si avverte la
necessità, stante il grande e crescente interesse suscitato da questa
razza. Diventa determinante, nella seconda metà del secolo, l'allevamehto
che il Granduca Nikolaj Nikolaevic fonda nella tenuta di caccia di "
Perchino ", nel distretto di Tula. Qui l'allevamento del Borzoi, diventa
funzionale alle grandi cacce che la corte, con i suoi ospiti e i suoi
dignitari vi tiene. La selezione che il Granduca cura personalmente,
individuando le coppie destinate alla riproduzione, diventa determinante
per individuare le caratteristiche sulle quali verra' poi stabilito lo
standard attuale. Da questo momento, il nome di "Perchino" si lega
indissolubilmente alla nostra razza. Su Perchino, sulle sue cacce, sui
sùoi allevamenti si hanno dati che spiegano l'importanza di questa
tenuta, acquistata dal Granduca nel 1887. In 26 anni di attività, la
contabilita ' minuziosa dei funzionari di corte enumera 10080 pezzi di
cacciagione, tra cui 8656 lepri, 743 volpi e 681 lupi. IniziaJmente il
canile conteneva 60 Borzoi. Ben presto il numero sali' a piu' di 100. La
struttura comprendeva 09 case fisse, ciascuna capace di 12 cani,
riscaldate. O meglio: si scaldavano solo i box per le femmine e per i
cuccioli, non quelli dei maschi adulti, evidentemente per facilitare lo
sviluppo del manto che il Granduca voleva folto e spesso. Ogni canile,
poi, aveva, accanto ai box, uno spazio perche' i cani godessero di ampie
disponibilita' di movimento, altra caratteristica di fondo del buon
Levriero. Anche questo spazio era suddiviso tra maschi, femmine e
cuccioIi. La produzione annuale era di circa 60 cuccioli. Gli esemplari
meglio riusciti venivano posti in mostra in un canile a parte al quale
confluivano i visitatori. Generalmente conteneva dieci femmine e venti
maschi sui quali si riversava l'attenzione dei visitatori piu (';,
esperti e che certamente contribuirono al diffondersi del "tipo"
preferito dal Granduca. Non mancava nemmeno un "ospizio", con adeguati
spazi e personale specializzato, per cani invalidi e per cani anziani.
Quest'ultima costruzione dice quanto il Granduca amasse i suoi cani e
quanto tenesse sia a mantenerli in un corretto stato di salute che a
farli vedere ai suoi ospiti. Per facilitare questi ultimi due obiettivi,
il Granduca aveva disposto che sopra ogni casa venissero collocate delle
pezze di stoffa intrise di trementina con la funzione di disinfettante e
deodorante. IIl Borzoi con il suo carattere bonario, si accompagna
nonnalmente a cani di altre razze anche piu' piccole, come il Carlino e
il Chin. Caratteristica che io stesso constato quotidianamente nel mio
allevamento, nel quale appunto soggetti di queste razze convivono piu'
che pacificamente. Certo, la caratteristica che ne ha fatto un animale
da caccia non e' solo nel carattere, ma anche nelle dotazioni fisiche
che ne esaltano la velocita' e quindi la caccia di corsa. E' molto
probabile, tuttavia, che proprio la selezione e l'addestramento al quale
il Borzoi era sottoposto dagli allevatori Russi concorresse a renderlo
cacciatore, non solo verso la lepre (dote innata), ma anche verso altri
animali; e che lo rendesse anche capace, non appena altri segugi avevano
scovato la preda, di inseguirla e immobilizzarla fino al sopraggiungere
dell'uomo al quale la cedeva. Buon esempio, di fedeltà verso l'uomo e,
tutto sommato, anche di grande coraggio, tanto da affrontare, come
abbiamo visto, il lupo. Le doti intrinseche di bonarietà ne hanno fatto
un animale da compagnia, molto apprezzato. Uno dei suoi piu' noti
estimatori era Gabriele D' Annunzio. Leggiamo nella sua biografia 1 ,
scritta da Benigno Palmerio che gli fu amico e veterinario di fiducia,
che il poeta ne teneva diversi esemplari,ma di poche razze: un
Cocker-Spaniel di nome Teli-teli (il preferito, tanto da dedicargli
tomba con epigrafe poetica), alcuni Greyhound ( cosi' appaiono nelle
fotografie) e, appunto, vari Borzoi. I dati sui quali D' Annunzio sembra
scegliere i cani (da 04 a 39, dicono le cronache) si ridurrebbero
sostanzialmente due: la bellezza (ricordiamo che egli è un esteta) e la
fedeltà. La prima è sottolineata dalle cure che il poeta dedica loro, a
partire dal canile che un suo biografo descrive cosi': una graziosa
casetta in mattoni rossi, collocata nel fondo del cortile, in mezzo a un
campo, con il piano lievemente inclinato ed elevato alcuni centimetri
dal suolo, con numerose cunette e fognature che ne permettevano la più
accurata pulizia. |